Attraverso una nota ufficiale Fiat ha smentito le indiscrezioni relative alla chiusura degli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano, negando così quanto riportato in mattinata dal sito Affaritaliani.
Articoli di stampa apparsi in questi giorni hanno attribuito a Fiat l’intenzione di chiudere gli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano d’Arco. In particolare, il sito affaritaliani.it ha pubblicato oggi una tabella che riguarderebbe le future produzioni della Fiat in Italia e dalla quale si desumerebbe l’esistenza di un piano Fiat riguardante la chiusura degli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano. Tale tabella (copia del pdf in apertura, nda) non riflette in alcun modo né i piani, né le intenzioni di Fiat. Lo stabilimento di Pomigliano produce da circa quattro mesi la Nuova Panda, vettura di punta del marchio Fiat. Per Mirafiori il piano, che è stato stabilito e annunciato, prevede la produzione di due modelli: una vettura del brand Fiat a partire da fine 2013 ed una del brand Jeep a partire dal secondo trimestre 2014. Non esiste alcun piano di chiusura di impianti automobilistici in Italia.
Vediamo insieme cos’è accaduto. Affari Italiani aveva pubblicato questa mattina:
la scelta sarebbe già stata fatta. E si tratta appunto di Torino e Napoli. Le ragioni sono esclusivamente tecniche. (…) al centro ricerche Fiat di Pomigliano d’Arco (ex Elasis) sono emerse gravi criticità sull’industrializzazione dell’Alfa Romeo 4C; in particolare sarebbero stati commessi errori riconducibili al telaio in carbonio. Ma soprattutto il gruppo ha un sottoutilizzo degli impianti europei che di qui a poco diverrà sintomatico e l’ipotesi di costruire in Italia per vendere negli States è poco più di una favola. Marchionne, che non ha perdonato all’Italia il “no” sugli aiuti richiesti qualche anno fa per la sopravvivenza di Termini, ha dunque deciso di ipotizzare, entro il 2016, la chiusura di Pomigliano d’Arco e Mirafiori
L’intervento ufficiale di Fiat spegne le voci ed i rumors nati qualche giorno fa dopo la chiacchierata fra l’amministratore delegato Sergio Marchionne ed il giornalista del Corriere della Sera Massimo Mucchetti. “Tutti gli stabilimenti staranno al loro posto – rivelò il numero uno del Lingotto. Abbiamo tutto per riuscire a cogliere l’opportunità di lavorare in modo competitivo anche per gli Stati Uniti, ma se non accadesse dovremmo ritirarci da 2 siti dei 5 in attività”. Affaritaliani ha ripreso oggi i contenuti della chiacchierata ed ha scoperto che “nei piani di Fiat 2012-2016 ci sarebbe la chiusura di ben due stabilimenti, Mirafiori e Pomigliano”. Dal tempo condizionale si era quindi passati all’indicativo, in virtù di nuove ed inattese rivelazioni concesse da una fonte vicina al Lingotto.
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Il nuovo contratto per lo stabilimento di Pomigliano d’Arco è stato firmato e saranno così sbloccati gli investimenti previsti dal gruppo Fiat per 700 milioni di Euro. Fim, Uilm, Ugl e Fismic hanno firmato, mentre Fiom è rimasta sulla proprie posizioni contestando la legittimità stessa del testo, come già accaduto a Giugno quando furono presi gli accordi preliminari ed annunciando uno sciopero generale il prossimo 28 Gennaio. I 4600 dipendenti riassunti dalla Newco riceveranno salariali, nuovi inquadramenti professionali e saranno impiegati nelle linee di montaggio della nuova Panda, attesa alla fine del 2011, vero cardine del rilancio dello stabilimento campano. La produzione sarà articolata su 18 turni, 24 ore al giorno per 6 giorni la settimana.
Il ministro del lavoro Sacconi, come riportato dal Corriere, ha commentato positivamente l’accordo: “la firma del contratto collettivo che verrà applicato ai lavoratori assunti dalla nuova società Fiat di Pomigliano consolida l’investimento promesso, e già avviato, mentre migliora le condizioni retributive e le potenzialità di progressione reddituale e professionale dei lavoratori. Il Governo ha fatto la sua parte con la detassazione - al dieci per cento - di tutta la parte del salario che si può ricondurre alle intese per la maggiore produttività del lavoro. Tutto ciò nasce da esigenze pratiche e non da disegni ideologici. Ben venga tuttavia un’utile discontinuità nel sistema di relazioni industriali, soprattutto là ove il vecchio impianto politico-culturale fondato sull’inesorabile conflitto sociale ha prodotto bassi salari e bassa produttività. È ora il tempo di accelerare tutto ciò che, al contrario, può far crescere tanto i redditi da lavoro quanto la competitività delle imprese perchè le relazioni industriali hanno un ruolo primario nell’attrazione di investimenti”.
Diametralmente opposta la posizione di Fiom, come traspare dalle dichiarazioni del segretario generale Maurizio Landini: “L’accordo siglato per il nuovo contratto di lavoro per lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco è ancora un fatto gravissimo. Fa sorridere: avevano fatto un accordo separato a giugno, ed ora ne hanno dovuto fare un altro per peggiorare ancora le condizioni. L’accordo di oggi dimostra ancora una volta che Fiat vuole cancellare il contratto e i diritti dei lavoratori”.

L’incontro risolutivo è in programma per questo pomeriggio, quando Fiat ed i sindacati proseguiranno i colloqui per definire il futuro dello stabilimento di Pomigliano. Le trattative sono comunque velate di pessimismo, perché la Fiom non ritiene opportuno firmare il testo in quanto “contiene profili di illegittimità”. Maurizio Landini, segretario generale del sindacato, ha inoltre disapprovato l’ipotesi di indire un referendum fra i lavoratori perché ritiene inopportuno sottoporre al voto accordi in palese contrasto con la Costituzione.
La Fiom rivendica poi “il diritto individuale di aderire a uno sciopero, sancito dall’articolo 40 della Costituzione” che “diviene oggetto di provvedimento disciplinare fino al licenziamento”. La bozza dell’accordo proposto da Fiat prevede infatti che la violazione di una delle condizioni rappresenti infrazione disciplinare punibile anche con il licenziamento.
Via | Corriere

Le sigle sindacali Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno accettato la proposta avanzata da Fiat per il futuro dello stabilimento di Pomigliano d’Arco. L’unica ad aver espresso parere contrario è la Fiom, che accusa il Lingotto di aver messo in atto “un ricatto bello e buono verso i lavoratori”. I sindacati sottoporranno il testo dell’accordo ai tesserati tramite referendum prima di esprimere il definitivo assenso. Maurizio Landini, segretario generale Fiom, ha invece comunicato che il comitato direttivo del sindacato si riunirà lunedì per valutare le iniziative da intraprendere.
Prima dell’agognata svolta nelle trattative, l’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne ha voluto precisare che “siamo andati là per chiudere. Speriamo. Se poi non vogliono farlo… Siamo alla fine dei tempi, c’è un limite a tutto e io la macchina la devo far partire”. Il Ministro del lavoro Maurizio Sacconi ha invece puntato l’indice contro Fiom, con la “speranza che rifletta sul proprio autoisolamento e concorra a dare a Pomigliano l’unica prospettiva possibile”.

Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, si è augurato di raggiungere quanto prima l’intesa per risolvere le incertezze legate allo stabilimento di Pomigliano, anche per rendere meno nebuloso il futuro della nuova Panda. “Per Pomigliano speriamo di trovare un accordo, ma lo sforzo lo devono fare tutti. Le nostre richieste non sono niente di straordinario”, ha commentato Marchionne durante la visita di Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, presso la redazione del quotidiano La Stampa.
Il manager ha poi rivelato che, trovando l’accordo, si potrà partire con la produzione della Panda già nel 2011. “Se no, la andiamo a fare altrove. L’auto è da farsi, non abbiamo scelta”, ha concluso Marchionne.
Via | La Stampa (Ringraziamo il nostro lettore “MikDic” per la segnalazione)
La produzione della Fiat Panda potrebbe rimanere nella fabbrica polacca di Tychy invece di raggiungere quella campana di Pomigliano d’Arco. Il motivo? Qualora i sindacati non dovessero accettare le condizioni dell’azienda, i presupposti per portare le linee di montaggio della citycar torinese in patria verrebbero a mancare.
Oggi i sindacati dei metalmeccanici FIM, FIOM e UILM si riuniranno per valutare i margini per una risposta condivisa, dopo i recenti incontri con la casa, ma l’accordo sulla maggiore flessibilità cui Fiat vincola l’investimento di 700 milioni per portare la produzione della prossima Panda a Pomigliano appare difficile.
I sindacati infatti, secondo quanto riportato da Il Giornale, non si troverebbero d’accordo sulla proposta Fiat che mira a ottenere un aumento dei turni da 15 a 18, il raddoppio da 40 a 80 delle ore di straordinario comandate e un taglio di 10 minuti delle pause.
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Ieri si è svolto il primo incontro tra Fiat e i sindacati sul nuovo piano industriale della casa e più precisamente sui cambiamenti che interesseranno la produzione italiana. Nel nostro paese, entro il 2014, la produzione di auto dovrà raddoppiare entro il 2014, grazie ad un investimento complessivo di 20 miliardi.
Sarà però il prossimo 4 maggio che il confronto entrerà nel vivo: in quella data si affronterà la questione Pomigliano d’Arco, stabilimento da cui Torino vuole una maggiore flessibilità, con il passaggio a 18 turni, il ricorso alla mobilità interna, una riduzione delle pause e l’aumento da 40 ad 80 ore di straordinario obbligatorio.
Fiat ha inoltre spiegato ieri ai rappresentanti dei lavoratori che con il passaggio a 18 turni, ferme restando le attuali 37 ore e mezza settimanali, gli operai vedrebbero importanti incrementi salariali: a titolo d’esempio, la maggiorazione per un operaio di terzo livello sarà di circa 3200 euro lordi l’anno (+14%) per effetto dei turni di notte.
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In attesa del prossimo 21 aprile, quando i vertici dell’intero gruppo Fiat-Chrysler renderanno noti i dettagli del piano industriale 2010-2014, Automotive News anticipa i maggiori contenuti del piano stesso. A partire dai numeri caratterizzanti. Entro il 2014, Sergio Marchionne conta di rifocillare l’alleanza fino a spingerla verso il traguardo delle 5.5 milioni di immatricolazioni annue divise in maniera quasi equa - 2.8 milioni Fiat Group Automotive, 2.7 Chrysler Group LLC - tramite 16 nuovi modelli proposti con i marchi Abarth, Alfa Romeo, Fiat e Lancia. L’amministratore delegato guarderà con particolare attenzione a tre mercati cardine, dove verranno dirottati i principali investimenti: la Russia assorbirà 2.4 miliardi di euro per produrre 500mila vetture ogni 12 mesi, mentre in Cina, con Guangzhou Automobile, saranno prodotte 220mila esemplari ogni anno. Il Nord America sarà invece la culla della 500 - prodotta nello stabilimento di Toluca, in Messico -, presto seguita dalla versione Convertibile e con logo Abarth; tutte varcheranno anche in confini brasiliani.
Nel cuore della Torino operaria, a Mirafiori, avrà natali un inedito monovolume medio-piccolo, conosciuto come L0: ispirato nelle linee proprio alla 500, varcherà l’oceano per essere commercializzato in Nord America; in Europa qui da noi prenderà il posto di Idea e Multipla. Entro il 2014 sarà il momento dei saluti per Punto Evo e Bravo (2013), mentre la nuova Panda oltrepasserà le Dolomiti per cambiare domicilio: da Tychy, in Polonia - dove viene prodotta attualmente - , al sole di Pomigliano d’Arco. Lo stabilimento polacco verrà saturato dalla prossima Lancia Ypsilon, commercializzata - insieme alla Delta - con marchio Chrysler nei soli paesi anglosassoni. La Musa, invece, terminerà la propria carriera commerciale nel 2011. Il costruttore di Auburn Hills non subirà operazioni di re-badge per le prossime Sebring (berlina e cabriolet), 300C e Voyager.
Ed Alfa? Il costruttore del Portello potrebbe realizzare un’ammiraglia a partire dalla 300C, che verrà prodotta a Brampton, nell’Ontario, per poi essere esportata nei principali mercati. Il pianale utilizzato dalla 169, a trazione posteriore, fornirà la base meccanica per alcune coupé e cabrio con effigi Chrysler, Lancia e Maserati, tutte assemblate nello stabilimento ex Bertone di Grugliasco. La Giulietta verrà poi declinata in versione crossover, mentre la Giulia (erede della 159) sarà tripartita: berlina con dimensioni medie, station wagon e crossover grandi; tutte, però, su piattaforma “Compact Wide”. Novità anche per la Fiat Linea, sostituita (nel 2011) da un nuovo modello realizzato in Cina, e per le Uno e Palio. Infine, un ultimo inciso riguardante i motori. FTP adotterà la tecnologia MultiAir anche per i propulsori alimentati a gasolio, soluzione fondamentale per rispettare le future normative Euro 6 senza l’utilizzo di additivi chimici.
La Fiat del futuro si svilupperà fra i tagli di oggi, seppur controbilanciati da un aumento della produzione. A poco meno di un mese (21 aprile) da quando Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, illustrerà il piano industriale piano industriale 2010-2014, Repubblica ha fornito le prime indiscrezioni relative al contenuto dello stesso. Fiat taglierà 5.000 dipendenti distribuiti fra gli stabilimenti di Cassino (500 maestranze), Mirafiori (2.500) e Termini Imerese (1.600), con quest’ultimo destinato alla definitiva chiusura. Gli ultimi 500 operai potrebbero perdere il posto a Pomigliano, dove verrà portata a termine la produzione dei modelli Alfa Romeo.
Il piano di sviluppo si compone poi del passaggio relativo alla produzione italiana, che aumenterà del 50% (da 600.000 a 900.000 unità annue) grazie soprattutto al trasferimento della Panda III dallo stabilimento polacco di Tychy al sito di Pomigliano, oggetto di una riconversione già quantificata in 750 milioni di euro. la riorganizzazione degli impianti prevede di trasferire la produzione di Bravo, Delta, Alfa Romeo Giulietta ed un inedito crossover a Cassino - dove attualmente vengono assemblate Bravo, Croma e Delta -, mentre a Mirafiori avrà natali la MiTo ed una monovolume (conosciuta come L1) a cinque e sette posti erede della Idea.
I modelli prodotti in Italia caleranno comunque dagli attuali dodici ad otto, escludendo il contributo offerto dall’impianto Bertone a Grugliasco dove saranno prodotte alcune vetture dal sangue americano - con tutta probabilità Chrysler 300C e Jeep Grand Cherokee. Il gruppo Fiat ha poi in programma di avviare alcune linee di produzione anche in nord America, che daranno origine a sette prodotti per un volume complessivo superiore alle 350.000 unità annue. Queste auto saranno le Giulietta, Sportover e 169, le Lancia derivate da Chrysler 300C e Voyager più la Fiat 500. Il marchio di corso Agnelli proporrà poi una fantomatica “Tourney”, modello ancora sconosciuto.
Via | Repubblica (Ringraziamo i numerosi lettori per la segnalazione)

Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico, ha ammesso che sono pervenute “8-9-10 offerte” per lo stabilimento palermitano di Termini Imerese. “Stiamo compiendo le opportune valutazioni”, puntualizza Scajola nel corso della trasmissione televisiva Mattino 5, “che presenteremo il prossimo 5 marzo al tavolo dell’auto per valutare qual è quella che può garantire i posti di lavoro: abbiamo tempo un anno e mezzo”. “Con la Fiat il discorso su Termini è chiuso, ma il gruppo concorda che agevolerà e non ostacolerà un’opzione diversa”, precisa il ministro. “La dirigenza Fiat ha dichiarato di voler chiudere lo stabilimento. Prendiamo atto della decisione, ma abbiamo chiesto che la produzione in Italia aumentasse da 650 mila a 900 mila pezzi, quindi una grande crescita di produzione e di lavoro”. “Abbiamo chiesto alla Fiat che si impegni insieme a noi a trovare una soluzione industriale”, conclude il ministro.
Lo stabilimento di Pomigliano d’Arco vive invece una congiuntura meno penalizzante, sebbene stia soffrendo per l’attuale “crisi di produzione dell’Alfa Romeo”. Tuttavia, Scajola ha ribadito che “nell’accordo con la Fiat si prevede lo sviluppo di Pomigliano, portando lì la Panda che è il modello di punta delle vendite. Per Pomigliano c’è un percorso di crescita”.
Scajola conclude il proprio intervento con una battuta sugli incentivi, invitando a placare le polemiche. “La Fiat ha avuto, come molti, aiuti sullo sviluppo: i 270 milioni sono per ricerca e investimenti che hanno permesso alla Fiat di avere prodotti innovativi”. Aiuti che “non dovranno essere restituiti, ma c’è l’impegno per sviluppare l’italianità. Non c’è dubbio che in passato Fiat ha dato prova di poca attenzione all’auto, ma da quando c’è Marchionne, la Fiat ha investito sull’auto. “Basta polemiche”, invita il ministro, “ma la Fiat si ricordi che l’Italia e gli italiani hanno dato a Fiat come Fiat ha dato agli italiani”
Via | Corriere (Ringraziamo il nostro lettore “a1″ per la segnalazione)

Fiat Auto ha deciso di fermare la produzione di veicoli per 14 giorni, dal 22 Febbraio al 7 Marzo. Saranno coinvolti i siti produttivi di Mirafiori, Termini Imerese, Sevel, Melfi, Cassino e Pomigliano e la cassa integrazione interesserà circa 30.000 dipendenti: la causa è da ricercarsi nel calo vistoso degli ordinativi nel mese di Gennaio e nel previsto calo della domanda per i primi mesi dell’anno 2010, dopo la buona chiusura del 2009 grazie allo slancio degli incentivi statali.
Via | Sole24ore
A partire dall’ultima settimana di ottobre, il gruppo Fiat manderà in cassa integrazione 700 lavoratori impiegati nelle linee produttive dell’Alfa Romeo MiTo. La notizia, anticipata nella mattinata dai sindacati di fabbrica, verrà ufficializzata nelle prossime ore.
Attende una conferma anche la seconda indiscrezione di giornata: nello stabilimento di Pomigliano d’Arco verranno assemblate le future Panda ed Alfa Romeo Giulia e 169. «Solo voci», precisano dalla fabbrica campana, anche se Gerardo Giannone (Fim-Cisl) auspica l’attribuzione di un nuovo modello «come riconoscimento dell’impegno profuso dai lavoratori».
Via | Il Corriere e Il Giornale (Ringraziamo i nostri lettori “Josef” e “stern” per le segnalazioni)