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Perchè aumentano i prezzi del petrolio e dei carburanti

pubblicato da Luciano Giustini

trivella

Sono giorni difficili per gli automobilisti italiani ed europei. L’aumento del costo delle benzine dovuto alle tensioni del Nord Africa ed all’aumento del costo del petrolio, arrivato alla soglia psicologica dei 120 dollari al barile (di Brent), ha gettato nello sconforto chi fa un uso quotidiano della macchina, e sta ponendo non pochi problemi in tutto il comparto del trasporto. Il petrolio, infatti, risulta ancora la principale fonte di energia per approvvigionamento e, poiché il sistema dipende strettamente dalle fonti, un problema nell’estrazione accende immediatamente la miccia della paura, che genera poi la speculazione.

Il fatto è, però, che gran parte del petrolio proviene dell’Arabia Saudita, che finora non è stata interessata dagli sconvolgimenti socio-politici dell’area mediorientale (fortunatamente..). E mentre l’America, più autosufficiente, è in grado di mettere in campo le riserve speciali per calmierare l’eventuale carenza di greggio, ed il sottosuolo della Russia è, come noto, ricolmo di giacimenti energetici di tutti i tipi, l’Europa, invece, non sta messa molto bene, perché, a differenza di tutti gli altri grandi “blocchi”, non ha sul proprio territorio fonti significative di petrolio, dirette o di riserva. L’Italia, infine, oltre ai problemi di natura strettamente geografica (presenza quasi nulla di petrolio nel sottosuolo, configurazione orografica difficile, ecc.), per colmo di sfortuna è la Nazione che ha più interessi economici (ed in particolari petroliferi) con la Libia, motivo per cui i primi ad accorgerci della scarsità di approvvigionamento dal paese in fiamme siamo proprio noi.

Tutto così negativo quindi, da non poter fare niente? Non esattamente. In realtà, infatti, l’aumento del prezzo alla pompa non dipende direttamente dalla guerra in corso in Libia. Nonostante la lunga premessa, di scarsità non c’è neanche l’ombra, perché l’Opec, come prima cosa, ha aumentato la produzione di petrolio regolando la “manopola” delle estrazioni e riportando subito il valore a prima della guerra. Che succede quindi nella corsa al rialzo dei prezzi?

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Carburanti: ipotesi del Governo sui prezzi settimanali. Intanto continuano i rincari

pubblicato da Dario Montrone


Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico, ha confermato che il Governo sta lavorando “ad una riforma che deve partire dalla trasparenza” per quanto riguarda il tema dei carburanti, su cui è stata avanzata l’ipotesi dei prezzi settimanali. Secondo il sottosegratario Saglia, “i prezzi settimanali sarebbero più facili da comprendere per il consumatore. Gli andamenti monitorati quotidianamente, con il prezzo che cambia anche più volte in un giorno, sono un problema per il consumatore”.

Intanto, continuano ad aumentare i prezzi dei carburanti, con la benzina che sfiora ormai quota 1,44 euro al litro. Shell ha incrementato il prezzo della verde di 1,5 centesimi portandolo a 1,439 euro e quello del gasolio di 0,5 centesimi, salito così a 1,259 euro al litro. Lo stesso esempio è stato seguito da Esso che ha alzato il prezzo della benzina di 1,4 centesimi e quello del diesel di 1,7 centesimi, mentre ERG e Q8 hanno solo ritoccato all’insù di 0,5 centesimi il prezzo della nafta.

Le compagnie petrolifere hanno rivisto i propri listini nonostante una nuova flessione delle quotazioni internazionali di benzina e diesel, come sottolineato da Quotidiano Energia. Inoltre, Saglia è intervenuto sulla cosiddetta doppia velocità dei prezzi dei carburanti, dichiarando che si tratta di “un problema enfatizzato, quindi più percepito che reale”. Ci sentiamo però in dovere di dissentire con quanto detto dal membro del Governo, perché effettivamente i prezzi dei carburanti aumentano velocemente in contemporanea all’aumento delle quotazioni del petrolio, mentre i prezzi si abbassano lentamente quando il valore del greggio scende.

Via | ANSA

Carburanti: i prezzi aumentano anche dopo Pasqua

pubblicato da Dario Montrone


Nonostante la “tregua” nel weekend di Pasqua, ricominciano a salire i prezzi dei carburanti. Dopo Shell che ha portato la benzina a 1,422 euro al litro già prima delle festività, altre compagnie hanno adeguato i propri listini, come Q8 che ha incrementato di 1,5 centesimi la verde e di 2 centesimi il gasolio, innalzando i rispettivi prezzi a 1,425 euro e 1,259 euro al litro. Anche ERG ha aumentato i propri listini di 1 centesimo, portando la benzina a 1,418 euro al litro e il gasolio a 1,244 euro al litro.

Adusbef e Federconsumatori chiedono un intervento dell’Antitrust ed hanno già interpellato il Governo per attuare una riforma strutturale e per modernizzare la rete affinché si evitino i rincari speculativi dei prezzi dei carburanti. Nei giorni scorsi, invece, Codacons ha presentato un esposto a 104 Procure della Repubblica per gli aumenti dei prezzi, ritenuti eccessivi e preoccupanti secondo il presidente Rienzi, il quale vorrebbe anche l’eliminazione dell’indicazione dei millesimi dai listini per evitare la “corsa selvaggia” dei prezzi.

L’associazione Faib dei benzinai ribadisce che i prezzi dei carburanti sono fermi da due settimane e in linea con quelli degli altri Paesi UE. Le stesse parole sono state sottolineate dall’Unione Petrolifera che ha garantito, inoltre, la correttezza delle compagnie petrolifere per quanto riguarda i listini. Intanto, Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo Economico, ha affermato che è allo studio - assieme alle Regioni - una riforma contenuta in un Decreto Legge che, entro la fine della Legislatura, permetterà l’azzeramento del divario tra i prezzi dei carburanti italiani e quelli del resto d’Europa.

Via | ANSA

Carburanti: benzina sopra 1,40 euro in vista di Pasqua

pubblicato da Dario Montrone


Come pronosticato qualche giorno fa, i prezzi dei carburanti hanno ricominciato a salire, con la benzina che supera la soglia di 1,40 euro al litro. Stamattina, Eni ha aumentato i listini di 1,5 centesimi di euro, portando la verde a 1,409 euro al litro e il gasolio a 1,236 euro al litro. Secondo Staffetta Quotidiana, i rincari sono legati al forte rialzo dei prezzi dei prodotti raffinati sul mercato del Mediterraneo registrato alla chiusura di martedì.

Però, calendario alla mano, gli aumenti dei carburanti sopraggiungono a due settimane dal weekend di Pasqua e pasquetta. E’ ormai un’abitudine delle compagnie petrolifere incrementare i listini dei carburanti in prossimità dei periodi di vacanza. Statisticamente, è dall’autunno del 2008 che non si assisteva ad un’impennata così alta dei prezzi alla pompa, a cui non si sono risparmiati nemmeno Shell e Total. La prima ha incrementato di un centesimo il prezzo della benzina, portandolo a 1,407 euro al litro. Invece, gli aumenti per la compagnia francese sono stati di 0,5 centesimi per la benzina e 1 centesimo per il gasolio.

La situazione non è sfuggita agli occhi del Codacons che si è espresso attraverso il presidente Carlo Rienzi: “L’impennata dei prezzi della benzina registrato negli ultimi due mesi determinerà un aggravio pari a 180 euro ad automobilista su base annua, considerato non solo il maggiore costo del pieno, ma anche le ricadute indirette sui prezzi dei prodotti trasportati, sulle tariffe energetiche, sui trasporti, ecc. Basti pensare che rispetto ai primi di gennaio, oggi un pieno di benzina costa circa 3-4 euro in più, e l’andamento sembra essere al rialzo. Il Governo non può restare a guardare. Il Ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, aveva promesso interventi sul fronte dei carburanti che, finora, non si sono visti. E’ necessario liberalizzare da subito il settore, aprendo alla vendita presso la grande distribuzione e riducendo la pressione fiscale sul prezzo finale del carburante”.

Via | ANSA

Carburanti: benzina vicina a 1,40 euro e gasolio oltre 1,20 euro

pubblicato da Dario Montrone


Ricominciano a correre le quotazioni del petrolio e con esse anche i prezzi dei carburanti. Ieri il greggio è stato scambiato ad un prezzo oscillante tra gli 81 e gli 82 dollari al barile e già stamattina le compagnie petrolifere Agip, Q8, Shell e Tamoil hanno rivisto i propri listini, riservando un’amara sorpresa per gli automobilisti italiani, perché il prezzo della benzina è ormai prossimo a 1,40 euro al litro, mentre il gasolio ha già superato la soglia di 1,20 euro al litro.

Agip ha portato la benzina a 1,394 euro al litro e il gasolio a 1,221 euro al litro, registrando rispettivamente un aumento di 1 centesimo e 0,5 centesimi di euro. Shell ha incrementato il prezzo della benzina di 0,2 centesimi portandolo a 1,397 euro, mentre l’aumento per il gasolio è stato di 1,2 centesimi per un totale di 1,234 euro al litro. Invece, Q8 ha rivisto il prezzo della benzina a 1,395 euro registrando un aumento di 1,3 centesimi di euro, mentre Tamoil ha innalzato solo il prezzo del gasolio portandolo a 1,219 euro, ovvero a 0,4 centesimi in più.

Si verifica puntualmente l’andamento a due velocità dei listini carburanti, i quali aumentano sistematicamente quando le quotazioni al petrolio vanno all’insù e, invece, non calano conseguentemente alla riduzione del prezzo del greggio. Inoltre, non è servito a nulla il tavolo convocato lo scorso 19 febbraio da Roberto Sambuco, Garante per la sorveglianza sui prezzi - conosciuto anche come Mister Prezzi - con Governo, associazioni dei consumatori e compagnie petrolifere, affinché si riformasse in quattro punti il mercato dei carburanti. Così, gli automobilisti continuano a “pagare” la miopia della politica su questo argomento, ora più che mai concentrata sulle elezioni regionali.

Via | ANSA

Benzina e Petrolio: si va delineando uno scenario incomprensibile

pubblicato da Dario Montrone

Aumento del prezzo dei carburanti

Quotazioni del petrolio in leggero ribasso, prezzi dei carburanti in aumento. E’ questo lo scenario che si va delineando in questo periodo e che, molto probabilmente, interesserà tutta l’estate. In un anno, il prezzo di un barile di petrolio è sceso da 144 a 67 dollari, ma i prezzi alla pompa sono tornati ai massimi di qualche mese fa. Proprio stamattina, risultano in calo le quotazioni del greggio sul mercato elettronico after hours di New York. In poche parole, il petrolio che verrà consegnato ad agosto vale 66,37 dollari al barile.

La situazione diventa incomprensibile alla luce delle dichiarazioni rilasciate dalle associazioni a difesa del consumatore. Infatti, secondo Carlo Rienzi, presidente di Codacons, “i listini della benzina raggiungeranno quota 1,5 euro al litro entro il mese di agosto, grazie al famoso gioco della doppia velocità messo in atto dai petrolieri”. Se si dovesse verificare questa situazione, ci troveremmo di fronte ad un paradosso, perché il costo dei carburanti sarebbe quasi pari allo stesso periodo dello scorso anno, nonostante il prezzo del petrolio che le compagnie raffineranno ad agosto sia quello registrato nella giornata di oggi.

Inoltre, Rienzi ha aggiunto che “finora il Governo non ha fatto nulla per punire le speculazioni sui prezzi dei carburanti e non crediamo abbia intenzione di intervenire a tutela delle famiglie. Non ci resta che sperare nell’intervento dell’Antitrust o della magistratura per evitare che le nostre previsioni diventino una triste realtà”.

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Benzina: il Governo si accorge dell'aumento dei prezzi

pubblicato da Dario Montrone

Scajola: il Governo interverrà sugli aumenti dei prezzi dei carburanti

Ce ne siamo accorti tutti, i prezzi dei carburanti alle pompe di benzina stanno aumentando. E, adesso, sembra che se ne siano accorti anche alcuni membri del Governo, i quali in passato si sono dimostrati miopi, il più delle volte. Come ha affermato Claudio Scajola - ministro delle Attività Produttive - “le oscillazioni e l’alta volatilità del prezzo del petrolio sono nel mirino del Governo”.

Scajola ha aggiunto che il Consiglio di Ministri riunirà “di nuovo intorno a un tavolo tutte le categorie interessate”, soprattutto per tenere sotto controllo il prezzo della benzina alla pompa.”E’ troppo lenta la discesa del prezzo alla pompa quando scende il prezzo al barile: dobbiamo equipararlo all’Europa e non tollereremo furbizie”, ha poi aggiunto il ministro. D’altro canto, gli automobilisti ormai stanchi dei soliti annunci, aspettano che le parole fin qui espresse si traducano in fatti concreti.

Via | ANSA

Petrolio: l'OPEC non aumenterà la produzione. Quotazioni verso i 100 dollari al barile

pubblicato da Dario Montrone

Petrolio: si va verso i 100 dollari al barile

Ecco una notizia che, di questi tempi, non piacerà a nessuno. Lo sceicco Ahmed al-Abdullah al-Sabah, ministro del petrolio del Kuwait, ha dichiarato che l’OPEC non ha alcuna intenzione di aumentare la produzione di petrolio per consentire una diminuzione del prezzo del greggio. Ma c’è di più. Sempre per voce dello sceicco kuwaitano, il cartello sarebbe disposto ad un’eventuale aumento in futuro della produzione, ma solo se le quotazioni del petrolio raggiungeranno nuovamente la soglia dei 100 dollari al barile.

Abituati già da tempo a questo tipo di annunci e anticipazioni, immaginiamo che il petrolio - ora quotato intorno ai 70 dollari al barile - tornerà presto ai valori di 100 dollari e anche oltre, come avvenuto nel recente passato. La scelta dell’OPEC di indirizzare le quotazioni verso valori a tre cifre è spinta dalla grande capacità di ritorno finanziario che detiene il petrolio e non da un aumento di richieste del greggio stesso.

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Petrolio: il prezzo al barile sale a piccoli passi

pubblicato da Dario Montrone

Il prezzo del petrolio sale dolcemente

E’ cominciata la risalita del prezzo del petrolio. Ma si tratta di una crescita giornaliera molto lenta, quasi impercettibile agli automobilisti. Il prezzo di un barile di petrolio ha raggiunto il picco massimo da 7 mesi a questa parte, vale a dire 68 dollari, praticamente il doppio rispetto alle quotazioni di inizio d’anno che oscillavano sui 34 dollari. Proprio il valore debole della moneta statunitense sta portando ad un aumento del greggio e di altre materie prime.

Il picco storico di 147,5o dollari registrato a luglio del 2008 è ancora lontano, ma le quotazioni del petrolio hanno ricominciato a galoppare e non è esclusa una nuova impennata. Le maggiori conseguenze si avranno sul prezzo della benzina. Ad accendere i riflettori sul lento ed inesorabile aumento del greggio sono stati i nostri colleghi francesi di Autosblog.fr, i quali hanno sottolineato l’aumento di 10 centesimi registrato la settimana scorsa che ha portato il prezzo della verde a 1,20 euro e il gasolio a 0,95 euro.

E’ curioso constatare che oltralpe il prezzo dei carburanti sia inferiore a quello praticato in Italia. E fa ancora più rabbia perché in Francia non esiste alcuna tassa di possesso, abolita qualche anno fa e spalmata sui prezzi della benzina secondo la logica “paga più tasse chi usa di più l’auto”. In questo caso, il Governo Italiano dovrebbe subito convocare una riunione con i petrolieri per discutere su questi aumenti sproporzionati.

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Ricomincia a salire il prezzo della benzina

pubblicato da Dario Montrone

Ricomincia a salire il prezzo della benzina

Nell’estate del 2008 abbiamo assistito ad uno scenario economico-finanziario che ha minato fortemente alle fondamenta della nostra mobilità: in quel periodo, le quotazioni del petrolio giunsero intorno ai 150 dollari al barile e il conseguente prezzo della benzina salì a circa 1,60 euro al litro. Per molti è un lontano ricordo, visto anche il successivo calo di greggio e carburanti. Ma lo spettro di un rialzo dei prezzi è in agguato. E le conseguenze potrebbero essere più gravi di quelle a cui abbiamo già assistito.

Si avvicina l’estate e le associazioni dei consumatori lanciano l’allarme, soprattutto per gli aumenti alle pompe di benzina registrati in questi giorni. In una nota diramata dalla Codacons, il Presidente Carlo Rienzi denuncia: “La velocità disarmante con cui crescono i prezzi di benzina e gasolio alla pompa rispetto le quotazioni del petrolio conferma i sospetti di speculazione a danno dei cittadini. Basti pensare che i rialzi immediati dei listini alla pompa comportano un maggior esborso per gli automobilisti pari a 7 euro a pieno, considerato che il prezzo corretto alla pompa dovrebbe essere inferiore di almeno 12-14 centesimi di euro al litro. Nei mesi scorsi abbiamo assistito ad un lento adeguamento, seguito poi da un blocco speculativo. Oggi siamo in presenza di incrementi del prezzo del petrolio a 57-58 Dollari al barile ed immediatamente vi è stato un adeguamento “speculativo” a 1,26 euro al litro. Secondo i nostri calcoli, il prezzo si dovrebbe attestare sui 1,11-1,12 Euro al litro e dovrebbe seguire una diversa velocità, pari a quella a cui abbiamo assistito nella discesa del prezzo”.

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L'Opec taglia la produzione di petrolio: 2,2 milioni di barili in meno al giorno

pubblicato da p.a.fina

barile di petrolio

Se il prezzo crolla, loro non vedono soluzione migliore: tagliare la produzione. L’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) ha infatti concordato un nuovo calo nella produzione quotidiana di greggio: oltre 2,2 milioni di barili in meno; i quali si aggiungono ai precedenti 2 milioni decurtati fra settembre ed ottobre.

Rispetto allo scorso settembre, la produzione è calata di oltre 4.2 milioni i barili – maggior “stretta dal 2003. A dispetto di questa manovra, il prezzo dell’oro nero (più opaco di un tempo) continua a calare; risulta pertanto arduo da capire come un’organizzazione come l’Opec possa contrastare un fenomeno legato alla domanda (in calo sia nel 2009 che, si prevede, nel 2009) ed all’offerta.
Via | Il Sole 24 Ore (Grazie a derek per la segnalazione)

Petrolio: 25 dollari al barile nel 2009?

pubblicato da Fabio Sciarra

pompa petrolio

Sembra impossibile, eppure fior di analisti sono pronti a scommetterci. Va detto, per onor di cronaca, che i medesimi tromboni sparavano solo qualche mese fa cifre che oggi sappiamo ridicole, come 200-250 dollari al barile, quindi queste speculazioni vanno prese per quello che sono. Fatta la necessaria premessa, veniamo alla notizia: il petrolio potrebbe costare 25 dollari al barile nei primi mesi del prossimo anno.

A dirlo non sono state delle teste di rapa, ma Francisco Blanch di Merryll Lynch Commomdity e Joe Petrowski, CEO di Gulf Oil. “Scendere temporaneamente sotto i 25 dollari al barile verso i primi del 2009 non è improbabile, soprattutto se la recessione dovesse raggiungere la Cina. Se inoltre continuerà la stretta creditizia verso l’industria, sul breve termine avremo un’ulteriore contrazione della domanda di greggio” ha dichiarato Blanch.

Gli ha fatto eco Petrowski, che in un’altra occasione ha addirittura parlato di prezzi in picchiata verso i 20 dollari entro i primi del prossimo anno.

Via | CarScoop