General Motors ha annunciato oggi che ci sono “buone possibilità” di ottenere un segno più nelle vendite di ottobre rispetto ai numeri fatti registrare nello stesso mese del 2008. Si tratterebbe della prima inversione di tendenza su base annua negli ultimi 21 mesi, come ha fatto notare un analista delle vendite ad Automotive News.
Si prevede inoltre che il mercato americano assorbirà entro fine anno un totale di 10,5 milioni di auto nuove. Rispetto alle previsioni di metà 2009, che davano come concreto il rischio di rimanere sotto la “soglia psicologica” dei 10 milioni, sembra dunque che le cose vadano un po’ meglio. A ben vedere però, si tratta di due dati che vanno presi con le pinze. Se da un lato è vero che negli ultimi 21 mesi mai GM aveva fatto registrare una differenza positiva su base annua, d’altro canto va sottolineato come ottobre 2008 fu uno dei primi -e più gravi- mesi della crisi economica globale.
Allo stesso modo, le proiezioni complessive per il mercato USA 2009 sono meno fosche soprattutto grazie al programma di incentivi governativi Cash for Clunkers. “La situazione è ancora precaria” nota infatti l’analista GM, “ma dobbiamo pur dire che ci troviamo di fronte a condizioni migliori di quelle di un anno fa”.
Toyota ha ritoccato al rialzo le previsioni di vendita per l’attuale anno fiscale, per un valore pari al +3%. Ora il colosso giapponese ritiene di poter vendere in tutto il mondo 6.700.000 auto entro marzo 2010. A detta degli analisti, si tratterebbe del primo segnale vero, importante di un avvio di ripresa nel settore auto.
A dire la verità, di segnali ce ne sarebbero due: Toyota ha anche rialzato dell’8% i volumi di produzione previsti per lo stesso periodo. Il primo costruttore del mondo costruirà 6.450.000 auto entro marzo 2010, grazie soprattutto ai provvedimenti di incentivi statali varati in numerosi paesi, primo fra tutti il Giappone, cui toyota avrebbe chiesto di prorogare i sussidi fino a marzo 2012.
Dopo il +9% delle vendite globali in agosto, le nubi addensatesi sulla casa nell’ultimo anno continuano a diradarsi. Che sia davvero la via d’uscita dalla peggiore crisi della storia di Toyota?
Continua a leggere: Toyota, al rialzo le previsioni di vendita: +3% per il 2009-2010
Il cda Ferrari si è riunito ieri per analizzare i dati del primo semestre 2009: nel periodo in questione sono state consegnate 3226 vetture, l’8% in meno rispetto ai primi sei mesi del 2008. Il risultato, per quanto negativo, va contestualizzato: a confronto con il 2008, l’anno del record storico di vendite per Ferrari, e considerata la crisi dei mercati mondiali, la regressione non è così grave.
Così come le vendite, anche i ricavi sono scesi dell’8%, a 891 milioni di euro. L’utile della gestione ordinaria è passato invece da 164 a 124 milioni di euro, a causa della contrazione delle vendite, del mutato mix di prodotto e delle condizioni del mercato delle valute. Bene invece i risparmi ottenuti nella produzione e quelli provenienti dal taglio dei costi della Formula 1.
Altra nota positiva proviene dalle attività legate al brand: il fatturato di licensing e retail è cresciuto del 22,7% rispetto al primo semestre 2008. Crescono anche le vendite online di prodotti ufficiali e vanno a gonfie vele i servizi finanziari, che hanno generato un utile di 2,5 milioni contro la perdita di 0,4 milioni dello stesso periodo del 2008.

Prosegue la crisi del mercato Russo, dove a Giugno è stato segnato un preoccupante -56% rispetto al 2008. La perdita dall’inizio del 2009 è del 49% totale, con un totale di 763.926 veicoli immatricolati. A differenza di molti altri mercati emergenti come Brasile, Cina ed India, che si stanno risollevando, la Russia continua a sprofondare e tutti i costruttori impegnati segnano perdite a doppia cifra.
Considerato l’intero semestre 2009, Lada è il costruttore leader del mercato, ma perde il 44% rispetto al 2008, seguito da Chevrolet a -52% e Ford a -50%. Seguono Nissan, -49%, e Toyota, -57%. Solo dodicesima Volkswagen, che però contrariamente a tutti gli altri, fa segnare un incoraggiante -4%. Un esempio su tutti della crisi è dato da Mitsubishi: è già stato deciso un netto ridimensionamento della produzione negli stabilimenti russi di Kaluga per il 2010 e 2011. A fronte di una previsione di produrre 160.000 veicoli annui, il mercato Russo nei primi 6 mesi del 2009 ne ha assorbiti soltanto 19.343.
Via | Autolinknews.com

Il gruppo PSA (Peugeot-Citroën) prevede di chiudere il 2009 con perdite operative comprese tra uno e due miliardi di euro. La crisi globale del settore auto, come ha detto a chiare lettere Carlos Ghosn di Renault-Nissan solo ieri, è ancora lontana dalla conclusione. E questo dato, messo di fronte ai “soli” 343 milioni bruciati nel 2008 non fa che confermare l’analisi.
Il gruppo francese, oltre a lamentare i volumi di vendita ridotti, sottolinea anche come i clienti comprino oggi auto più economiche, che garantiscono margini inferiori rispetto alle invariate spese per la pubblicità necessaria a mantenere la quota di mercato. Peugeot lancerà una emissione di bond per circa 500 milioni di euro a scadenza 2016, allo scopo di finanziare i suoi progetti e consolidare la sua struttura finanziaria. L’emissione potrà essere portata in caso di necessità a 575 milioni.
Via | IlSole24Ore

Il presidente di Renault-Nissan Carlos Ghosn è convinto che i mercati globali non daranno segni di ripresa ancora per qualche tempo. Riferendosi in particolare al mercato dell’auto americano, Ghosn ha osservato come sia stato toccato il fondo della crisi, ma come al contempo non ci sia ancora alcun segnale di risalita.
“Il calo del mercato americano è terminato, le perdite non si aggraveranno ulteriormente. Ma mese dopo mese continuano ad emergere percentuali intorno al -35 o al -40% rispetto al 2008. Quindi credo sia ancora presto iniziare a ragionare sulla ripresa”.
Oggi a Tokyo si è svolto il meeting annuale degli azionisti Nissan, e l’atteggiamento predominante è stato la prudenza. Con il -35,2% e le 289.446 unità che la casa ha fatto registrare negli USA a maggio (poco peggio è andato il mercato nel suo insieme, al -36,5%) sembra veramente che la scivolata verso il basso non possa andare oltre. Ma da quando si tocca il fondo al momento in cui si comincia a risalire di tempo ne può passare…

Il mercato dell’auto americano ha lasciato sul terreno un pesante -37% nel mese di maggio, che di fatto ricalca l’andamento del mese precedente, quando era stato perduto il 34,3% su base annua. Le note “meno negative” arrivano per i costruttori nazionali, in particolare General Motors e Ford, che perdono meno della media.
Il gruppo di Detroit appena entrato in bancarotta, ha infatti subito un -29,6%, e l’Ovale Blu ha “limitato” le perdite al -24,2%. Insomma, poteva andare peggio, visto e considerato invece come stanno colando a picco i giappo.
Se a queste considerazioni aggiungiamo timidi segnali di fiducia come il +11% di GM rispetto ad aprile 2009 (pari a 19.000 auto in più), l’approccio tutto sommato cautamente ottimista alla bancarotta controllata di questo costruttore ed alcune dichiarazioni di segno positivo rilasciate da Toyota, sembra che la fase del tracollo ingestibile si andrà lentamente esaurendo. Non per tutti, intendiamoci: Nissan è al -33%, Toyota stessa al -41, Honda al -42 e la vecchia Chrysler al -47%. Hai voglia a risalire…
Prosegue inarrestabile l’emorragia di partecipanti per il Salone di Tokyo 2009. Oggi anche Maserati e Porsche hanno annunciato le loro assenze dalla manifestazione nipponica (la seconda del mondo dopo Parigi per numero di visitatori e novità esposte) in programma per ottobre.
L’elenco degli assenti è ormai enorme: General Motors, Ford Motor Company, Chrysler, Mercedes, BMW, Lamborghini, Volkswagen e Renault non parteciperanno al Salone asiatico, che sarà quindi inevitabilmente povero di proposte come mai prima d’ora.
Ma un altro dato la dice lunga su quanto le case abbiano preferito sorvolare su questo evento. Ad oggi solamente tre costruttori stranieri hanno dato la propria adesione definitiva: Ferrari, Hyundai e Lotus. Un dato ancor più incredibile, considerando che nel 2007 (il Salone di Tokyo è biennale, ndr), tutti gli assenti di quest’anno partecipavano in forze.
Continua a leggere: Salone di Tokyo 2009: anche Maserati e Porsche rinunciano alla partecipazione
Dopo Honda e Toyota, anche Mazda ha comunicato i dati relativi all’anno fiscale passato, chiuso lo scorso 31 marzo: la casa di Hiroshima ha accumulato perdite per 550 milioni di euro nei 12 mesi tra aprile 2008 e marzo 2009.
Come hanno fatto già altri grandi dell’industria automobilistica giapponese, anche il management Mazda preannuncia risultati peggiori per l’anno fiscale appena iniziato e ugualmente, allo stesso modo di altri soggetti dell’automotive del Sol Levante, anche Mazda si lamenta dei problemi dello yen, oltre che ovviamente della crisi economica globale.
In ogni caso, Mazda è riuscita a tener fede alle previsioni fatte a febbraio, quando dichiarò di poter vendere 1.240.000 nei 12 mesi in questione: gli esemplari venduti nel mondo sono stati infatti 1.261.000, nonostante il grave rallentamento internazionale del secondo semestre dell’anno fiscale.
Continua a leggere: Mazda: perdite per 550 milioni di euro nell'anno fiscale 2008
Non si ferma il tracollo verticale del mercato automobilistico russo, esploso recentemente come una vera e propria bolla di sapone: dopo il già catastrofico -47% di marzo, in aprile le immatricolazioni sono scese ancora più in basso, mettendo a segno un -53% sullo stesso mese del 2008.
Con questo ennesimo dato estremamente negativo non può che aggravarsi ulteriormente il bilancio di questa parte dell’anno: il quadrimestre appena concluso ha visto un tonfo complessivo del -44%.
E pensare che quello russo era appena diventato il più grande mercato europeo: è bastata una campagna di incentivi “tosti” in Germania e questa dinamica deflazionistica dalle parti di Mosca e la situazione si è nuovamente capovolta dopo pochi mesi.
Toyota ha messo a segno nel primo trimestre del 2009 le perdite peggiori di sempre: nel giro di soli tre mesi ha lasciato sul terreno ben 7,7 miliardi di dollari. General Motors, che ha comunicato i suoi dati ieri, ne aveva persi 6. Come se non bastasse, l’anno fiscale si è chiuso con un altro risultato clamorosamente pesante: 8,6 miliardi di dollari sono stati bruciati dal 1 aprile 2008 al 31 marzo 2009. Un’ecatombe.
Mai, nei suoi 72 anni di storia, Toyota aveva navigato in acque così pericolose: oggi i giappo accumulano un rosso di 7,7 miliardi in tre mesi; nello stesso periodo dello scorso anno erano in positivo per 3,2 miliardi. Un dato che lascia presagire fosche nubi sul risultato di fine anno, qualora le condizioni del mercato dovessero rimanere immutate da qui a dicembre. Se l’anno scorso hanno perso 8,6 miliardi pur guadagnandone 3,2 nei primi tre mesi…
Il problema è che Toyota -come molti settori dell’industria giapponese del resto- dipende fortemente dalle esportazioni in Nordamerica, ed essendo proprio questa regione la più colpita dalla crisi economica, le conseguenze su vendite e risultati finanziari sono necessariamente nefaste. Ma non basta la crisi del consumo USA a spiegare il tracollo.

General Motors continua ad accumulare pesanti perdite anche nel 2009: l’anno nuovo si è aperto con un primo trimestre durissimo. Le perdite nette sono risultate pari a 6 miliardi di dollari, “in seguito al protrarsi della crisi economica globale e ai bassi volumi di vendita che interessano tutta l’industria”. Il consuntivo però, poteva essere ben peggiore secondo Detroit: “solo grazie ad una forte riduzione dei costi e all’avvio della ristrutturazione il rosso è stato contenuto”.
Venendo alle vendite, il calo su base annua è molto forte: -21% a livello globale. “I risultati evidenziano con forza l’assoluta necessità di procedere con il risanamento” ha dichiarato Fritz Henderson. “Puntiamo a ristrutturare i fondamentali del nostro business, garantendo più attenzione ai clienti, concentrandoci su soli quattro “core brands”, investendo nell’innovazione e soprattutto a tagliare in misura drastica i costi”.
Passando a fare qualche paragone, il primo trimestre 2008 vide perdite già gravi, ma comunque pari a 3,3 miliardi. Oggi siamo quasi al doppio di quella cifra. Ha ragione Henderson. Bisogna fare in fretta.