Intervista a Mario Beltrami, pilota della "Zona Rossa" del Coronavirus

"Sono giorni molto difficili, vogliamo metterci tutto alle spalle"

Gli addetti ai lavori del Motorsport italiano lo conoscono ormai da anni, per i suoi ripetuti successi in categorie come il Campionato Italiano Turismo ed il Trofeo Super Cup al volante delle sue splendide vetture, una Peugeot 206 RC ed una Renault New Clio. Oggi, però, Mario Beltrami si ritrova a fronteggiare una situazione ben più complicata di una bagarre in pista. E’infatti uno dei cinquantamila cittadini della zona del Basso Lodigiano sotto quarantena a causa dell’emergenza Coronavirus, che è esplosa proprio nella sua città natale, Codogno, impietosamente ribattezzata dai media “la Wuhan italiana”.

La situazione è estremamente difficile” dice Mario, interpellato da AutoblogA Codogno tutte le attività sono chiuse con l’unica eccezione dei centri commerciali e dei supermercati che sono aperti per consentire alla gente di rifornirsi. Nessuno può uscire dalla zona rossa ed all’interno di essa si può uscire di casa solo per comprare viveri o per fare due passi in campagna. La gente è chiusa nelle proprie abitazioni nella speranza che la quarantena venga ritirata tra una settimana. Si muovono solo le ambulanze che recuperano i malati e li portano all’Ospedale, che è tuttora in regime di isolamento. Sia che tu abbia il Coronavirus sia tu abbia una semplice influenza, c’è un protocollo di segnalazione e ricovero strettissimo. Adesso i tamponi si faranno solo sui soggetti sintomatici. Nei primi giorni della crisi sono andati dovunque a farli, sul luogo di lavoro del “Paziente Uno” (una nota industria di Casalpusterlengo n.d.r.) e in tutti i luoghi che ha frequentato…”.

L’Ospedale di Codogno è stato l’epicentro della crisi, e Mario Beltrami conosce benissimo il “Paziente Uno”, essendo anche lui un provetto runner proprio come lo sfortunato trentottenne che è tuttora ricoverato e sulle cui condizioni vige un comprensibile riserbo. “Siamo stati insieme a Santa Margherita Ligure per una gara podistica poco prima che lui stesse male, e già si sentiva stanco, aveva un ritmo più “fiacco” del solito. Dopo pochi giorni è entrato in ospedale, ma non gli è stato fatto il tampone e lo hanno rimandato a casa. Quindi è peggiorato e solo dopo il secondo ricovero gli è stato rilevato il Coronavirus. Si è sforzato troppo e ha inconsapevolmente peggiorato la situazione. Se si fosse riguardato, nessuno si sarebbe accorto di nulla. Invece è finita come sappiamo”.

Fortunatamente, Beltrami è ancora oggi negativo al Coronavirus così come il figlio Alberto che lo aiuta nella sua officina meccanica di Camairago, ovviamente chiusa fino al prossimo weekend, e lo accompagna come meccanico sulle piste di tutta Italia: “Ma la paura è stata tanta, dopo le telefonate che mi giungevano dall’Ospedale di Codogno specialmente dopo il ricovero del “Paziente Uno”. Molte persone contagiate sono asintomatiche, ma gli anziani e i debilitati sono stati colpiti duro e qualcuno non ce l’ha fatta. Colpisce proprio come una influenza: se sei sano e non ti strapazzi te la cavi bene, ma i più vecchi e quelli con un cancro o una malattia grave possono passare seri guai”.

Una epidemia che a detta di sempre più persone, da eminenti virologi a comuni cittadini, è iniziata ben prima del riscontro dei primi tamponi: “Già ad inizio Gennaio molti medici della zona hanno notato un aumento di strane influenze e polmoniti. Hanno cominciato a fare i tamponi solo la scorsa settimana ma il virus potrebbe essersi radicato da molto, molto prima. Si è presentata all’Ospedale gente che non ha mai incontrato il “Paziente Uno” o i primi contagiati rilevati col tampone”.

Il regime di quarantena sta penalizzando Beltrami e molti altri, soprattutto artigiani, specialmente a livello economico: “Non possiamo recarci alle nostre attività fino alla fine del pericolo, ci sono disposizioni perentorie. Il pericolo degli sciacalli non c’è perché le forze dell’Ordine fanno un pattugliamento continuo, ma ogni giorno che passa senza lavorare sono soldi che se ne vanno. E noi non abbiamo la cassa integrazione come le industrie della zona che pure perdono tantissimo denaro. Chiediamo solo di poter ripartire presto e di metterci tutto alle spalle. E’un momento durissimo ed ogni giorno di stop lo viviamo peggio del precedente”.

Una situazione che, a cascata, potrebbe condizionare l’andamento della stagione del Motorsport italiano? “Non si può bloccare tutto -Turismo, Economia, Attività Ricreative, Sport- ancora a lungo o sarebbe la fine. E qualcuno lo ha iniziato a capire; a Milano stanno riaprendo l’accesso al Duomo, prima o poi riapriranno anche i bar che adesso stanno perdendo un sacco di soldi (Bar e locali devono chiudere obbligatoriamente alle 18, al momento di scrivere sono state concesse alcune limitate deroghe n.d.r.) . Si rischia un disastro economico. Credo che nelle prossime settimane di Marzo la situazione si sbloccherà progressivamente. Non credo ci saranno eventi sportivi a porte chiuse come nel calcio. Del resto, anche in quelle partite c’è gente che può contagiarsi: i calciatori, i giornalisti, lo staff tecnico…”.

In un clima di enorme tensione, tra l’emergenza sanitaria e quella ben più pesante a livello economico, Beltrami già fa progetti per il futuro. “Tra una settimana dovremmo riaprire l’attività come tutti gli altri, poi inizierò i preparativi per la stagione di corse 2020. Correrò ancora nel Trofeo Super Cup con la Renault New Clio, inizierò fin dal primo round di Magione. E correrò con uno spirito nuovo, pensando a quanto la vita è bella!”

In Bocca al Lupo, Mario!

 

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