La xB Carter è solo folklore. Le cinque tC tutto colore. Fra le undici novità realizzate da Scion per il SEMA di Las Vegas è quindi opportuno segnalare la xD 0-60 Magazine Tarmac, preparata secondo specifiche da WRC con roll-bar completo, finestrini in lexan, differenziale LSD e impianto frenante sportivo. Curiose anche le xB U.S. Navy Salty Dog (con verniciatura a tema “tentacolare”) e U.S. Marine Kai Hei tai, equipaggiata con assale posteriore del Rav4 1999, motore sovralimentato e pneumatici tassellati per aumentare le prestazioni in fuoristrada.
La xB Carter con carrozzeria limousine si caratterizza invece per l’abitacolo con volumetrie da monolocale e l’impianto audio con specifiche da rave party (2,600 Watt e 15 sorgenti sonore), mentre le cinque tC utilizzano motori turbocompressi - GReddy è l’unica a comunicare le specifiche del 2.5 “turbizzato”: 345 CV e 442 Nm -, assetti più o meno estremi ed impianti audio quantomeno eccessivi. Da segnalare la strampalata caratterizzazione firmata Challenge/John Pangilinan, riconoscibile per il volante Nardi, la finta bomba a mano quale pomello del cambio e l’Arbre Magique penzolante dal paraurti posteriore.
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Nel volgere di un salone, dopo la iQ, il preparatore semi-ufficiale Five Axis ha proposto la versione con personalità da Mister Hyde anche della Scion tC, coupé giunta alla seconda generazione con estetica rinnovata dopo trascorsi di mero anonimato. La carrozzeria, ad esempio, guadagna un pacchetto estetico esagerato per aggressività e strafottenza - da sottolineare i sovrabbondanti passaruota posteriori -, reso ancor più sanguigno dalla colorazione specifica denominata Bloodshot e dai cerchi in lega con diametro 20 pollici.
Limitate le modifiche nel sottopelle, con l’introduzione di sospensioni Tein ed un impianto frenante sportivo. Resta invece immutato il quattro cilindri da 2.5 litri e 183 cavalli. Five Axis ha poi rivisitato l’abitacolo utilizzando nuovi pellami con unghiate color porpora.
Dopo aver presentato la minimale iQ, il marchio Scion ha introdotto durante il salone di New York la nuova tC, coupé modificata nell’estetica del corpo vettura sei anni dopo l’introduzione sul mercato della prima serie. Il suo spirito libertino viene legittimato dai nuovi fanali aguzzi, mentre le prese d’aria ridisegnate contribuiscono ad incattivire l’immagine di una sportivetta fin troppo remissiva e conciliante. Anche perché, sotto il suo cofano, trova posto un quattro cilindri (2.500cc) con doppio variatore di fase, accreditato di 183 cavalli e 243Nm di coppia. Due le trasmissioni disponibili, entrambe a sei rapporti, con comando automatico o manuale.
La nuova Scion tC mantiene la trazione anteriore ed uno schema sospensivo di tutto rispetto, con MacPherson all’anteriore e quadrilatero al retrotreno. Vengono poi forniti di serie i cerchi in lega leggera da 18 pollici, il tetto apribile e l’impianto frenante sportivo, mentre l’assetto si rivela più estremo rispetto alla soluzione utilizzata dalla prima tC.
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Tempo di restyling per la Scion tC Coupé versione 2008: il frontale prevede nuovi paraurti, mascherina con griglia e fari con fondo nero, mentre al posteriore spiccano nuovi fanali e lo scarico cromato. All’interno si segnalano dettagli color argento sui pannelli porta, nuovi rivestimenti dei sedili e subwoofer Pioneer.
Dell’equipaggiamento standard (la gamma Scion non prevede optional) fanno parte la connessione per l’iPod, impianto stereo da 160 watt e tettuccio panoramico in vetro. La tC è spinta dal 4 cilindri di 2,4 litri, capace di 164 cavalli, che trasmette la potenza al suolo tramite un cambio manuale 5 marce o automatico a 4.