FCA-PSA: gli interrogativi sulla fusione

Sono tanti gli interrogativi e le questioni che si pongono dietro alla fusione tra FCA e PSA. Andiamo ad analizzare alcuni aspetti della questione.

In questi giorni tiene banco la storica fusione tra due colossi dell'industria automobilistica, da una parte l'italo-americana FCA e dall'altra la transalpina PSA. Un'unione di intenti che potrebbe lanciare questo sodalizio ai vertici mondiali del mercato delle quattro ruote, ma dietro ai facili entusiasmi si celano molto interrogativi che tengono in apprensione chi è legato alle vicende di questi due gruppi. Una delle prime questioni è proprio quella del matrimonio alla pari, in molti sono certi che sarà così, anche se a quanto pare nel consiglio di amministrazione la maggioranza dei membri sarà a favore di PSA, compresa la figura dell'Amministratore delegato che sarà affidata a Carlos Tavares, già capo del colosso francese.

Le cifre della fusione


Quando vi è stata la chiusura della fusione, FCA valeva circa 18,5 miliardi di euro mentre PSA circa 22,6 miliardi. Il gruppo francese ha versato ad Exor, quindi FCA, circa 5,5 miliardi di euro, per poter avere poi la maggioranza del Gruppo nascituro alla chiusura della fusione. Facendo una sottrazione dei 5,5 miliardi di dividendo straordinario da FCA e il valore della quota di Comau, stimata da Kepler in 250 milioni di euro, e da quello francese il valore della quota in Faurecia, di 2,7 miliardi, si arriva a una “capitalizzazione di mercato teorica” di 20 miliardi di euro per PSA e di 13,25 miliardi per il gruppo italo-americano. In questo modo si ottengono una quota di azioni spettante a PSA del 60,15%, mentre a FCA resterebbe il 39,85% del nuovo gruppo, anziché il famoso 50%. PSA starebbe comprando con un bonus la maggioranza del board del gruppo nascituro dalla fusione.

Scenari di mercato post fusione


PSA grazie alla fusione con FCA guadagnerebbe un ingresso privilegiato nel mercato del Nord America, dove il marchio Jeep detiene un ruolo particolarmente importante. FCA invece recupererebbe il ritardo nello sviluppo dei motori elettrici e delle tecnologie ibride, di cui invece gode PSA da molto più tempo. Da non sottovalutare l'apporto importante di un manager come Carlos Tavares, un uomo che ha fatto miracoli al timone di PSA, una figura importante quanto fu quella di Sergio Marchionne per il consorzio italo-americano.

Il problema maggiore riguarderà il riordino e il riposizionamento dei marchi, spesso mal collocati e in competizione tra loro. FCA si porta sulle spalle un mercato Nord Americano positivo, mentre in Europa fa molta fatica, con alcuni marchi in completo sbando, come Alfa Romeo che sta vivendo un momento drammatico. Difficile pensare che alle industrie collocate nel Bel Paese non possa succedere qualcosa, i tagli sono molto probabili, dato che comunque all'interno dell'azionariato di PSA si trova lo Stato francese e con la recente acquisizione di Opel, vi è presente anche il tessuto industriale tedesco.

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