
Ecco una notizia che, di questi tempi, non piacerà a nessuno. Lo sceicco Ahmed al-Abdullah al-Sabah, ministro del petrolio del Kuwait, ha dichiarato che l’OPEC non ha alcuna intenzione di aumentare la produzione di petrolio per consentire una diminuzione del prezzo del greggio. Ma c’è di più. Sempre per voce dello sceicco kuwaitano, il cartello sarebbe disposto ad un’eventuale aumento in futuro della produzione, ma solo se le quotazioni del petrolio raggiungeranno nuovamente la soglia dei 100 dollari al barile.
Abituati già da tempo a questo tipo di annunci e anticipazioni, immaginiamo che il petrolio - ora quotato intorno ai 70 dollari al barile - tornerà presto ai valori di 100 dollari e anche oltre, come avvenuto nel recente passato. La scelta dell’OPEC di indirizzare le quotazioni verso valori a tre cifre è spinta dalla grande capacità di ritorno finanziario che detiene il petrolio e non da un aumento di richieste del greggio stesso.

L’OPEC ha dichiarato nella giornata di ieri che la situazione economica americana ed internazionale, insieme al “miglioramento della situazione geopolitica globale” potrebbero contribuire a far calare il prezzo del petrolio che negli ultimi tempi ha vissuto vertiginosi e continui rialzi.
I produttori di petrolio hanno reso noto nel loro rapporto mensile sul mercato del greggio, che grazie al rallentamento nella crescita globale previsto per il prossimo anno (si parla di un +4,8 %, contro il + 5,2 % del 2007), si può ragionevolmente prevedere un calo del prezzo al barile.
Secondo l’OPEC inoltre, la domanda di petrolio nel mondo dovrebbe crescere di “soli” 1,3 milioni di barili al giorno nel prossimo anno, contro i 2,1 calcolati dall’International Energy Agency. Piano con gli entusiasmi però: gli automobilisti hanno già imparato a proprie spese che il calo del prezzo della materia prima raramente si riflette sul prezzo alla pompa, e quando ciò accade, si tratta spesso di diminuzioni quasi impercettibili.
Via | WindingRoad