Volkswagen: l'impresa del Maggiolino anfibio nello Stretto di Messina

Nel 1964 Bent Axel Schlesinger e Franz Kuen attraversarono lo Stretto di Messina in 38 minuti grazie a un Volkswagen Maggiolino anfibio. L'impresa andò direttamente nel Guinness dei Primati

ll Maggiolino di Volkswagen non ha bisogno di grandi presentazioni, perché è stato uno dei modelli più longevi della storia dell'automobile, è stato declinato in moltissime versioni, è stato protagonista al cinema e ha raggiunto un sacco di record. In tutto questo, merita sicuramente una menzione particolare, l'impresa compiuta nel 1964, quando un Maggiolino reso anfibio ha attraversato lo Stretto di Messina. La vettura tedesca ha lasciato la Calabria per raggiungere la sponda siciliana - distante 7 chilometri - in 38 minuti di viaggio in mare, procedendo a 6 km/h. Il Maggiolino si è rivelato più veloce anche del traghetto di linea, che di solito impiegava 40 minuti per viaggiare da una parte all'altra dello stretto. Il tutto è stato effettuato senza riscontrare problemi, ed è stato registrato nel Guinness dei Primati. Ma com'è stato possibile?

La trasformazione del Maggiolino in anfibio


L'idea è nata da Bent Axel Schlesinger e Franz Kuen, rispettivamente il responsabile dell'assistenza e il capo degli ispettori dell'Autogerma, l'antesignana dell'attuale Volkswagen Group Italia che aveva sede a Bologna. Trasformare il Maggiolino in un mezzo anfibio affidabile, poteva sembrare una vera impresa, tuttavia fu facile. Infatti, le diverse parti della scocca erano unite da saldature a punti. quindi per far si che il galleggiamento diventasse un realtà, bastò realizzare una saldatura continua. Le porte, invece, avevano una chiusura ermetica, gli scarichi uscivano sul tetto, il filtro dell'aria era posizionato nell'abitacolo e il carburatore era immesso all'interno di un contenitore impermeabile. La ventola per il raffreddamento fu eliminata, dato che il motore era interamente inserito nell'acqua gelida dello Stretto. Per quanto riguarda l'impianto elettrico, scelsero di realizzare una protezione con una struttura a tenuta stagna, mentre la bobina di accensione e lo sfiato del circuito dell'olio si trovavano nell'abitacolo. La ciliegina sulla torta fu la realizzazione di un'elica direttamente all'uscita dell'albero motore, mentre per la direzionalità bastava girare le ruote anteriori. Tutto questo ha permesso di realizzare qualcosa di impensabile, attraversare con un'auto lo Stretto di Messina. L'impresa fu replicata anche a distanza di vent'anni dal primo tentativo, nel 1984.

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