
Magna International è in corsa per acquisire le attività di fabbricazione di capote di Karmann, carrozziere tedesco che nel 2009 è andato incontro al fallimento ed alla vendita del suo stabilimento di Osnabrück a Volkswagen. Secondo Reuters, sarebbero quattro gli investitori internazionali interessati a rilevare l’attività.
Oltre a Magna sono infatti in corsa il gruppo finanziario Nordwind Capital, il fornitore Vorwerk e la holding spagnola CIE Automotive. Il gruppo austro-canadese però -anche secondo il Financial Times- sarebbe in testa e potrebbe rafforzare nel caso di successo le sue attività nel campo delle convertibili, di cui già si occupa la sua controllata Car Top Systems (CTS). Karmann non ha espresso preferenze in forma ufficiale e continua a non commentare le indiscrezioni.
Materiale su cui costruire ipotesi però, non manca di certo: secondo alcune fonti, Christian Wulff, presidente del Land della Bassa Sassonia ha già incontrato Frank Stronach e Siegfried Wolf nel mese di dicembre, per approfondire alcuni dettagli dell’eventuale vendita. L’unico ostacolo all’accordo sarebbero alcuni vizi di sostanza individuati dall’anti-trust tedesco, che sta seguendo attualmente gli sviluppi della vicenda.

Magna International in futuro non tenterà più di acquisire una casa automobilistica. Dopo la sorprendente decisione di General Motors di tenere Opel seguita a mesi di estenuanti trattative, la multinazionale austro-canadese ha stabilito che rimarrà nell’ambito del suo business tradizionale, quello delle forniture di componenti ai costruttori.
La dichiarazione, rilasciata da John Walker, co-amministratore delegato dell’azienda, è limpida: “Non cercheremo più un nostro spazio tra le case automobilistiche: non esiste alcun piano per entrare in trattative con un altro costruttore”. Ora l’attenzione di Magna potrebbe focalizzarsi invece su altri fornitori in difficoltà che hanno perso le commesse delle case automobilistiche.
Eppure, qualche analista rimane scettico di fronte a queste affermazioni: c’è chi continua a credere che l’automotive supplier possa presto rilanciarsi nel “corteggiamento” di qualche costruttore. “Ci sono altre case automobilistiche in vendita e Frank Stronach (il presidente di Magna, ndr) ha il pallino di acquisirne una. Aspettate e vedrete” giura John Wolkonowicz, interpellato da Automotive News.
È bastato un fine settimana, pochi giorni per capire che, effettivamente, l’offerta di Magna è “molto meno chiara della proposta Fiat”. E se lo dice Peter Mandelson, ministro inglese del Business (attività produttive) e “tutore” di Vauxhall, si capisce come davvero la politica abbia ecceduto in demagogia. Le complicazioni, infatti, sono emerse fin dai primi giorni: su tutte, la questione dei 300 milioni.
«Li copriamo noi», giurò Frank Stronach, amministratore delegato Magna. Senza averne capito l’effettiva urgenza: quei soldi servivano subito, per sopravvivere; inammissibile un ritardo. Che ha costretto il Governo a firmare l’assegno. Suscitando le ire della Merkel: «la trattativa comporta molti rischi», prima; «i negoziati sono ancora aperti a tutti i concorrenti», ieri.
Ma non si leggano queste dichiarazioni come una corte a Fiat: Sergio Marchionne è impegnato con Chrysler, e recitare da protagonista nella “soap opera” non riscontra il suo immediato interesse. Anche perché il copione è ben poco chiaro: Stronach ammette che «gli accordi con General Motors non ci permettono di vendere in Cina e Stati Uniti», Volkswagen accusa ed il numero un Opel ammette che «bisogna chiarire molti aspetti».
Via | Corriere (Grazie al nostro lettore “libertino” per la segnalazione)
L’amministratore Delegato di Magna International, Siegfried Wolf, ha dichiarato che la firma ufficiale per l’accordo con Opel si farà entro 5 settimane, chiedendo allo stesso tempo garanzie al governo austriaco per il prestito da 300 milioni di Euro che servità a sostenere l’operazione. Proprio il proprietario di Magna, Frank Stronach, si incontrerà con ministro autriaco delle Finanze, Josef Proell, per mettere a punto questo aspetto.
Stronach ha dichiarato anche che Magna costruirà vetture Opel in Canada nei prossimi anni, evitando però di commercializzarle negli Stati Uniti grazie ad un preciso accordo commerciale con General Motors. Già da fine 2009 dovrebbe comunque iniziare l’importazione di vetture Opel da vendere sul solo mercato Canadese. Nel frattempo i sindacati tedeschi fanno pressione per chiarire le sorti degli stabilimenti e degli operai europei, di cui ancora non si hanno informazioni definitive.
«Stiamo cercando di rimettere in moto Opel, anche se l’operazione è molto complicata». E poi, il gran finale: «L’accordo firmato con Magna non è vincolante». Angela Merkel, cancelliere tedesco, proprio nel giorno in cui il governo di Berlino ha staccato il primo assegno da 300 milioni di Euro per prolungarne la sopravvivenza, ha mostrato di nutrire dubbi riguardo al futuro del marchio tedesco.
La Merkel, inoltre, ha poi definito il sostegno economico come un “caso particolare”, mettendo in guardia eventuali azienda dal chiedere sovvenzioni statali. Queste dichiarazioni, rilasciate durante un convegno, seguono di poche ore le perplessità («La salvezza di Opel non è ancora garantita. Ho fiducia: non porteremo i libri in tribunale») manifestate da Frank Stronach, a capo della cordata austro-canadese.
Via | Repubblica
«Vogliamo aiutare Opel, ma è ancora prematuro sederci attorno ad un tavolo e parlare di quote azionarie». Frank Stronach, fondatore di Magna International, ha voluto chiarire la posizione dell’azienda, sottolineando come non sia «ancora possibile valutare il nostro ruolo nella futura ristrutturazione».
«Riforniamo Opel con nostre componenti: abbiamo quindi interesse di guidarli verso una pronta risalita». Questa precisazione segue di poche ore le dichiarazioni rilasciate da Oleg Deripaska e dal sindacato IG Metall: il primo, magnate russo partner di Magna, ha smentito ogni interesse verso il gruppo di Rüsselsheim; il secondo ha ribadito il secco “no” all’opzione Fiat nel timore di veder chiusi gli stabilimenti di Eisenach e Bochum.
Via | Quattroruote (Grazie al nostro lettore “a1” per la segnalazione)