
Defilate, nascoste, ignorate, abbandaonate, quasi disprezzate, in un angolo del salone, oltre un fastidioso colonnato, lo stand Porsche del concessionario ufficiale di Montecarlo e una società di servizi con una Ferrari Enzo come reginetta dello stand: auto di ordinanza, superate, che “tutti” i monegaschi posseggono o hanno posseduto.
Più lontano, sotto i riflettori, Castagna esponeva le sue Mini customizzate (una Tender e una Wagon) e la nuovissima Aznom, un gioiello di artigianato automobilistico con carrozzeria in fibra di carbonio e meccanica della Corvette Z06 equipaggiata con due compressori. La potenza massima si aggira sui 700 cavalli.
Di fronte lo stand della Bristol con un esemplare della Fighter da oltre 1.000 cavalli e oltre 400 km/h. Dati sensazionali ma che non rembrano confermati dalla resa estetica. Il design sembra quello di una normale auto sportiva artigianale inglese. Resta lo convinzione che un simile prodotto di passione pura meriti un plauso. E’ da sperare che non si tratti di una burla.
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Tra i “piccoli” costruttori le novità più interessanti sono state sicuramente quelle di Caparo, SSC, Bristol e Weber. Caparo ha, ovviamente, stupito oltre ogni aspettativa con la sua T1. Sebbene possa sembrare (e in effetti lo è), la più anacronistica delle automobili, il piacere di poter gudare su strada una autentica F1 non è proprio da buttare.
Certamente è un’auto “inutile” se non per brevi giri attorno al “campo base”: due soli posti (per altro non affiancati, non disposti uno dietro l’altro ma disassati!) un assetto specialissimo da pista, un motore super potente, una cavalleria “da sballo”. E’ sicuramente la macchina ideale da guidare in pista, ma non su strada, il modo migliore per tenerla in gabbia.
A Montecarlo, tutto sommato, potrebbe essere un’ottima city car per chi non metterà mai piede dentro una plebea Smart ma esige “il meglio”.
SSC ha portato a Montecarlo la sua monumentale SSC Aero, l’immensa supercar con cui, qualche tempo fa, ha fallito un tentativo di record di velocità massima (ma forse ha inteso solo “scaldare i muscoli” lungo qualche highway americana.
Verniciata in uno sfavillante blu opponeva una tipica carrozzeria da supercar estrema: muso piccolino, coda gigantesca.
Interessante, al centro della plancia, un piccolo strumento che indicava la potenza erogata dal propulsore… fino a 1.180 cavalli! Da alcune voci raccolte in giro per il salone, comunque, sembra che questa originale supercar sia un classico esempio di “tanto fumo e poco arrosto”.
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Parlare di Salone, secondo il mio modestissimo parere, è una parola piuttosto grossa. Si respira, nel fiabesco ambiente della opulenta Montecarlo, dove non è possibile buttare lo sguardo senza cogliere la presenza di qualche auto specialissima, un’aria fortemente salottiera: mariti con le mogli alla ricerca dell’auto per l’anniversario di matrimonio, padri (o mamme) con i figli per incontrare amici o amiche; giovani rampolli alla ricerca di una nuova compagna di giochi, brizzolati cinquantenni indaffarati a scegliere l’auto per il 50° compleanno… (Galleria fotografica)
Tuttavia, non si può non riconoscere all’esclusivo Top Marques Monaco, il ruolo di principale salone dell’auto sportiva e di prestigio al mondo, al centro dell’attenzione di un grande bacino di clientela potenziale, considerata l’ottima posizione strategica.
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