
Il piano di risanamento che General Motors sta per varare non convince i creditori del colosso di Detroit, che hanno manifestato oggi un forte scetticismo nei confronti delle prossime manovre intorno a GM: in particolare, dalla maggioranza di questi soggetti, è stata bollata come “inaccettabile” la proposta avanzata da General Motors di scambiare il 10% del debito in azioni del gruppo.
Nel quadro tracciato da GM per appianare i debiti, il 50% della proprietà dovrebbe andare nelle mani del governo americano, che di fatto è il maggiore creditore del gruppo di Detroit, un ulteriore 40% passerebbe sotto il controllo diretto del sindacato UAW, lasciando per l’appunto un 10% ai rimanenti creditori privati. Il gruppo, lo ricordiamo, deve saldare un debito complessivo pari a 27 miliardi di dollari.
Barack Obama ha fissato la scadenza per la presentazione del piano di risanamento per la fine del mese di maggio: qualora le discrepanze non dovessero appianarsi prima di quella deadline, il gruppo del Michigan andrebbe incontro alle procedure di insolvenza.
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Dopo 83 anni di vita, il marchio Pontiac chiude i battenti: le gravissime difficoltà della casa madre General Motors hanno portato a prendere definitivamente la dolorosa decisione nei confronti della controllata. Le indiscrezioni dei giorni scorsi, soprattutto dall’altra parte dell’Atlantico, erano troppo insistenti e documentate per svanire nel nulla.
La mossa rientra nello storico piano di risanamento del colosso malato, e sarà attuata a fine 2010. Da quel momento in poi, come si legge nel comunicato diramato da Detroit, GM si concentrerà su quattro “core brands”: Chevrolet, Cadillac, Buick e GMC”.
Contestualmente il gruppo ha annunciato che scioglierà i rapporti con Saab, Saturn e Hummer al più tardi entro fine anno. La svolta è storica: la “grande” GM cessa di esistere. Ora, l’obiettivo del management è quello di creare “una struttura nuova, più agile, leggera e proficua”. Al più presto.

Le vendite americane sono calate del 49%, l’invenduto riempie i parchi delle concessionarie e la produzione nordamericana di General Motors si fermerà per ben nove settimane nel corso di quest’estate. La stampa americana unanimemente dà notizia della decisione, ma il gruppo di Detroit, di fronte alle incombenti scadenze per la presentazione del piano di risanamento, non parla per il momento di conferme ufficiali.
Nel caso in cui venisse confermata la chiusura di nove settimane, saremmo in presenza dello stop più lungo dal 1945. Comunque, come ha fatto sapere un portavoce di Detroit ad edmunds, “saranno i nostri dipendenti ad essere informati per primi” laddove effettivamente GM prendesse questa decisione.
Il fatto certo per il momento è che ben 15 sedi produttive nordamericane saranno interessate da uno stop minimo di una settimana, tra maggio e luglio. E sembra probabile che molte di queste vivranno periodi di pausa forzata ben più lunghi.

Lo avevamo anticipato sabato, e puntuale, già oggi è arrivato il doloroso annuncio di un grosso taglio di personale da parte di General Motors in America. Saranno 1600 le persone senza lavoro a partire da questa settimana.
La notizia è stata data da Reuters, che ha riportato il contenuto dell’e-mail inviata da Troy Clarke (presidente di GM Nord America) ai lavoratori interessati dal licenziamento. Si tratta di una mossa fondamentale per evitare la bancarotta e dimostrare di poter rimanere “a galla” il prossimo 1 giugno, quando scadrà l’ultimatum per presentare il piano di risanamento alla Casa Bianca.
Il provvedimento però, non rappresenta che un’esigua parte di un programma di dimagrimento globale che interesserà almeno 10.000 dipendenti, il 14% della forza lavoro totale. Accanto ai licenziamenti, GM tenterà contemporaneamente di ridurre il debito, la rete di vendita e il brand portfolio, come ben sappiamo. Qualora il gruppo non ce la dovesse fare, scatterà la bancarotta.
Il neo-eletto amministratore delegato di General Motors Fritz Henderson ha rivelato ieri che nel futuro del gruppo ci sono nuovi, vasti provvedimenti di taglio della forza lavoro. A Detroit si lavora sulla nuova forma del piano di risanamento, dopo che Barack Obama ha concesso una proroga al 1 giugno per la sua presentazione.
Henderson non ha puntualizzato quanti altri posti di lavoro sono a rischio, né ha specificato se si tratti di lavoratori a tempo determinato o meno. Il CEO di GM ha inoltre dichiarato che è “ancora possibile evitare la bancarotta”, nonostante il debito del gruppo ammonti a ben 27 miliardi di dollari.
Quello che pare certo, è che il futuro di GM sembra articolarsi attorno a soli quattro marchi, Chevrolet, Cadillac, GMC e Buick, dei quali solamente il primo rimarrebbe come presidio di Detroit sul mercato europeo.
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Il Governo di Washington ha accordato nel tardo pomeriggio un prestito pari a 5 miliardi di dollari per sostenere i fornitori del settore auto in questo periodo di crisi. L’aiuto sarà certamente una manovra in grado di dare sollievo al comparto, che a causa dei continui e ripetuti tagli alla produzione decisi dai costruttori operanti sul suolo americano, ha subito un drastico crollo dei profitti.
“Il Supplier Support Program aiuterà la stabilità di un settore cruciale dell’automotive americano durante il periodo di crisi” ha dichiarato Timothy Geithner, segretario di stato nonché timoniere della Presidential Task Force on Autos voluta da Barack Obama.
I 5 miliardi erogati dallo stato corrispondono grossomodo al debito delle Big Three nei confronti dei fornitori, ma sono in ogni caso una cifra ben lontana dalle richieste formulate dal comparto, che come scrivevamo un paio di giorni fa avevano raggiunto i 25 miliardi. L’industria automobilistica americana sta vivendo la crisi più grave da decenni a questa parte: la produzione è crollata del 55% in un anno, e le vendite hanno subito un analogo tonfo, pari al -39,4%.
Ford Motor Company ha diramato i risultati finanziari relativi al 2008. Nonostante i numeri siano difficilmente equivocabili (14,6 miliardi di dollari di perdite), da Dearborn fanno sapere che non hanno bisogno di alcun aiuto di stato.
Per quello che riguarda in particolare l’ultimo trimestre dell’anno, le nefaste aspettative sono state confermate: nel solo periodo ottobre-dicembre, la casa ha lasciato sul terreno ben 5,9 miliardi. Un risultato ampiamente preannunciato, che non scalfisce il cauto ottimismo del management e di alcuni analisti indipendenti.
Secondo il presidente Alan Mulally infatti, FoMoCo sta adottando con tempestività tutte le misure necessarie per rispondere alla crisi, in primo luogo adeguando la produzione alla ridotta domanda. “In questo modo argineremo certamente le perdite nel corso del 2009 e saremo forti al momento della ripartenza, quando passerà l’attuale fase di crisi”.
Continua a leggere: Ford Motor Company annuncia 14,6 miliardi di perdite nel 2008
Anche le ultime indecisioni sulla sorte di Saab sono cadute e ora le intenzioni di GM sono chiare riguardo il marchio svedese. Detroit vuole sbarazzarsene, insieme a Hummer, e probabilmente la svendita interesserà anche Pontiac e Saturn. A quel punto avremo fra qualche mese una General Motors in scala ridotta, con i soli marchi Opel, Chevrolet, Cadillac, Corvette e Buick e una Saab probabilmente orfana di proprietà.
Il colosso americano non è mai riuscito a cavare un ragno dal buco con Trollhättan, sin dal momento in cui, nel 1990, ne rilevò il 50%: per ben 18 anni, la casa non ha generato un dollaro di profitti. E questo non è certo un elemento che gioca a suo favore nella ricerca di compratori.
Ieri, con le dichiarazioni di Bob Lutz è crollato il mondo addosso ai fan del marchio: “Saab è un lusso che non possiamo più permetterci”. Pronta la reazione dal quartier generale svedese, che ha inviato Jöran Hägglund a Detroit per convincere il management che la casa riuscirà a sopravvivere alla crisi, a condizione che gli venga concessa una maggiore autonomia.
Continua a leggere: Saab: ufficialmente in vendita, ma il futuro è incerto
Agli americani non è che sia piaciuta tanto questa nuova campagna pubblicitaria della Chrysler, che dopo aver ricevuto i 4 miliardi di dollari di aiuti statali ha deciso di ringraziare i cittadini USA con il claim “Thank you America”.
Ora -come osservano i nostri amici d’oltreoceano di CarScoop- se proprio vogliamo essere precisi, Chrysler dovrebbe ringraziare l’amministrazione Bush e non i cittadini americani, dato che molta parte dell’opinione pubblica del paese non s’è trovata affatto d’accordo con il prestito.
Ma al di là di questo, ci si chiede tra gli addetti ai lavori, siamo proprio sicuri che in una situazione così disastrosa per l’azienda -e così precaria per i suoi dipendenti- questa fosse una spesa assolutamente necessaria? Secondo molti no, anzi…