Toyota aggiorna il pick-up Hilux con il rinnovato motore 2,5 D4D in versione 2WD e 4WD. Il 4 cilindri guadagna 24 Cv, toccando quota 144 Cv e 343 Nm di coppia massima a 1600 giri. La nuova turbina a geometria variabile e gli inediti iniettori a solenoide contribuiscono anche al contenimento dei consumi medi, pari a 7,4 l/100 km per la 2 ruote motrici e 8,3 l/100km per la 4WD, con emissioni pari rispettivamente a 197 e 219 g/km di CO2.
Le prestazioni sono migliorate notevolmente: con il cambio manuale a 5 rapporti in dotazione, la Hilux 2,5 D4D raggiunge i 170 km/h ed accelera da 0 a 100 km/h in 13,5 secondi (2WD) o 15 secondi (4WD). Nella gamma, la Hilux è disponibile con carrozzeria single Cab e trazione posteriore, mentre la 4WD può essere ordinata in versione Single Cab e Double Cab. Resta a listino la più potente Hilux 3,0 D4D 171Cv, disponibile anche con cambio automatico a 5 rapporti.

E’ un mercato dell’auto pazzo, che cambia rotta nel giro di pochi mesi, quello di questi ultimi tempi. Soprattutto negli Stati Uniti, e fondamentalmente per l’andamento del prezzo del petrolio. Prima, il picco del barile di greggio ha affossato pick-up e grossi SUV (e indirettamente ha accelerato la crisi delle Big Three). Ora l’oro nero costa pochissimo e gli americani tornano a comprare grosso: a dicembre le auto saranno superate nelle immatricolazioni da pick-up e grossi SUV.
Oggi come oggi infatti, fare il pieno ai bestioni yankee non costa più uno sproposito e, un po’ perché le abitudini sono dure a morire, un po’ perché chi ha effettivamente bisogno di questi mezzi può comprarseli senza tanti grattacapi, ecco che tutte le chiacchiere sulle auto più piccole sono andate in fumo, almeno stando ai numeri.
Non solo le vendite dei pick-up mostrano il segno più, ma quelle delle ibride, all’esatto opposto confermano una nostra osservazione risalente a più di un mese fa, calando in maniera molto più vistosa rispetto alle auto più tradizionali. Solo un sussulto passeggero o qualcosa di più?
Via | Autoblog.com
Passano i giorni e continuano gli aggiornamenti sul futuro di Chrysler LLC: secondo un articolo odierno del Detroit News, il gruppo Renault-Nissan, del cui coinvolgimento nelle manovre vi abbiamo già dato conto, sarebbe interessato ad acquisire una quota attorno al 20% del gruppo di Auburn Hills.
Nel caso in cui la mossa dovesse andare in porto, i piani di GM per l’acquisizione dei “dirimpettai” potrebbero subire una battuta d’arresto, o come minimo una profonda revisione strategica.
Gli azionisti del colosso franco-nipponico tuttavia, non sarebbero del tutto entusiasti del progetto: l’ingresso di un terzo membro nell’alleanza non è visto di buon occhio, e in particolare la grave situazione attuale di Chrysler non aiuta certo a far digerire la proposta.
Continua a leggere: Renault-Nissan punta al 20% di Chrysler LLC
Novità in vista per i modelli Hummer commercializzati in Europa: come annunciato dal costruttore americano, accanto ai leggeri ritocchi estetici che investiranno H2 ed H3, sono pronte alcune novità di sostanza che riguardano l’intera gamma del brand.
I due offroad, al di là di alcune migliorie marginali apportate agli interni e di equipaggiamenti di sicurezza più generosi, porteranno al debutto due novità di motore. I due V8 (il 5.3 dell’H3 ed il 6.2 dell’H2) saranno disponibili dal 2009 come unità a doppia alimentazione. Le nuove versioni verranno denominate FlexPower.
A partire dalla fine del prossimo anno poi, il “piccolo” H3 verrà offerto (come avevamo anticipato già in marzo), anche come turbodiesel. A tale riguardo si parla di un motore da 175 CV e 440 Nm, capace di un consumo combinato di 10,7 l/100 km. Niente è stato invece deciso riguardo l’adozione della propulsione ibrida nè in merito all’eventuale commercializzazione del concept HX.

General Motors vuole espandere il suo numero di collaborazioni internazionali allargandosi in Cina. Questa volontà emerge chiaramente dai contatti avviati con Hebei Zhongxing e il Gruppo FAW (First Automobile Works). Il primo è uno specialista in pick-up e veicoli da lavoro leggeri, il secondo non ha bisogno di molte presentazioni dato che oltre ad avere già collaborazioni in atto con Toyota, Mazda e Volkswagen è uno dei più grandi costruttori cinesi.
Al momento la notizia, riportata da Reuters, non offre ulteriori dettagli: l’agenzia di stampa si limita a sottolineare come tra i tre soggetti “tutte le strade siano ancora aperte”.
La mossa va inquadrata nel rallentamento di General Motors in Cina: con un tasso di crescita sceso del 6% in un anno, Detroit deve necessariamente rafforzare la sua presenza nell’enorme paese asiatico, soprattutto considerando le difficoltà che al momento stanno attraversando i mercati occidentali.
I SUV e i pick-up hanno preso ad andar male in America, da qualche mese a questa parte. E da questo punto di vista le Big Three sono strettamente legate. Ma mentre General Motors e FoMoCo possono contare (seppure poco) sulle vendite dei loro modelli più piccoli, il Gruppo Chrysler non ha nemmeno questa consolazione.
Secondo quanto riportato ieri da Automotive News, il management di Auburn Hills potrebbe decidere un taglio della produzione allo stabilimento di Belvidere, Illinois, fabbrica che produce Dodge Caliber, Jeep Compass e Jeep Patriot.
Nel mese di giugno sul mercato americano, la Caliber è sprofondata del 43,6% rispetto allo stesso mese del 2007, la Compass ha perso il 38,8% e solo la Patriot, con il suo +5,5% ha messo a segno un dato in controtendenza. Ma perchè Chrysler va così male nel segmento delle piccole?
Continua a leggere: Chrysler LLC: in USA vanno a fondo anche Caliber, Compass e Patriot

Proprio come era successo a maggio, le case giapponesi Toyota e Honda sono riuscite a stare davanti al pick-up Ford F-series, fino a due mesi fa e per 17 anni consecutivi re indiscusso del mercato statunitense.
Ora si sa, i tempi sono cambiati e per gli americani stessi sembra giunta al tramonto la stagione dei grossi pick-up, bestioni inadeguati in tempi di caro-carburanti. E dunque, niente di nuovo sotto il sole rispetto a maggio: l’F-Series si conferma quinto, e se non fosse per l’avvicendamento tra le nuove quattro regine le cose sarebbero rimaste assolutamente invariate.
Invece nel mese di giugno la Toyota Corolla e Camry hanno superato la Honda Civic, scesa sul gradino più basso del podio davanti alla sorella grande Accord. A fronte dei loro numeri in cospicua crescita rispetto allo scorso anno, fa ancora più scalpore il -40,5% del pick-up dell’Ovale Blu.
Via | CarScoop
La scommessa di riuscire a vendere più auto nel 2008 rispetto al 2007 potrebbe rivelarsi quantomeno azzardata per Toyota: nonostante ibride e piccole stiano regalando grosse soddisfazioni sul mercato americano, il tracollo delle vendite dei pick-up sta trascinando inesorabilmente verso il basso i risultati dell’anno corrente.
I giapponesi -magrissima consolazione- si trovano in buona compagnia: se i costruttori avevano previsto unanimemente le difficoltà del mercato americano, nessuno aveva indovinato la previsione sulle dimensioni della crisi. A niente valgono gli incrementi dei mercati emergenti, spesso in doppia cifra percentuale: ancora troppo ridotto è il loro apporto rispetto all’enorme bacino della clientela statunitense.
Insomma, a Tokyo non hanno certo voglia né motivo di festeggiare; eppure, dall’altra parte del Pacifico c’è chi invidia la posizione dei nipponici: a differenza delle Big Three, e nonostante la recente ammissione secondo cui “eguagliare i risultati dello scorso anno sarà molto difficile”, Toyota continua in un modo o nell’altro a generare profitti. Cosa che da troppo tempo non riesce all’industria americana.
Via | Autoblog.com

Il buco nero che sta voracemente divorando il settore americano dei pick-up e dei light trucks, assume giorno dopo giorno dimensioni più preoccupanti.
GM ha annunciato giovedì che non rifinanzierà lo sviluppo di bestioni ormai preistorici come l’Escalade, mentre ieri Ford ha comunicato che ritarderà di due mesi il lancio del nuovo F150, gloria decaduta dell’automobile americana che in maggio ha perso il titolo di auto più venduta in USA precipitando dopo ben 17 anni al quinto posto della classifica.
Il motivo del ritardo sta proprio nelle avverse fortune cui sta andando incontro la generazione attuale: i concessionari si trovano a dover smaltire le giacenze di magazzino prima dell’arrivo del nuovo modello. Sorte triste e ingloriosa per questo vecchio re inseguito sul viale del tramonto dall’inesorabile rullo compressore della Storia.
Via | KickingTires

Il colosso americano General Motors ha comunicato oggi che non intende rinnovare il processo di sviluppo per la prossima generazione di pick-up e SUV full-size dei marchi afferenti al Gruppo.
Il motivo è che dopo le batoste degli ultimi mesi, capaci di portare alla luce lo stato di crisi latente nell’automotive americano e nelle sue logiche troppo spesso sorde ai venti di rinnovamento, le vendite continuano invariabilmente a scendere in misura inversamente proporzionale al salire dei prezzi della benzina.
Invece di sprecare risorse sulle future generazioni di pachidermi come Escalade, Silverado, Tahoe e compagnia bella, General Motors ha così deciso di dirottare gli investimenti sul miglioramento della gamma. Gli approdi verso cui naviga Detroit sono quelli dove si stanno dirigendo un po’ tutti al giorno d’oggi: la nicchia dei crossover ed il risparmio di carburante.
Via | DetroitNews

Dopo la notizia secondo cui un impianto Ford del Michigan sarebbe andato incontro ad un periodo di chiusura di nove settimane, arrivano oggi da Automotive News nuove informazioni sullo stato di salute della casa americana. A chiudere i battenti saranno altre due fabbriche, che rimarranno ferme ben oltre le consuete due settimane estive.
Il motivo, manco a dirlo, è la drammatica contrazione della domanda per pick-up e truck sul mercato americano, che ha messo davvero nei guai i produttori americani, già alle prese con difficoltà tutt’altro che trascurabili.
Oltre all’impianto che ha sede in Michigan (dove vengono prodotte Ford Expedition e Lincoln Navigator), chiuderà per almeno quattro settimane la fabbrica del Kentucky dove nasce il pick-up F-Series, per 17 anni il modello più venduto negli USA, fino allo scorso maggio. La manovra era attesa da un momento all’altro: Detroit aveva già congelato gli ordini per la fornitura dei motori.
Continua a leggere: Ford: chiusura estiva forzata per tre impianti produttivi

La “mazzata” rimediata a maggio sul mercato interno (-15,9%) sta dando i suoi frutti: dopo il tracollo delle vendite del suo pick-up di punta, Ford sta mettendo a punto un piano per convertire la produzione di alcuni stabilimenti americani che ora fabbricano trucks e pick-up e che domani -la dirigenza spera di fare presto- sforneranno automobili per rispondere all’evoluzione del mercato.
Secondo una portavoce della casa, venerdì prossimo ci sarà una riunione convocata dai grandi capi al quartier generale di Dearborn, cui parteciperanno i direttori degli impianti e i rappresentanti dei sindacati. All’ordine del giorno l’evoluzione del business e le soluzioni per restare al passo coi tempi.
I dettagli della manovra emergeranno già a luglio secondo Automotive News, ma possiamo anticipare che probabilmente, gli impianti in questione accoglieranno la produzione di alcuni modelli europei. L’obiettivo è offrire auto più parsimoniose e razionali e tagliare nel breve-medio termine il numero totale di piattaforme. Solo rispondendo velocemente al nuovo trend Ford potrà tornare a generare utili nel 2009.