
“E’ una macchinazione organizzata da Toyota, dai loro PR. Ne abbiamo la certezza”. Con queste parole un portavoce dell’NHTSA (ente preposto alla sicurezza stradale statunitense) accusa Toyota di aver inventato e passato alla stampa una falsa versione dei fatti per scagionarsi dalle accuse seguenti lo scandalo pedali. Il costruttore giapponese ha infatti attribuito alla stessa NHTSA incaricata delle indagini una dichiarazione - ripresa, fra gli altri, dal Wall Street Journal - che dipinge gli automobilisti americani come i soli responsabili degli incidenti sotto esame: i guidatori avrebbero premuto il pedale dell’acceleratore (scambiandolo per il freno) nonostante la situazione di pericolo precedente uno schianto. Questa “verità” sarebbe emersa in seguito all’analisi delle scatole nere.
L’NHTSA ha smentito la paternità sia della dichiarazione che dell’analisi condotta sulle scatole nere, criticando i PR Toyota per aver ordito un simile imbroglio. Il costruttore delle tre elissi non ha ancora risposto alle accuse.

Le indagini condotte dall’ente nazionale per la sicurezza stradale statunitense (NHTSA) hanno permesso di quantificare i decessi causati dai pedali difettosi montati su vetture Toyota: a partire dal 2000, sarebbero ben 89 gli automobilisti morti in 71 incidenti. Questa nuova analisi corregge purtroppo al rialzo i numeri diffusi lo scorso mese di marzo, quando si parlò di 52 decessi in 43 sinistri. L’NHTSA comunica inoltre di aver ricevuto oltre 6.200 segnalazioni relative a malfunzionamenti dell’acceleratore.
A questi, si aggiungono oltre 100 avvisi riguardanti un nuovo difetto manifestato dall’acceleratore in uso su vetture già analizzate e “corrette” in seguito alla campagna di richiamo. L’NHTSA ha voluto comunque tranquillizzare proprietari ed opinione pubblica precisando che i test svolti non hanno evidenziato irregolarità o malfunzionamenti.
Via | EGMCarTech
Toyota richiama 600.000 monovolume Sienna costruiti dal 1998 ad oggi e venduti negli Stati Uniti. Il problema individuato dalla casa riguarda il cavo che tiene in posizione la ruota di scorta, soggetto a corrosione e, di conseguenza, a rischio rottura. La ruota di scorta è posizionata sotto al pianale e potrebbe dunque cadere a terra con l’auto in movimento, con grossi rischi per gli altri automobilisti. La corrosione è causata principalmente dal sale utilizzato in inverno sulle strade delle regioni più fredde.
Toyota precisa che si tratta di un richiamo volontario, dovuto all’analisi dei materiali e non ad incidenti denunciati dai clienti, tuttavia questo ennesimo problema tecnico va ad aggiungersi ai gravi fatti degli ultimi mesi, come l’ormai noto difetto al pedale dell’acceleratore ed altri casi, che hanno convinto il gigante nipponico a creare una vera e propria task force, viste anche le probabili class action in arrivo dai clienti Americani.
L’ente nazionale statunitense per la sicurezza stradale (NHTSA) ha comminato a Toyota una multa da 16.3 milioni di dollari per aver taciuto i problemi legati al malfunzionamento dei pedali nonostante i guasti fossero noti da ben quattro mesi. Ray LaHood, ministro dei trasporti, ha sottolineato con amarezza come Toyota abbia “mancato i suoi obblighi legali”, per di più nascondendo con dolo “un malfunzionamento alle autorità statunitensi avviando con colpevole ed ingiustificato ritardo le campagne di richiamo per proteggere milioni di automobilisti”.
L’NHTSA impone infatti ai costruttori di segnalare il minimo problema che possa compromettere la sicurezza dei veicoli entro cinque giorni lavorativi, mentre il gruppo giapponese ha atteso quasi centoventi giorni dal primo campanello d’allarme - in data 29 settembre 2009 - al richiamo del gennaio 2010. La sanzione inflitta a Toyota è di gran lunga la più salata mai irrogata ad un costruttore di auto: General Motors occupa - suo malgrado - la seconda posizione dopo aver pagato 1 milione di dollari nel biennio 2002-2003 per aver equipaggiato 600.000 vetture con tergicristalli difettosi.
L’NHTSA, l’agenzia per la sicurezza stradale degli USA, ha incluso la NASA tra gli enti che collaboreranno alle indagini sui problemi all’acceleratore di molti modelli Toyota, difetti alla base di alcuni incidenti mortali e di uno dei recenti mega-richiami globali che hanno riportato in assistenza milioni di auto.
Secondo il Dipartimento dei Trasporti di Washington “l’esperienza della NASA nel campo dell’elettronica, dell’analisi dei fattori di rischio e della soluzione di problemi complessi” aiuteranno a chiarire uno scenario che ha ancora molti punti oscuri. Lo studio della NASA dovrebbe essere completato entro la fine dell’estate.
Oltre all’agenzia spaziale, è stata coinvolta nelle indagini anche la National Academy of Sciences, il cui compito si estenderà più in generale all’analisi dell’elettronica di bordo dei veicoli coinvolti nel richiamo. Lo studio durerà 15 mesi, ed il costo complessivo delle due indagini sarà di circa 3 milioni di dollari.
Toyota ha comunicato di voler richiamare circa 436.000 vetture ibride in tutto il mondo per risolvere il problema all’impianto frenante già accusato dalla Prius. Nel solo mercato giapponese, Toyota costringerà all’officina 199.666 Prius, 10.820 SAI e 12.424 Lexus HS250h. Non sfuggono al controllo nemmeno 159 esemplari sperimentali della Prius plug-in. Nel mondo, saranno invece 213.000 pezzi (150.000 in nord America) a rispondere alla campagna, mentre 50.000 unità “europee” sono già state richiamate per modificare il software di gestione dei freni.
Nel frattempo, Seiji Maehara , ministro giapponese ai trasporti, ha accusato Toyota di non aver agito per tempo. “Vorrei”, ha esordito il ministro rivolgendosi ad Akio Toyoda, presidente del gruppo, “che lei rispettasse il punto di vista dei conducenti auto e avrei preferito che prendesse delle misure prima, piuttosto che dire semplicemente che non si è trattato di un grosso problema tecnico”. Toyoda ha incassato la critica promettendo di riconquistare la fiducia dei clienti in qualsiasi modo. “Raddoppieremo il nostro impegno per la qualità come elemento prioritario della nostra compagnia”, ha garantito.
Via | Corriere
Akio Toyoda, il numero uno di Toyota, ha espresso oggi il suo commento alla brutta vicenda dei difetti -e conseguenti richiami “milionari”- al pedale dell’acceleratore di numerosi modelli venduti in tutto il mondo. Il presidente ha offerto le sue formali scuse ai clienti.
Nonostante alcuni dei top manager più in vista delle filiali europea ed americana fossero già intervenuti nella questione mostrando un atteggiamento simile, Toyoda non aveva ancora esternato le sue reazioni dall’inizio della vicenda, eccezion fatta per un breve accenno al World Economic Forum di Davos, Svizzera, risalente a venerdì scorso.
Oggi il presidente del colosso giapponese ha ritenuto opportuno tornare sulla questione ed ha colto l’occasione per annunciare un ulteriore provvedimento: la casa istituirà un comitato interno per tenere sotto controllo i futuri problemi di qualità e risolverli nel minor tempo possibile. L’iniziativa non è del tutto inedita: già nel 2006, Katsuaki Watanabe, il predecessore di Toyoda, aveva fatto qualcosa di simile.
La campagna di richiami che Toyota ha varato per sostituire il pedale dell’acceleratore difettoso su milioni di auto tra USA ed Europa, si arricchisce di un nuovo capitolo: la casa nipponica ha comunicato che presto il provvedimento interesserà altre 180.000 auto vendute in Africa, America Latina e Medio Oriente.
La casa sembra però meno preoccupata per questo ennesimo provvedimento, non tanto per la minore quantità di esemplari coinvolti, quanto piuttosto per il minore rischio che essi corrono in quei climi: il bloccaggio del pedale dell’acceleratore, come ha spiegato un portavoce Toyota a Reuters, si è registrato solo in caso di forte differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno dell’auto, e con la conseguente creazione di condensa.
Per la cronaca, il richiamo riguarderà 40.000 auto vendute in Medio Oriente, circa 80.000 in Africa e altre 60.000 in America Latina.
Dopo aver reso noto il modo in cui interverrà sull’acceleratore difettoso, Toyota torna sulla brutta grana del mega-richiamo che ha coinvolto milioni di auto in tutto il mondo. A farlo per la precisione, è la filiale statunitense del colosso nipponico, che chiede pubblica ammenda ai suoi clienti affidandosi alle parole di Jim Lentz, uno dei suoi top manager.
Lentz, annunciando che la casa ha trovato la soluzione al problema, non si risparmia da critiche: “Abbiamo sempre costruito auto contraddistinte da qualità e affidabilità. E sappiamo di avervi deluso”, ammette ai clienti. “Per questo motivo stiamo lavorando tutti per recuperare la vostra fiducia”, conclude il manager, che annuncia l’apertura 24 ore su 24 di alcuni punti di assistenza.
Il dirigente ha proseguito: “Toyota si sta impegnando affinché non si ripeta mai più un difetto del genere”, promettendo infine una rapida conclusione della campagna e rendendo noto che le auto coinvolte contemporaneamente in questo richiamo e in quello dei tappetini saranno adeguate con un solo intervento.
La filiale europea di Toyota ha comunicato nella serata di ieri il rimedio per il grave difetto all’acceleratore che può tenere il pedale schiacciato anche dopo che è venuta meno la pressione del piede destro.
La casa nipponica eliminerà il difetto introducendo una nuova, piccola componente, “rigorosamente testata”, come sottolinea Toyota. Questa servirà a rinforzare quel punto di particolare attrito nell’ingranaggio della leva del pedale stesso, che nei rari casi in cui generava una frizione eccessiva era il responsabile ultimo del bloccaggio.
Il colosso nipponico assicura che farà di tutto per risolvere il problema entro il minor tempo possibile e Toyota Europe ha confermato che il medesimo rimedio sarà adottato su tutti gli otto modelli (qui ne trovate la lista completa) interessati dal provvedimento nel vecchio continente.
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Le divisioni nord-americane dei gruppi Ford e General Motors hanno promosso un’aggressiva campagna di incentivi per attecchire la clientela Toyota, approfittando della diffusa insoddisfazione generata dal “caos acceleratore”. I due gruppi offrono uno sconto (con scadenza a fine febbraio) per un ammontare di 1.000 euro qualora si proceda al rientro di una vettura Toyota ed al successivo acquisto di un modello Ford o GM. Questa iniziativa è stata replicata nelle ultime ore anche da Chrysler e Hyundai, anch’esse disposte ad offrire uno sconto fino a 1.000 dollari.
Non tutti, però, hanno deciso di approfittare delle difficoltà vissute dal gigante giapponese. Honda, ad esempio, per bocca del proprio vice-presidente per il mercato nord-americano John Mendel ha rifiutato di “attuare una campagna predatoria verso Toyota ed i suoi clienti”.
Via | Detroit News
Il gruppo PSA avvierà una campagna di richiamo destinata a 100.000 fra Peugeot 107 e Citroen C1 per prevenire gli stessi problemi all’acceleratore che hanno afflitto numerosi modelli Toyota, fra cui le Aygo prodotte dal febbraio 2005 all’agosto 2009. “Abbiamo seguito l’esempio del nostro partner e richiameremo le vetture”, ha commentato un portavoce del gruppo francese, senza tuttavia precisare il numero esatto di auto interessate dal controllo.
Le tre utilitarie sono prodotte nello stabilimento ceco di Kolìn, e condividono il 92% dei componenti. Preso spiegato, quindi, il motivo del richiamo.
Via | Motori24 (Ringraziamo il nostro lettore “edo24” per la segnalazione)