Il Salone di Ginevra 2011 verrà ricordato come quello del debutto di Giugiaro nelle vesti di marchio del colosso Volkswagen. L’occasione è stata celebrata dall’Italdesign con due prototipi, la Go! e la Tex, che sul muso portano proprio l’inconfondibile segno di Wolfsburg. Le concept sono l’interpretazione di Giugiaro per le VW del futuro destinate al segmento A0.
“Per il nostro debutto all’interno del Gruppo abbiamo condotto una ricerca immaginando le Volkswagen del prossimo futuro, automobili destinate prevalentemente alle città” ha dichiarato Giorgetto Giugiaro, “dando la nostra personalissima interpretazione. Go! è un MPV che prosegue quel discorso per la migliore ergonomia ed abitabilità mantenendo dimensioni esterne contenute che ha segnato gran parte della mia carriera. Si tratta di un veicolo che non supera i 4 metri di lunghezza, ecologico, in grado di garantire il massimo in termini di ergonomia e lusso e con un ampio volume di carico. Tex è invece la nostra interpretazione della Volkswagen sportiva di domani”.
Le concept sono alimentate da propulsori Volkswagen: Blue-e-motion è il motore elettrico della Go!, mentre ad equipaggiare la Tex è l’ibrido plug-in Twïn Drive. La Go! è in grado di percorrere 240 km a emissioni zero, mentre la Tex può percorrere 35 km in modalità elettrica. Entrambi i prototipi nascono sulla piattaforma MQB, architettura VW particolarmente versatile in grado di ospitare indifferentemente motori elettrici, ibridi, benzina, diesel, GPL, metano o a idrogeno.
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Il principale motivo d’interesse resta sconosciuto. O per lo meno celato alla vista, fino a quando non verrà utilizzato dalle prime vetture di serie attese nel 2012. Le Italdesign Tex e Go! utilizzano infatti la nuova architettura Volkswagen nota come MQB (Modularer Quer-Baukasten), destinata a vetture con trazione anteriore, motore trasversale e in grado di ospitare indifferentemente un sistema elettrico plug‐in, un sistema ibrido, un motore termico benzina, diesel, GPL o metano e addirittura un motore ad idrogeno. La Go! utilizza inoltre il sistema elettrico Blueemotion e percorre 240 chilometri senza emissioni inquinanti, mentre la Tex monta l’ibrido TwinDrive e si accontenta di 35 chilometri in modalità EV.
Nelle vesti di monovolume compatta la Italdesign Go! ripropone i concetti già affrontati da Giorgetto Giugiaro con le New York Taxi (1976), Megagamma (1978), Structura (1998) e Emas (2010). Questo prototipo ha una lunghezza di 3.99 metri ed un passo di 2.70, misure che permettono di ospitare comodamente cinque passeggeri e di stivare nel bagagliaio 400 o 525 litri. Le batterie sono posizionate sotto il pianale, in corrispondenza dei sedili anteriori e posteriori, mentre la distribuzione dei pesi ha rapporto 58:42. L’andamento della vetratura consente al pilota di godere della massima visibilità, anche se i finestrini sono mobili nella sola metà inferiore così da ridurre il peso del meccanismo di controllo. L’abitacolo invece si caratterizza per il posizionamento del quadro comandi, annegato alla base del parabrezza (soluzione fortemente voluta da Giorgetto Giugiaro, spiegano in Italdesign) e lambito dai monitor che proiettano le immagini delle telecamere posteriori.
L’Italdesign Tex, dedicata proprio a Tex Willer, immagina la sportiva Volkswagen del futuro e “mantiene un family feeling che la identifica immediatamente come un prodotto di Wolfsburg vicino alla produzione”. Secondo Fabrizio Giugiaro questa vettura rappresenta “una naturale evoluzione dei canoni attuali con l’inserimento di alcune tecnologie che saranno a breve disponibili sul mercato”. La Tex nasce a partire da un corpo vettura largo 1.75 metri ed alto 1.35, appoggiato su cerchi da 19 pollici e disegnato per ospitare comodamente quattro occupanti. Il sistema Twin Drive si compone del 1.4 TSI, di un sistema elettrico a batterie da 85 kw di picco (400 Nm se utilizzati in modo combinato) e del cambio DirectShift a sette rapporti, che offrono prestazioni di assoluto rilievo: 0-100 km/h in 6 secondi e velocità massima di 220 km/h.
“Sergio Marchionne è un grande uomo di finanza non di prodotto.” L’ha detto Giorgetto Giugiaro, fra i più famosi designer italiani del mondo, durante una presentazione del “Master of Science in design” in corso a Torino. “Chi compra un auto non è interessato a sapere dove il prodotto è fatto, in Cina, in India o in Polonia, guarda i contenuti e cosa questi offrono e allora vince il migliore”.
Giugiaro ha poi parlato del passato e del presente internazionale del Gruppo: Fiat ha passato un “attimo di defaillance e adesso sta cercando di ripartire con Chrysler…io naturalmente faccio il tifo per l’industria italiana e spero possa avere soddisfazione, anche se faccio parte di un grande gruppo non italiano (è il gruppo VW). Non metto in dubbio che ci sia la volontà di industrializzazione, il problema pero’ e’ arrivarci bene, in salute e con ottimi prodotti perchè la concorrenza è incredibilmente tosta.”
Via | Repubblica (Grazie al nostro lettore “a1″ per la segnalazione)
A seguito dell’acquisizione di Italdesign da parte di Volkswagen, “Il Sole 24 Ore” ha elencato le 15 auto più rappresentative della Casa di Moncalieri disegnate da Giorgetto Giugiaro. Per l’autorevole quotidiano economico italiano, l’auto più rappresentativa del gruppo è la Volkswagen Golf prima serie, nata nel 1974. La seguono le italiane Fiat Panda e Abarth 1600 che si piazzano sugli altri due gradini del podio.
Vengono menzionate anche tre vetture Alfa Romeo, come la Alfasud concepita seguendo le ’scientifiche’ direttive del capo progettista Rusolf Hruska, nonché le coupé Alfetta GT - a cui si aggiunse in seguito il modello Alfetta Gtv - e Alfasud Sprint. “Il Sole 24 Ore” cita anche altre auto italiane disegnate da Giugiaro, come la Lancia Thema, le Fiat Uno e Punto prima serie, senza dimenticare le Maserati Bora e 3200 GT, a cui si aggiungono la Merak e le GT Coupé e Spyder.
Dalla matita di Giugiaro sono nate anche la Volkswagen Scirocco e la Seat Ibiza, primo modello sviluppato dalla Casa iberica in maniera indipendente. La sezione “Motori24” ha annoverato anche la prima Lotus Esprit e la Delorean DMC-12, quest’ultima conosciuta soprattutto per esser stata la protagonista della trilogia cinematografica di “Ritorno al futuro”, assieme a Michael J Fox.
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“Con l’acquisizione di Italdesign lo stile delle Volkswagen diventerà più creativo”. Walter de’ Silva, numero uno del design di Wolfsburg ne è convinto: secondo lui, la competizione interna che si creerà tra il centro stile da lui capitanato e l’atelier di Giorgetto Giugiaro non potrà che fare bene alle VW che verranno.
Giugiaro, nominato anni fa il migliore car designer del 20° secolo, ha firmato alcune delle tedesche più famose di tutti i tempi, a partire ovviamente dalla prima generazione della Golf. “Io credo che competere con una vera e propria leggenda vivente sarà una sfida fantastica per ogni designer del gruppo Volkswagen”, ha dichiarato de’ Silva.
Dopo l’acquisizione da parte dei tedeschi, Italdesign farà le sue autonome proposte di stile per i modelli del gruppo. Queste verranno poi confrontate con le controparti elaborate dai centri stile delle varie case che fanno capo a Wolfsburg: “la competizione farà bene alla creatività, e VW non vuole essere seconda a nessuno in fatto di stile”, ha concluso il designer.
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La Italdesign di Giugiaro è ormai di proprietà Volkswagen: oltre il 90% della compagnia, inclusi brevetti e marchi, passa in mano alla Lamborghini Holding Spa, a sua volta subordinata ad Audi, che fa capo al colosso di Wolfsburg. Volkswagen Group sembra apparentemente un buco nero che inghiotte anno per anno uomini (Walter de Silva e Luca de Meo sono gli esempi più lampanti) e aziende nostrane (Lamborghini, Italdesign; ma c’è un noto interessamento anche per Alfa Romeo e Ducati) in un progetto di espansione senza freni.
Ma quanto c’è di buono e di cattivo in tutto questo? Da un lato il rammarico per la “denazionalizzazione” di alcune icone del made in Italy è davvero forte. Dall’altro i numeri sono dalla parte di Volkswagen che ha l’indubbia qualità di sfruttare al massimo tutte le potenzialità delle sue acquisizioni: basti pensare a cosa era Lamborghini quando è stata rilevata da VW e cosa è Lamborghini oggi. Tutto questo ha ovviamente il suo prezzo, che nel caso della Lambo si chiama esclusività: l’ Audi R8 e tutto quello che le gira attorno è esplicativo di questa situazione.
Perché Italdesign/Giugiaro? Noi un’idea ce la siamo fatta e vorremmo condividerla con voi. E’ il coinvolgimento della casa di Sant’agata Bolognese nell’operazione che ci ha fatto “accendere la lampadina”. Perché questa manovra commerciale transita sul brand Lamborghini? Secondo noi la risposta è da ricercarsi nel rapporto che Ferrari ha con Pininfarina; lo stesso tipo di partenership che VW vorrebbe instaurare tra Lamborghini e Giugiaro. Un gemellaggio industriale dove ognuno dei due marchi si avvalora del prestigio dell’altro. E un modo per ammaliare ulteriormente i clienti.
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Attraverso una nota diffusa pochi minuti fa, Volkswagen AG comunica di aver acquistato il 90.1% della quota azionaria Italdesign in possesso della famiglia Giugiaro. Martin Winterkorn, presidente del gruppo tedesco, e Giorgetto Giugiaro, fondatore di Italdesign, hanno formalizzato l’intesa in conclusione della conferenza stampa tenuta presso lo stabilimento torinese di Moncalieri. Il marchio italiano verrà controllato dalla Lamborghini Holding, società che gestisce lo stabilimento di Sant’Agata Bolognese ed il Volkswagen Group Italia.
Dopo le firme, Martin Winterkorn, Ferdinand Piëch (presidente del consiglio di controllo di Volkswagen AG), Walter De’ Silva e Rupert Stadler (presidente del marchio Audi) hanno visitato il sito produttivo di Moncalieri e salutato i novecento dipendenti.