Monte Erice: storia di una cronoscalata classica

La sfida in salita trapanese è una delle tappe più importanti del calendario tricolore, per il fascino del suo percorso

Il sentiero di gara della Monte Erice si inerpica in uno degli scenari più suggestivi della provincia di Trapani ed offre un caleidoscopio di tratti guidati che rendono esaltante il confronto. L'assortito sviluppo planimetrico delle strade coinvolge i protagonisti, catturati dalla straordinaria bellezza del percorso. Questo aiuta a capire il grande potere di richiamo esercitato dalla cronoscalata che da Valderice conduce ad Erice, polo di riferimento dell'arte, della cultura e delle scienze mondiali.

La sfida, dal 1988, si articola su due manches, lungo cinque chilometri e ottocentonovanta metri di sinuoso nastro d'asfalto. Si parte da quota 280 per arrivare a quota 682, con un dislivello di 402 metri. La pendenza media è del 6,8%, con una traccia topografica che si snoda tra spettacolari tornanti, tratti misti felicemente raccordati e spezzoni veloci, dove l'esperienza di conduzione raggiunge il suo diapason. I piloti più bravi amano misurarsi con quelle strade densa di aulica nobiltà.

Nelle insidiose curve del tracciato si sono consumati duelli memorabili, con uno spirito cavalleresco d'altri tempi, assecondato dall'elegante cornice che si apre allo sfondo delle acque del Mediterraneo. Viverle turisticamente non è meno esaltante, specie per chi ama le auto. Ma anche con le moto è la stessa cosa. Chi ha selezionato il campo di "battaglia" ha visto lontano, come dimostra la storia pluridecennale della corsa.

Le origini

Nata nel 1954, la Monte Erice è cresciuta di anno in anno, diventando uno degli appuntamenti più importanti del campionato della montagna. I principali protagonisti della specialità raggiungono volentieri la Sicilia, per confrontarsi con l'ardimento di una sfida pregna di fascino e spirito d'avventura. Nell'albo d'oro non mancano i nomi di grido, puntualmente presenti ai nastri di partenza.

Il primo successo porta la firma di Pasquale Tacci che, al volante di un'Alfa Romeo 1900 TI, coprì i 16.550 metri del tragitto iniziale nel tempo di 11'30", alla media di 87.347 km/h. Un crono che Francesco Arezzo, con la sua Fiat 8V, non riuscì a battere nella seconda edizione. Poi lo sviluppo venne ridotto a 13.920 metri, con due appuntamenti vinti dalla Ferrari di Edoardo Lualdi. Dopo fu il turno di una striscia di trionfi targati Maserati, in un percorso limato a sette chilometri e successivamente a sei chilometri e seicentosettanta metri.

I grandi assi

Due di quelle vittorie furono siglate da un grande asso dell'automobilismo: Nino Vaccarella, che giunse primo nel 1959 e 1960. Anche nel 1965 il "Preside Volante" tagliò in testa la linea del traguardo, questa volta alla guida di una Ferrari 250 Le Mans. La configurazione più breve della pista venne applicata fino al 1984, fatta salva l'edizione del 1981, resa ancora più corta. Il record per quello sviluppo dimensionale è detenuto da Benny Rosolia, che nel 1983 coprì la distanza in 3'45", alla media di 106,290 km/h. Dal 1986 si passò al tracciato classico, prima affrontato in una sola manche e poi in due. Di Simone Faggioli il primato assoluto, segnato lo scorso anno su Norma M20 FC Zytek, con 2'50"40 in gara 1.

Il maggior numero di successi è di Enrico Grimaldi, con sette allori all'attivo. Ma, al di là dei numeri, quello che conta è il quadro emotivo della gara, che ha regalato aspri confronti e attori di grandissimo spessore. Impossibile non citare piloti come Mauro Nesti (oltre a quelli già menzionati e a molti altri), che hanno radicato la corsa nel cuore degli appassionati siciliani...e non solo.

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