Tante dichiarazioni ma poco arrosto. Sergio Marchionne ha dato alla stampa presente al Salone di Ginevra materiale su cui scrivere e a noi questioni su cui discutere. Abile comunicatore, sa cosa dire, come e quando dirlo, ma, al di là dei titoloni, noi fatichiamo a dare sostanza a quanto riportato dalle agenzie. Temi importanti: Termini Imerese, scorporo del settore auto, alleanza con Peugeot e addirittura fusione con Chrysler.
Il capitolo Chrysler prevederebbe uno scorporo del settore auto dal resto del gruppo torinese in modo che si possa raggiungere una fusione con l’azienda americana. Non bastano, quindi, i progetti di condivisione dei pianali, le Lancia rimarchiate per il mercato statunitense e le Fiat 500 sul ponte di Brooklyn: stiamo assistendo ad un passo storico, se confermato. Se ne parlerà il 21 aprile prossimo alla presentazione del piano di sviluppo del gruppo. A noi restano molte domande: cosa comporterà la scissione del settore auto? In che termini si può pensare ad una fusione di due colossi di tali dimensioni? Ci saranno risvolti per gli stabilimenti sul territorio italiano?
Secondo aspetto, ma non per importanza, lo stabilimento di Termini Imerese. Marchionne si dispiace pubblicamente per i lavoratori siciliani coinvolti (e non vogliamo dubitarne) ma annuncia di non volerne più parlare, a causa del battage mediatico sempre più difficile da controllare. Non stentiamo a crederlo, d’altra parte migliaia di lavoratori a rischio disoccupazione sono un tema che non può non interessare. Per Termini, ad oggi, non ci sono prospettive concrete di sviluppo, che ne sarà dello stabilimento? Fiat ormai ha preso la sua decisione ed è comprensibile che Marchionne non voglia più parlarne. Però, ci sentiamo di dargli un consiglio: se interrogato nuovamente sulla questione, accoglieremo meglio un “no comment”.
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Secondo quanto dichiarato oggi da Roberto Risi, amministratore delegato DR con un lungo passato nel top management Fiat, “Termini Imerese è un investimento destinato a fallire”. Questo è quanto affermato nel corso di un’intervista rilasciata ad ADNKronos.
Risi ha parlato di “elevato rischio di fallimento sul medio e lungo periodo a causa degli elevati costi logistici”, problema difficilmente superabile che è in ultima analisi il motivo profondo per cui la produzione di auto nel polo industriale siciliano non è, né può essere competitiva.
E per quanto riguarda la prospettiva di realizzare auto elettriche a Termini? Si tratta di una soluzione che “potrebbe consentire allo stabilimento di sopravvivere per cinque anni giocando sul prezzo” secondo il manager, ma poi “il problema strutturale” di cui sopra emergerebbe comunque, “rischiando di mettere in ginocchio qualunque attività”.
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Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico, ha ribadito che nel corso dell’anno corrente il governo non sosterrà una campagna di incentivi per il settore automobilistico. “Il governo ha ritenuto che anche in Italia sia giunto il momento di tornare alla normalità del mercato dell’auto, non rinnovando gli incentivi e intensificando invece il sostegno alla ricerca e all’innovazione”, ha spiegato il ministro nell’informativa al senato relativa al futuro dello stabilimento di Termini Imerese.
“Nello stabilimento di Termini Imerese sono impegnati 1.658 lavoratori. A questi se ne aggiungono altri 300 che operano nell’indotto. Si tratta quindi di 2.000 posti di lavoro in un territorio che offre scarse alternative di impiego. Per questa ragione, l’annuncio del nuovo Piano Fiat ha suscitato comprensibile preoccupazione tra i lavoratori e le loro famiglie, allarmate per il proprio futuro”, ha illustrato Scajola. “La situazione specifica dello stabilimento siciliano va inquadrata nella prospettiva più ampia del settore automobilistico”, prosegue il ministro, “che nell’ultimo decennio ha subito profondi cambiamenti. Bastano pochi dati per comprendere quanto sia mutato lo scenario: in Europa il numero dei marchi automobilistici è diminuito dai 58 del 1964 agli attuali 22; il numero dei modelli in produzione, per contro, è aumentato da 72 a più di 200″.
“L’offerta di auto nel mondo è stata superiore alla capacità di assorbimento del mercato”, prosegue il titolare del dicastero nella sua informativa”: le aziende hanno aumentato considerevolmente la propria capacità produttiva, anche attraverso la realizzazione di molti nuovi impianti produttivi”. “Il governo”, conclude Scajola, “sta compiendo ogni sforzo per tutelare una realtà industriale di grande rilevanza economica e sociale per la Sicilia e per l’intero Mezzogiorno, assicurandole un futuro quando Fiat cesserà la produzione di auto nel 2012″.
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L’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne è tornato oggi sul nodo delle fabbriche italiane del Gruppo, annunciando che oltre a Termini Imerese, impianto destinato a chiudere a fine 2011, “nessun’altra fabbrica è a rischio”. L’intervento odierno di Marchionne all’Unione Industriale di Torino è poi proseguito con un commento sulla vicenda degli incentivi.
In riferimento alle dichiarazioni rilasciate ieri dal Ministro Scajola (”gli incentivi 2010 saranno riservati a settori diversi dall’auto”), Marchionne ha affermato che “la scelta di non rinnovarli è stata concordata con il Governo”. L’ad tuttavia, non ha nascosto che la decisione comporterà inevitabilmente delle conseguenze negative nel corso del 2010: “Senza incentivi venderemo 350.000 auto in meno in Italia”, ha concluso Marchionne.
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Tra le 8-10 proposte avanzate per rilevare l’impianto Fiat di Termine Imerese ci sarebbe quella di Renault. Al momento è solo un’indiscrezione, trapelata dalla riunione avvenuta in Spagna tra i ministri dell’industria dell’UE che si sono riuniti per discutere di auto elettriche e incentivi alla rottamazione. La notizia è stata riportata dal quotidiano LaStampa che parla dell’interesse da parte della Casa francese nel creare il nuovo polo automobilistico siciliano già a partire dal 2011.
La Regione Sicilia già si è impegnata a stanziare 350 milioni di euro per mantenere l’impianto di Termini Imerese, contribuendo alla costruzione dell’indotto, al momento assente nei pressi del sito produttivo e motivo per cui il Lingotto ha deciso di abbandonare lo stabilimento siciliano. A questi soldi si aggiungerebbero 100 milioni che verrebbero varati dal Governo, proprio risparmiando gli stanziamenti previsti inizialmente per gli incentivi auto 2010.
La notizia del presunto interesse di Renault verso Termini Imerese è stato ben accolto da Marco Venturi, assessore all’attività produttive della Regione Sicilia, il quale non ha risparmiato critiche nei confronti di Fiat: “Noi abbiamo rispettato immediatamente l’impegno preso al tavolo tecnico di venerdì scorso, a Roma. La Regione sta facendo il possibile, ci auguriamo che il Governo nazionale faccia ancora di più. Fiat ha deciso di mollare lo stabilimento siciliano mentre, essendo diventata oramai una grande multinazionale, ogni giorno leggiamo annunci di investimenti in ogni parte del mondo, dal Messico, alla Serbia, passando per la Polonia ed anche la Russia. Investire in Sicilia e’ conveniente. Bisogna avere il coraggio per creare le condizioni che le grandi industrie si organizzino per realizzare investimenti duraturi nel tempo, che permettano loro di crescere”.
Via | MilanoFinanza (Grazie a ferrarista5991 per la segnalazione)
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Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico, ha ammesso che sono pervenute “8-9-10 offerte” per lo stabilimento palermitano di Termini Imerese. “Stiamo compiendo le opportune valutazioni”, puntualizza Scajola nel corso della trasmissione televisiva Mattino 5, “che presenteremo il prossimo 5 marzo al tavolo dell’auto per valutare qual è quella che può garantire i posti di lavoro: abbiamo tempo un anno e mezzo”. “Con la Fiat il discorso su Termini è chiuso, ma il gruppo concorda che agevolerà e non ostacolerà un’opzione diversa”, precisa il ministro. “La dirigenza Fiat ha dichiarato di voler chiudere lo stabilimento. Prendiamo atto della decisione, ma abbiamo chiesto che la produzione in Italia aumentasse da 650 mila a 900 mila pezzi, quindi una grande crescita di produzione e di lavoro”. “Abbiamo chiesto alla Fiat che si impegni insieme a noi a trovare una soluzione industriale”, conclude il ministro.
Lo stabilimento di Pomigliano d’Arco vive invece una congiuntura meno penalizzante, sebbene stia soffrendo per l’attuale “crisi di produzione dell’Alfa Romeo”. Tuttavia, Scajola ha ribadito che “nell’accordo con la Fiat si prevede lo sviluppo di Pomigliano, portando lì la Panda che è il modello di punta delle vendite. Per Pomigliano c’è un percorso di crescita”.
Scajola conclude il proprio intervento con una battuta sugli incentivi, invitando a placare le polemiche. “La Fiat ha avuto, come molti, aiuti sullo sviluppo: i 270 milioni sono per ricerca e investimenti che hanno permesso alla Fiat di avere prodotti innovativi”. Aiuti che “non dovranno essere restituiti, ma c’è l’impegno per sviluppare l’italianità. Non c’è dubbio che in passato Fiat ha dato prova di poca attenzione all’auto, ma da quando c’è Marchionne, la Fiat ha investito sull’auto. “Basta polemiche”, invita il ministro, “ma la Fiat si ricordi che l’Italia e gli italiani hanno dato a Fiat come Fiat ha dato agli italiani”
Via | Corriere (Ringraziamo il nostro lettore “a1″ per la segnalazione)
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Oggi i metalmeccanici Fiat hanno protestato contro la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese -in programma per la fine del 2011- con uno sciopero di quattro ore che ha coinvolto tutte le fabbriche italiane del gruppo.
I sindacati di settore che hanno organizzato la mobilitazione, parlano di percentuali di adesione vicine all’80% a Termini e tra il 50 e il 70% negli altri stabilimenti. Secondo l’azienda le adesioni si sono attestate invece al 14%. Il leader della FIOM Gianni Rinaldini ha dichiarato: “Termini non può chiudere: in Italia non esiste sovracapacità, anzi il nostro Paese è l’unico in Europa Occidentale a comprare più auto di quante non ne produca”.
Rinaldini ha inoltre contestato gli atteggiamenti contraddittori di Sergio Marchionne: “Fino a qualche mese fa prevedeva investimenti e nuova occupazione a Termini Imerese, poi dopo l’accordo con Chrysler ha deciso che la fabbrica deve chiudere, ma non esiste un motivo reale se non quello che l’azienda sta spostando il suo business agli Stati Uniti”. Rinaldini ha infine chiosato definendo “arroganti” alcune recenti dichiarazioni dell’ad sulla fabbrica siciliana.
Il Giornale ha svelato i piani di Simone Cimino e degli indiani di Reva per rilevare la fabbrica Fiat di Termini Imerese, destinata alla chiusura a fine 2011. Il consorzio italo-indiano sarebbe pronto ad investire 930 milioni di euro, che andrebbero a sommarsi a 480 milioni erogati dallo Stato e ad altri 280 dalla Regione Sicilia.
La cordata Cimino-Reva promette non solo di salvaguardare i 1400 lavoratori attuali, ma anche di creare 2000 ulteriori posti di lavoro grazie alla rete di infrastrutture che dovrebbe nascere nell’isola. Gli obiettivi industriali sono ambiziosi: si parla di decine di migliaia di auto elettriche prodotte ogni anno.
Reva pensa ad una commercializzazione che abbia il suo baricentro nel bacino del Mediterraneo -Nordafrica e Turchia inclusi- e nel Sud Europa, con un occhio alle esigenze di mobilità dei piccoli arcipelaghi. Ad oggi, quella di Cimino è l’unica offerta nota ai non addetti ai lavori, ma secondo il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola i candidati (i cui nomi saranno resi noti venerdì 5, quando Scajola incontrerà di nuovo Fiat e sindacati) sarebbero in totale 5 o 6.
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Fiat Auto ha deciso di fermare la produzione di veicoli per 14 giorni, dal 22 Febbraio al 7 Marzo. Saranno coinvolti i siti produttivi di Mirafiori, Termini Imerese, Sevel, Melfi, Cassino e Pomigliano e la cassa integrazione interesserà circa 30.000 dipendenti: la causa è da ricercarsi nel calo vistoso degli ordinativi nel mese di Gennaio e nel previsto calo della domanda per i primi mesi dell’anno 2010, dopo la buona chiusura del 2009 grazie allo slancio degli incentivi statali.
Via | Sole24ore
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Simone Cimino, imprenditore interessato all’acquisizione di Termini Imerese ha confermato oggi che presto sarà reso pubblico un protocollo d’intesa con l’indiana Reva per presentare un’offerta congiunta per lo stabilimento Fiat: la firma del memorandum avverrà “entro il 29 gennaio”, come ha precisato Cimino, intervistato da Dow Jones Newswires.
Il progetto di Cimino e del suo partner indiano è quello di portare la produzione delle piccole auto elettriche di Reva nella fabbrica siciliana. Cimino si è detto ottimista sulla possibilità di firmare il memorandum prima dell’incontro convocato per il 29 gennaio dal Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola per discutere con le parti sociali il destino dello stabilimento.
Tutto pronto dunque? Non esattamente. Il vicepresidente di Reva Chetah Maini ha dichiarato che l’azienda indiana non ha nessun piano per acquisire l’impianto Fiat sottolineato come con Cimino “non c’è nessuna lettera d’intenti formale” ma solo dei colloqui preliminari. Il manager ha comunque confermato che Reva punta a portare una parte della sua produzione in Europa.

Nell’ambito delle dichiarazioni rilasciate da Sergio Marchionne al Salone di Detroit inaugurato oggi, sono stati toccati due temi di fondamentale importanza: Alfa Romeo e Termini Imerese. La casa milanese, come affermato dal numero uno di Fiat-Chrysler, “non è in vendita”, ed anzi ha davanti a sé la possibilità di fare “sensibili progressi”, grazie alla nuova Giulietta.
Per quanto riguarda l’impianto siciliano poi, ad una domanda sul conto dell’imprenditore Simone Cimino, il cui nome è stato tirato in ballo negli scorsi giorni in riferimento ad una possibile cordata, Marchionne ha risposto di non aver visto ancora offerte, ma di essere “disponibile a lavorare con tutti” su questo particolare fronte. Il manager ha poi aperto anche nei confronti di un nuovo incontro con il Ministro Claudio Scajola, che potrebbe essere programmato prima della fine di gennaio.
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Secondo una notizia riportata da il Giornale, nel tentativo di acquisire Termini Imerese da Fiat ad opera di Simone Cimino e del suo fondo di private equity Cape Natixis sarebbe coinvolto anche Reva, costruttore indiano sconosciuto ai più, ma noto nell’ambiente per la sua produzione di piccole auto elettriche.
L’anticipazione per ora non ha ottenuto riscontri ufficiali, ma sembra proprio che gli indiani desiderino effettivamente unirsi a Cimino e a Gianni Lettieri, imprenditore intenzionato a portare in Campania una produzione di batterie agli ioni di litio.
La proposta di Cimino, come dichiarato ieri dall’imprenditore stesso, ha l’ambizioso obiettivo di superare -se possibile-, anche gli attuali livelli occupazionali garantiti dalla fabbrica Fiat.