L’italiana DR Motor sta trattando con i sindacati in vista dell’insediamento presso gli stabilimenti ex Fiat di Termini Imerese. Come riportato dal Corriere, sono stati garantiti investimenti per 110 milioni di Euro ed un volume di produzione, a regime, di 60.000 vetture l’anno nel 2017, con circa 1300 operai occupati in totale. Secondo le stime dei manager, nel 2013 la produzione si assesterà già su circa 10.000 vetture e la strategia industriale prevederà l’importazione di alcuni componenti dalla Cina, come le scocche fornite dalla Chery, che saranno poi assemblate nello stabilimento Siciliano.
Il piano prevede entro il 2017 l’introduzione di quattro nuovi modelli, tra cui la importante DR3 di segmento C ed il restyling di quelli già esistenti, con una probabile anticipazione delle prime novità già al Motor Show di Bologna nel mese di Dicembre. Gli obiettivi del gruppo molisano di Massimo Di Risio sono dunque molto ambiziosi, sopratutto considerando l’ingresso recentissimo sul mercato italiano e le quote di vendita attuali: i 100 punti vendita hanno infatti consegnato circa 2500 vetture DR nei primi 9 mesi del 2011, con la gamma limitata ai soli modelli DR1, DR2 e DR5, in calo rispetto ai 3350 esemplari consegnati nello stesso periodo del 2010.
Alla fine ce l’ha fatta la DR: le attività di produzione automobilistica della fabbrica siciliana di Termini Imerese passeranno da Fiat al piccolo costruttore molisano del tenace Massimo Di Risio. La decisione definitiva, come riportato dal Sole24Ore, è stata presa nella riunione odierna tra il Ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani, il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo e l’ad di Invitalia Domenico Arcuri, curatore della transizione.
DR, che ha battuto la concorrenza della De Tomaso di Rossignolo, gestirà lo stabilimento insieme a Lima Group (azienda attiva nel settore elettromedicale e nella produzione di protesi sanitarie) e Biogen (realtà che opera nel settore energetico e delle biomasse). I tre soggetti, indipendentemente l’uno dall’altro manterranno dunque in vita il sito produttivo, garantendo lavoro per 1500 dipendenti.
Le aziende coinvolte nel “salvataggio” di Termini, investiranno 341 milioni di euro nel suo sviluppo, 67 dei quali provenienti da agevolazioni pubbliche. Accanto alle realtà maggiori, l’impianto siciliano ospiterà anche le attività di Medstudios (produzione tv) e Newcoop (logistica per la grande distribuzione). Il loro investimento complessivo sarà di circa 20 milioni, e il numero di dipendenti ammonterà ad un totale di circa 150.
(Ringraziamo il nostro lettore “Salvadordll” per la segnalazione)
Secondo una notizia lanciata oggi da ADNKronos, DR avrebbe preparato un piano per il rilancio della fabbrica ex-Fiat di Termini Imerese. Nel programma del costruttore molisano, secondo l’agenzia, ci sarebbe un investimento pari a 135 milioni di euro, in grado di dare lavoro a 1300 persone entro il 2016, senza considerare gli occupati nell’indotto.
Dal punto di vista industriale, nei piani della casa c’è l’obiettivo di produrre a regime 60.000 auto l’anno, volume che verrebbe raggiunto con una gamma articolata su quattro modelli dei segmenti A, B e C. La proposta di Di Risio è stata presentata nel corso di un vertice con i rappresentanti sindacali di Fim, Fiom, Uilm, Ugl e Fismic tenutosi al Ministero dello Sviluppo Economico.
Arrivata in ritardo sulla scadenza di fine gennaio, la DR prova un nuovo assalto alla fabbrica di Termini Imerese: la casa di Macchia d’Isernia ha presentato nei giorni scorsi un progetto per rilevarla, sottoponendolo all’attenzione di Raffaele Lombardo, Presidente della Regione Sicilia, prima di metterlo all’esame di Invitalia, l’advisor che curerà il passaggio di consegne da Fiat alla nuova proprietà.
Come sottolinea Quattroruote, l’offerta DR “è l’unica che presuppone l’acquisizione totale dello stabilimento e che conserverebbe l’attuale assetto produttivo”. La casa molisana ha intenzione di produrre quattro modelli a Termini Imerese: le nuove DR2, DR3 e DR4, oltre al restyling della DR5. Quest’ultima continuerebbe inoltre ad essere prodotta anche a Macchia d’Isernia, insieme alle DR1, alla DR2 e alla supercar V8 che da tempo rappresenta il sogno proibito di Di Risio.
Secondo le previsioni di DR, la produzione a Termini Imerese dovrebbe raggiungere le 60.000 unità all’anno, andando così a sfruttare completamente i reparti di lastratura, verniciatura e assemblaggio dello stabilimento siciliano.
Dopo la fine dell’era Fiat, il polo industriale di Termini Imerese diventerà una realtà multifunzionale: certo, nello stabilimento siciliano la vecchia Lancia Ypsilon lascerà il posto alla produzione di altre auto, ma non solo. L’ormai ex-fabbrica Fiat ospiterà anche negozi e studi cinematografici, fra l’altro. La conversione costerà complessivamente un miliardo di euro (di cui 450 milioni saranno pubblici) e passerà per un totale di sette progetti.
La firma definitiva sul piano di rilancio verrà apposta domani a Roma al Ministero per lo Sviluppo Economico. Secondo gli annunci ufficiali l’operazione riuscirà addirittura ad incrementare i posti di lavoro, che dovrebbero passare da 1500 a 3300. Dei sette investitori che hanno presentato i loro progetti al Ministro Romani, due soli sono del settore auto: De Tomaso e l’indiana Reva. Gli altri cinque si occupano invece di energia, serre fotovoltaiche, grande distribuzione, protesi mediche e produzione di fiction.
Va comunque sottolineato come Romani non abbia chiuso definitivamente la porta in faccia alla molisana DR. La casa di Massimo Di Risio, che si è proposta in ritardo per entrare in ballo, potrebbe tornare in partita “laddove qualcuna delle iniziative non dovesse avere il percorso da noi immaginato”. Gli investimenti pubblici proverranno in parte dal Ministero (100 milioni) e in parte dalla Regione Sicilia (i rimanenti 350, di cui 200 per la reindustrializzazione e 150 per le infrastrutture).
Nei giorni scorsi la casa molisana DR aveva avanzato un’offerta per rilevare la fabbrica ormai ex-Fiat di Termini Imerese. La casa di Macchia d’Isernia, dopo aver smentito un eventuale interesse nei confronti del sito siciliano nei mesi scorsi, si è poi fatta avanti. Ma non nei tempi giusti, a giudicare dalle reazioni odierne del Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani.
L’offerta di DR Motor Company per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese è arrivata tardi, per cui ora c’è una squadra che gioca titolare e una panchina. Puntiamo sulle sette offerte”, ha affermato Romani, riferendosi alle proposte che il Ministero sta già vagliando da tempo.
Un’ulteriore proposta non può essere aggiunta alle altre. Bisogna rispettare la procedura ed è giusto fare chiarezza”, ha concluso il Ministro. Mercoledì o giovedì della prossima settimana, Romani incontrerà i sindacati per un primo confronto sulle nuove prospettive future dello stabilimento.

Le anticipazioni di fine agosto sul possibile acquisto di Termini Imerese da parte di De Tomaso trovano oggi una prima importante conferma: il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, il numero uno della casa Gian Mario Rossignolo e il Governatore della Regione Sicilia Raffaele Lombardo si sono incontrati per perfezionare l’acquisizione della fabbrica da parte dell’imprenditore. E l’incontro ha avuto esito decisamente positivo.
Lo stabilimento siciliano ha dunque buone possibilità di evitare una delicata riconversione produttiva, continuando a produrre auto anche in futuro. Secondo quanto annunciato oggi stesso dal Ministro Romani, “la proposta di Rossignolo sembra la più consona alla tipologia dello stabilimento e dell’occupazione”.
La produzione De Tomaso, se tutto dovesse andare secondo i piani, potrebbe partire già a dicembre 2011, nel momento stesso dell’uscita di scena della Fiat, che proprio alla fine dell’anno prossimo abbandonerà la fabbrica siciliana. Nei piani di Rossignolo, chiaramente, non c’è un utilitaria come l’attuale Lancia Ypsilon, bensì una produzione di alta gamma. Ciononostante si ritiene di poter evitare del tutto i temuti esuberi.
Continua a leggere: De Tomaso: produzione a Termini Imerese entro fine 2011
Nella giornata di oggi, alcune agenzie di stampa italiane, oltre ad altre testate straniere, hanno diffuso la notizia secondo cui Toyota sarebbe interessata a rilevare la fabbrica siciliana di Termini Imerese, che Fiat chiuderà a fine 2011. Niente di più falso, ha annunciato pochi minuti fa Toyota Italia.
Secondo l’ANSA, l’advisor nominato dal Ministero per lo Sviluppo Economico per valutare le proposte dei potenziali acquirenti, avrebbe ricevuto nuove dichiarazioni d’interesse da parte di gruppi stranieri, tra cui per l’appunto Toyota. Non solo: l’ANSA ha aggiunto che sono arrivate conferme a quest’anticipazione anche da ambienti istituzionali.
Niente di più falso, fa sapere la filiale italiana della casa. Negli ultimi minuti è stato diramato un comunicato lapidario in cui le suddette voci sono bollate come “infondate”. A ulteriore conferma dell’inconsistenza dell’anticipazione, precisa Toyota, c’è anche una smentita ufficiale da parte dei vertici di Toyota Europe.
Lo spin-off annunciato da Fiat, operazione con cui le attività automotive e i restanti settori industriali verranno definitivamente separati, è stato solo l’ultimo di una serie di passi con cui Sergio Marchionne -uno degli ad più chiacchierati, discussi, prima osannati e poi criticati nella storia del Lingotto- sta cambiando la faccia all’azienda.
Dal momento dell’acquisizione di Chrysler, la casa di Torino ha compiuto passi importanti verso la ridefinizione del suo ruolo sullo scacchiere globale dell’auto e delle sue priorità industriali. Scelte giuste o sbagliate che siano, sono sempre capaci di tenere banco, in primo luogo proprio tra voi lettori. Quali mosse ha fatto nel passato recente e cosa farà Fiat nel prossimo futuro? Cosa legge l’”opinione pubblica” nelle manovre del sempre protagonista Marchionne?
Facciamo un salto indietro nel tempo per ripercorrere le ultime vicende che ha attraversato il costruttore nazionale, prendendo come punto di partenza -arbitrario, ma altamente simbolico- proprio l’acquisizione di Chrysler, raccolta nel momento di peggiore difficoltà della sua storia con un’operazione sancita dalla benedizione dello stesso Barack Obama, che salutò l’insediamento di Marchionne come nuovo CEO esprimendo grande fiducia nei mezzi del dirigente Fiat.
Continua a leggere: Fiat e Marchionne: passato recente e futuro prossimo ai voti
La casa automobilistica indiana Mahindra ha confermato il proprio interesse nell’acquisizione della coreana SsangYong, come rivelato da Reuters. Il costruttore, dopo aver acquisito la connazionale Reva -che è in corsa per rilevare la fabbrica Fiat di Termini Imerese- conferma di essere in un periodo di importante “shopping” internazionale.
Mahindra ha confermato ufficialmente le proprie intenzioni tramite un comunicato. Al contrario, Renault-Nissan non ha ancora commentato le notizie che la darebbero non solo in gara con gli indiani, ma addirittura in vantaggio rispetto ad essi. Gli altri cinque soggetti in gara per rilevare SsangYong a loro volta, tardano ancora ad uscire allo scoperto.
Mahindra ha comunque specificato che “andrà accuratamente valutata la fattibilità economica dell’operazione e studiato il percorso di integrazione del costruttore coreano con la strategia della casa prima ancora di formulare un’offerta ufficiale”. Ancora: “la nostra dichiarazione di interesse dunque, non comporta automaticamente la presentazione di un’offerta d’acquisto”. Naturale pensarci più di qualche volta: l’operazione SsangYong è un gioco da 300-400 milioni di euro…
La produzione della Fiat Panda potrebbe rimanere nella fabbrica polacca di Tychy invece di raggiungere quella campana di Pomigliano d’Arco. Il motivo? Qualora i sindacati non dovessero accettare le condizioni dell’azienda, i presupposti per portare le linee di montaggio della citycar torinese in patria verrebbero a mancare.
Oggi i sindacati dei metalmeccanici FIM, FIOM e UILM si riuniranno per valutare i margini per una risposta condivisa, dopo i recenti incontri con la casa, ma l’accordo sulla maggiore flessibilità cui Fiat vincola l’investimento di 700 milioni per portare la produzione della prossima Panda a Pomigliano appare difficile.
I sindacati infatti, secondo quanto riportato da Il Giornale, non si troverebbero d’accordo sulla proposta Fiat che mira a ottenere un aumento dei turni da 15 a 18, il raddoppio da 40 a 80 delle ore di straordinario comandate e un taglio di 10 minuti delle pause.
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L’imprenditore 70enne Gian Mario Rossignolo, proprietario del marchio De Tomaso, sarebbe interessato a produrre una vettura compatta nello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Lo riferisce il quotidiano Il Giornale, precisando come una bozza del progetto verrà presto inviata a Invitalia, agenzia governativa incaricata di gestire la riconversione del sito siciliano e amministrare le trattative con eventuali partner interessati all’usufrutto. Con questa operazione, dai contorni ancora nebulosi, Rossignolo ha l’obiettivo di resuscitare il marchio - rilevato nel 2009 - attraverso il ripristino di una produzione in grande serie fra gli impianti di Termini, Grugliasco (di proprietà Pininfarina) e Livorno (ex Delphi).
Proprio in Toscana dovrebbe nascere una seconda vettura, con carrozzeria SUV e assemblata in almeno 8.000 esemplari annui; per l’utilitaria, già definita “anti Mini”, è auspicato un successo maggiore: ogni anno ne verranno prodotte 30.000 unità. Rossignolo conta di ottenere le autorizzazioni necessarie giocando la carta del “brevetto Univis”, metodo produttivo ideato dallo stesso industriale alessandrino che permette di ridurre da 300 a 20 gli stampi per realizzare una vettura. L’Unvis, nel dettaglio, prevede la composizione del telaio attraverso l’utilizzo di profilati in alluminio con misure predefinite. I costi per stampi ed attrezzature potranno così ridursi del 70%. De Tomaso esporrà il SUV durante il prossimo salone di Ginevra, nel mese di marzo.
Via | Il Giornale (Ringraziamo il nostro lettore “a1″ per la segnalazione)