Ssangyong lancerà nei prossimi mesi un SUV/crossover d’impronta sportiva, compatto nelle dimensioni ed equipaggiato con le ultime tecnologie in tema di connettività e infotainment. L’XIV-1, crasi di Exciting User Interface Vehicle, si caratterizza per l’assenza del montante centrale, per i battenti posteriori con apertura controvento ed il tetto in vetro. Gli interni sono stati progettati con la formula del “Each One & All Together” e presentano sedili mobili ed amovibili utili per creare una sorta di open-space. La XIV-1 sarà esposta durante il salone di Francoforte (15-25 settembre) e verrà tradotto in veste definitiva ad inizio 2012.
Durante la rassegna tedesca verrà inoltre presentato il pick-up SUT 1, già mostrato nello scorso mese di marzo.
Via | World Car Fans
Il costruttore indiano Mahindra & Mahindra darà vita ad una joint-venture con Ssangyong per la condivisione di componentistica e la progettazione congiunta di nuove vetture. Lo ha confermato il presidente Mahindra Pawan Goenka al momento di ratificare l’accordo. Accordo che potrebbe anticipare un’offerta di acquisto, in particolare dopo la rinuncia di Renault-Nissan: il gruppo franco-giapponese non ha ritenuto vantaggioso stringere alleanze con Mahindra per allargare i propri confini in Asia e Russia.
Via | Bloomberg
La casa coreana SsangYong, attualmente sotto amministrazione controllata e in fase di ristrutturazione, è stata posta in vendita nei mesi scorsi. Oggi è stato annunciato che la deadline, la scadenza per presentare le offerte d’acquisto, è stata ufficialmente posticipata di qualche tempo.
Il costruttore del paese asiatico, si è ben presto rivelato un boccone molto appetibile per alcuni grandi dell’auto a livello internazionale: a fargli la corte sono essenzialmente due pretendenti, da un lato Renault-Nissan, dall’altro l’indiana Mahindra. La data di scadenza, in principio fissata per fine maggio, era già slittata, e con l’annuncio di oggi le tempistiche per presentare proposte si allungano di quasi un mese.
La decisione è stata presa per permettere ai sei potenziali acquirenti tuttora in lizza di affinare le proprie offerte, che dunque adesso avranno tempo di essere presentate fino al 10 agosto. Data dopo la quale -si dice nel giro di alcune settimane- le autorità competenti sceglieranno il candidato vincitore.
La corazzata franco-nipponica Renault-Nissan ha formalizzato il proprio interesse nell’acquisizione della coreana SsangYong con una lettera d’intenti congiunta presentata oggi.
L’operazione di avvicinamento a SsangYong, e l’eventuale futura acquisizione, verranno portate avanti tramite la controllata coreana Samsung, che per l’80% è nelle mani della casa francese. Dopo Mahindra dunque, anche il secondo big in corsa esce ufficialmente allo scoperto. Presto dovrebbero fare altrettanto gli altri cinque pretendenti, finora misteriosi.
La casa automobilistica indiana Mahindra ha confermato il proprio interesse nell’acquisizione della coreana SsangYong, come rivelato da Reuters. Il costruttore, dopo aver acquisito la connazionale Reva -che è in corsa per rilevare la fabbrica Fiat di Termini Imerese- conferma di essere in un periodo di importante “shopping” internazionale.
Mahindra ha confermato ufficialmente le proprie intenzioni tramite un comunicato. Al contrario, Renault-Nissan non ha ancora commentato le notizie che la darebbero non solo in gara con gli indiani, ma addirittura in vantaggio rispetto ad essi. Gli altri cinque soggetti in gara per rilevare SsangYong a loro volta, tardano ancora ad uscire allo scoperto.
Mahindra ha comunque specificato che “andrà accuratamente valutata la fattibilità economica dell’operazione e studiato il percorso di integrazione del costruttore coreano con la strategia della casa prima ancora di formulare un’offerta ufficiale”. Ancora: “la nostra dichiarazione di interesse dunque, non comporta automaticamente la presentazione di un’offerta d’acquisto”. Naturale pensarci più di qualche volta: l’operazione SsangYong è un gioco da 300-400 milioni di euro…
Renault e Mahindra sarebbero in gara per conquistare la proprietà della casa coreana SsangYong, secondo una notizia battuta recentemente da Reuters. Dall’inizio dell’anno scorso, SsangYong ha attraversato una fase di ricostruzione sotto la supervisione del governo di Seoul, provvedimento necessario dopo due anni consecutivi di pesanti perdite.
Secondo Reuters, l’acquisizione di SsangYong potrebbe essere un affare da circa 400 milioni di euro. La procedura di vendita è stata avviata da un tribunale coreano all’inizio del mese di maggio, e il nome del nuovo proprietario sarà fatto entro la metà di luglio.
I costruttori verosimilmente coinvolti nella rincorsa, si sono ugualmente trincerati dietro un muro di silenzio: così hanno fatto sia Mahindra, sia Nissan sia Renault. Gli analisti concordano nel sostenere che ambedue i soggetti hanno i loro buoni motivi per guardare con interesse in Corea, ma secondo i pronostici è la corazzata franco-giapponese ad essere in pole position rispetto agli indiani.
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Il governo sud coreano ha approvato il piano di salvataggio della Ssangyong, scongiudandone così la chiusura. Sarà avviato così un programma di risanamento della durata di 3 anni, che comprenderà anche il lancio della nuova Suv compatta C200, il cui debutto era stato rimandato proprio a causa della grave crisi finanziaria dell’azienda. Il piano non era piaciuto a molti creditori, ma il governo ha dato il via libera ed è già stato stanziato un primo prestito per far fronte ai debiti e mantenere i posti di lavoro nelle fabbriche. Nel frattempo restano aperti i dubbi circa la difficile collaborazione con l’azionista di maggioranza SAIC e l’interessamento di Volkswagen per l’acquisto dell’intero brand.
Giovedì 17 dicembre il tribunale fallimentare di Seoul si esprimerà sul piano di salvataggio di SsangYong: in caso di parere contrario, gli asset della casa coreana verrebbero immediatamente liquidati. Stando alle voci che circolano sulla vicenda però, sembra più probabile un esito favorevole.
Solo settimana scorsa, la più recente versione del piano era stata rifiutata da alcuni creditori di SsangYong. Una reazione che era nell’aria e che il costruttore ha commentato facendo notare come sia stato compiuto “ogni sforzo possibile per presentare un piano accettabile da tutte le parti dopo le discussioni con gli azionisti”. SsangYong si è poi detta rammaricata del rifiuto opposto da questo gruppo minoritario.
La casa mantiene comunque aperte le speranze: “la maggior parte dei creditori (tra cui la banca nazionale coreana, che è il maggiore, ndr) vuole la sopravvivenza di SsangYong ed è con noi. Per questo crediamo in una decisione positiva da parte del tribunale”.
Ssangyong ha accusato Saic di averle sottratto il progetto relativo ad una piattaforma ibrida, sviluppata a partire dal 2000 con la collaborazione della tedesca FEV. L’edizione odierna del quotidiano Korea Times ci aiuta a chiarire la vicenda.
Ad inizio decennio, Ssangyong avviò il suddetto programma per lo sviluppo dell’ibrido. Questo piano, tuttavia, si rivelò più costoso del previsto, tanto da spingere il Governo coreano a fornire un sostegno economico. Trascorrono cinque anni e, nel 2005, Ssangyong è vittima di una crisi societaria, risolta da Saic con l’acquisto della maggioranza (51%) del pacchetto azionario.
I tecnici cinesi hanno così potuto sfruttare la posizione dominante per costringere i colleghi a fornire tutti i dettagli del sistema HCU (Hybrid Control Unit). Secondo l’accusa, questo travaso sarebbe stato irregolare – vengono altresì accusati gli ingegneri colpevoli della “spifferata” –, perché non regolamentato dal Governo.
Gli ispettori hanno avviato le indagini nel 2007, smascherando subito il tentativo di difesa farlocca tentato dal costruttore coreano: Sangoyong negò infatti di aver comunicato informazioni sensibili. Caduto il primo “castello”, Ssangyong – il prossimo 11 dicembre si terrà un incontro con funzionari del Governo per scongiurare il rischio bancarotta – venne così incolpata per la loquacità dei propri stipendiati, mentre Saic accusata di aver organizzato la scalata solo per rubare il progetto.
to. La Corte coreana deve ancora esprimersi.
Via | Autoblog.com
Volkswagen è interessata ad acquistare Ssangyong. Il marchio sud coreano sta attraversando un periodo di crisi ed il suo azionista di maggioranza è la cinese SAIC, con cui il gruppo VAG ha creato la joint venture Shanghai VW. Ssangyong è attualmente in una fase di bancarotta pilotata e SAIC aveva già preso in considerazione l’ipotesi di cedere una grossa fetta del proprio pacchetto azionario. Per Volkswagen l’acquisto potrebbe significare un aumento della produzione totale di circa 250.000 unità annue.
L’acquisto di Ssangyong, insieme all’interessamento concreto verso MAN, darebbe quindi concretezza agli annunci di due nuovi marchi da inglobare nella galassia del gruppo VAG, come dichiarato dallo stesso Ferdinand Piech, mentre procedono i progetti di acquisto anche per Suzuki.
Via | Autoblog.nl
Per SsangYong si sta delineando un futuro sempre più incerto. Prosegue l’occupazione del reparto verniciatura dell’impianto di Pyeongtaek da parte di circa 500 operai. Inoltre, fuori dalla fabbrica proseguono gli scontri tra manifestanti e la polizia. La Casa coreana è in amministrazione controllata dall’inizio dell’anno ed entro il 15 settembre deve essere presentato il piano di rilancio. Proprio questo piano ha scatenato la protesta dei lavoratori, in quanto SsangYong ha in programma un taglio dei costi che comprende il licenziamento di circa il 36% della manodopera.
Duemilaseicento operai hanno dato il via libera al piano di rilancio, mentre altri mille sono sul piede di guerra e salvaguardati dai sindacati sudcoreani. Secondo il parere di un insider contattato dai colleghi di Autocar, “fino a quando gli operai non abbandoneranno la fabbrica, sarà molto difficile far ripartire la produzione. Ci vorranno molte settimane per ritornare alla normalità”. Infatti, gli operai sono barricati nell’impianto da circa 10 settimane. Nella giornata di ieri, un commando di militari arrivati sulla fabbrica con un elicottero ha cercato di espellere i manifestanti dal reparto occupato. Ma questo tentativo di repressione è sfociato in un violento scontro, le cui immagini hanno poi fatto il giro dei telegiornali di tutto il mondo.
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La Corena Ssangyong, reduce da un brutto periodo di crisi finanziaria, punta al rinnovamento della gamma ed alla riposizionamento del marchio verso il segmento del lusso. Ne è testimonianza la Chairman Limousine, versione lunga della Chairman, a sua volta strettamente imparentata con l’ultima serie di Mercedes Classe S-W221. La versione normale è lunga 5,1 metri, mentre la Limousine, con passo allungato fino a 3,27 metri, raggiunge una lunghezza totale di 5,41 metri.
Lo spazio extra nell’abitacolo ha permesso di montare un’inedito sistema di climatizzazione posteriore bizona e nuove poltrone con funzione auto-massaggiante. Tra gli optional figura il divisorio in cristallo per garantire la massima privacy. Curata la dotazione di sicurezza, con l’adozione di ben 10 airbag, poggiatesta attivi, ESP, ABS, fari a led e radar con controllo attivo dell’impianto frenante.