Nell’attuale disastro dell’auto americana, la rivoluzionaria e attesissima Chevrolet Volt è in pericolo: questo è il motivo che ha spinto alcuni suoi sostenitori iscritti al blog non ufficiale sull’auto a far circolare una mail intitolata in modo eloquente “Save The Volt!”.
Nel testo dell’e-mail si legge: “Cari sostenitori della Volt: l’industria automobilistica è sull’orlo del collasso e la Chevrolet Volt è in pericolo”. I redattori del testo hanno inserito un link dove si può sottoscrivere una lettera indirizzata al governo americano che chiede di assicurare il futuro della Volt.
Il dottor Lyle J. Dennis, creatore del blog, si rivolge in questa missiva direttamente “al presidente Bush e ai membri del Congresso degli Stati Uniti” per far presente ai destinatari “che l’auto elettrica è il futuro del paese” e chiedere loro, con un accorato appello, l’erogazione dell’agognato prestito necessario per tenere in piedi le Big Three di Detroit.
I colleghi di motivemag hanno notato una discrepanza (cui onestamente in pochi avevano fatto caso) tra i due comunicati stampa diramati dalla Stella riguardo la bestiale Mercedes SL 65 AMG Black Series. La nota riguardante l’America e quella riguardante l’Europa differiscono nel non secondario dato sul peso complessivo dell’auto.
Come saprete infatti, la SL Black Series è nata in seguito alla drastica dieta dimagrante della SL 65 AMG, una dilagante cura a base di carbonio che ha interessato cofano motore, cofano bagagli, paraurti, tetto e gusci dei sedili e che ha avuto come risultato la perdita di ben 250 kg dal peso di partenza. Almeno per quanto riguarda l’auto destinata ai clienti europei. Già, perché la versione per gli yankee, di chili ne ha persi “solo” 110 e poco più, come si legge nel comunicato Mercedes. Ma com’è possibile?
Sembra che la responsabilità sia da imputare al minore impiego di fibra di carbonio nella costruzione: i gusci dei sedili USA per esempio, non sono realizzati in questo materiale (per disposizioni legislative americane riguardo gli airbag laterali) e pare che il discorso sia valido anche per altre componenti. Mercedes ha comunque risposto precisando che per la versione americana sono comunque confermate le prestazioni, a partire dai 3,8 s per accelerare da 0 a 100.
Continua a leggere: Mercedes SL 65 AMG Black Series: quasi 140 kg in più per la versione americana!
Rod Lache, analista di Deutsche Bank, ha bollato le azioni General Motors come “prive di valore”, fissandone il target price a zero dollari (!) e raccomandando di stare alla larga dagli acquisti, in vista di una probabile (almeno secondo l’autorevole esperto) prossima bancarotta.
A detta di Lache, GM non riuscirà ad andare oltre la fine di dicembre e sarà costretta a dichiarare bancarotta prima del 2009, lasciando gli investitori con un pugno di mosche.
Per Lache tuttavia, (come già sapevamo) è l’intero comparto automobilistico americano a soffrire terribilmente: a detta dell’analista infatti, anche i fornitori starebbero attraversando “un periodo di difficoltà senza precedenti nella storia”.
Via | FinancialTimes

Lamborghini Orange County, il più grande dealer al mondo per la casa del Toro, avrebbe chiuso i battenti senza alcuna comunicazione da parte dei gestori né alcun documento ufficiale dal costruttore di Sant’Agata Bolognese. Questo secondo quanto ha scritto l’Orange County Register nella notizia riportata anche da Jalopnik.
Vik Keuylian, titolare dell’attività di Santa Ana, quando intervistato a riguardo ha semplicemente risposto “Non posso parlare di questa faccenda”, contribuendo a infittire il mistero su quanto accaduto.
Nemmeno Volkswagen di fronte alla domanda esplicita ha risposto in maniera esauriente. Da Wolfsburg hanno solo fatto sapere che sono rimasti scontenti per la politica amministrativa del dealer, più che da un cattivo andamento delle vendite.

Sembra inarrestabile la frana che sta travolgendo i malconci costruttori americani: GM e Ford, le due più grandi industrie di Detroit, temono nuove perdite da miliardi di dollari per la comunicazione dei risultati trimestrali relativi al Q3 (luglio-settembre), che avverrà nella giornata di oggi.
Nel caso (probabile) in cui dovessimo vedere nuovi bilanci in rosso, l’invocazione all’aiuto di Barack Obama si farà certamente più forte. GM ha già comunicato la propria soddisfazione, perché non solo il neo-eletto presidente ha promesso un incontro con i boss delle Big Three, ma soprattutto perché le sue intenzioni “interventiste” nei confronti dell’auto americana sono state ufficializzate nel corso di una recente intervista all’NBC.
Le Big Three puntano ad ottenere dai prossimi incontri con l’amministrazione entrante un importante contributo in termini di denaro pubblico. Il mese di ottobre è stato definito “il peggiore dalla seconda guerra mondiale” (!!!) in termini di vendite e non c’è più tempo per gli indugi.
Continua a leggere: GM e Ford temono altre perdite da miliardi di dollari

General Motors non ha perso tempo e ieri mattina ha inviato un messaggio al neo-eletto presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ricordandogli le sue promesse di aiuto rivolte recentemente all’industria automobilistica americana.
Nel messaggio si legge testualmente che “GM accoglierà l’impegno del nuovo presidente per supportare l’industria automobilistica nazionale nel suo sforzo di trasformazione e nello sviluppo delle nuove tecnologie”.
Il comunicato, riportato da Automotive News, prosegue riconoscendo “la criticità di questo momento per l’auto americana, per l’economia del paese e per la finanza di tutto il mondo” sottolineando come “l’azione di sostegno del governo si rivelerà cruciale per rendere a questo ramo della produzione un ruolo fondamentale nella rinascita del paese”.
Tonfo pesante quello registrato a ottobre da Porsche in Nord America: 1541 i veicoli venduti, di cui 1427 negli USA e 114 in Canada. Il che rappresenta un -39% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. “Nemmeno Porsche riesce a sfuggire alla crisi economica e alla contrazione delle vendite” osserva con distacco il comunicato stampa della casa.
In linea con l’andamento generale del marchio il calo della 911, al -40% con 611 esemplari immatricolati. Va detto però, per interpretare correttamente quest’ultimo dato, che Carrera 4 e Targa sono arrivate in America solo il 25 ottobre.
Anche il Cayenne segue lo stesso trend, con 766 veicoli venduti e un -39% rispetto allo scorso anno. Unica versione a resistere è il V6, che rispetto al mese di settembre è salito del 16%.
Continua a leggere: Porsche: vendite nordamericane in discesa

La prossima Infiniti G37 Convertible, terzo modello nell’omonima famiglia media della prestigiosa casa giapponese, in USA arriverà in anteprima presso i grandi magazzini Bloomingdale’s. La grande catena venderà, a partire dal 10 novembre, e quindi con parecchi mesi d’anticipo rispetto alle concessionarie, una edizione limitata a 199 esemplari chiamata Premier Edition.
Gli acquirenti della versione speciale beneficeranno di alcune dotazioni esclusive come i cerchi da 19″ di serie, gli interni in pelle Monaco Red e gli inserti in legno lavorato a mano. Quattro esemplari della Premier Edition saranno in esposizione presso altrettanti centri Bloomingdale’s dal 10 dicembre al 10 gennaio prossimi.
Per le vendite presso le concessionarie autorizzate, negli States c’è da aspettare fino alla prossima primavera, mentre per l’Europa l’attesa potrebbe rivelarsi ancora un po’ più lunga.
Via | WorldCarFans
La Smart ForTwo è stata eletta l’auto più pulita del mercato americano dall’EPA (Environmental Protection Agency), l’ente statunitense che si occupa di protezione ambientale. La classifica riguarda tutte le auto a propulsione convenzionale, escludendo cioè i modelli ibridi.
Insomma, dopo i lusinghieri risultati commerciali e gli altrettanto buoni esiti nei crash test per l’omologazione, la Smart ottiene un’altra importante soddisfazione da un mercato che almeno apparentemente (o meglio, almeno tradizionalmente) dovrebbe rappresentare l’esatto opposto di ciò che lei incarna.
Ma si sa, con il boom dei prezzi dei carburanti avvenuto nei mesi scorsi, gli americani hanno subito un effetto psicologico paragonabile a quello scaturito dallo shock petrolifero del 1973, e hanno mutato molte loro convinzioni e abitudini apparentemente incrollabili, anche in campo automobilistico.
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Oramai da qualche tempo vi parliamo dei progetti di fusione tra General Motors e Chrysler LLC, raccontandovi delle mire di GM sulla storica rivale e dei brevi tempi in cui dovrebbe consumarsi l’assorbimento del gruppo di Auburn Hills. Oggi però è arrivata una notizia che potrebbe rappresentare una brusca frenata per i negoziati: il rifiuto del governo Bush di appoggiare la manovra con un pacchetto di aiuti da 10 miliardi di dollari.
Questa notizia di fatto congela le trattative almeno fino a dopo le elezioni presidenziali del prossimo 4 novembre, ma c’è chi pensa che la fase di stallo possa durare molto più a lungo. Senza l’appoggio del governo, molti investitori privati hanno già fatto sapere che non esiteranno a ritirare il proprio avallo alla manovra, spalancando le porte all’altro pretendente, Renault-Nissan.
Tra gli analisti non c’è dubbio: una decisione simile, se dovesse essere confermata dall’amministrazione che uscirà dalle urne martedì prossimo, metterebbe il colosso franco-nipponico in una posizione di chiaro vantaggio rispetto a GM, ribaltando nei fatti la situazione attuale, che vede in Renault-Nissan una sorta di “piano B” rispetto a General Motors. Ma non tutto è deciso in questo appassionante match di Risiko finanziario.
L’ultimo monovolume assemblato dal gruppo Chrysler allo stabilimento di Saint Louis South, Missouri, è uscito ieri dalle linee di produzione, segnando la chiusura (definitiva?) delle attività produttive della fabbrica statunitense e la perdita dell’impiego per 1700 dipendenti.
La vicina fabbrica di Saint Louis North, dove si produce il pick-up Dodge Ram, non sarà invece toccata da alcun provvedimento simile, e l’assemblaggio dei gemelli Chrysler Grand Voyager e Dodge Caravan proseguirà in una fabbrica canadese del gruppo.
I 1700 nuovi disoccupati vanno ad aggiungersi ai 700 colleghi impiegati a Saint Louis North che nel mese di settembre erano stati a loro volta “appiedati” in seguito alla chiusura di alcune linee dello stabilimento.
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Sembra passata un’eternità da quando gli americani andavano matti per i grandi SUV, la benzina costava una sciocchezza e il credito godeva (almeno apparentemente) di ottima salute, e invece si tratta di circostanze che sono venute meno all’improvviso, solo pochi mesi fa. Incredibile, vero?
Oggi le grandi industrie devono fare i conti con una crisi globale esplosa in tutta la sua potenza e con una contrazione dei consumi che ha rappresentato un colpo durissimo per la produzione industriale e la pianificazione degli investimenti per i prossimi anni. In uno scenario del genere, un costruttore automobilistico si trova costretto ad adeguare il più velocemente possibile la propria offerta alle mutate condizioni di mercato. Necessità ancor più impellente per le tre grandi di Detroit.
GM ad esempio, sembra ormai decisa a far sparire del tutto i suoi grossi SUV: Chevrolet Tahoe, GMC Yukon e Cadillac Escalade, prodotti tra i più profittevoli nella centenaria storia del gruppo, sono diventati vecchi di colpo e pare che il capolinea della loro vita commerciale sia praticamente dietro l’angolo.
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