
L’imprenditore 70enne Gian Mario Rossignolo, proprietario del marchio De Tomaso, sarebbe interessato a produrre una vettura compatta nello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Lo riferisce il quotidiano Il Giornale, precisando come una bozza del progetto verrà presto inviata a Invitalia, agenzia governativa incaricata di gestire la riconversione del sito siciliano e amministrare le trattative con eventuali partner interessati all’usufrutto. Con questa operazione, dai contorni ancora nebulosi, Rossignolo ha l’obiettivo di resuscitare il marchio - rilevato nel 2009 - attraverso il ripristino di una produzione in grande serie fra gli impianti di Termini, Grugliasco (di proprietà Pininfarina) e Livorno (ex Delphi).
Proprio in Toscana dovrebbe nascere una seconda vettura, con carrozzeria SUV e assemblata in almeno 8.000 esemplari annui; per l’utilitaria, già definita “anti Mini”, è auspicato un successo maggiore: ogni anno ne verranno prodotte 30.000 unità. Rossignolo conta di ottenere le autorizzazioni necessarie giocando la carta del “brevetto Univis”, metodo produttivo ideato dallo stesso industriale alessandrino che permette di ridurre da 300 a 20 gli stampi per realizzare una vettura. L’Unvis, nel dettaglio, prevede la composizione del telaio attraverso l’utilizzo di profilati in alluminio con misure predefinite. I costi per stampi ed attrezzature potranno così ridursi del 70%. De Tomaso esporrà il SUV durante il prossimo salone di Ginevra, nel mese di marzo.
Via | Il Giornale (Ringraziamo il nostro lettore “a1″ per la segnalazione)

Sarà un 1° maggio amaro per i dipendenti dell’impianto Fiat di Termini Imerese, destinato a chiudere nel 2012, come annunciato più volte da Sergio Marchionne ed evidenziato nel Piano Industriale presentato lo scorso 21 aprile. I riflettori sullo stabilimento siciliano fortunatamente non sono spenti, ma le varie indiscrezioni che si susseguono non portano tranquillità ai lavoratori che assemblano la Lancia Ypsilon. Una cosa è certa: la comunità di Termini Imerese vorrebbe ancora avere una voce nel capitolo automobili. D’altra parte, il Lingotto ha garantito che contribuirà a trovare una soluzione che sia meno drastica della chiusura. E se a Termini Imerese rinascesse Autobianchi?
Non si tratta di una provocazione, ma di una nostra proposta. Essendo sempre costantemente alla ricerca di news sull’automotive, osserviamo bene l’evolversi del mondo dell’auto. Senza trovare soluzioni estreme, all’impianto di Termini Imerese potrebbe essere garantita la sopravvivenza continuando a produrre la Lancia Ypsilon. In questo caso, il ruolo di Fiat nella ricerca di una soluzione sarebbe più importante, perché cederebbe l’impianto a costo zero ad una eventuale nuova proprietà, assieme alle licenze per la produzione della vettura, all’utilizzo del marchio Autobianchi e della sigla Y10.
In pratica, l’attuale Lancia Ypsilon si ricolleberebbe alla storia della Casa di Desio diventando la nuova Autobianchi Y10. Nel 2011 debutterà la nuova generazione della Ypsilon, con una struttura totalmente differente perché realizzata sulla piattaforma della Fiat Panda e non della Punto e caratterizzata dalla carrozzeria a 5 porte. Fiat abbandonerà un segmento di mercato, quello delle utilitarie chic a 3 porte che nel 2009 ha fruttato alla Casa torinese più di 50.000 immatricolazioni in Italia e quasi 10.000 nel resto d’Europa. Non si tratterebbe di un episodio isolato, visto che Peugeot 206 Plus, Renault Clio Storia, Citroen C3 Classic e la stessa Fiat Punto Classic continuano ad essere vendute con un certo successo, nonostante l’arrivo delle nuove generazioni.
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Ieri si è svolto il primo incontro tra Fiat e i sindacati sul nuovo piano industriale della casa e più precisamente sui cambiamenti che interesseranno la produzione italiana. Nel nostro paese, entro il 2014, la produzione di auto dovrà raddoppiare entro il 2014, grazie ad un investimento complessivo di 20 miliardi.
Sarà però il prossimo 4 maggio che il confronto entrerà nel vivo: in quella data si affronterà la questione Pomigliano d’Arco, stabilimento da cui Torino vuole una maggiore flessibilità, con il passaggio a 18 turni, il ricorso alla mobilità interna, una riduzione delle pause e l’aumento da 40 ad 80 ore di straordinario obbligatorio.
Fiat ha inoltre spiegato ieri ai rappresentanti dei lavoratori che con il passaggio a 18 turni, ferme restando le attuali 37 ore e mezza settimanali, gli operai vedrebbero importanti incrementi salariali: a titolo d’esempio, la maggiorazione per un operaio di terzo livello sarà di circa 3200 euro lordi l’anno (+14%) per effetto dei turni di notte.
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Tra le 21 proposte per l’impianto Fiat di Termini Imerese, c’è anche quella di De Tomaso. Lo ha comunicato l’advisor Invitalia al Ministero dello Sviluppo Economico. Tutte le ventuno proposte prevedono una riconversione dello stabilimento siciliano e 14 di esse si riferiscono a progetti ‘cantierabili’. Oltre a De Tomaso, altre due società del settore auto hanno manifestato il loro interesse per Termini Imerese: la Cape dell’imprenditore siciliano Simone Cimino per il progetto Sunny Car e il fondo cinese Hong Kong Tai.
La proposta di Fen Tech, invece, è relativa ad un progetto manifatturiero, mentre sulle altre diciasette proposte c’è totale riserbo circa i nomi delle società interessate. Ricordiamo che a fine 2009 il brand De Tomaso è stato rilevato da Gian Mario Rossignolo, il quale ha annunciato che il ritorno sul mercato della Casa modenese si terrà nel 2011 con la presentazione di un’inedita SUV di lusso con forme da crossover, mentre in seguito arriveranno una berlina di lusso ed una coupé sportiva biposto.
Via | ANSA

Quando Sergio Marchionne parla fa sempre discutere. Ed oggi all’assemblea degli azionisti Fiat, annuncia che “stiamo vivendo un altro gioco pericoloso, un nuovo tiro al bersaglio contro la nostra azienda”. Non è colpa della stampa, questa volta, ma “delle dichiarazioni di alcuni esponenti del mondo politico, sindacale e a volte imprenditoriale. La Fiat non pretende di essere salutata ogni giorno con le fanfare, ma non troviamo giusti nemmeno i fischi gratuiti, ci piacerebbe vedere un po’ di equilibrio”. Dal punto di vista diplomatico, non è certo un bel periodo per il gruppo torinese, basti pensare al tira e molla con il governo sulla questione ecoincentivi.
Ma non solo: è di pochi giorni fa la diffusione di alcune presunte indiscrezioni sul piano industriale che Fiat presenterà a metà aprile. Si parlava, fra le altre cose, anche di altri 5.000 esuberi, in un periodo già non facile con la chiusura già annunciata di Termini Imerese. Indiscrezioni presto smentite da Marchionne: “Al momento il Gruppo è impegnato nella preparazione del Piano Strategico per il 2010-2014 e qualsiasi anticipazione giornalistica è assolutamente prematura e priva di ogni fondamento”.
Marchionne, poi, si riferisce a quanto sostengono molti luoghi comuni che tanto valevano per il passato ma forse oggi non sono più così attuali. “Nessuno può dire che viviamo alle spalle dello Stato o che vogliamo abbandonare il Paese. Crediamo nel futuro italiano del Paese - ha aggiunto - quello che va bene per l’Italia va bene anche per noi, ma non esistono rapporti a senso unico”. Per questo motivo, Marchionne ha chiesto “rispetto per la Fiat, che fa delle gran belle macchine”, e ha ricordato che le va riconosciuta “libertà di agire nel contesto mondiale”. “Ogni azienda - ha detto al riguardo - ha il diritto e il dovere di fare le proprie scelte”.
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La Fiat del futuro si svilupperà fra i tagli di oggi, seppur controbilanciati da un aumento della produzione. A poco meno di un mese (21 aprile) da quando Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, illustrerà il piano industriale piano industriale 2010-2014, Repubblica ha fornito le prime indiscrezioni relative al contenuto dello stesso. Fiat taglierà 5.000 dipendenti distribuiti fra gli stabilimenti di Cassino (500 maestranze), Mirafiori (2.500) e Termini Imerese (1.600), con quest’ultimo destinato alla definitiva chiusura. Gli ultimi 500 operai potrebbero perdere il posto a Pomigliano, dove verrà portata a termine la produzione dei modelli Alfa Romeo.
Il piano di sviluppo si compone poi del passaggio relativo alla produzione italiana, che aumenterà del 50% (da 600.000 a 900.000 unità annue) grazie soprattutto al trasferimento della Panda III dallo stabilimento polacco di Tychy al sito di Pomigliano, oggetto di una riconversione già quantificata in 750 milioni di euro. la riorganizzazione degli impianti prevede di trasferire la produzione di Bravo, Delta, Alfa Romeo Giulietta ed un inedito crossover a Cassino - dove attualmente vengono assemblate Bravo, Croma e Delta -, mentre a Mirafiori avrà natali la MiTo ed una monovolume (conosciuta come L1) a cinque e sette posti erede della Idea.
I modelli prodotti in Italia caleranno comunque dagli attuali dodici ad otto, escludendo il contributo offerto dall’impianto Bertone a Grugliasco dove saranno prodotte alcune vetture dal sangue americano - con tutta probabilità Chrysler 300C e Jeep Grand Cherokee. Il gruppo Fiat ha poi in programma di avviare alcune linee di produzione anche in nord America, che daranno origine a sette prodotti per un volume complessivo superiore alle 350.000 unità annue. Queste auto saranno le Giulietta, Sportover e 169, le Lancia derivate da Chrysler 300C e Voyager più la Fiat 500. Il marchio di corso Agnelli proporrà poi una fantomatica “Tourney”, modello ancora sconosciuto.
Via | Repubblica (Ringraziamo i numerosi lettori per la segnalazione)
Tante dichiarazioni ma poco arrosto. Sergio Marchionne ha dato alla stampa presente al Salone di Ginevra materiale su cui scrivere e a noi questioni su cui discutere. Abile comunicatore, sa cosa dire, come e quando dirlo, ma, al di là dei titoloni, noi fatichiamo a dare sostanza a quanto riportato dalle agenzie. Temi importanti: Termini Imerese, scorporo del settore auto, alleanza con Peugeot e addirittura fusione con Chrysler.
Il capitolo Chrysler prevederebbe uno scorporo del settore auto dal resto del gruppo torinese in modo che si possa raggiungere una fusione con l’azienda americana. Non bastano, quindi, i progetti di condivisione dei pianali, le Lancia rimarchiate per il mercato statunitense e le Fiat 500 sul ponte di Brooklyn: stiamo assistendo ad un passo storico, se confermato. Se ne parlerà il 21 aprile prossimo alla presentazione del piano di sviluppo del gruppo. A noi restano molte domande: cosa comporterà la scissione del settore auto? In che termini si può pensare ad una fusione di due colossi di tali dimensioni? Ci saranno risvolti per gli stabilimenti sul territorio italiano?
Secondo aspetto, ma non per importanza, lo stabilimento di Termini Imerese. Marchionne si dispiace pubblicamente per i lavoratori siciliani coinvolti (e non vogliamo dubitarne) ma annuncia di non volerne più parlare, a causa del battage mediatico sempre più difficile da controllare. Non stentiamo a crederlo, d’altra parte migliaia di lavoratori a rischio disoccupazione sono un tema che non può non interessare. Per Termini, ad oggi, non ci sono prospettive concrete di sviluppo, che ne sarà dello stabilimento? Fiat ormai ha preso la sua decisione ed è comprensibile che Marchionne non voglia più parlarne. Però, ci sentiamo di dargli un consiglio: se interrogato nuovamente sulla questione, accoglieremo meglio un “no comment”.
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Secondo quanto dichiarato oggi da Roberto Risi, amministratore delegato DR con un lungo passato nel top management Fiat, “Termini Imerese è un investimento destinato a fallire”. Questo è quanto affermato nel corso di un’intervista rilasciata ad ADNKronos.
Risi ha parlato di “elevato rischio di fallimento sul medio e lungo periodo a causa degli elevati costi logistici”, problema difficilmente superabile che è in ultima analisi il motivo profondo per cui la produzione di auto nel polo industriale siciliano non è, né può essere competitiva.
E per quanto riguarda la prospettiva di realizzare auto elettriche a Termini? Si tratta di una soluzione che “potrebbe consentire allo stabilimento di sopravvivere per cinque anni giocando sul prezzo” secondo il manager, ma poi “il problema strutturale” di cui sopra emergerebbe comunque, “rischiando di mettere in ginocchio qualunque attività”.
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Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico, ha ribadito che nel corso dell’anno corrente il governo non sosterrà una campagna di incentivi per il settore automobilistico. “Il governo ha ritenuto che anche in Italia sia giunto il momento di tornare alla normalità del mercato dell’auto, non rinnovando gli incentivi e intensificando invece il sostegno alla ricerca e all’innovazione”, ha spiegato il ministro nell’informativa al senato relativa al futuro dello stabilimento di Termini Imerese.
“Nello stabilimento di Termini Imerese sono impegnati 1.658 lavoratori. A questi se ne aggiungono altri 300 che operano nell’indotto. Si tratta quindi di 2.000 posti di lavoro in un territorio che offre scarse alternative di impiego. Per questa ragione, l’annuncio del nuovo Piano Fiat ha suscitato comprensibile preoccupazione tra i lavoratori e le loro famiglie, allarmate per il proprio futuro”, ha illustrato Scajola. “La situazione specifica dello stabilimento siciliano va inquadrata nella prospettiva più ampia del settore automobilistico”, prosegue il ministro, “che nell’ultimo decennio ha subito profondi cambiamenti. Bastano pochi dati per comprendere quanto sia mutato lo scenario: in Europa il numero dei marchi automobilistici è diminuito dai 58 del 1964 agli attuali 22; il numero dei modelli in produzione, per contro, è aumentato da 72 a più di 200″.
“L’offerta di auto nel mondo è stata superiore alla capacità di assorbimento del mercato”, prosegue il titolare del dicastero nella sua informativa”: le aziende hanno aumentato considerevolmente la propria capacità produttiva, anche attraverso la realizzazione di molti nuovi impianti produttivi”. “Il governo”, conclude Scajola, “sta compiendo ogni sforzo per tutelare una realtà industriale di grande rilevanza economica e sociale per la Sicilia e per l’intero Mezzogiorno, assicurandole un futuro quando Fiat cesserà la produzione di auto nel 2012″.
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L’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne è tornato oggi sul nodo delle fabbriche italiane del Gruppo, annunciando che oltre a Termini Imerese, impianto destinato a chiudere a fine 2011, “nessun’altra fabbrica è a rischio”. L’intervento odierno di Marchionne all’Unione Industriale di Torino è poi proseguito con un commento sulla vicenda degli incentivi.
In riferimento alle dichiarazioni rilasciate ieri dal Ministro Scajola (”gli incentivi 2010 saranno riservati a settori diversi dall’auto”), Marchionne ha affermato che “la scelta di non rinnovarli è stata concordata con il Governo”. L’ad tuttavia, non ha nascosto che la decisione comporterà inevitabilmente delle conseguenze negative nel corso del 2010: “Senza incentivi venderemo 350.000 auto in meno in Italia”, ha concluso Marchionne.
Tra le 8-10 proposte avanzate per rilevare l’impianto Fiat di Termine Imerese ci sarebbe quella di Renault. Al momento è solo un’indiscrezione, trapelata dalla riunione avvenuta in Spagna tra i ministri dell’industria dell’UE che si sono riuniti per discutere di auto elettriche e incentivi alla rottamazione. La notizia è stata riportata dal quotidiano LaStampa che parla dell’interesse da parte della Casa francese nel creare il nuovo polo automobilistico siciliano già a partire dal 2011.
La Regione Sicilia già si è impegnata a stanziare 350 milioni di euro per mantenere l’impianto di Termini Imerese, contribuendo alla costruzione dell’indotto, al momento assente nei pressi del sito produttivo e motivo per cui il Lingotto ha deciso di abbandonare lo stabilimento siciliano. A questi soldi si aggiungerebbero 100 milioni che verrebbero varati dal Governo, proprio risparmiando gli stanziamenti previsti inizialmente per gli incentivi auto 2010.
La notizia del presunto interesse di Renault verso Termini Imerese è stato ben accolto da Marco Venturi, assessore all’attività produttive della Regione Sicilia, il quale non ha risparmiato critiche nei confronti di Fiat: “Noi abbiamo rispettato immediatamente l’impegno preso al tavolo tecnico di venerdì scorso, a Roma. La Regione sta facendo il possibile, ci auguriamo che il Governo nazionale faccia ancora di più. Fiat ha deciso di mollare lo stabilimento siciliano mentre, essendo diventata oramai una grande multinazionale, ogni giorno leggiamo annunci di investimenti in ogni parte del mondo, dal Messico, alla Serbia, passando per la Polonia ed anche la Russia. Investire in Sicilia e’ conveniente. Bisogna avere il coraggio per creare le condizioni che le grandi industrie si organizzino per realizzare investimenti duraturi nel tempo, che permettano loro di crescere”.
Via | MilanoFinanza (Grazie a ferrarista5991 per la segnalazione)

Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico, ha ammesso che sono pervenute “8-9-10 offerte” per lo stabilimento palermitano di Termini Imerese. “Stiamo compiendo le opportune valutazioni”, puntualizza Scajola nel corso della trasmissione televisiva Mattino 5, “che presenteremo il prossimo 5 marzo al tavolo dell’auto per valutare qual è quella che può garantire i posti di lavoro: abbiamo tempo un anno e mezzo”. “Con la Fiat il discorso su Termini è chiuso, ma il gruppo concorda che agevolerà e non ostacolerà un’opzione diversa”, precisa il ministro. “La dirigenza Fiat ha dichiarato di voler chiudere lo stabilimento. Prendiamo atto della decisione, ma abbiamo chiesto che la produzione in Italia aumentasse da 650 mila a 900 mila pezzi, quindi una grande crescita di produzione e di lavoro”. “Abbiamo chiesto alla Fiat che si impegni insieme a noi a trovare una soluzione industriale”, conclude il ministro.
Lo stabilimento di Pomigliano d’Arco vive invece una congiuntura meno penalizzante, sebbene stia soffrendo per l’attuale “crisi di produzione dell’Alfa Romeo”. Tuttavia, Scajola ha ribadito che “nell’accordo con la Fiat si prevede lo sviluppo di Pomigliano, portando lì la Panda che è il modello di punta delle vendite. Per Pomigliano c’è un percorso di crescita”.
Scajola conclude il proprio intervento con una battuta sugli incentivi, invitando a placare le polemiche. “La Fiat ha avuto, come molti, aiuti sullo sviluppo: i 270 milioni sono per ricerca e investimenti che hanno permesso alla Fiat di avere prodotti innovativi”. Aiuti che “non dovranno essere restituiti, ma c’è l’impegno per sviluppare l’italianità. Non c’è dubbio che in passato Fiat ha dato prova di poca attenzione all’auto, ma da quando c’è Marchionne, la Fiat ha investito sull’auto. “Basta polemiche”, invita il ministro, “ma la Fiat si ricordi che l’Italia e gli italiani hanno dato a Fiat come Fiat ha dato agli italiani”
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