Buone notizie sul conto di Ford Motor Company, l’unica delle Big Three di Detroit ad aver affrontato la crisi del settore auto americano senza gli aiuti statali: da Dearborn oggi comunicano che il debito del gruppo è stato ridotto di ben 9,9 miliardi di dollari, cifra pari al 38% del totale. L’operazione porterà ad una calo della spesa da interessi per oltre 500 milioni di dollari l’anno.
“Una simile riduzione del debito è la premessa verso la rinascita di un’entità industriale sana, vivace ed attiva” ha dichiarato l’amministratore delegato Alan Mulally. “Ford continua a compiere per prima passi importanti verso il superamento della crisi ed il ritorno al profitto” ha concluso il CEO di FoMoCo.
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Bob Lutz ha 77 anni, un marcato accento “texano” nonostante le origini svizzere, un taglio di capelli da marine (che probabilmente non ha mai cambiato dai suoi dieci anni di servizio di leva), uno sguardo furbo, uno spiccato sarcasmo. E opinioni molto chiare in merito al mondo dell’auto, maturato negli oltre 45 anni di lavoro nel settore, che gli sono valsi Oltreoceano il nome di “car guy”. Nel corso dell’intervista che abbiamo raccolto il 2 marzo scorso, giorno della nostra anteprima dell’Opel Ampera, abbiamo conosciuto un pensionando ancora molto attento a quanto rapidamente si stia trasformando l’automotive, proprio negli ultimissimi mesi.
Inevitabilmente, il discorso è ruotato soprattutto intorno alla crisi, non solo di General Motors, ma di tutti, come tiene a sottolineare il vicepresidente uscente: al contrario di quanto scrivono i media americani, non è solo Detroit a soffrire (nonostante i recenti sviluppi evidenzino le gravi difficoltà degli yankee), ma prima o poi tutti si ritroveranno alle corde finanziariamente parlando, a partire dai giapponesi.
Secondo grande tema, le auto ecologiche. Data l’occasione particolare, Ampera e Volt sono state al centro della discussione: il futuro, ci lascia capire Lutz, sono loro, non c’è dubbio. Il tempo dei motori a combustione interna (e della mobilità individuale come la intendiamo oggi) è finito: l’avvicendamento petrolio/elettricità sarà lento ma inesorabile. Per raggiungere questo storico traguardo però, bisognerà superare i letali ostacoli che a brevissimo termine metteranno a dura prova le capacità di sopravvivenza di General Motors. Il momento della verità è dietro l’angolo.
I passaggi più interessanti dell’intervista sono disponibili su Ecoblog.
Ginevra 2009: l’intervista con Bob Lutz
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Secondo le ultime stime riportate da Automotive News, sono state solo 660.000 le auto nuove immatricolate negli USA a gennaio. Da 46 anni negli Stati Uniti d’America non si vendevano così poche macchine: per ritrovare un gennaio così catastrofico bisogna tornare al lontanissimo 1963. La nostra crisi del settore auto, in confronto sembra una cosuccia da niente.
Tanto per rendere meglio le dimensioni di questo tonfo epocale, basterà dire che nel gennaio del 2008 si immatricolarono negli USA più di un milione di auto nuove. Come osserva Mike DiGiovanni, un dirigente General Motors, nel mese di gennaio il mercato cinese supererà per la prima volta nella storia quello americano, con i 790.000 esemplari previsti per il gigante asiatico. C’è veramente poco da aggiungere.
La piattaforma Zeta di General Motors che si nasconde sotto la prossima Chevrolet Camaro potrebbe scomparire dal bagaglio tecnico GM con il pensionamento di questo modello. I piani per sviluppare auto a trazione posteriore di fascia media sembrano al momento destinati ad essere accantonati.
No, non è l’ennesima vittima della crisi. O almeno, non ne è una vittima diretta: già due anni fa GM iniziò a ragionare su una nuova piattaforma Alpha in sostituzione della Zeta, ma oggi tutti i piani suddetti sono stati abbandonati. “I piani che facevamo solo pochi anni fa su questo pianale…francamente? Li abbiamo dovuti abbandonare” ha dichiarato testualmente Bob Lutz.
Ora, il problema è che questa Platform Alpha sarebbe dovuta andare a finire sotto la carrozzeria delle prossime Opel GT e Cadillac CTS e BLS. L’ipotesi avanzata dai colleghi di LeftLane è che la CTS proseguirà la sua carriera sull’ormai anziano pianale Sigma e che per le eredi delle altre due (come anticipavamo già a inizio settembre) è in vista un molto probabile accantonamento.
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Arrivano dall’America nuove notizie sugli sviluppi della crisi General Motors: gli ultimi aggiornamenti sembrano andare nella direzione di una clamorosa cessione di Saab (smentita solo due settimane fa) allo scopo di ottenere il finanziamento governativo.
GM, come ben sapete, necessita assolutamente del denaro pubblico per rimanere operativa nei prossimi mesi ed evitare la bancarotta. A lei, dei 25 miliardi complessivamente richiesti dalle Big Three, ne spetterebbero 12. Per averli però, sembra sia necessario passare per la vendita dei tre marchi Pontiac, Saturn e -soprattutto- Saab. Vediamo perché.
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