Il gruppo Tata sta considerando una nuova strategia di sviluppo per i propulsori destinati ai propri marchi premium Jaguar e Land Rover. Il gruppo indiano vuole sfruttare le sinergie interne e svincolarsi dal gruppo Ford, attuale fornitore di molti componenti ed ex proprietario dei due brand inglesi. Secondo le informazioni diffuse da Automotive News, è stato la stesso Ratan Tata ad annunciare questa possibilità, spiegando inoltre che i propulsori potrebbero essere assemblati sia in Inghilterra che in India, investendo nell’impianto di Pune che dal mese di Maggio assembla anche la Land Rover Discovery.
I progetti di Tata vanno oltre, visto che è stata presa in considerazione anche la possibilità di assemblare alcuni modelli Jaguar e Land Rover in Cina per spingere le vendite di questi modelli sul promettente mercato asiatico ed allo stesso tempo sono in atto operazioni commerciali per aumentare la visibilità dei marchi in Brasile e Russia. Il Gruppo Tata è ben motivato dai risultati dei due marchi anglosassoni acquistati nel 2008: l’anno fiscale, concluso a Marzo 2011, ha visto crescere le vendite di Jaguar e Land Rover del 9% a livello mondiale, con un ottimo +13,9% nella prima metà del 2011 sul mercato Americano. Allo stesso tempo, Tata ha cautamente sottolineato come India e Cina abbiamo segnato valori in negativo dopo anni di vero e proprio “boom”, motivando così una attenta riflessione dei futuri investimenti.

Jaguar starebbe pensando di produrre un SUV da contrapporre a BMW X5, Porsche Cayenne e Mercedes ML. Una vettura concepita per marcare ancora più da vicino la concorrenza tedesca che richiederà almeno 4/5 anni di sviluppo: prima c’è da riempire il basso di gamma. Parlare di design a questo livello, poco più che speculativo, è pressoché inutile. Tecnicamente invece non è molto azzardato supporre che l’auto sfoggi un telaio interamente in alluminio, come quello della XJ, e condivida molta tecnologia con le versioni top della gamma Range Rover. Rispetto a queste ultime tuttavia la SUV del giaguaro dovrebbe essere più orientata ad un utilizzo stradale che fuoristradistico.
E’ interessante notare che, nonostante qualche detrattore che da tempo la anticipi, la fine dell’ “era dei SUV” sembra essere assai lontana. Anzi, se da un lato il concetto di sport-utility si sta via via “democratizzando” (vedi le innumerevoli SUV di “piccole” dimensioni, commercializzate anche dai brand premium), dall’altro lo sviluppo tecnico-stilistico delle SUV alto di gamma non sembra per niente essere fermo. Riduzione dei pesi e delle emissioni con progetti sempre più moderni, continuano a tenere in vita un segmento che apparentemente può sopravvivere alla tematica ambientale. Molto più che una moda temporanea quindi.
Via | InsideLine
I vertici del gruppo Jaguar-Land Rover stanno definendo i margini di una partnership con il marchio cinese Great Wall, in vista di uno sbarco nella Repubblica Popolare successivo al clamoroso exploit commerciale registrato nel 2010. Al termine dello scorso anno i due marchi inglesi hanno consegnato in Cina 26.114 vetture, quasi il doppio (+ 95%) rispetto al 2009, e guardano dunque con vivo interesse alla stipula di un accordo con un partner locale che si occuperà della produzione su territorio cinese. “Le due società sono in fase di trattativa per definire l’intesa”, scrive l’agenzia Reuters citando un dirigente Great Wall. “Alcuni dirigenti del gruppo JLR hanno già visitato il nostro stabilimento”. Un secondo informatore rivela inoltre che le discussioni hanno già superato la fase iniziale, ma una decisione è ancora prematura.
Tata ha elencato le novità che riguarderanno sé stessa e i brand Jaguar e Land Rover negli anni futuri. L’anno prossimo partirà l’offensiva delle due Case inglesi con il restyling di metà carriera per la Jaguar XF e il debutto dell’inedita SUV di piccole dimensioni denominata Range Rover Evoque. Quest’ultima sarà proposta anche in versione ibrida, soprattutto per il fatto che la divisione JLR ha stanziato 800 milioni di sterline per lo sviluppo di questa tecnologia, più un miliardo di sterline per la progettazione dei nuovi modelli. In pratica, nei prossimi anni saranno più intense le sinergie tra Jaguar e Land Rover, come dimostrano le concept ibride XJ Limo Green e Range Rover Sport REHEV.
Nel 2012 sarà allargata la gamma della Jaguar XF alle inedite varianti Wagon e Coupé. Tra il 2012 e il 2013, invece, debutterà la nuova generazione della Range Rover che sarà sviluppata sulla piattaforma della Jaguar XJ. L’iconica fuoristrada inglese avrà la carrozzeria in alluminio e sarà proposta anche in versione ibrida. Inoltre, nel 2013 debutterà l’inedita roadster XE che sarà progettata sulla piattaforma accorciata della Jaguar XK. Anche quest’ultima cederà il passo alla nuova generazione tra tre anni. Successivamente, tra il 2013 e il 2014 sarà la volta della nuova Range Rover Sport che condividerà piattaforma, carrozzeria in alluminio e propulsione ibrida con la Range Rover.
Nello stesso periodo debutterà anche l’erede della Jaguar X-Type, al momento conosciuta come XS. Invece, la nuova generazione della Land Rover Defender è stata posticipata al 2015, in quanto non è stata ancora scelta la piattaforma su cui si poggerà. Sempre tra cinque anni debutterà la nuova XF che condividerà la piattaforma della XJ, mentre la Discovery 5 sarà introdotta tra il 2015 e il 2016. Tuttavia, la notizia più importante riguarda proprio Tata che sfrutterà il know-how di Jaguar e Land Rover nel design e nella tecnologia, al fine di migliorare la qualità delle proprie vetture.
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Le economie all’indiana impongono due piattaforme per altrettanti marchi, una serie di compromessi ed altrettanti recriminazioni. Jaguar e Land Rover, a partire dai prossimi anni, realizzeranno tutti i rispettivi modelli potendo pescare da un mazzo sguarnito e composto da sole due carte. Per di più, XJ e famiglia Range Rover condivideranno la stessa ossatura. Come a dire: o la berlina perde le proprie doti stradali, oppure il SUV smarrisce la sua dinamica di guida in fuoristrada. Nulla da attendere con furore.
Le vetture più compatte verranno realizzate a partire da una classica piattaforma in metallo, declinata in tre lunghezze di passo. Il Freelander verrà quindi realizzato in tre varianti di carrozzeria, con la versione a sette posti che potrebbe addirittura soppiantare il Discovery. La struttura in alluminio sarà destinata alle sole vetture d’alta gamma, fra cui la roadster finora conosciuta come XE.
Via | Autocar
David Smith si è dimesso dalla carica di CEO dei marchi Jaguar e Land Rover. Il breve comunicato rilasciato dal gruppo di proprietà Tata non riporta motivazioni particolari per questa scelta e, nell’attesa di individuare un successore, Ravi Kant sarà il nuovo amministratore delegato. Smith era stato nominato proprio in occasione della vendita dei due marchi inglesi a Tata da parte di Ford, per la quale si occupava della parte finanziaria nel settore Europeo.
Si riaccendono a questo punto le voci spuntate a fine 2009 circa la possibilità nomina di Carl Peter Forster, in passato numero uno di GM Europe e ben visto dallo stesso Ratan Tata, che lo vorrebbe alla guida dei due marchi inglesi per proseguire l’opera di sviluppo e risanamento. Foster ha già lavorato in Land Rover negli anni ‘90, quando era di proprietà Bmw.

Secondo il “Sunday Times”, Carl-Peter Forster, ormai ex numero uno di GM Europe, sarà il nuovo CEO di Jaguar e Land Rover. Stando alle notizie riportate dall’autorevole quotidiano britannico, Forster avrebbe abbandonato il comando di Opel e Vauxhall non tanto per la mancata cessione a Magna, quanto perché allettato dalla corposa offerta economica che Ratan Tata gli avrebbe riservato per prendere in mano la gestione della divisione che controlla le due rinomate Case automobilistiche inglesi.
Il manager porterà con sé un ricco bagaglio di esperienza nel settore automotive, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di vetture a basse emissioni. Inoltre, Forster conosce bene l’ambiente di Land Rover, essendo stato capo della produzione negli anni ‘90, quando BMW era proprietaria dello storico costruttore di fuoristrada. Il portavoce di Jaguar Land Rover, interpellato al riguardo da Autocar, ha smentito l’interessamento della società nei confronti di Carl-Peter Forster, definendo le indiscrezioni come una “speculazione” confezionata ad arte dalla stampa.
Via | Autocar
La Jaguar XJ Limo-Green esiste, per quanto in veste di concept car. La prova è qui davanti ai nostri occhi, in queste foto esclusive della rivista britannica Autocar. Le ipotesi formulate da noi alla presentazione del nuovissimo 1.2 tre cilindri Lotus, erano dunque fondate: il piccolo generatore termico era destinato proprio al nobile cofano dell’ammiraglia inglese per antonomasia.
La XJ Limo-Green, come dicevamo in apertura, è per ora un esemplare unico, un prototipo che prefigura una derivata di serie “che nascerà quando il costo dei dispositivi elettrici aggiuntivi e delle batterie scenderà”. “Questa tecnologia è ancora in fasce e c’è molto lavoro prima ancora di pensare alla produzione” ha dichiarato Anthony Harper, responsabile ricerca e sviluppo Jaguar-Land Rover.
“I componenti sono ancora costosi e ad oggi il sistema non può offrire quelle garanzie di qualità che ci si aspetta da una Jaguar, ma la tecnologia c’è e basta solo svilupparla”, ha proseguito Harper. Ma veniamo ai dati tecnici. La XJ Limo-Green è spinta da un motore elettrico che eroga 197 CV e 400 Nm di coppia, ed è in grado di percorrere ben 48 km con la sola propulsione elettrica.
Tata sta pensando a possibili licenziamenti in Jaguar e Land Rover. La compagnia indiana ha registrato quest’anno la sua prima perdita in otto anni proprio dopo aver rilevato le due prestigiose case inglesi da Ford Motor Company. E parte della colpa è proprio dei due nuovi acquisti, le cui vendite non viaggiano su livelli esaltanti.
Il vicepresidente di Tata Motors, Ravi Kant, ha perciò annunciato la possibilità futura di un taglio di personale nelle due teste di ponte d’Oltremanica. Lo scopo, ovviamente, è quello di ridurre i costi, e di adeguare contestualmente la produzione alla domanda inferiore, anche attraverso una riduzione dei volumi stessi.
Kant, ricordando che finora Tata ha già tagliato 2000 posti di lavoro, ha infine paventato la possibile chiusura di qualche stabilimento. Nei primi dieci mesi dell’anno fiscale 2008-2009 le due case inglesi hanno perso 330 milioni di euro e prima del consuntivo finale potrebbero non arrivare inversioni di tendenza.
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