Indiscrezioni riportate dal sito AutomotiveNews diradano quella patina d’incertezza che ha finora avvolto il destino dei B-SUV, ovvero i due SUV compatti a marchio Fiat e Jeep che andranno a competere nel segmento forse più dinamico e frizzante dell’intero mercato. L’articolo si concentra in particolare sulla variante Fiat, che sostituirà dunque il 16 e verrà prodotta a Mirafiori dal dicembre 2013. AutoNews riferisce che il nome commerciale di questa vettura sarà 500X (la X riassume il termine “cross”) ed occuperà quindi il vertice della gamma 500, attualmente composta dalle berlina, convertibile, Abarth e multispazio L. Sarà proprio la 500L a fornire l’ossatura meccanica ed i motori benzina 0.9 e 1.4 e 1.3 a gasolio, oltre ovviamente al pianale small: la 500X dovrebbe quindi raggiungere i 4.20 metri in lunghezza. Verrà proposta nelle varianti a trazione anteriore o integrale.
La versione Jeep verrà connotata secondo gli stilemi del marchio, quindi non è azzardato pensare ad una griglia radiatore con i classici listelli verticali e ad uno stile più squadrato e maschile. I tecnici Jeep non apporteranno alcuna modifica al sottopelle, ad eccezione di specifiche tarature per assetto e sospensioni. La B-SUV “d’America” verrà lanciata solo nel terzo quarto del 2014 ed anch’essa sarà prodotta a Mirafiori.
Attraverso una nota ufficiale Fiat ha smentito le indiscrezioni relative alla chiusura degli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano, negando così quanto riportato in mattinata dal sito Affaritaliani.
Articoli di stampa apparsi in questi giorni hanno attribuito a Fiat l’intenzione di chiudere gli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano d’Arco. In particolare, il sito affaritaliani.it ha pubblicato oggi una tabella che riguarderebbe le future produzioni della Fiat in Italia e dalla quale si desumerebbe l’esistenza di un piano Fiat riguardante la chiusura degli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano. Tale tabella (copia del pdf in apertura, nda) non riflette in alcun modo né i piani, né le intenzioni di Fiat. Lo stabilimento di Pomigliano produce da circa quattro mesi la Nuova Panda, vettura di punta del marchio Fiat. Per Mirafiori il piano, che è stato stabilito e annunciato, prevede la produzione di due modelli: una vettura del brand Fiat a partire da fine 2013 ed una del brand Jeep a partire dal secondo trimestre 2014. Non esiste alcun piano di chiusura di impianti automobilistici in Italia.
Vediamo insieme cos’è accaduto. Affari Italiani aveva pubblicato questa mattina:
la scelta sarebbe già stata fatta. E si tratta appunto di Torino e Napoli. Le ragioni sono esclusivamente tecniche. (…) al centro ricerche Fiat di Pomigliano d’Arco (ex Elasis) sono emerse gravi criticità sull’industrializzazione dell’Alfa Romeo 4C; in particolare sarebbero stati commessi errori riconducibili al telaio in carbonio. Ma soprattutto il gruppo ha un sottoutilizzo degli impianti europei che di qui a poco diverrà sintomatico e l’ipotesi di costruire in Italia per vendere negli States è poco più di una favola. Marchionne, che non ha perdonato all’Italia il “no” sugli aiuti richiesti qualche anno fa per la sopravvivenza di Termini, ha dunque deciso di ipotizzare, entro il 2016, la chiusura di Pomigliano d’Arco e Mirafiori
L’intervento ufficiale di Fiat spegne le voci ed i rumors nati qualche giorno fa dopo la chiacchierata fra l’amministratore delegato Sergio Marchionne ed il giornalista del Corriere della Sera Massimo Mucchetti. “Tutti gli stabilimenti staranno al loro posto – rivelò il numero uno del Lingotto. Abbiamo tutto per riuscire a cogliere l’opportunità di lavorare in modo competitivo anche per gli Stati Uniti, ma se non accadesse dovremmo ritirarci da 2 siti dei 5 in attività”. Affaritaliani ha ripreso oggi i contenuti della chiacchierata ed ha scoperto che “nei piani di Fiat 2012-2016 ci sarebbe la chiusura di ben due stabilimenti, Mirafiori e Pomigliano”. Dal tempo condizionale si era quindi passati all’indicativo, in virtù di nuove ed inattese rivelazioni concesse da una fonte vicina al Lingotto.
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Il gruppo Fiat produrrà la nuova generazione della Punto a Melfi. Atteso nel 2013, il nuovo modello sarà basato su quella piaffaforma “small” che farà da base comune per tutti i modelli piccoli del gruppo Fiat/Chrysler. Come anticipato dal Corriere della Sera, Marchionne ha deciso di assegnare ad ogni stabilimento una piattaforma, per massimizzare le sinergie ed ottimizzare i costi: per questo a Pomigliano è stata assegnata la Panda, su piattaforma Small per il segmento A, mentre a Mirafiori sulla base della “Small Wide” nasceranno modelli Alfa Romeo, Fiat e Jeep.
A Cassino è confermata la piattaforma C per Delta e Bravo, con l’aggiunta della C-Wide per Alfa Romeo Giulietta e per una futura berlina Dodge: quest’ultima debutterà al salone di Detroit 2012 e rappresenterà l’esempio della piena integrazione tra le risorse del gruppo, dal quale potrebbe nascere anche una variante marchiata Guangzhou per il mercato Cinese. Da questo progetto dovrebbe inoltre derivare la futura Alfa Romeo Giulia, più volte rimandata e destinata a diventare un modello globale per Europa e Stati Uniti.
Queste anticipazioni giungono proprio nel momento in cui Marchionne deve rispondere alle critiche circa la gestione del progetto Fabbrica Italia, rassicurando stampa e sindacati sulla volontà di non operare licenziamenti nel nostro paese e limitando le informazioni circa le strategie future: “È impossibile precisare sin d’ ora i dettagli da qui al 2014. Non lo fanno i nostri concorrenti, non può essere chiesto in modo ossessivo a Fiat”. Intanto, dopo l’uscita da Confindustria, Marchionne ha annunciato anche l’uscita del gruppo dall’ANFIA, l’Associazione nazionale nazionale filiera industria automobilistica.
Fiat conferma l’uscita da Confindustria nel 2012 e la produzione di un modello Jeep a Mirafiori, in una lettera che lo stesso Marchionne ha inviato al presidente Emma Marcegaglia. Come riportato oggi dal Corriere, Fiat e Fiat Industrial usciranno quindi da Confindustria da Gennaio, senza per ora aver annunciato futuri accordi con altre organizzazioni. Marchionne ha dichiarato che “I rapporti con i nostri dipendenti e con le Organizzazioni sindacali saranno gestiti senza toccare alcun diritto dei lavoratori, nel pieno rispetto dei reciproci ruoli, come previsto dalle intese già raggiunte per Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco“. La notizia ha subito destabilizzato le borse, nonostante la contemporanea notizia relativa allo stabilimento di Mirafiori ed al futuro sviluppo produttivo.
Sono infatti confermati gli investimenti per aggiorare le linee produttive, in vista della produzione di un SUV Jeep a partire dal 2013, insieme alla nuova generazione della Alfa Romeo Mito. Per il marchio del biscione è stato annunciato anche un nuovo propulsore benzina turbo ad iniezione diretta che sarà appositamente costruto la Pratola Serra: il 4 cilindri da 1,8 litri sarà capace di 300 Cv e potrà essere montato trasversalmente o longitudinalmente, quindi su vetture a trazione anteriore, posteriore o integrale. Sarà già in linea con la normativa Euro6 e sarà realizzato completamente in alluminio

Le indiscrezioni circolate negli scorsi giorni e riguardanti la produzione dei SUV compatti Alfa Romeo e Jeep vengono smentite dal Corriere delle Sera, che nell’edizione di ieri torna a indicare Mirafiori come lo stabilimento in cui verranno assemblate. Questa voce sconfessa una settimana di polemiche e pettegolezzi, tutte incentrate sul Risiko della fanta-allocazione. I 280.000 SUV prodotti ogni anno a partire dal 2012 (ma il regime verrà toccato l’anno seguente) avranno quindi passaporto italiano e non statunitense. Questo ribaltone coinvolge anche l’utilitaria di segmento A.
Secondo quanto scrive Autonews, la Topolino non verrà dunque prodotta a Mirafiori come immaginato negli scorsi giorni ma potrebbe occupare uno fra i restanti siti europei. Indiziato principale è Tychy, in Polonia, non ancora saturo dopo il trasferimento a Pomigliano della Panda.

Secondo un’indiscrezione lanciata oggi da Bloomberg, Fiat avrebbe preso una decisione definitiva riguardo il futuro produttivo dei SUV Jeep e Alfa Romeo. I modelli in questione verranno prodotti negli Stati Uniti, mentre a Mirafiori andrebbe l’assemblaggio di un’altra proposta strategica della casa: la Topolino.
La scelta non sarebbe del tutto sorprendente. Nei giorni scorsi Marchionne aveva chiaramente affermato che il miliardo di euro da investire nella produzione dei SUV a Mirafiori era ancora in attesa del disco verde definitivo: il cambio euro-dollaro negli ultimi mesi è evoluto in maniera svantaggiosa per l’export dall’Europa verso gli USA, spingendo il management Fiat ad optare per una produzione americana delle proposte Jeep e Alfa. Indirizzate prima di tutto proprio al mercato d’Oltreoceano.
Ed è esattamente in questa dinamica che andrebbe ad inserirsi la Topolino, recentemente rilanciata tra le priorità dei programmi industriali Fiat. Sarebbe la piccolissima, almeno secondo Bloomberg, la candidata principale a prendere il posto degli sport utility sulle linee di montaggio della fabbrica torinese. Il Lingotto non ha ancora imboccato una strada definitiva, ma potrebbe rendere note le sue decisioni molto presto.

Secondo un’anticipazione riportata oggi da Autocar, Alfa Romeo proporrà sui mercati internazionali il suo SUV compatto verso la fine del 2012. Conosciuto internamente come C-SUV, il modello andrà a confrontarsi con le proposte tedesche come Audi Q5, BMW X3 e Mercedes GLK, e avrà il compito di proseguire il rinnovamento della gamma Alfa: al fianco di MiTo e Giulietta oggi c’è solo la datata 159.
Dopo il piccolo SUV, sarà proprio la media di casa ad andare incontro al ricambio generazionale: la Giulia è attesa nel primo trimestre del 2013, ed entro lo stesso anno arriveranno la MiTo cinque porte e la versione di serie 4C. A completare il programma di rinnovamento, l’anno successivo arriveranno il restyling della Giulietta ed il grande SUV su base Grand Cherokee. A regime, la nuova gamma è chiamata a vendere 500.000 unità l’anno.
Il C-SUV, secondo la testata inglese, verrà prodotto a Mirafiori sulle stesse linee del crossover Jeep chiamato a sostituire contemporaneamente Compass e Patriot. Insieme, il modello Alfa e quello Jeep saranno prodotti in 280.000 unità l’anno, con il primo stimato su un volume di circa 100.000 esemplari, metà destinati all’Europa, metà agli USA.
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Nei giorni scorsi Fiat ha stanziato i promessi 1.3 miliardi di euro destinati all’impianto di Torino Mirafiori, necessari per avviare la produzione dei SUV con marchio Alfa Romeo e Jeep. Lo riferisce AutoNews, precisando che i nuovi modelli verranno assemblati a partire dal terzo quadrimestre del 2012 in oltre 280.000 esemplari annui, di cui 100/130.000 con il logo del Biscione. Queste vetture occuperanno il segmento intermedio, attualmente “popolato” dalle Audi Q5, BMW X3 e Mercedes GLK.
Sergio Marchionne torna a parlare delle strategie commerciali di Fiat Group. Qui un sunto delle principali dichiarazioni rilasciate dal CEO Fiat/Chrysler nelle ultime ore. Secondo l’ad “È inutile lanciare nuovi modelli quando il mercato è difficile. Il 2011 per Fiat sarà un anno di transizione. Stiamo preparando un’offensiva per il 2102”. Marchionne ha parlato anche di Lancia e del suo futuro strettamente legato al successo della nuova Ypsilon, che sarà presentata al Salone di Ginevra per essere commercializzata a giugno: “È un prodotto completamente nuovo che entrerà nel segmento B a cinque porte. Voglio produrne più di 100 mila l’anno, ho grandi aspettative per questo modello: è una grande macchina. Questa vettura deve essere perfetta sotto ogni suo aspetto. Sappiamo che l’unione tra la stilistica italiana e la qualità polacca è positiva”.
Ribadito per l’ennesima volta che Alfa-Romeo non è in vendita: “Fossi matto, è roba nostra. Grazie a Chrysler l’Alfa arriverà in America, con una rete di 2 mila concessionari, e farà il botto”. Non verrà ceduta la porzione relativa ai veicoli industriali, specie ai tedeschi: “Manco di notte. E l’arroganza tedesca, gliela raccomando. Quando volevo comprare Opel non me l’hanno data perché ero italiano…”. Marchionne ha invece dichiarato che sarebbe felice “di acquistare qualcosa” e ricorda nuovamente come Fiat potrebbe arrivare al 51% di Chrysler già quest’anno. Chiari i piani per la Fiat 500: “le prime 500 che sbarcheranno in Cina saranno costruite in Messico; (delle 120.000 in produzione) metà andranno in Nord America e l’altra metà in Cina e Brasile”.
I lavoratori dello stabilimento Fiat di Torino Mirafiori hanno approvato il piano d’investimenti conosciuto come “Fabbrica Italia”, promosso dall’amministratore delegato Sergio Marchionne con l’obbiettivo di aumentare produzione e produttività. Ma non è stata una vittoria schiacciante. Hanno votato si al referendum 2.735 dipendenti, pari al 54.05% dei 5.119 votanti, mentre hanno espresso parere negativo 2.325 lavoratori (45,95%). Cinquantanove le schede bianche o nulle, mentre l’affluenza è stata pari al 94,2% dei 5.431 aventi diritto. Ai fini della vittoria si è rivelato fondamentale il contributo dei “colletti bianchi”, compatti del votare sì tanto da capovolgere il risultato parziale.
Nei primi cinque seggi scrutinati (quattro al reparto montaggio e in uno alla lastratura) ha infatti prevalso il no, mentre nel seggio 5 destinato agli impiegati si è registrata una percentuale bulgara: solo 8 persone fra i 449 aventi diritto non hanno espresso la propria opinione, con ben 421 sì. Differente invece la situazione dei reparti montaggio e saldatura, dove ha prevalso il no (53%). Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha commentato l’esito del referendum auspicando l’inizio di “un’evoluzione nelle relazioni industriali soprattutto nelle grandi fabbriche che dovrebbe consentire un migliore uso degli impianti e una effettiva crescita dei salari”.
“Come per tutti i veri cambiamenti la decisione è stata sofferta - ha commentato il leader della Uil Luigi Angeletti -. Alla fine hanno vinto le ragioni del lavoro. Il sì all’accordo ci fa vedere, con più ottimismo, il futuro di Mirafiori e dell’industria automobilistica nel nostro Paese”. Mastica amaro Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale della Fiom (sindacato contrario al piano Fiat). “La maggioranza degli operai ha detto no. E’ un atto di coraggio eccezionale e una colossale sconfitta politica e morale per Marchionne e i suoi sostenitori. E’ chiaro a tutti, ora, che c’è la forza per andare avanti e rovesciare l’accordo della vergogna”.

Fiat sale dal 20 al 25% nella quota azionaria di Chrysler: ad annunciarlo è stato lo stesso Sergio Marchionne, Ceo Fiat/Chrysler, durante una conferenza stampa tenuta al Salone di Detroit. Il traguardo, come ha spiegato il manager italocanadese, è stato ottenuto “perché è stata adempiuta la prima condizione con la tecnologia Fiat certificata negli Usa”. Nello specifico, come riporta il comunicato stampa diramato dal Lingotto “ Chrysler Group- come descritto nell’accordo operativo del 10 giugno 2009- ha emesso una lettera d’impegno irrevocabile nei confronti del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti con la quale la società dichiara di aver ricevuto le necessarie autorizzazioni regolamentari e che inizierà la produzione commerciale del motore Fire (Fully Integrated Robotized Engine) nel suo stabilimento di Dundee (Michigan, USA). Di conseguenza la quota di partecipazione di Fiat è automaticamente aumentata come previsto nell’accordo operativo”.
Ma Marchionne non ha esitato a chiarire che “ci sono le condizioni per salire al 51% entro l’anno (una volta estinto il debito col Governo USA). Fiat ha le risorse finanziarie per farlo anche adesso se necessario”. L’incremento al 25% redistribuisce le quote azionarie nel seguente modo: i sindacati americani Uaw Veba detengono il 63,5% del capitale, il Tesoro Usa il 9,2% e il governo canadese il 2,3%. L’azienda italiana potrà aumentare la sua quota al 35% attraverso il raggiungimento dei target di cui abbiamo parlato qui. La prima vettura a dotarsi di motore Fire sarà la 500 1.4 con tecnologia Multiair la cui commercializzazione inizierà a giorni presso le concessionarie Chrysler.
Il Ceo Fiat/Chrysler ha fatto anche il punto della situazione di Mirafiori ribadendo la posizione di forza di Fiat Group: se al referendum sullo stabilimento ci sarà il 51% di SI “”il discorsi si chiude, l’investimento si fa. Se non si raggiunge il 51% salta tutto e andiamo altrove. Fiat ha alternative nel mondo, aspettiamo di vedere cosa succederà giovedì e venerdì e se il referendum non passerà ritorneremo a festeggiare a Detroit”. Il presidente John Elkann ha aggiunto: “Speriamo che il buon senso prevalga”.

Fiat potrebbe salire al 51% di Chrysler già nel corso del 2011, come confermato in una intervista a Reuters dallo stesso Sergio Marchionne: “Se Chrysler andrà in borsa nel 2011 dovremo pensare a una accelerazione dell’opzione”. L’accordo iniziale prevedeva infatti questa possibilità tra il 2013 ed il 2016, una volta pagato l’intero debito con il governo Americano. Marchionne vede comunque questa possibilità come “possibile ma non probabile”.
Allo stesso tempo, Fiat ha debuttato questa mattina in borsa con il nuovo doppio titolo Fiat Industrial e Fiat Spa, ma tutta l’attenzione è spostata sulla delicata situazione di Mirafiori, in attesa dell’esito del referendum dei lavoratori. “Se vince il no con il 51%, la Fiat non farà l’investimento” ha dichiarato Marchionne a Repubblica, aggiungendo anche che “La Fiat è capace di produrre vetture con o senza la Fiom. La condizione dell’accordo è garantire la governabilità dello stabilimento. Se andiamo a impedire la governabilità avremo dei problemi: l’accordo verrà preso con la maggioranza dei sindacati”.