
Arriva oggi dall’NHTSA (l’ente americano che si occupa di sicurezza stradale) una buona notizia per General Motors: l’indagine sul rischio d’incendio dovuto alle batterie della Chevrolet Volt è stata archiviata ufficialmente. Il caso era emerso dopo una serie di episodi che hanno interessato alcuni esemplari coinvolti in prove di crash test.
Dopo otto settimane di inchiesta e a seguito dell’annuncio di General Motors in cui è stato chiarito il modo in cui la casa supererà il problema, l’ente ha riconosciuto che non esistono per la Volt né per altre vetture elettriche rischi di incendio più elevati rispetto a quelli che riguardano una normale vettura a benzina. L’NHTSA aveva avviato l’indagine lo scorso 28 novembre, dopo che alcune Volt sottoposte a crash test avevano sviluppato incendi o emesso fumo o scintille nelle settimane successive all’impatto.
Il 5 gennaio GM ha annunciato che il problema riguardava l’involucro protettivo del sistema di raffreddamento delle batterie, che danneggiandosi in un eventuale incidente poteva dar luogo a fuoriuscite del liquido, il quale a sua volta raggiungendo un circuito stampato poteva causare un corto. General Motors ha comunicato che sostituirà la plastica protettiva con una più resistente agli urti e introdurrà una sensore nel serbatoietto del refrigerante che avvertirà di eventuali fuoriuscite. Finora, va sottolineato, nessuna Volt immatricolata ha preso fuoco su strada in seguito ad incidenti.
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Mentre continua ad indagare sulla sicurezza delle batterie della Chevrolet Volt nel mirino dell’NHTSA, General Motors ha annunciato che la piccola Spark EV farà affidamento su un pacco batterie diverso da quello “incriminato”. Per tagliare la testa al toro ed evitare che i rischi potessero riguardare un secondo modello, a Detroit hanno dunque deciso di cambiare drasticamente rotta.
Senza scendere in difficili tecnicismi, la questione è la seguente: la Spark elettrica, come la Volt, userà batterie del tipo agli ioni di litio. Esistono però diverse varianti di questi accumulatori, e la nuova piccola a zero emissioni ne utilizzerà una differente rispetto a quella della berlina ibrida plug-in. L’elemento discriminante risiederà nel catodo della batteria.
Il polo in questione, non sarà costituito da un ossido metallico (di nickel, cobalto, manganese etc.), ma dal composto litio-ferro-fosfato, che tipicamente presenta una minore volatilità. Pur caratterizzato da una densità d’energia inferiore, e dunque da maggiori ingombri, questo tipo di accumulatori garantisce una maggiore stabilità chimica in seguito a sollecitazioni violente come quelle causate da crash test e incidenti stradali.

La Fiat 500, che negli Stati Uniti non ha ricevuto l’accoglienza sperata dai vertici del Lingotto in termini di volumi di vendita, è stata sottoposta al tradizionale crash test con cui l’NHTSA verifica la sicurezza passiva dei nuovi modelli sul mercato americano. La piccola torinese nella prova in questione non è riuscita ad andare oltre le tre stelle.
La causa del risultato deludente risiede tutta nella cattiva prestazione messa a segno nella prova d’impatto laterale, in cui il cinquino si è dovuto accontentare della modesta valutazione di due stelle.
La notizia rappresenta una sorpresa per gli addetti ai lavori, dal momento che prima dello sbarco sul mercato statunitense, dove i crash test seguono regole diverse da quelle dell’EuroNCAP, la scocca della citycar Fiat era stata sottoposta ad una serie di interventi strutturali volti a migliorarne la sicurezza passiva. Nella stessa tornata di crash, l’NHTSA ha attribuito la votazione di tre stelle anche alla Dodge Caliber e alla Ford Escape.
General Motors potrebbe ridisegnare le batterie della Chevrolet Volt, così da risolvere i malfunzionamenti riscontrati dai tecnici dell’NHTSA e scongiurare le possibili conseguenze dell’inchiesta cui è stata sottoposta. “Vogliamo garantire la sicurezza dei nostri clienti, di chi ha già comprato la vettura - ha spiegato il presidente e amministratore delegato GM Dan Akerson nel corso di un’intervista ad Autonews -. Ci prenderemo quindi un po’ di tempo per riflettere e valutare l’opportunità di ridisegnare il pacco batterie”. Questo imprevisto produrrà delle conseguenze anche per noi europei, visto che i vertici GM hanno deciso di bloccare la commercializzazione dell’Opel Ampera finché non verranno risolti tutti i problemi.
Inoltre, secondo quanto scrive Carscoop, lo stesso gruppo statunitense è già corso ai ripari proponendo ai circa 6.000 proprietari della Volt una serie di facilitazioni e vantaggi. Il Volt Advisor è forse la più pittoresca, dato che un assistente personale risponde a tutti i dubbi ed a tutte le incertezze, ma i più ansiosi possono addirittura restituire la Volt in loro possesso oppure beneficiare di una qualsiasi vettura General Motors in comodato d’uso. Corvette compresa…

L’ente nazionale per la sicurezza stradale statunitense (NHTSA) ha effettuato tre ulteriori crash-test per valutare l’effettivo standard di sicurezza delle batterie agli ioni di litio utilizzate da General Motors per la Chevrolet Volt, che presero fuoco dopo un test condotto lo scorso 12 maggio. Gli scorsi 16, 17 e 18 novembre i tecnici dell’NHTSA - con l’aiuto dei colleghi del Dipartimento dell’Energia e del Dipartimento dell’Interno - hanno dunque sostenuto nuovi e più specifici collaudi per determinare quanto siano affidabili gli accumulatori “sospetti”.
I tecnici General Motors hanno partecipato ai test e collaborato in forma attiva alla buona riuscita dell’esperimento, nonostante un portavoce del marchio statunitense avesse accusato i tecnici dell’ente per non aver rispettato le dovute (e consigliate) misure di sicurezza in seguito al crash-test del 12 maggio. I risultati dell’ultima sessione confermano le perplessità emerse. Nulla da segnalare al termine della prova inaugurale, sostenuta il 16 novembre, mentre i crash-test successivi hanno creato qualche grattacapo in più: i tecnici hanno riscontrato un anomalo aumento delle temperature durante la prova del 17 novembre e rilevato scintille e fumosità il 18 novembre, anche se in quest’ultimo caso la batterie è stata ruotata di 180° qualche ora dopo il “botto”.
L’NHTSA ha poi annunciato che le batterie utilizzate per il secondo crash-test hanno preso fuoco il 24 novembre, quando la Volt era ancora in custodia. I tecnici dell’ente hanno quindi aperto un’indagine - eventuali campagne di richiamo saranno organizzate in futuro - ma allo stesso tempo hanno tranquillizzato gli acquirenti, precisando come al momento non vi siano segnalazioni di anomalie durante l’utilizzo su strada. General Motors si è difesa sostenendo che “la Volt è un’automobile sicura” ed ha promesso di sostenere l’agenzia nella sua indagine.
Via | Carscoop
L’ente nazionale per la sicurezza stradale statunitense (NHTSA) ha interpellato le case automobilistiche nelle cui gamme sono presenti vetture con batterie agli ioni di litio, chiedendo loro di svolgere ulteriori controlli circa l’affidabilità degli stessi accumulatori. General Motors, Ford, Nissan e nel prossimo futuro Toyota dovranno quindi fornire nuove garanzie e sostenere la validità di una tecnologia che ha rimpiazzato la meno efficace soluzione nichel-metallo. Tanta premura è causata da un episodio quantomeno sospetto. Ad inizio giugno una Chevrolet Volt ha preso fuoco spontaneamente, 3 settimane dopo un crash test laterale condotto dai tecnici dell’NHTSA. L’episodio assume ancor più rilevanza sapendo che la sfortunata Volt è andata in fiamme proprio nel parcheggio dell’ente, generando così un polverone dalle prevedibili conseguenze.
General Motors, allarmata, si è difesa ripetendo quanto affermato già in passato. “La Volt è un’automobile sicura - recita un comunicato a firma Jim Federico, responsabile GM per i veicoli elettrici -. Stiamo collaborando con i tecnici dell’NHTSA per chiarire l’avvenuto. In ogni caso l’NHTSA ha già riconosciuto che la Volt non è più pericolosa di un’automobile tradizionale”.
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L’ente nazionale per la sicurezza stradale statunitense (NHTSA) dedicherà i prossimi mesi allo studio dell’impatto ambientale per veicoli ibridi e elettrici, con la possibilità di obbligare i vari produttori a introdurre cicalini di avviso. Il segretario dell’agenzia, Ray LaHood, ha infatti precisato che “le strade americane devono essere sicure per chiunque le utilizzi. Abbiamo contribuito a diminuire l’impatto ambientale attraverso un lavoro su consumi ed emissioni. Ora, invece, dobbiamo concentrarci sui rischi che possono correre i pedoni e i ciclisti”.
I vertici dell’NHTSA si attengono dunque ai capitolati del Pedestrian Safety Enhancement Act, documento redatto nel 2010 che aiutò i vertici dell’agenzia a gettare le basi per regolamentare il legame fra pedoni e veicoli silenziosi. Come extrema ratio vi potrebbe essere l’utilizzo obbligatorio di cicalini o sistemi sonori.
Via | Autoblog.com
Il 2010 verrà ricordato, soprattutto negli USA ma non solo, come l’anno dei richiami nel mondo dell’auto. Principalmente a causa degli storici provvedimenti presi da Toyota, i 12 mesi che stanno volgendo al termine supereranno il 2004 nella particolarissima classifica degli anni che hanno visto il maggior numero di convocazioni in officina da parte delle case automobilistiche.
Nei soli Stati Uniti sono stati richiamati circa 19 milioni di veicoli in un totale di 600 campagne. Da sola, Toyota ha organizzato 18 campagne intervenendo su ben 7 milioni di vetture negli USA. In confronto il 2009, che pure segnò il record negativo nella storia della casa, sembra un ricordo positivo: l’anno scorso vennero richiamate “solo” 4.800.000 auto in un totale di 9 campagne.
Come osserva la filiale americana del costruttore comunque, il consuntivo di quasi 12 milioni di richiami in due anni non dice che la mezza verità: nel corso dell’ultimo quinquennio molte grandi case hanno registrato il doppio dei richiami avuti da Toyota, e durante gli ultimi 10 anni la casa ha totalizzato il minor numero di richiami tra i grandi costruttori.
L’NHTSA, l’agenzia USA per la sicurezza stradale, ha proposto di rendere obbligatorie su tutti i veicoli le telecamere per la retromarcia entro il 2014. L’idea nasce dal fatto che ogni anno una media di 292 persone, soprattutto bambini e anziani, muore per incidenti dovuti alla scarsa visibilità posteriore nelle manovre di retromarcia.
Secondo le stime dell’ente inoltre, circa 18.000 persone ogni anno restano ferite da veicoli in retromarcia. Di queste, 3000 subiscono lesioni permanenti e il 44% degli incidenti coinvolge bambini sotto i 5 anni. L’NHTSA prevede che equipaggiare il volume di veicoli venduti ogni anno negli USA con le telecamere, costerà da 1,9 a 2,7 miliardi di dollari. Investimento enorme, ma capace secondo gli studi di dimezzare la mortalità in questo tipo di incidenti.
L’agenzia ha lasciato un tempo di 60 giorni per presentare osservazioni in merito al provvedimento, ma al contempo ha comunicato che pubblicherà la regolamentazione definitiva entro il prossimo mese di febbraio. Secondo le prescrizioni normative, il 10% dei veicoli dovrà essere in regola entro settembre 2012, un altro 40% entro fine 2013 e il 100% entro il 2014.

Secondo i calcoli dell’NHTSA, Ford deve ancora verificare ben 8,4 milioni di veicoli negli Stati Uniti per il rischio di incendio. Questo incredibile dato è legato al più grande richiamo mai effettuato (alla faccia della recente esperienza Toyota), quando Ford è stata costretta a richiamare ben 14 milioni di veicoli per il rischio di incendio: i modelli coinvolti sono i pick up F-Series (1993-2003), la Ford Windstar (1995-2003), Ford Explorer (1995-2002) e Ford Ranger (1995-2003), richiamati a causa di una perdita nell’unità di controllo del criuse control, che potrebbe far cadere materiale sul sistema ABS e causare un incendio persino a vettura ferma.
Ford ha dichiarato che ha fatto tutto il possibile per avvertire i proprietari delle vetture, ma per i modelli più anziani i passaggi di proprietà e la reperibilità degli esemplari hanno complicato notevolmente la ricerca. D’accordo con l’NHTSA sono stati diffusi su internet i numeri di telaio degli esemplari interessati dal richiamo, in modo da informare gli utenti e far loro verificare lo stato del proprio veicolo. Secondo le statistiche, il 30% degli utenti non utilizza le officine ufficiali per la manutenzione già dopo 1 anno e mezzo, rendendo più difficile rintracciare gli esemplari.
Via | Automotive News
Bentley ha annunciato un richiamo riguardante 596 auto prodotte tra il 2007 ed il 2009. Il problema? L’inconfondibile “B” alata che si erge al di sopra della griglia, che potrebbe non ritrarsi nel caso di urto frontale, con ovvi rischi per un eventuale pedone coinvolto in quest’ultimo.
I modelli interessati dal provvedimento di richiamo sono la Arnage in tutte e tre le sue versioni -R, T ed RL-, la Brooklands e la Azure. Gli esemplari in questione sono stati tutti venduti negli USA. Secondo quanto specificato dall’NHTSA, “il problema riguarda precisamente il meccanismo di richiamo dello stemma, che si potrebbe corrodere e non funzionare correttamente in caso di scontro frontale, aggravando le conseguenze dello stesso per un eventuale pedone investito”.
Il responsabile post-vendita di Bentley ha comunque precisato che “questo difetto non si è mai verificato in un incidente né ha mai causato ferite a pedoni”. Il richiamo scatterà il prossimo 27 settembre e comporterà la sostituzione gratuita del meccanismo di richiamo della “B” alata.
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Mazda richiamerà oltre 200.000 vetture per un problema al servosterzo segnalato dall’NHTSA Americano. Il problema è relativo ai modelli Mazda 3 and Mazda 5 venduti tra il 2007 ed il 2009 ed il richiamo è giunto dopo diverse segnalazioni ed alcuni incidenti: alcuni sensori potrebbero infatti mandare in protezione la pompa del servosterzo, eliminando quindi la servoassistenza, a causa di un problema nelle tubazioni generato durante la produzione.




Via | Autoevolution