La cessione di Opel non si risolve: il ministro delle Finanze tedesco Peer Steinbrueck ha chiesto, nel corso dei lavori del G20 di Londra, al suo collega statunitense Timothy Geithner di impegnarsi affinché il governo americano prenda al più presto posizione sul futuro della casa tedesca.
Da Berlino non smettono di ribadire la loro preferenza per Magna e sottolineano che gli aiuti economici promessi dall’amministrazione tedesca per il rilancio di Opel sono vincolati alla scelta del gruppo austro-canadese.
Ma, come si era già detto in precedenza, GM potrebbe decidere di tenere Opel; una mossa utile anche per sfruttare il know-how tecnologico di Opel per le automobili di piccola e media cilindrata che si apprestano a cambiare il mercato dell’auto americano.
Ma secondo per il responsabile del consiglio d’azienda Opel, Klaus Franz, se il marchio tedesco non sarà ceduto al gruppo Magna, non sarà in grado di sopravvivere rimanendo nel gruppo Gm; inoltre “verranno chiusi gli impianti di Anversa e di Bochum, quello di Eisenach verrà venduto o chiuso e ci saranno tagli nella gamma di prodotti, perchè non ci sono abbastanza soldi”.
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Anche se la decisione definitiva sulla cessione di Opel verrà presa solo al termine della giornata di oggi, sembra che il governo tedesco abbia già scelto a chi consegnare le redini della Casa di Russelsheim. I pretendenti rimasti in corsa per l’acquisizione di Opel sono Fiat e Magna. Ed è molto probabile che quest’ultimo si aggiudicherà la partita, stando soprattutto alle parole espresse dal ministro del lavoro Olaf Scholz.
“Magna è in pole position perchè capisce qualcosa delle attività auto” ha dichiarato Scholz al quotidiano tedesco ‘Berliner Zeitung’. La nuova trattativa in cancelleria comincerà nel pomeriggio, ma questa anticipazione ha un certo peso. Inoltre, aggiunge il ministro, “il gruppo austro-canadese ha le idee chiare sulla politica finanziaria ed e’ pronto ad un accordo in qualsiasi momento”. Il governo tedesco, sottolinea sempre Scholz, si aspetta di “fare la sua parte al successo dei negoziati, perché vuole certezze per le previste garanzie pubbliche sul debito”.
Dall’altra parte, Fiat con una nota fa sapere che “le questioni emerse nelle ultime fasi del negoziato tra martedì e mercoledì ci hanno sorpreso negativamente, dal momento che non eravamo stati informati di certi dati ed informazioni finanziarie chiave che consideriamo essenziali per la formulazione di un’offerta di fusione seria. Data la natura del processo - prosegue il comunicato - e la sua durata estremamente limitata, Fiat non ha avuto pieno accesso alle informazioni contabili di Opel per determinare con esattezza la situazione finanziaria della stessa e poter così formulare un’offerta di fusione che tenga in considerazione sia le esigenze di General Motors come venditore che quelle di Fiat”.
Come anticipato, il vertice durato 12 ore in Germania non ha stabilito un vincitore per la cessione di Opel, ma le uniche due offerte rimaste sul piatto sono quelle di Fiat ed Magna International, eliminando sia la cinese Baic che il fondo Ripplewood. Il ministro tedesco Zu Guttenberg ha preso tempo, rimandando la decisione a venerdì e chiedendo un ulteriore affinamento delle offerte e sembra quindi tramontata l’ipotesi di congelare l’intera operazione in attesa delle elezioni di Settembre.
Anche General Motors ha fatto la sua parte, sorprendendo tutti con una richiesta di ulteriori 300 milioni da girare ai contendenti, che dovranno così rivedere i loro piano a causa di questo non trascurabile dettaglio. Berlino, a sua volta, ha chiesto ulteriori informazioni al Tesoro Americano, senza le quali è impossibile chiarire al meglio la situazione. A questo punto, un prestito ponte ed una bancarotta pilotata potrebbero rappresentare una ipotesi valida, in attesa che gli accordi con il nuovo partner siano finalizzati.
Via | Repubblica

Il fondo sovrano di Abu Dhabi, Aabar, ha seccamente smentito i rumors che lo vedevano interessato a rilevare ulteriori quote della traballante Opel: un portavoce dell’Emirato ha infatti chiarificato che non è stata presa minimamente in considerazione l’idea di incrementare dal 9,1 al 20% la partecipazione in Daimler.
Inoltre Karl-Theodore zu Guttenberg, ministro dell’economia tedesco, ha precisato di non avere in programma viaggi nell’Emirato arabo nei prossimi giorni. Intanto, la casa tedesca “mette le mani avanti” e dirama una nota specificando che l’eventuale insolvenza di GM non avrebbe ripercussioni su Opel.
Via | Quattroruote
Il ministro dell’economia tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg ha incontrato negli Usa i vertici di General Motors per provare a salvare dal fallimento Opel. Il governo tedesco è favorevole all’aiuto della casa di Rüsselsheim (subordinata al “gigante di argilla” GM) che necessita di 3.3 miliardi di euro per scongiurare la bancarotta. “Stiamo facendo di tutto per salvare posti di lavoro, ma dobbiamo trovare un modello che ci consenta di superare le urgenze dei prossimi mesi”.
Rick Wagoner, CEO GM, ha dichiarato che “GM è pronta a scendere dall’attuale quota del 100%”. Ciò non toglie che Opel necessiterebbe di una ristrutturazione delle sue attività europee con tagli e risparmi per 1.2 milardi di dollari. Tuttavia a Berlino richiede precise garanzie affinché i fondi governativi vadano esclusivamente alla Opel e non nelle casse di Detroit.
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Cara Opel, se vuoi sopravvivere raggiungi un accordo con Fiat. In estrema sintesi, il messaggio diffuso dal tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung suona così: per superare senza traumi debilitanti il divorzio da General Motors, sarebbe opportuno presentarsi a Torino.
“Nonostante i due marchi abbiano seguito dal 2005 strade divergenti – riporta il prestigioso quotidiano conservatore –, poche case automobilistiche si conoscono così bene”. Per suffragare la propria tesi, il Faz ricorda la costruttiva parentela fra Grande Punto e Corsa, nate dalla stessa piattaforma e con i medesimi propulsori diesel.
Via | Corriere (Grazie al nostro lettore “Gnovis” per la segnalazione)
Nei prossimi giorni il cda della Opel (gruppo GM) si siederà al tavolo per elaborare un piano di rilancio da presentare al Governo tedesco. Quest’ultimo, ha affermato il ministro delle Finanze, vuole evitare il fallimento della casa: ciò significherebbe la perdita del lavoro per circa 50 mila addetti, compresi i fornitori.
Quindi l’esecutivo farà di tutto per salvarla. Ma rimane comunque fermo nel sostenere che concederà il suo sostegno economico solo a condizione che Opel presenti un piano mirato ed efficiente. E l’Ampera (di cui vi proponiamo qualche scatto) potrebbe essere una delle chiavi di volta in proposito
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