La notizia è stata battuta un’ora fa da Repubblica: Sergio Marchionne ha dichiarato ufficialmente oggi che ha in programma di lasciare i vertici di Fiat e Chrysler entro cinque anni.
Durante una conferenza stampa che ha avuto luogo presso il Center for Automotive Research in Michigan, l’ad della consociata italo-americana, ha fatto il punto della situazione sull’alleanza, sulle sue prospettive di sviluppo, e si è poi espresso sul suo futuro professionale. Marchionne ha fatto notare che ha ormai 59 anni, e che prima o poi arriverà per lui il momento di farsi da parte per lasciare spazio a manager più giovani.
(Ringraziamo il nostro lettore “officine83″ per la segnalazione)

Nonostante quanto annunciato nei giorni scorsi, i costruttori giapponesi hanno ripreso le attività produttive solo in queste ultime ore. In particolare Suzuki e Nissan sono già ripartire fra ieri ed il 20 Marzo, mentre oggi dovrebbe essere la volta di Toyota. A far paura non sono solo i contraccolpi subiti dai singoli costruttori in termini di giorni di produttività persi ed auto rimesse ( si calcola una perdita produttiva globale di circa 250.000 vetture), bensì i danni arrecati all’industria che vi ruota attorno; nonché ai costruttori degli altri paesi che, privi di componenti “made in Japan”, sono costretti ad arrestare la produzione: è successo a Renault (-15-20% della produzione per gli impianti di Busan nella Corea del Sud) ed Opel , costretta da ieri ad interrompere le catene di montaggio dell’impianto di Saragozza, in Spagna.
Una situazione che anche l’ad Fiat Sergio Marchionne ha commentato nel corso della presentazione della nuova Lancia Thema al Museo dell’Automobile di Torino: “C’è troppa incertezza ma l’impatto ci sarà anche a livello di industria automobilistica, l’impatto sui fornitori si vedrà, a catena. Per quanto ci riguarda stiamo analizzando la questione, la scorsa notte ne abbiamo parlato con i nostri negli Stati Uniti. Per il momento non vediamo impatti negativi ma è troppo presto, aspettiamo”. Intanto Fiat e Chrysler doneranno 240.000 dollari alla croce rossa in favore delle vittime del sisma. Alla lista dei benefattori si aggiungono anche il gruppo Daimler con 2 milioni di euro e la filiale europea della Bridgestone con 250.000 più tutti i soldi che i dipendenti dell’azienda di sentiranno di voler donare spontaneamente.

L’edizione cartacea e il sito web de Il Sole 24 Ore di oggi aprono con il conferimento a Sergio Marchionne del titolo -simbolico, ma significativo- di uomo dell’anno. La redazione del quotidiano finanziario italiano, con il direttore in testa, ha scelto l’ad Fiat come figura emblematica del 2010 per via di quella che viene definita la sua “scelta globale”.
In quest’espressione, la testata sintetizza tutta la politica di Marchionne, improntata alla definizione di regole su scala mondiale. Una risposta moderna, necessaria, quasi l’unica possibile in un mondo globalizzato, che proprio in virtù degli assetti economici emergenti esige regole che siano globali, per l’appunto.
“Il patto con la Chrysler, benedetto dal Presidente Obama, costringe Fiat alla realtà: o si produce come produce il mondo, o l’Italia non avrà più l’industria dell’auto”. Questo è quanto si legge sulla prima pagina del quotidiano di oggi, che riconosce a Confindustria, Finmeccanica, CISL e UIL un lavoro di mediazione affinché la concertazione, dopo Mirafiori e Pomigliano “arricchisca il paese senza strappi e senza polemiche”.

“Negli Stati Uniti si fa, in Italia si parla”: sono queste le ultime dichiarazioni di Marchionne in riferimento alla filosofia industriale statunitense e quella nostrana. Parole che, ci mettiamo la mano sul fuoco, scateneranno il solito tsunami mediatico. L’amarezza dell’ad Fiat si riferisce alla delicata situazione di incomprensione creatasi con i sindacati e all’indifferenza del mondo politico. Marchionne ha anche sottolineato che potrebbe “non esserci all’incontro che si terrà nei prossimi giorni su Mirafiori. È un incontro istituzionale”. Un modo abbastanza forte per manifestare una spaccatura fra le parti che sembra molto distante dalla risoluzione. “Questa gente deve rendersi conto che la realtà è la realtà: qui, a Kokomo (impianti Chrysler nell’Indiana), in 18 mesi sono stati annunciati investimenti per 3 miliardi di dollari. Qui si fa, da noi si parla”.
Lo stabilimento piemontese si prepara quindi a giorni di “trincea”, specie dopo l’annuncio che parte della produzione verrà portata in Serbia. E questo significa necessariamente cassaintegrazione. Da un punto di vista “politico” queste dichiarazioni rigettano benzina sulle polemiche dei giorni scorsi relative alla famosa “Fiat migliore senza Italia”. Ma sottolineano anche la necessità di interventi più concreti da parte delle istituzioni, attualmente impegnate nei balletti di governo degli ultimi giorni. Il rammarico più grande è per gli operai. Non per quelli che “casualmente” si mettono in malattia nei giorni dei big-match del calcio. Ma di quelli che lavorano onestamente e non riescono ancora a vedere nitidamente il loro futuro. Purtroppo il prezzo più alto lo pagano sempre loro.
Via | Corriere (Grazie ai nostri lettori per la segnalazione)

Chrysler rimarrà in rosso nel 2010: Sergio Marchionne, amministratore delegato della casa americana, non si fa illusioni al riguardo. A riportare la notizia è stato il Detroit News, che ha incontrato lunedì il manager di origini abruzzesi, durante una visita alla fabbrica Jeep di Toledo.
Nonostante i progressi comunque ottenuti, pesano ancora molto da un lato i costi dovuti al pagamento degli interessi sui prestiti ottenuti nel recente passato, dall’altro una gamma prodotto affaticata, ormai in trepidante attesa dei primi modelli della nuova era.
Marchionne ha potuto in ogni caso comunicare nella stessa occasione a Joe Biden -il vicepresidente degli USA- che “Chrysler è in anticipo” sul piano di restituzione dei 12 miliardi di prestiti pubblici erogati proprio dal governo Obama.
Continua a leggere: Chrysler: niente profitti nel 2010 secondo Marchionne
Lo spin-off annunciato da Fiat, operazione con cui le attività automotive e i restanti settori industriali verranno definitivamente separati, è stato solo l’ultimo di una serie di passi con cui Sergio Marchionne -uno degli ad più chiacchierati, discussi, prima osannati e poi criticati nella storia del Lingotto- sta cambiando la faccia all’azienda.
Dal momento dell’acquisizione di Chrysler, la casa di Torino ha compiuto passi importanti verso la ridefinizione del suo ruolo sullo scacchiere globale dell’auto e delle sue priorità industriali. Scelte giuste o sbagliate che siano, sono sempre capaci di tenere banco, in primo luogo proprio tra voi lettori. Quali mosse ha fatto nel passato recente e cosa farà Fiat nel prossimo futuro? Cosa legge l’”opinione pubblica” nelle manovre del sempre protagonista Marchionne?
Facciamo un salto indietro nel tempo per ripercorrere le ultime vicende che ha attraversato il costruttore nazionale, prendendo come punto di partenza -arbitrario, ma altamente simbolico- proprio l’acquisizione di Chrysler, raccolta nel momento di peggiore difficoltà della sua storia con un’operazione sancita dalla benedizione dello stesso Barack Obama, che salutò l’insediamento di Marchionne come nuovo CEO esprimendo grande fiducia nei mezzi del dirigente Fiat.
Continua a leggere: Fiat e Marchionne: passato recente e futuro prossimo ai voti

Sergio Marchionne si è detto ottimista sull’esito del referendum tra i lavoratori dello stabilimento di Pomigliano, relativo all’accordo tra Fiat e i sindacati. “Mi aspetto un esito positivo”, ha dichiarato l’ad del Lingotto secondo quanto riportato da Reuters.
Commentando poi la contrarietà espressa dalla FIOM sull’intesa, Marchionne ha ribadito che “le posizioni sono state prese e sono chiare”, dicendosi poi dispiaciuto per la polemica sull’accordo, che doveva essere almeno nelle intenzioni iniziali “un accordo estremamente semplice”.
Il referendum tra i lavoratori è in programma il prossimo 22 giugno: dal suo esito dipende l’accordo sindacale e dunque, in seconda battuta, il piano di investimenti varato da Fiat, che intende investimento su Pomigliano 700 milioni di euro per riconvertire lo stabilimento alla produzione della futura Panda.
Fiat ha avviato ufficialmente il processo di fusione delle reti di vendita europee dei marchi Lancia e Chrysler. La notizia, ufficializzata ieri da Torino, porterà alla creazione di un network con circa 1100 punti vendita a livello continentale nel 2014.
Complessivamente, come affermato di recente da Sergio Marchionne, Fiat “aumenterà di oltre 1600 unità il numero di showroom in Europa entro il 2014″. Di questi, 950 arriveranno dall’inglobamento dei marchi Chrysler.
Ma come si spartiranno la torta europea Lancia e Chrysler? In tutti i Paesi del vecchio continente sarà presente Lancia, e l’unica eccezione sarà costituita da Gran Bretagna e Irlanda, dove Lancia non sarà presente e dove verrà pertanto commercializzato soltanto il marchio Chrysler.
Continua a leggere: Lancia-Chrysler: inizia la fusione delle reti di vendita in Europa
La ritirata di Dodge dall’Europa, prevista dal piano industriale presentato recentemente da Sergio Marchionne, prende il via: i modelli Caliber e Nitro dicono addio al mercato britannico. Le vendite delle due americane si sono sempre attestate su valori modesti, e la loro uscita di scena odierna lascia la sola Journey a rappresentare il marchio dell’ariete Oltremanica.
Via | Autocar
La prima Chrysler a sfruttare una base tecnica Fiat arriverà con ogni probabilità prima del 2012. Il modello in questione utilizzerà la piattaforma Compact di Torino ed il suo miglioramento rispetto all’attuale produzione del marchio americano sarà sostanziale per quanto riguarda la riduzione dei consumi e delle emissioni.
La gamma delle Chrysler compatte, secondo quanto dichiarato recentemente da Sergio Marchionne, debutterà sul mercato nel quarto trimestre 2011: “Abbiamo condotto lunghi test sui primi veicoli, per quanto riguarda il design siamo al 98% nella definizione dello stile finale e continueremo a spingere per arrivare presto sui mercati” ha dichiarato il manager ad Automotive News.
Questa prima Chrysler su pianale Fiat dovrebbe essere una berlina tre volumi -di segmento C per capirci- che potrebbe essere seguita da una variante a due volumi la quale dovrebbe assomigliare a sua volta alla “Chrysler Delta” presentata al Salone di Detroit di gennaio, anche se non sappiamo in quale misura. Non mancano poi novità sul fronte finanziario.
Continua a leggere: Chrysler: la prima su base Fiat a fine 2011
Arrivano le prime conferme per il lancio della prossima piccola monovolume Fiat in Nordamerica. La 500 sarà in vendita negli USA a dicembre. E su questo non ci piove. Oltre all’intera gamma del modello, comprensiva di berlina, cabriolet e relative declinazioni Abarth, negli USA potrebbe dunque arrivare anche questa inedita proposta di multispazio.
Questo nuovo modello sarà presentato nel corso del 2011 e avrà lo scopo di aggiungere un pizzico di praticità ad una gamma, quella Fiat in America appunto, che contando sul solo cinquino mancherebbe di un attributo così importante sul mercato statunitense. Dopodomani Marchionne illustrerà il piano quinquennale del ramo italiano del gruppo, e allora avremo la (probabile) conferma ufficiale di questa particolare decisione.
La multispazio, che come abbiamo già anticipato assomiglierà proprio allo stile della 500, sostituirà contemporaneamente qui da noi la Idea e la Multipla e sarà prodotta a Mirafiori. Anche le unità destinate a varcare l’Oceano nasceranno nell’impianto torinese, al contrario della 500, che invece sarà prodotta a Toluca, Messico dal quarto trimestre 2010 per quanto riguarda le unità destinate al Nordamerica.
Secondo un analista USA, a Chrysler potrebbe non bastare la “cura Fiat” per sopravvivere. Mentre una parte degli osservatori ha apprezzato i provvedimenti presi da Sergio Marchionne per tagliare i costi, e soprattutto il piano strategico quinquennale presentato nei mesi scorsi, non mancano le voci discordanti.
Una di esse è quella di Max Warburton, analista di Bernstein Research. Stando alle sue recentissime affermazioni, contenute in un report per gli azionisti Fiat e rilanciate da Automotive News, “si rimane scettici sulla sopravvivenza di Chrysler, nonostante tutti gli sforzi di Marchionne”.
Warburton e Bernstein Research rimangono dunque dubbiosi sul futuro di Auburn Hills, nonostante i profitti che -un po’ a sorpresa- la casa americana ha mancato per poco già nel primo trimestre 2010. Warburton stesso ha infatti anticipato che presto Marchionne dovrebbe annunciare l’inaspettato break-even per il mese di marzo, nonostante le vendite non esaltanti.
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