Ferrari 275 P2: la regina della Targa Florio 1965

Ci sono auto che si legano in modo indelebile a momenti epici del motorsport. La Ferrari 275 P2 appartiene alla specie, per questo si è ritagliata uno spazio nella storia della casa di Maranello.

Quando si parla della Ferrari 275 P2 è facile collegare i ricordi alla Targa Florio del 1965, che in un luminoso 9 maggio baciato dalla passione, consegna la vittoria all'idolo di casa Nino Vaccarella, autore del successo in coppia con Lorenzo Bandini.

La gara siciliana, giunta alla 49ª edizione, vede al via tre esemplari del modello: gli altri due sono destinati a Scarfiotti-Parkes e Guichet-Baghetti. Brillante la partenza del campione palermitano, che già alla prima tornata ferma i cronometri sul tempo di 40'05". Al secondo passaggio il "Preside Volante" abbatte per la prima volta il muro dei quaranta minuti, girando all'andatura record di 39'21". L'esito della gara è già segnato.

Protagonista di quel trionfo è una "rossa" potente e maneggevole, con telaio robusto e ottima aerodinamica: un bel prodotto di Maranello. La Ferrari 275 P2 sfoggia l'apparato genetico dei prodotti più luminosi. Per evitare inconvenienti come quello accorso a Mairesse nel corso degli ultimi chilometri della Targa Florio del 1963, quando la rottura di una cinghia di fissaggio del cofano motore fece sfuggire un successo ormai certo, su questa creatura da gara l'apertura del vano posteriore è di tipo controvento.

Più in generale i tecnici, nell'impostazione della vettura, prestano molta attenzione al miglioramento della scorrevolezza, attraverso un attento studio dei flussi che accarezzano i volumi esterni della loro opera d'arte. Per conseguire l'obiettivo sfruttano il know-how acquisito in lunghi periodi di accesi confronti sulle piste di mezzo mondo. Le ampie sedute in galleria del vento ottimizzano l'efficienza aerodinamica del modello che, per il grande fascino, è capace di incantare i tifosi presenti sui campi di gara.

La Ferrari 275 P2 è una riuscita creatura del "cavallino rampante" e i suoi successi la renderanno ancora più gradevole. Il propulsore di 3.3 litri, disposto posteriormente, è un corposo 12 cilindri, a due alberi per bancata, alimentato da 6 carburatori Weber da 40 mm. Nasce da un continuo affinamento che ne migliora la resa termodinamica, garantendo l'erogazione di una maggiore potenza, con un valore di punta di 350 cavalli a 8500 giri al minuto. Rappresenta la logica evoluzione dei prototipi precedenti, pesantemente rivisti nella piattaforma di supporto.

Il telaio tubolare in acciaio è integrato da fogli in alluminio, rivettati nei punti critici per irrigidire il reticolo, secondo la filosofia in uso sulle monoposto di F1. La leggera carrozzeria concorre al contenimento del peso, utile a determinare una buona capacità d'azione. Si caratterizza per la grande sinuosità degli aggressivi volumi, che tradiscono la grintosa dinamica di cui questa creatura è capace. Col suo roll-bar plasmato ad arco e raccordato plasticamente al cofano motore, diventerà la musa ispiratrice di tanti modelli successivi. Grazie alle valide credenziali, quest'auto riuscirà a regolare l'attacco proveniente dal gigante Ford. Ottimo il suo palmares, nonostante lo sfortunato esordio alla 2000 km di Daytona del 1965.

Sottoposta alle modifiche richieste dal regolamento europeo, la Ferrari 275 P2 arriva prima alla 1000 km di Monza, con Parkes e Guichet seguiti da Surtees e Scarfiotti, su 330 P2, identica in tutto fuorché nella più alta cilindrata di 4 litri, che ne eleva la potenza a 410 cavalli. La comune base telaistica consente l'agevole interscambio tra i due propulsori. Il fulmine scarlatto si ripete alla Targa Florio, vinta dal siciliano Nino Vaccarella, in coppia con Lorenzo Bandini. Un grande trionfo di passione: ottocentomila persone, col calore del loro vigoroso sostegno, si abbandonano al fascino dell'urlo lacerante del dodici cilindri di Maranello.

La "rossa" trascina l'entusiasmo dell'immensa platea, disseminata lungo il tracciato per assistere alle prodezze dell'idolo locale, preside della scuola di famiglia a Palermo. Un successo prepotente, che eclissa le rivali Porsche, giunte ad oltre quattro minuti: il tempo di un pasto veloce! La 275 P2, con Parkes e Guichet, arriva seconda alla 1000 km del Nurburgring, preceduta dalla sorella maggiore (330 P2) di Surtees e Scarfiotti.

Sfortunato l'epilogo della 24 Ore di Le Mans, le cui qualificazioni avevano dimostrato l'invincibile superiorità delle P2, ben più veloci delle avversarie a "stelle e strisce". Incidenti e magagne tecniche varie le escluderanno dalla classifica finale, consegnando la vittoria alla 250 LM di Masten Gregory e Jochen Rindt. Per la Ferrari è l'undicesima affermazione nel Campionato riservato ai Costruttori.

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