Toyota ha affermato nei giorni scorsi di non aver alcuna intenzione di tornare in Formula 1, in quanto la disciplina non ha alcun contatto con la produzione di serie e con la clientela che a essa si rivolge. Dietro la schietta affermazione c’è il responsabile motorsport Toyota in persona, Tadashi Yamashina.
Il manager ha affermato che nei programmi sportivi della casa ci saranno d’ora in poi solamente competizioni che possano permettere un contatto più ravvicinato con i fans, come la NASCAR negli USA o eventi quali la 24 Ore del Nürburgring in Europa.
A spingere in questa direzione, secondo quanto dichiarato da Yamashina ad Automotive News, sarebbe stato proprio il numero uno della casa, Akio Toyoda. Non va dimenticato poi che nel corso del 2009 la casa ha subito la più grave crisi della sua storia, altra circostanza che ha accelerato l’uscita dalla costosissima F1.
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I pilastri su cui si basa il piano quinquennale Fiat sono sei: la previsione di un ritorno -proprio nel 2014- del mercato europeo ai volumi del 2007, ossia circa 16 milioni di auto (+11% sul 2009); l’ottimizzazione dello sfruttamento degli impianti produttivi -compresi quelli di Chrysler- e la produzione di oltre 400.000 auto di segmento D o superiore in Europa; l’integrazione definitiva della gamma dei marchi italiani e americani; l’obiettivo di posizionare Alfa come brand premium con una gamma completa, promuoverlo in Europa e lanciarlo in Nord America; la forte crescita dei mercati latino-americani; l’allocazione prevalente dei modelli di segmento superiore al C in Nord America.
Da qui, da questi presupposti, partono tutte le direttrici di sviluppo future. In termini commerciali, Fiat vede dunque un’uscita lenta dalla crisi del mercato dell’auto, sia in Europa (come abbiamo scritto ci vorranno sette anni per tornare ai volumi del 2007) che per l’Italia, dove si prevede un tonfo per quest’anno (1.800.000 unità) ed una graduale risalita, che riporterà il mercato a 2.400.000 auto solo nel 2014.
In ambito continentale, vedremo da parte di Fiat un cambiamento in termini di incidenza percentuale dei singoli segmenti all’interno della produzione del gruppo: i segmenti A e B, pur rimanendo i principali, non saranno più così preminenti. Il C crescerà significativamente d’importanza, così come i SUV ed i monovolume compatti. Più contenuto sarà l’incremento nel segmento D e superiori, mentre tra i monovolume grandi e i derivati da commerciali (Qubo e Doblò) il costruttore ritiene che peseranno meno in termini quantitativi sulla propria offerta.
La Dacia Duster, ultimo modello presentato dalla casa romena controllata da Renault, è stata aspramente contestata da un gruppo di ecologisti francesi chiamato “Les Greenwashers”. Qui vi proponiamo il video della protesta inscenata al Salone di Ginevra lo scorso marzo. L’associazione, che ha preso di mira il SUV est-europeo praticamente sin dal suo debutto, ha anche aperto un suo sito a supporto della causa.
L’accusa rivolta dai Greenwashers all’indirizzo di Renault, è che la casa abbia speso proprio nello sviluppo della Duster una parte del denaro pubblico erogato dal Governo Sarkozy per sostenere i tre grandi costruttori francesi durante la crisi e per far sì che si concentrassero su progetti di modelli più ecosostenibili.
La Duster, le cui emissioni di CO2 vanno da 145 g/km a 171 g/km, è troppo inquinante a detta dei Greenwashers, che non vedono di buon occhio l’arrivo sul mercato (si prevedono ben 20.000 unità l’anno nella sola Francia) dell’ennesimo modello non in grado di tagliare significativamente le emissioni inquinanti rispetto a quanto offre oggi il mercato.
Via | Automarket
L’amministratore delegato di Ford Alan Mulally si è visto aumentare lo stipendio del 6% per i lusinghieri risultati ottenuti nel 2009 e riceverà così un compenso di 17,9 milioni di dollari (13,3 milioni di euro) in luogo dei 16,8 del 2008. Il colosso di Detroit è tornato all’utile dopo quattro anni (2,7 miliardi di dollari, per la precisione) e sotto la gestione Mulally è stato anche raggiunto un importante accordo con i sindacati.
A Mulally in particolare viene poi attribuito un grande merito nell’aver evitato una richiesta di aiuti pubblici a Washington o peggio una procedura di amministrazione controllata, a differenza delle rivali General Motors e Chrysler. Il presidente Bill Ford incasserà invece 16,8 milioni di dollari dopo essersi azzerato lo stipendio tra il 2005 e il 2008.
Una curiosità: tra i benefit che competono a Mulally, c’è l’utilizzo degli aerei aziendali. A fine 2008 i manager delle Big Three avevano fatto una magra figura in Congresso recandosi con i jet privati a chiedere i soldi dei contribuenti: i tre si erano allora impegnati a venderli, ma a causa della crisi, anche questo mercato è depresso e così, tre dei cinque aerei aziendali posseduti da Ford, sono stati trattenuti…
Un colpo ben assestato per Ferrari, una vera e propria batosta per Lamborghini: ecco cos’è stato il 2009 in termini di vendite per i due grandi costruttori di supercar emiliani. Se il Cavallino ha lasciato sul terreno il 5% in un anno, il Toro ha visto scendere le proprie vendite del -37,7% dal 2008 al 2009. L’anno scorso la casa ha venduto 1515 auto, contro le 2430 dei 12 mesi precedenti.
Dopo aver raggiunto nel 2008 il record storico di vendite, Lambo ha dunque incassato un duro colpo, anche in termini di fatturato, sceso da 479 a 281 milioni di euro. Colpa della crisi che ha toccato i principali mercati, a partire da USA ed Europa Occidentale, causando un forte calo della domanda, che negli ultimi mesi dell’anno è ulteriormente diminuita.
Anche la debolezza del dollaro, vista l’importanza del mercato USA per Lamborghini, ha pesato in modo significativo sulla performance complessiva della casa. Il costruttore ha stabilito dunque -soppesandone attentamente le implicazioni- di ridurre la produzione per adeguarla alla domanda, “che nel settore delle sportive di lusso deve sempre essere superiore all’offerta”, come puntualizza la casa.
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Nel corso del suo meeting tenutosi ieri, il consiglio di sorveglianza di Daimler AG ha presentato ufficialmente i risultati finanziari del 2009. Il gruppo tedesco ha annunciato pesanti perdite per il 2009, pari a 1,5 miliardi di euro. La crisi dunque, non ha risparmiato neanche la Stella di Mercedes (che nel 2008 aveva messo a segno un risultato positivo pari a ben 2,7 miliardi), e ha anzi prodotto perdite superiori alle previsioni iniziali.
Va detto però che dopo i primi sei mesi dell’anno l’andamento è significativamente migliorato (negli ultimi tre mesi sono stati registrati ricavi pari a 600 milioni) e che per il 2010 i tedeschi contano di tornare sulla cresta dell’onda con un EBIT (i ricavi pre-tasse) di nuovo ai livelli del 2008, pari -si stima- a 2,3 miliardi di euro.
Per Mercedes quello del 2009 è stato il primo risultato negativo dopo nove anni. Tuttavia per il 2010, Dieter Zetsche, confermato nell’occasione al vertice della casa fino a fine 2013, prevede che le vendite torneranno a salire rispetto ai livelli attuali.
Pochi, pochissimi costruttori a livello mondiale hanno resistito alla crisi del 2009. E tra questi ci sono senza dubbio i coreani di Hyundai-Kia, che non solo hanno tenuto botta, ma hanno anche approfittato delle situazioni ben più gravi vissute da qualche concorrente. Ora, la marcia del gruppo asiatico, è in una fase ancora ascendente. E così, per il 2010, si possono fare previsioni molto, molto ambiziose.
Come quelle riferite al mercato americano, di cui ha parlato oggi Reuters. Il solo marchio Hyundai, escludendo dunque i volumi della altrettanto tonica Kia, punta a raggiungere una quota pari al 4,5% del mercato USA, dove peraltro le cose hanno già iniziato a mettersi bene per la casa negli ultimi tempi.
I progressi di cui parlano le proiezioni ufficiali saranno ottenuti tramite una grossa campagna di comunicazione, ma soprattutto tramite una serie di lanci di prodotti nuovi, moderni e ormai assolutamente adeguati alle esigenze dei mercati occidentali. Due le chiavi di volta dei piani di espansione: la nuova berlina Sonata (che ha meno di niente a che spartire con la vecchia) e la ugualmente inedita ix35, che come vi abbiamo raccontato durante la nostra prova su strada di settimana scorsa è un SUV di taglia media più che interessante.
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Il Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola è intervenuto sugli incentivi al settore auto, dichiarando che si tratta di provvedimenti che “drogano e -alla lunga- destabilizzano il mercato”. Scajola ha però sottolineato che nel 2010 gli incentivi saranno ripetuti, seppure in forma ridotta rispetto all’anno passato.
Proprio per quelli che potrebbero essere definiti i loro effetti collaterali indesiderati, “gli incentivi 2010 saranno concessi in minore entità e per un periodo di tempo più breve”. L’obiettivo del governo è quello di “esaurire il percorso” di questa iniziativa pubblica entro un arco di tempo ragionevole.
Il Ministro ha poi confermato il criterio ispiratore degli incentivi, ossia quello della riduzione delle emissioni, anticipando limiti ancor più severi rispetto al 2009. Molto probabilmente inoltre, nel 2010 anche le auto aziendali (che nell’anno scorso hanno molto sofferto la crisi) beneficeranno dei provvedimenti.
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Il Salone di New Delhi del 2010 sta attirando su di sé parecchia attenzione da tutto il mondo: il mercato promette bene, le novità esposte sono interessanti, i costruttori guardano con interesse a nuovi investimenti laggiù. E Renault, proprio in questo senso, ha fatto annunci molto importanti, esponendo i piani di crescita in India per i prossimi anni.
La casa francese offrirà entro 4 anni sul grande mercato asiatico una gamma di modelli completa nell’ambito di un programma di investimenti che, congelato durante la crisi, è stato rispolverato e inizia a concretizzarsi. Nei piani della corazzata franco-nipponica Renault-Nissan, un ruolo fondamentale lo rivestirà la fabbrica indiana di Chennai, destinata a divenire fulcro produttivo dei piani di crescita.
I primi nuovi arrivi previsti per l’India sono la berlina Fluence ed il SUV Koleos, che debutteranno fra poco più di 12 mesi. In un secondo momento sarà avviato l’ampliamento dell’offerta, sia verso l’alto che verso il basso di gamma. E per finire, a supportare queste ambizioni, ci sarà uno sforzo vasto ed organico per potenziare e migliorare la rete di vendita ed assistenza, le cui grandi novità saranno annunciate durante la prima settimana di febbraio.
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E proprio in chiusura di 2009 arrivò la tanto attesa buona notizia per il mercato dell’auto americano: a dicembre, J.D. Power prevede (basandosi sui primi 17 giorni del mese) un incremento delle vendite su base annua pari ad un sostanzioso +15%. Si tratterebbe del miglior risultato mensile dell’intero anno.
“Le condizioni del mercato USA continuano a migliorare” osserva J.D. Power, sottolineando come questo risultato positivo sarebbe solamente il terzo segno più del 2009. Per giunta, i precedenti incrementi (agosto e novembre) erano decisamente più esigui. Va ricordato però ad onor del vero, che i due incrementi successivi negli ultimi mesi dell’anno sono stati ottenuti rispetto al primissimo periodo della crisi economica.
Per dicembre 2009 si prevede un totale di circa 1.030.000 nuove immatricolazioni, contro le sole 895.152 dello stesso periodo del 2008. Le vendite alle flotte invece, scenderanno del 2,5%. Con questa chiusura d’anno, il risultato complessivo del 2009 si attesterà sugli 11.200.000 unità vendute. Nei primi 11 mesi, il mercato americano ha registrato un calo anno-su-anno del -24%, avendo raggiunto solo le 9.400.000 immatricolazioni. Solo Hyundai, Kia e Subaru sono cresciute nel corso del 2009.
Come anticipavamo un mesetto fa, Honda ha deciso di non buttare via del tutto il progetto della nuova NSX, congelato nella fase più acuta della crisi economica globale. La supercar nipponica, con il suo grande bagaglio di tecnologia, farà da base ad un modello riservato alle competizioni, che sta attualmente prendendo forma nel lontano Sol Levante.
La nascitura sportiva, il cui nome in codice è HSV 010, sarà spinta da un V8 e verrà presentata a gennaio. Altra informazione certa è che da lei non deriverà un modello di serie. Negli ultimi tempi poi, è venuta a galla un’interessante indiscrezione. I collaudi della NSX, bloccati -come ricordavamo- circa un anno fa, non avrebbero riguardato solo la versione stradale: anche il modello destinato al Super GT giapponese era già in fase di sviluppo.
Tra le enormi differenze che avrebbero separato la stradale dalla pistaiola, figurano il telaio interamente in fibra di carbonio riservato a quest’ultima ed il motore, un 3.4 V8 che avrebbe preso il posto del 5.0 V10 da oltre 500 CV della NSX omologata. Ancora: al posto dell’avanzata trazione integrale SH-AWD, per ottemperare ai regolamenti del campionato, Honda ha puntato sulla trazione posteriore.
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L’avventura a quattro ruote con la X-Bow è costata cara a KTM, storico costruttore di motociclette di nazionalità austriaca. La spassosa lightweight ed i suoi costi di sviluppo hanno contribuito in maniera determinante alle perdite dell’ultimo anno finanziario, che hanno raggiunto gli 81,4 milioni di euro.
Mai prima d’ora KTM aveva accumulato simili perdite nella sua storia: “colpa” della X-Bow, il cui successo è stato inferiore alle aspettative. Vero, ma non è solo questo il problema. La casa austriaca, come la gran parte dei costruttori di auto e moto ha dovuto fronteggiare una crisi durissima, riuscendo a vendere circa 64.000 unità quest’anno, contro le circa 92.000 dell’anno scorso.
Fatto sta che l’ambiziosa track-day car è costata cara agli austriaci, che ci hanno rimesso 33,1 milioni di euro. KTM ha inoltre dovuto affrontare spese per la riorganizzazione interna, un processo che è costato il posto di lavoro a circa 450 dipendenti. La casa, pur non avendo confermato la creazione (ad oggi improbabile) di un’erede per la X-Bow, si è detta fiduciosa per il 2010, anche in virtù di importanti novità nella gamma motocross e di una nuova 125.
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