Schumacher, Zanardi e quei silenzi che forse fanno solo danni

Non una critica (ci mancherebbe altro), ma una riflessione sulle dinamiche che spesso ruotano attorno a determinate scelte

Faccio innanzitutto una premessa. Ho il massimo rispetto per le famiglie dei personaggi pubblici che decidono di optare per il silenzio. In situazioni del genere non ci si può immedesimare, ma è solo vivendole, ahimè, che si possono comprendere alcune dinamiche. Dunque, da persona "estranea ai fatti", dalla mia comoda scrivania esprimo solo un'opinione, che può essere giusta o sbagliata, condivisibile o meno.

Parlo di Schumacher, come di Zanardi, perché sono i due personaggi più importanti che mi vengono in mente ad essere accomunati da una situazione clinica e "pubblica" apparentemente simile. Apparentemente, appunto.

Sì perché non lo sappiamo in realtà come stanno le cose. Non lo sa nessuno. Lo sanno solo le persone più vicine alla famiglia, che talvolta si lasciano andare a dichiarazioni spesso inutili e in qualche caso anche dannose. Penso ad esempio a quanto dichiarato su Schumy dalla Gregoraci all'intero della Casa del Grande Fratello, forse trascurando il fatto che ci fossero telecamere e microfoni accesi. Tutta la stampa ha ovviamente ripreso quelle dichiarazioni, sottolineando che in pochi minuti sono andati in fumo anni e anni di silenzio deciso dai familiari.

Bene. Il punto è proprio questo. A cosa porta il silenzio? È proprio necessario? Per quale motivo si sceglie di non comunicare ad un pubblico che per decenni ha amato, sostenuto, adorato il proprio beniamino, quali siano le condizioni in cui si trova dopo un incidente? Forse, per certi versi, potrebbe essere anche un loro diritto saperlo, no? Non dico che andrebbero diffuse delle immagini o delle foto, ci mancherebbe altro. Ma magari una comunicazione, anche breve ma "definitiva", che racconti come stanno realmente le cose, forse potrebbe avere solo risvolti positivi.

Primo perché a quel punto non esisterebbero più le fughe di notizie e non ci sarebbe quella rincorsa (anche di cattivo gusto) a riportare ogni frase pronunciata da qualche personaggio più o meno famoso – quando Jean Todt dice che guarda il GP con Schumacher in realtà che notizia ci sta dando? Nessuna. Zero assoluto. Eppure la non notizia fa il giro del mondo –. Inoltre non bisognerebbe nemmeno fare i conti con quelli che provano a rubare cartelle cliniche, foto private e simili. Insomma, forse tutto assumerebbe un aspetto più naturale e meno contorto.

Non critico, mi pongo solo delle domande. Perché in alcuni casi temo che determinate scelte (rispettabilissime) possano scatenare un effetto domino negativo.

Dunque, cerco di capire quale potrebbe essere la paura di svelare, ad esempio, che il paziente x al momento non è in grado di camminare ma è cosciente. O che muove una mano piuttosto che un piede. Crollerebbe un mito? No, assolutamente no. L'immagine più recente non sarebbe più quella di un campione che emoziona per le proprie performance? Nemmeno: perché le gesta sportive restano nella storia e poi la gente sempre un po' se le immagina le condizioni di un personaggio pubblico, anche quando c'è un silenzio dei familiari.

E allora? Non lo so. Non riesco a darmi una spiegazione logica. E probabilmente è anche questo il punto: io ragiono cercando una logica, mentre chi si trova dentro deve fare i conti con i sentimenti e magari con la presunta volontà dell'interessato.

In ogni caso, la cosa che più mi infastidisce è che quando questi argomenti diventano gossip, e lo diventano sempre quando si sceglie la strada del silenzio, tutto assume contorni ancora più tristi...

Credit Photo: Twitter

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