
Dopo aver versato qualcosa come 80 miliardi di dollari nelle casse vuote di General Motors, Chrysler e dei loro fornitori, l’Auto Task Force dell’amministrazione Obama ha dichiarato che non erogherà più denaro pubblico in favore delle due industrie automobilistiche di Detroit.
Nel corso dell’ultima settimana, l’Auto Task Force di Washington ha deposto di fronte al Senato, affermando che “dopo l’ultimo prestito GM non chiederà più soldi”. Non solo. Esiste anche una “ragionevole possibilità che i contribuenti americani possano rientrare in possesso del denaro erogato in favore dei due costruttori, seppure non ci si possa ancora dire convinti che ciò accadrà”.
Chrysler, come sapete ormai tutti, è uscita dalla fase di bancarotta controllata, ed ha siglato un’alleanza con Fiat mercoledì scorso, mentre GM è ancora “sotto Chapter 11″, e potrebbe emergere dalla bancarotta il prossimo 1° agosto.

Oramai negli Stati Uniti non si parla più in termini ipotetici della bancarotta di General Motors: l’attenzione di tutti, soprattutto dopo la mega-cessione di azioni dei grandi manager, sembra concentrarsi su “come” questo passaggio dato ormai per scontato avverrà. Secondo GM stessa si seguirà un modello di bancarotta pilotata analogo in tutto a quello attuato con Chrysler.
Il costruttore ha comunicato inoltre che gli sviluppi della bancarotta controllata Chrysler vengono seguiti passo per passo, soprattutto per quanto riguarda il drastico taglio del debito, misura alla quale GM provvederà anche autonomamente, sia con lo storico taglio di concessionari USA di cui vi davamo conto in mattinata, che attraverso un accordo con il sindacato UAW, atteso entro settimana prossima.
Questa intesa prevederebbe un taglio del costo del lavoro pari a un miliardo di dollari l’anno, ed una parallela riduzione delle provvigioni in favore del fondo per i lavoratori in pensione pari a 10 miliardi di dollari. In pratica, sarebbe il dimezzamento esatto di questo specifico capitolo di spesa, secondo il Wall Street Journal. L’UAW, analogamente a quanto accaduto nel caso di Chrysler, entrerebbe infine in possesso del 39% della nuova GM. Presto, gli ulteriori sviluppi.
Entro la fine della settimana General Motors spedirà una lettera a circa mille concessionari statunitensi per avvisarli che il contratto, in scadenza a fine 2010, non verrà rinnovato. Una mossa che rientrerebbe in un più ampio piano studiato per ridurre il numero dei dealer di 2600 unità (-40%) entro la stessa data.
In aggiunta ai suddetti mille concessionari se ne aggiungerebbero infatti almeno altri 500 dopo la cessione di Hummer, Saab e Saturn, mentre altri 500 non sarebbero più in grado di sostenere la loro attività.
Via | Automotive News

Continua la forte contrazione del mercato automobilistico americano nel mese di aprile: le vendite hanno subito nello scorso mese una diminuzione pari al -34,3%, per un totale di 817.287 immatricolazioni. A fronte di febbraio e marzo però, sembra di vedere una lievissima ripresa: nei due mesi passati, erano stati registrati un -41% ed un -37% rispettivamente, sempre su base annua.
Il gruppo Chrysler in particolare, continua a risentire più degli altri gli effetti della crisi, con vendite crollate del -43,8% sull’anno scorso, per un totale di 43.138 unità immatricolate. La quota di mercato di Auburn Hills è conseguentemente scesa dall’11,8% al 9,4% attuale. Poco meglio è andata General Motors, che con il suo -34,2% ha di fatto ricalcato l’andamento delle vendite USA nel loro complesso, mentre Ford Motor Company ha perso circa il 30%, contenendo -pur in misura minima- le perdite.
Tra i costruttori stranieri, a subire la flessione peggiore è stato il colosso Toyota, al -42%, un risultato praticamente identico a quello di Chrysler. Le vendite della casa giapponese si sono attestate a 126.540 unità e la quota di mercato è scesa in 12 mesi dal 17,2% al 15,2%. Anche Nissan piange lacrime amare, davanti al suo -38% e alle 47.190 unità che ha venduto.
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Dopo aver annunciato lo scioglimento dei rapporti con il marchio Saturn nello stesso comunicato in cui veniva ufficializzata la chiusura di Pontiac, General Motors rende noto oggi che la cessione della casa è entrata nella sua fase operativa. La scadenza fissata per fine 2009 dunque, sarà con ogni probabilità largamente rispettata.
Ad oggi, fanno sapere da Detroit, un discreto numero di potenziali acquirenti ha mostrato un interesse concreto nei confronti della casa, fondata nel 1985, e della relativa rete di vendita, i cui responsabili saranno continuamente informati da Detroit sulle evoluzioni della vicenda.
Mattone dopo mattone, marchio dopo marchio, continua inesorabile il processo di smantellamento della “Grande GM” che ha segnato la storia dell’auto americana. Il prossimo futuro ci consegnerà, nelle intenzioni del management, una compagnia più snella, agile e proficua sotto ogni punto di vista.
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Secondo un recente sondaggio condotto negli Stati Uniti, entro due anni, quasi il 75% delle vetture acquistate dalla pubblica amministrazione e oltre la metà di quelle comprate dai consumatori saranno auto “Made in USA”, nonostante le difficoltà che GM e Chrysler stanno attraversando in questo periodo e il cui futuro appare molto incerto, soprattutto per la prima di queste.
L’indagine, condotta da “RL Polk & Co.”, si basa oltretutto su un piccolo campione composto da 1.361 persone, ma i metodi statistici messi in atto dal centro studi americano si rivelano molto affidabili. Infatti, emerge che il 55% dei consumatori statunitensi acquisteranno una nuova auto entro due anni. E il 72% di questi orienterà la propria scelta verso una vettura americana.
Alla “RL Polk & Co.” ci tengono a sottolineare che l’orgoglio patriottico del popolo USA è riemerso un pò troppo tardi, vista la difficilissima situazione in cui si trovano le ormai ex “Big Three” di Detroit. Lonnie Miller, direttore analisi di “RL Polk & Co.”, si dichiara ottimista circa i risultati del sondaggio: “nonostante la triste condizione in cui verte l’industria automobilistica, è incoraggiante il fatto che i consumatori manifestino l’intenzione di acquistare un’auto nuova nel breve termine”.
Via | MotorAuthority

Il piano di risanamento che General Motors sta per varare non convince i creditori del colosso di Detroit, che hanno manifestato oggi un forte scetticismo nei confronti delle prossime manovre intorno a GM: in particolare, dalla maggioranza di questi soggetti, è stata bollata come “inaccettabile” la proposta avanzata da General Motors di scambiare il 10% del debito in azioni del gruppo.
Nel quadro tracciato da GM per appianare i debiti, il 50% della proprietà dovrebbe andare nelle mani del governo americano, che di fatto è il maggiore creditore del gruppo di Detroit, un ulteriore 40% passerebbe sotto il controllo diretto del sindacato UAW, lasciando per l’appunto un 10% ai rimanenti creditori privati. Il gruppo, lo ricordiamo, deve saldare un debito complessivo pari a 27 miliardi di dollari.
Barack Obama ha fissato la scadenza per la presentazione del piano di risanamento per la fine del mese di maggio: qualora le discrepanze non dovessero appianarsi prima di quella deadline, il gruppo del Michigan andrebbe incontro alle procedure di insolvenza.
Via | auto, motor und sport
Dopo 83 anni di vita, il marchio Pontiac chiude i battenti: le gravissime difficoltà della casa madre General Motors hanno portato a prendere definitivamente la dolorosa decisione nei confronti della controllata. Le indiscrezioni dei giorni scorsi, soprattutto dall’altra parte dell’Atlantico, erano troppo insistenti e documentate per svanire nel nulla.
La mossa rientra nello storico piano di risanamento del colosso malato, e sarà attuata a fine 2010. Da quel momento in poi, come si legge nel comunicato diramato da Detroit, GM si concentrerà su quattro “core brands”: Chevrolet, Cadillac, Buick e GMC”.
Contestualmente il gruppo ha annunciato che scioglierà i rapporti con Saab, Saturn e Hummer al più tardi entro fine anno. La svolta è storica: la “grande” GM cessa di esistere. Ora, l’obiettivo del management è quello di creare “una struttura nuova, più agile, leggera e proficua”. Al più presto.

Le vendite americane sono calate del 49%, l’invenduto riempie i parchi delle concessionarie e la produzione nordamericana di General Motors si fermerà per ben nove settimane nel corso di quest’estate. La stampa americana unanimemente dà notizia della decisione, ma il gruppo di Detroit, di fronte alle incombenti scadenze per la presentazione del piano di risanamento, non parla per il momento di conferme ufficiali.
Nel caso in cui venisse confermata la chiusura di nove settimane, saremmo in presenza dello stop più lungo dal 1945. Comunque, come ha fatto sapere un portavoce di Detroit ad edmunds, “saranno i nostri dipendenti ad essere informati per primi” laddove effettivamente GM prendesse questa decisione.
Il fatto certo per il momento è che ben 15 sedi produttive nordamericane saranno interessate da uno stop minimo di una settimana, tra maggio e luglio. E sembra probabile che molte di queste vivranno periodi di pausa forzata ben più lunghi.

Secondo un articolo fresco di pubblicazione del Detroit News, il governo americano potrebbe di nuovo intervenire in favore dei due grandi malati dell’automotive americano, General Motors e Chrysler: la prima dovrebbe ricevere nuovi aiuti per 5 miliardi di dollari, la seconda 500 milioni.
Le indiscrezioni sarebbero state fornite in parte da alcuni rappresentanti dell’amministrazione Obama e, per la restante parte da un rapporto governativo di 250 pagine, le cui informazioni sono sfuggite prima degli annunci ufficiali. Ma da dove lo prenderanno, ancora una volta, tutto questo denaro?
I fondi dovrebbero provenire dal TARP, il mega-programma di sostegno all’economia USA varato dal segretario del tesoro Henry Paulson, un piano di interventi senza precedenti che prevede l’erogazione complessiva della folle cifra di 700 miliardi di dollari in favore dei vari settori produttivi del paese.

Lo avevamo anticipato sabato, e puntuale, già oggi è arrivato il doloroso annuncio di un grosso taglio di personale da parte di General Motors in America. Saranno 1600 le persone senza lavoro a partire da questa settimana.
La notizia è stata data da Reuters, che ha riportato il contenuto dell’e-mail inviata da Troy Clarke (presidente di GM Nord America) ai lavoratori interessati dal licenziamento. Si tratta di una mossa fondamentale per evitare la bancarotta e dimostrare di poter rimanere “a galla” il prossimo 1 giugno, quando scadrà l’ultimatum per presentare il piano di risanamento alla Casa Bianca.
Il provvedimento però, non rappresenta che un’esigua parte di un programma di dimagrimento globale che interesserà almeno 10.000 dipendenti, il 14% della forza lavoro totale. Accanto ai licenziamenti, GM tenterà contemporaneamente di ridurre il debito, la rete di vendita e il brand portfolio, come ben sappiamo. Qualora il gruppo non ce la dovesse fare, scatterà la bancarotta.
Il neo-eletto amministratore delegato di General Motors Fritz Henderson ha rivelato ieri che nel futuro del gruppo ci sono nuovi, vasti provvedimenti di taglio della forza lavoro. A Detroit si lavora sulla nuova forma del piano di risanamento, dopo che Barack Obama ha concesso una proroga al 1 giugno per la sua presentazione.
Henderson non ha puntualizzato quanti altri posti di lavoro sono a rischio, né ha specificato se si tratti di lavoratori a tempo determinato o meno. Il CEO di GM ha inoltre dichiarato che è “ancora possibile evitare la bancarotta”, nonostante il debito del gruppo ammonti a ben 27 miliardi di dollari.
Quello che pare certo, è che il futuro di GM sembra articolarsi attorno a soli quattro marchi, Chevrolet, Cadillac, GMC e Buick, dei quali solamente il primo rimarrebbe come presidio di Detroit sul mercato europeo.
Via | LeftLane