Nel terzo trimestre 2009 Ford Motor Company ha fatto segnare un incremento delle vendite pari al +79% sul mercato cinese. Un boom con tutti i crismi, favorito però, va detto, dai provvedimenti di incentivo varati dal governo di Pechino.
Che Ford punti forte sulla crescita del mercato cinese lo dimostra il recente annuncio secondo cui l’Ovale Blu inaugurerà nel 2012 la sua quarta fabbrica nel paese, dietro un investimento di 490 milioni di dollari. Del resto, vendendo 119.338 auto in tre mesi, 316.639 nei primi nove mesi, e crescendo complessivamente del 32% su base annua, è difficile rimanere con le mani in mano…
In particolare, grandi soddisfazioni arrivano dalla Fiesta (venduta in 32.178 unità nei primi sei mesi dal debutto), dalla Focus, che proprio a settembre ha segnato il suo record mensile di sempre con 13.891 unità (+72% su base annua), e dai veicoli commerciali: Jiangling, azienda locale controllata in parte da Dearborn, ha venduto 82.718 unità in nove mesi, di cui 23.520 Transit.
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Daimler AG, Ford Motor Company, General Motors, Honda Motor Company, Hyundai-Kia, Renault-Nissan e Toyota Motor Corporation, le case leader nella ricerca sulle fuel cell, hanno sottoscritto un accordo di intesa per lo sviluppo e l’introduzione sul mercato di auto elettriche dotate di celle a combustibile. Un passo importante e non solo formale, dato l’enorme know-how delle suddette aziende in quest’ambito della ricerca automobilistica.
Secondo le previsioni formulate nella dichiarazione d’intenti, a partire dal 2015 le auto a fuel cell saranno pronte per la commercializzazione di massa. Niente serie limitate, o strategie particolari di vendita e noleggio: qui si parla a chiare lettere di centinaia di migliaia di unità prodotte complessivamente ogni anno.
Le strategie di produzione, introduzione sul mercato e pianificazione delle scadenze verranno stabilite da ogni singolo costruttore, di conseguenza non è escluso che qualche casa sarà in grado di produrre in grandi quantità le sue auto a fuel cell prima del traguardo del 2015.
Continua a leggere: Auto a fuel cell: i grandi costruttori sottoscrivono una dichiarazione d'intenti
Renault-Nissan, Toyota e Ford Motor Company sono i gruppi automobilistici che più spremono il proprio patrimonio tecnico. Più precisamente, i tre costruttori sono quelli che “spalmano” un solo pianale sul maggior numero di esemplari venduti. Pratica già diffusa da anni, vero, ma diventata sempre più un obbligo in questi tempi di crisi. Come dimostrano i tassi di crescita del numero di auto vendute per pianale.
Secondo uno studio di CSM Worldwide, rispetto al 1997, il gruppo Renault-Nissan (nato, lo ricordiamo nel 1999) incrementerà del 380% il volume di auto vendute per ogni pianale entro il 2015, producendo una media di 800.000 esemplari l’anno con una sola piattaforma. Toyota aumenterà questo valore del 216%, salendo a 835.000 esemplari per piattaforma e Ford lo accrescerà del 185%, salendo a 719.000 auto per pianale.
Questo processo sarà completato non solo ottimizzando la gamma e sfruttando le nicchie, ma soprattutto abbattendo le frontiere geografiche tra i vari mercati: esempio chiarificatore è quello della prossima Focus, che sarà venduta su tutti i mercati in cui è presente come frutto di un unico progetto.
Continua a leggere: Chi spinge di più sulla condivisione dei pianali? Renault-Nissan, Toyota e Ford
Alan Mulally, amministratore delegato di Ford Motor Company, ha dichiarato ieri che non abbandonerà l’azienda “finché non torneranno i profitti”. Al contrario di molti ad che hanno lasciato all’età di 65 anni dunque, Mulally, nonostante le sue 64 primavere, ha scelto di rimanere ancora a lungo al timone. Come da lui stesso dichiarato in passato, Ford non uscirà dal rosso prima del 2011.
“Fin quando sarò qui sarò onorato di lavorare per Ford”, ha affermato Mulally. E visto che i risultati cominciano effettivamente ad arrivare, qualche analista comincia a mormorare preoccupato per il problema che porrà l’inevitabile successione…
Via | eGMCarTech
Nei primi sei mesi dell’anno, Ford Motor Company ha aumentato le proprie immatricolazioni in Cina del 14% rispetto ai valori del 2008.
In particolare, la joint-venture tra Changan e Mazda (che sul mercato cinese è ancora fortemente legata a Ford) ha portato a casa i risultati migliori, crescendo del 20% nel giro di 12 mesi. Per quanto riguarda i modelli invece, la nuova Fiesta ha regalato grandi soddisfazioni.
Introdotta sul mercato in marzo, la piccola ha venduto 18.244 unità in quattro mesi. Meglio ancora la Focus berlina tre volumi, che ha messo a segno una media di 10.000 esemplari al mese. Benone anche i veicoli commerciali. Il mercato casalingo degli USA si sta appena riprendendo dalla batosta della crisi, e per ora i migliori affari si fanno proprio quaggiù…
Tata sta pensando a possibili licenziamenti in Jaguar e Land Rover. La compagnia indiana ha registrato quest’anno la sua prima perdita in otto anni proprio dopo aver rilevato le due prestigiose case inglesi da Ford Motor Company. E parte della colpa è proprio dei due nuovi acquisti, le cui vendite non viaggiano su livelli esaltanti.
Il vicepresidente di Tata Motors, Ravi Kant, ha perciò annunciato la possibilità futura di un taglio di personale nelle due teste di ponte d’Oltremanica. Lo scopo, ovviamente, è quello di ridurre i costi, e di adeguare contestualmente la produzione alla domanda inferiore, anche attraverso una riduzione dei volumi stessi.
Kant, ricordando che finora Tata ha già tagliato 2000 posti di lavoro, ha infine paventato la possibile chiusura di qualche stabilimento. Nei primi dieci mesi dell’anno fiscale 2008-2009 le due case inglesi hanno perso 330 milioni di euro e prima del consuntivo finale potrebbero non arrivare inversioni di tendenza.
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Ford Motor Company ha confermato oggi che prevede di tornare in attivo nel corso del 2011, come del resto comunicato già a fine aprile, in occasione della pubblicazione dei dati relativi al primo trimestre 2009. Nell’ambito del meeting annuale degli azionisti dunque, FoMoCo si è confermato di gran lunga il costruttore americano più in forma.
Mentre Ford infatti con le sue sole forze sta lentamente raddrizzando una situazione pur molto grave, le altre due grandi case di Detroit sono dovute ricorrere agli aiuti statali, e se una -Chrysler- è già in bancarotta, l’altra -GM- lo sarà fra poco più di dieci giorni, secondo tutti gli analisti.
Bill Ford e Alan Mulally, da Wilmington in Delaware, hanno rassicurato investitori e risparmiatori sulla solidità delle prospettive future della casa, ribadendo peraltro che non c’è né ci sarà bisogno di alcun sostegno pubblico. Basterà il piano di risanamento messo a punto internamente per tornare a respirare. Anche dopo aver perso 14,7 miliardi nel solo 2008, e ben 30 miliardi di dollari dal 2006 ad oggi…

In questi giorni, l’industria automobilistica americana ha fatto parlare molto di sé. Prima le dimissioni di Rick Wagoner da CEO di General Motors, poi gli ultimatum fissati dal Presidente USA Barack Obama a Chrysler e alla stessa GM. Ora, molti si staranno chiedendo: e Ford, come se la sta passando? Secondo Alan Mulally - ad di Ford Motor Company - la situazione è migliorata rispetto a qualche tempo fa tant’è che, in una recente intervista al Detroit News, ha affermato: “ora siamo competitivi”.
FoMoCo si ritrova in una situazione di vantaggio rispetto agli altri due colossi di Detroit non solo perché non ha richiesto alcun tipo di prestito federale, ma anche per una serie di operazioni condotte con cognizione di causa. Per prima cosa, è riuscita a raggiungere un accordo con il potente sindacato UAW, rinegoziando momentaneamente gli accordi. Certamente Ford risulta ancora indebitata ma è riuscita a fare uno scambio con i creditori, convertendo i debiti in azioni. Così, si è ottenuta una riduzione del debito nell’ordine del 33%.
Un’altra mossa importante è stata la riduzione della produzione per adeguarla alla domanda e, soprattutto, per ridurre gli stock di veicoli presenti nelle varie concessionarie. Per quanto riguarda il futuro, invece, la Casa dell’ovale blu ha deciso di uniformare maggiormente la produzione statunitense a quella europea: in questa maniera, non solo verranno abbattuti i costi di progettazione e produzione ma saranno introdotte auto meno assetate di carburante e più attente all’ambiente, come la nuova Fiesta, attesa negli States a partire dal 2011.
Via | Autoblog.com

Sembra inarrestabile la frana che sta travolgendo i malconci costruttori americani: GM e Ford, le due più grandi industrie di Detroit, temono nuove perdite da miliardi di dollari per la comunicazione dei risultati trimestrali relativi al Q3 (luglio-settembre), che avverrà nella giornata di oggi.
Nel caso (probabile) in cui dovessimo vedere nuovi bilanci in rosso, l’invocazione all’aiuto di Barack Obama si farà certamente più forte. GM ha già comunicato la propria soddisfazione, perché non solo il neo-eletto presidente ha promesso un incontro con i boss delle Big Three, ma soprattutto perché le sue intenzioni “interventiste” nei confronti dell’auto americana sono state ufficializzate nel corso di una recente intervista all’NBC.
Le Big Three puntano ad ottenere dai prossimi incontri con l’amministrazione entrante un importante contributo in termini di denaro pubblico. Il mese di ottobre è stato definito “il peggiore dalla seconda guerra mondiale” (!!!) in termini di vendite e non c’è più tempo per gli indugi.
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Ma quante ne abbiamo sentite sul futuro di Volvo? La casa svedese, che oramai sembra sempre più un ospite scomodo dalle parti di Ford Motor Company, è data per vicinissima alla cessione. Dato per assodato questo fatto (stando almeno alle attendibili dichiarazioni rilasciate a maggio da Jerry York), rimane da capire chi sarà l’acquirente del glorioso costruttore scandinavo. Quanti nomi sono stati fatti a riguardo? Non lo ricordate nemmeno voi? Ecco un breve riassunto delle precedenti puntate.
Già nel corso del maggio 2007 si faceva il nome di BMW, ma i rumours si sono poi rapidamente spostati verso la russa GAZ (luglio), Renault (in agosto, con tanto di repentina smentita ufficiale), un non meglio precisato fondo di private equity (gennaio 2008), Mercedes-Benz (maggio 2008, con l’ennesima, secca smentita ufficiale), per poi coinvolgere tra giugno e luglio scorsi gli immancabili cinesi, nella fattispecie prima SAIC e poi Chery.
Una vera e propria lotteria, al termine della quale sembra riprendere quota il nome di BMW, almeno secondo un recente articolo del Times. Con l’attuale crisi finanziaria, la casa madre FoMoCo avrebbe un grande bisogno di risorse “liquide”, e la cessione di Volvo, già praticamente decisa, sarebbe diventata una priorità, tanto che i contatti preliminari con Monaco sarebbero già iniziati. Manco a dirlo, Ford e BMW smentiscono tutto.
Continua a leggere: Volvo, si moltiplicano le ipotesi sul futuro: torna in ballo BMW?
JP Morgan Securities, secondo quanto riportato ieri da Reuters, ha rivisto al ribasso le proiezioni riguardo GM e Ford Motor Company per l’ultimo quarto del 2008, aggravando il quadro delle già previste perdite e citando tra le cause l’attuale, critica situazione del credito.
“GM e Ford sopravviveranno, ma bruceranno molti miliardi in borsa nel corso dell’anno prossimo” scrive JPM, che ritocca anche le previsioni sull’andamento azionario delle due multinazionali, per le quali ci si attende un deprezzamento molto significativo nel corso dei prossimi 12 mesi.
In quello che si annuncia come un anno di sangue per l’intero comparto, anche gli automotive suppliers sono coinvolti: JPM prevede che dai ribassi a due cifre che vedranno molte aziende (sia in fatto di risultati commerciali che di entrate), non si scapperà facilmente, e che c’è da aspettarsi conseguenti difficoltà borsistiche su ambedue le sponde dell’Atlantico.
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Durante una conferenza stampa tenuta in Belgio ieri, Derrick Kuzak, responsabile sviluppo prodotto di Ford Motor Company, ha rivelato ai giornalisti presenti che il gruppo statunitense sta vagliando la possibilità di introdurre a sorpresa nella gamma Lincoln una due volumi di segmento C.
“Crediamo che ci sia posto per un modello più piccolo nell’attuale gamma Lincoln” ha spiegato il manager, che ha poi glissato davanti ad una domanda più specifica sui dati di questo inaspettato modello.
Ma c’è dell’altro. Si dice infatti che la Ford Kuga, il recente crossover presentato dalla filiale europea di Detroit, possa fornire la base ad un omologo marchiato Lincoln fra un paio d’anni. E come se non bastasse, Kuzak, dopo aver negato l’esistenza di piani precisi per esportare la nuova Ka negli USA, ha ammesso chiaramente che è “un’opportunità da non trascurare”.