La Fiat 500 potrà essere acquistata dai clienti americani dal mese di dicembre di quest’anno. Al Salone di New York inaugurato oggi, la casa di Torino ha dunque precisato quanto anticipato nei mesi scorsi, quando parlava più vagamente di “ultimo trimestre dell’anno”.
Un esemplare della 500 è esposto sullo stand Chrysler del Salone, ma si tratta verosimilmente ancora della variante europea: il modello che sarà in vendita Oltreoceano, sarà modificato a fondo rispetto a quello che tutti conosciamo. Il ritorno della 500 negli USA, che segna anche il rientro di Fiat su questo mercato dopo 25 anni di assenza, è stato definito da Sergio Marchionne “il primo risultato tangibile della storica alleanza tra Fiat e Chrysler”.
Una curiosità: quando il modello viene nominato ufficialmente nei documenti Fiat, si usa con rigore la dicitura “Cinquecento” invece di quella numerica “500″, per sottolineare la provenienza italiana del prodotto ed evitare che il pubblico possa ribattezzarla erroneamente “five hundred”.
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L’erede delle Fiat Idea e Multipla -che potrebbero essere sostituite da un unico modello- offrirà in gamma motori una alternativa ibrida. A quanto pare invece, il Vecchio Continente non vedrà l’arrivo della 500 elettrica, che probabilmente rimarrà confinata ai soli Stati Uniti.
Il 21 aprile, data in cui la casa di Torino renderà noto il suo prossimo piano quinquennale si avvicina a grandi tappe, e le indiscrezioni su quello che renderà noto il management iniziano a trapelare. Partiamo da quelle relative alle due monovolume di casa.
Nei prossimi anni, Idea e Multipla, che hanno ormai parecchi anni sulle spalle, dovranno cedere il passo a qualcosa di inedito. Se da un lato pare molto probabile l’offerta di multispazio sia a cinque che a sette posti, non è ancora chiaro se si tratterà di due varianti di un medesimo modello o piuttosto di due prodotti totalmente differenti tra loro. Qualunque dovesse essere la scelta definitiva, pare proprio che non mancherà la propulsione ibrida. A rivelarlo è stata Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte.

Quando Sergio Marchionne parla fa sempre discutere. Ed oggi all’assemblea degli azionisti Fiat, annuncia che “stiamo vivendo un altro gioco pericoloso, un nuovo tiro al bersaglio contro la nostra azienda”. Non è colpa della stampa, questa volta, ma “delle dichiarazioni di alcuni esponenti del mondo politico, sindacale e a volte imprenditoriale. La Fiat non pretende di essere salutata ogni giorno con le fanfare, ma non troviamo giusti nemmeno i fischi gratuiti, ci piacerebbe vedere un po’ di equilibrio”. Dal punto di vista diplomatico, non è certo un bel periodo per il gruppo torinese, basti pensare al tira e molla con il governo sulla questione ecoincentivi.
Ma non solo: è di pochi giorni fa la diffusione di alcune presunte indiscrezioni sul piano industriale che Fiat presenterà a metà aprile. Si parlava, fra le altre cose, anche di altri 5.000 esuberi, in un periodo già non facile con la chiusura già annunciata di Termini Imerese. Indiscrezioni presto smentite da Marchionne: “Al momento il Gruppo è impegnato nella preparazione del Piano Strategico per il 2010-2014 e qualsiasi anticipazione giornalistica è assolutamente prematura e priva di ogni fondamento”.
Marchionne, poi, si riferisce a quanto sostengono molti luoghi comuni che tanto valevano per il passato ma forse oggi non sono più così attuali. “Nessuno può dire che viviamo alle spalle dello Stato o che vogliamo abbandonare il Paese. Crediamo nel futuro italiano del Paese - ha aggiunto - quello che va bene per l’Italia va bene anche per noi, ma non esistono rapporti a senso unico”. Per questo motivo, Marchionne ha chiesto “rispetto per la Fiat, che fa delle gran belle macchine”, e ha ricordato che le va riconosciuta “libertà di agire nel contesto mondiale”. “Ogni azienda - ha detto al riguardo - ha il diritto e il dovere di fare le proprie scelte”.
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Il numero uno di BMW, Norbert Reithofer, ha annunciato oggi al termine della conferenza stampa di presentazione dei risultati 2009 della casa bavarese, che “le trattative con Fiat sono ferme ormai da lungo tempo”.
Molti di voi ricorderanno che a metà 2008, Fiat e BMW avevano sottoscritto un protocollo d’intesa che aveva come oggetto una possibile collaborazione -nella forma di uno scambio tecnico- tra i marchi Mini e Alfa Romeo. Dopo una fase iniziale di indiscrezioni, ipotesi e ricostruzioni di quadri futuri, tutto è caduto sotto silenzio.
La dichiarazione odierna del top manager tedesco non fa che confermare come le trattative siano sostanzialmente state abbandonate da lungo tempo. I colloqui annunciati più di 18 mesi fa non sono mai veramente decollati, e soprattutto dopo il matrimonio con Chrysler, fortemente voluto da Sergio Marchionne, sono stati definitivamente messi in cantina. Dopo le dichiarazioni di oggi, questo mancato flirt viene ufficialmente consegnato al passato.
Il processo di integrazione tra Fiat e Chrysler, tra le tante indiscrezioni e le poche certezze, va avanti. La sinergia tra le due case darà i suoi primi frutti entro la fine dell’anno, ma è nel biennio 2011-2012 che vedremo gli sviluppi più interessanti. Eccoli riassunti qui di seguito.
Partiamo da quelli che sembrano essere i punti fermi, in primo luogo il destino di Dodge: il marchio pare definitivamente condannato ad abbandonare i mercati europei. Questa mossa sarà accompagnata da una serie trasfusioni in favore della gamma Fiat, ed il primo modello che rinascerà sotto il marchio torinese sembra -come anticipato più di un mese fa- proprio la Nitro.
Il grosso sport utility a stelle e strisce potrebbe arrivare sui nostri mercati già nel giro di sei mesi e con ogni probabilità (visti anche i tempi strettissimi) sarà frutto di una semplice operazione di badge-engineering. Seconda tappa sarà l’arrivo della nuova Fiat Ulysse, attesa per la primavera del 2011. Il modello sarà sì basato sulla Dodge Journey, ma se ne distinguerà per il design e monterà motori italiani.
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Tante dichiarazioni ma poco arrosto. Sergio Marchionne ha dato alla stampa presente al Salone di Ginevra materiale su cui scrivere e a noi questioni su cui discutere. Abile comunicatore, sa cosa dire, come e quando dirlo, ma, al di là dei titoloni, noi fatichiamo a dare sostanza a quanto riportato dalle agenzie. Temi importanti: Termini Imerese, scorporo del settore auto, alleanza con Peugeot e addirittura fusione con Chrysler.
Il capitolo Chrysler prevederebbe uno scorporo del settore auto dal resto del gruppo torinese in modo che si possa raggiungere una fusione con l’azienda americana. Non bastano, quindi, i progetti di condivisione dei pianali, le Lancia rimarchiate per il mercato statunitense e le Fiat 500 sul ponte di Brooklyn: stiamo assistendo ad un passo storico, se confermato. Se ne parlerà il 21 aprile prossimo alla presentazione del piano di sviluppo del gruppo. A noi restano molte domande: cosa comporterà la scissione del settore auto? In che termini si può pensare ad una fusione di due colossi di tali dimensioni? Ci saranno risvolti per gli stabilimenti sul territorio italiano?
Secondo aspetto, ma non per importanza, lo stabilimento di Termini Imerese. Marchionne si dispiace pubblicamente per i lavoratori siciliani coinvolti (e non vogliamo dubitarne) ma annuncia di non volerne più parlare, a causa del battage mediatico sempre più difficile da controllare. Non stentiamo a crederlo, d’altra parte migliaia di lavoratori a rischio disoccupazione sono un tema che non può non interessare. Per Termini, ad oggi, non ci sono prospettive concrete di sviluppo, che ne sarà dello stabilimento? Fiat ormai ha preso la sua decisione ed è comprensibile che Marchionne non voglia più parlarne. Però, ci sentiamo di dargli un consiglio: se interrogato nuovamente sulla questione, accoglieremo meglio un “no comment”.
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La fabbrica Chrysler di Sterling Heights, Michigan, rimarrà aperta fino al 2012. L’impianto, che dopo la bancarotta del costruttore sembrava dovesse chiudere, è tornato nelle mani della New Chrysler.
Dal momento della bancarotta, Sterling Heights è stata nelle mani di Old Carco LLC, vale a dire la vecchia Chrysler, la bad company nata dalla scissione degli assets passati nelle mani di Fiat e rimasta in possesso di quelli in un primo momento indesiderati.
Tra di essi figuravano anche otto stabilimenti, uno dei quali, appunto è proprio l’impianto di assemblaggio di Sterling Heights, tornato sotto il controllo della nuova Chrysler con l’approvazione di una corte fallimentare del Michigan e dietro un pagamento di 20 milioni di dollari. Grazie a questa acquisizione, le attuali Chrysler Sebring e Dodge Avenger continueranno ad essere prodotte lì fino al 2012. E in futuro?

Un altro giorno, un’altra dichiarazione di Sergio Marchionne sui piani futuri di Fiat-Chrysler: ieri il manager ha parlato della Chrysler Sebring, affermando che al momento della sua sostituzione (con una piattaforma condivisa con le future medie Alfa Romeo, Lancia e Dodge), il suddetto nome di battesimo cadrà in disuso.
Il motivo non è difficile da immaginare: la Sebring attuale ha ricevuto a livello internazionale pesanti critiche dalla stampa specializzata e le vendite sono andate malissimo un po’ in tutto il mondo. Meglio evidenziare il più possibile la rottura con il recente funesto passato, dunque.
La futura media Chrysler, sarà chiamata a suonare la riscossa su tutti i campi dove il modello odierno fa acqua. E dunque, l’asse italo-americano lavorerà soprattutto in termini di qualità degli interni e della carrozzeria, di bontà del telaio e -appunto- di immagine, secondo quanto scritto dal Detroit Free Press. Una cosa è certa: di lavoro da fare ce n’è…
Il numero uno di Fiat e Chrysler Sergio Marchionne ha dichiarato che Alfa Romeo tornerà negli Stati Uniti nel 2012. A breve distanza delle tanto discusse dichiarazioni di segno contrario l’ad si è detto oggi “fiducioso” per il futuro del Biscione.
Alla luce di questa importante dichiarazione, sembra dunque riaprirsi (per l’ennesima volta…) uno spiraglio di fronte ad Alfa, pronta a tornare negli USA sul medio termine -24 mesi, appunto- e ad acciuffare così la chimera che ha rincorso per anni. Sarà la volta buona? Speriamo.
“Oggi sono molto più fiducioso sulle possibilità che ha Alfa Romeo di ricostruire un’offerta valida a livello internazionale, e in particolare sui mercati di Stati Uniti e Canada” ha osservato Marchionne. Quale sia il motivo di questo radicale cambiamento d’opinione però, non è dato sapere.
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L’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne è tornato oggi sul nodo delle fabbriche italiane del Gruppo, annunciando che oltre a Termini Imerese, impianto destinato a chiudere a fine 2011, “nessun’altra fabbrica è a rischio”. L’intervento odierno di Marchionne all’Unione Industriale di Torino è poi proseguito con un commento sulla vicenda degli incentivi.
In riferimento alle dichiarazioni rilasciate ieri dal Ministro Scajola (”gli incentivi 2010 saranno riservati a settori diversi dall’auto”), Marchionne ha affermato che “la scelta di non rinnovarli è stata concordata con il Governo”. L’ad tuttavia, non ha nascosto che la decisione comporterà inevitabilmente delle conseguenze negative nel corso del 2010: “Senza incentivi venderemo 350.000 auto in meno in Italia”, ha concluso Marchionne.

Oggi i metalmeccanici Fiat hanno protestato contro la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese -in programma per la fine del 2011- con uno sciopero di quattro ore che ha coinvolto tutte le fabbriche italiane del gruppo.
I sindacati di settore che hanno organizzato la mobilitazione, parlano di percentuali di adesione vicine all’80% a Termini e tra il 50 e il 70% negli altri stabilimenti. Secondo l’azienda le adesioni si sono attestate invece al 14%. Il leader della FIOM Gianni Rinaldini ha dichiarato: “Termini non può chiudere: in Italia non esiste sovracapacità, anzi il nostro Paese è l’unico in Europa Occidentale a comprare più auto di quante non ne produca”.
Rinaldini ha inoltre contestato gli atteggiamenti contraddittori di Sergio Marchionne: “Fino a qualche mese fa prevedeva investimenti e nuova occupazione a Termini Imerese, poi dopo l’accordo con Chrysler ha deciso che la fabbrica deve chiudere, ma non esiste un motivo reale se non quello che l’azienda sta spostando il suo business agli Stati Uniti”. Rinaldini ha infine chiosato definendo “arroganti” alcune recenti dichiarazioni dell’ad sulla fabbrica siciliana.
Iniziano a circolare le prime ipotesi sui risultati finanziari 2009 che pubblicherà Fiat. Secondo gli analisti, la casa di Torino potrebbe chiudere il 2009 in rosso per 470 milioni di euro. Gli stessi analisti però sono concordi nel prevedere che Fiat tornerà all’utile nel 2010.
Sempre in riferimento al 2009, il risultato della gestione ordinaria si dovrebbe attestare a 1,03 miliardi, rispettando così il target indicato da Sergio Marchionne. Le prime risposte più attendibili in termini finanziari dovrebbero arrivare lunedì, quando si riunirà il consiglio d’amministrazione del Lingotto per esaminare il preconsuntivo 2009.
I conti del gruppo dovrebbero rivelare un miglioramento nel quarto trimestre dell’anno, periodo che dovrebbe aver portato un utile netto di 65 milioni e un risultato della gestione ordinaria di 460 milioni. Si tratta proprio del segnale di inversione di rotta che lascia presagire un 2010 con un utile netto di 535 milioni.
Via | FinanzaOnLine (Ringraziamo il nostro lettore “Knoxville” per la segnalazione)