
Avevamo scritto ieri delle dichiarazioni dell’amministratore delegato del Gruppo Daimler relative alla volontà di ridurre le spese, ma non gli investimenti. Ma le parole di Zetsche, durante l’assemblea generale del Gruppo, hanno riguardato indirettamente anche il tema della recente ipotesi di accordo fra Fiat e Chrysler.
E’ importante ricordare che quando nel 2007 il Gruppo DaimlerChrysler si sciolse, il controllo di Chrysler passò alla Cerberus Capital Management per l’80.1% del capitale, ma Mercedes tenne per se un significativo 19,9% di cui al momento è ancora proprietaria e che è molto di più di quello che le varie ipotesi di accordo riconoscerebbero a Fiat. Ovviamente l’attuale situazione non ha alcun senso e nessuno sbocco e quel 19,9% che fino a qualche mese fa era quasi solo un peso e un vincolo per i tedeschi, adesso ha assunto una rilevanza strategica notevolissima.
Cerberus preme per acquistare la quota di Mercedes, per facilitare e rendere operativo l’accordo con Fiat, ma ora a Stoccarda il prezzo dell’offerta è considerato inaccettabile: “Le richieste di Cerberus stanno rendendo difficile il raggiungimento di un accordo” ha detto, lapidario, Zetsche. La sensazione è che celebrando il matrimonio con Fiat si siano sottovalutate le implicazioni del matrimonio precedente di Chrysler, tutt’altro che finito. Non ci resta che attendere nuovi sviluppi di questa vicenda a metà strada fra le finanza e il settore automobilistico.
Via | MilanoFinanza.it

Il Congresso americano riunitosi insieme agli amministratori delegati di GM, Chrysler e Ford, ha dato il suo bene stare alla concessione di aiuti statali all’industria automobilistica. Le richieste avanzate nei giorni scorsi sono quindi state accolte positivamente: si tratterebbe di raddoppiare (da 25 a 50 miliardi di dollari) il fondo stanziato dall’amministrazione Bush, che concede prestiti agevolati ai costruttori che inizieranno a produrre vetture a basso impatto ambientale. Ma in tale operazione è previsto anche un’ulteriore aiuto economico, di cui vanno ancora definite le cifre, direttamente finanziato dal Tesoro degli Stati Uniti o dalla Federal Reserve per superare il brutto momento in corso.
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Chrysler - parzialmente libera da Daimler - continua i piani di espansione al di fuori dei confini nazionali, anche con il marchio Dodge; ne è ad esempio la prova questa Dodge Journey, che non a caso debutterà al Salone di Francoforte: sarà infatti venduta negli USA, in Canada e in altri mercati internzionali, Europa compresa.
La Journey (nome in codice JC49) è una crossover, con una linea da station wagon “rialzata” che ricorda un SUV (soprattutto con i cerchi da 19″) e con elevata versatilità dello spazio interno. Basata sul pianale della Avenger (segmento D) con passo allungato a 2890 mm, sarà disponibile in versione 5+2 posti e prevede numerosi vani portaoggetti, ad esempio sotto il pianale e “nascosto” sotto il cuscino del sedile del passeggero anteriore.
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Chrysler, ora di nuovo in (relativa) autonomia, sta pianificando il futuro della propria gamma, a cominciare dai modelli meno giovani: tra questi, la PT Cruiser, sul mercato dal 2000, originale MPV dalle “false” forme retrò, che… o si amano, o si odiano.
Negli USA la vettura è stata un successo (più di 1 milione le PT Cruiser vendute dal lancio), ma recentemente le immatricolazioni sono calate; poiché i numeri permettono comunque la sopravvivenza del modello almeno per i prossimi due anni, l’auto resterà nei listini Chrysler fino al 2009.
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Ora che Chrysler è tornata - almeno parzialmente - autonoma rispetto a Daimler, sta attuando una ristrutturazione interna, a cominiciare dal rinnovamento - o meglio dal ripristino - del marchio pentagonale e dal cambio di CEO.
E proprio guardando al futuro, il gruppo ha lanciato una campagna pubblicitaria davvero simpatica: “Pronti per i prossimi 100 anni”. Da notare le differenti caratterizzazioni dei marchi: generalista ed un poco “snob” Chrysler, sportivo Dodge, avventuroso Jeep…
via | Motorpasion
Chrysler ricomincia dal logo, ma non solo… Dopo la acquisizione da parte del fondo di investimenti Cerberus, il gruppo americano decide, con due mosse ad effetto, di riorganizzare profondamente la propria struttura, sia dal punto di vista dell’immagine che da quello dirigenziale.
Innanzitutto una rinfrescatina all’elemento più in vista, quello che sancirà l’inizio del nuovo corso: l’emblema societario è oggetto di un ritorno alle origini, vedendo rispolverare lo storico pentagono, solcato da una stella a cinque punte.
Ma questo non è l’unico scossone, dato che il precedente amministratore delegato del colosso statunitense, Tom LaSorda, viene sostituito dal discusso Bob Nardelli, detto Il Generale: quest’ultimo creò scalpore nel 2006 quando venne allontanato dalla Home Depot (gigante da 90 miliardi di dollari l’anno specializzato nel fai da te e giardinaggio) con una buona uscita colossale (210 milioni di dollari dopo 6 anni) nonostante l’andamento del titolo non fosse ritenuto soddisfacente dagli azionisti.
Chissà se un manager noto per i suoi metodi vigorosi ma del tutto estraneo all’industria automobilistica sarà la persona giusta per far risorgere la fenice.
Via | Autoblog.com
Già da tempo si è fatto cenno ad un possibile accordo tra Chrysler ed un’altra casa automobilistica, con particolare riferimento alla ricerca di un partner per la produzione dell’”anti-Mini” Dodge Hornet, concept car che ha riscosso un certo gradimento, ma su piattaforma “anomala” nella produzione DaimlerChrysler.
Ora, ad avvenuta separazione con Daimler, Chrysler e Chery hanno ufficializzato la cooperazione, con un’obiettivo iniziale sensibilmente diverso: esportare vetture compatte Chery negli Stati Uniti e in altri mercati, utilizzando inizialmente il marchio Dodge.
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Queste le cifre spaventose che sono trapelate dalla testata tedesca Handelsblatt e che hanno probabilmente pesato come macigni sullo stato di salute dell’ex gruppo Daimler-Chrysler. 3,9 miliardi di € in 4 anni, legati anche all’insuccesso dei modelli Roadster e ForFour, creati per allargare la gamma ed usciti al momento di produzione, senza lasciare eredi. Sono comunque dati che il gruppo non ha mai reso noti, quindi da prendere con le dovute cautele.
Certo è che simili notizie sembrano arrivare al momento giusto per stroncare sul nascere le grosse speranze di Smart sul mercato USA, in questo momento in piena fase di lancio. Del resto pare che Mercedes abbia perso molto di più dalla rivendita di Chrysler rispetto al prezzo pagato nel 1998…
Via | Autoblog.com
Update: corretta la cifra delle perdite…
Non si è ancora esaurito l’eco della operazione finanziaria con la quale Daimler ha venduto Chrysler e già arrivano le prime notizie del “nuovo corso”. Innanzitutto si vuol tornare all’antico, con una rivisitazione del logo originale pentagonale, sparito nel 1998 dopo l’acquisizione da parte di Daimler. Inoltre la nuova iniezione di capitali, secondo gli analisti finanziari, porterà ad un rinnovamento totale della gamma.
Entro il 2009 si prevedono ben 20 modelli inediti e 13 restyling, mentre 7 modelli che non hanno raggiunto i risultati previsti saranno eliminati. Allo stesso modo sarà aumentata la condivisione di materiali e tecnologia, con una base di 7 piattaforme al posto delle 12 attuali. Non dimentichiamoci che stiamo parlando dell’intero line-up Chrysler e Dodge: anche le concept mostrate negli anni faranno la parte del leone, come ad esempio l’attesissima Dodge Challenger e la interessantissima Demon.
DaimlerChrysler non esiste più. Chrysler, unita al gruppo tedesco con un’operazione allora di grande effetto nel 1998, è stata alla fine venduta ad un fondo privato di investimenti, Cerberus Capital Management, già legata al mondo automobilistico come braccio finanziario di GM, e che ora annovera tra i consulenti niente meno che Wolfgang Bernhard, responsabile in passato sia di Chrysler che di Volkswagen.
“Siamo fiduciosi di avere trovato la soluzione in grado di creare il maggiore valore per tutti, sia per Daimler sia per Chrysler. Con questa operazione abbiamo posto le giuste condizioni per un nuovo inizio per le due società”. Questo il commento di Dieter Zetsche all’annuncio dell’acquisto da parte di Cerberus per 5,5 miliardi di euro l’80,1% della futura nuova società Chrysler Holding, di cui la stessa Daimler manterrà il 19,9%: la holding controllerà il 100% di Chrysler Corporation, destinata a vendere e produrre i veicoli Chrysler, Dodge e Jeep, e di Chrysler Financial Services.
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Per la Chrysler Crossfire è ormai giunta l’ora di salutarci, di chiudere la linea produttiva e di salutare i suoi pochi estimatori. Dopo quasi cinque anni di produzione, prima come coupé e poi come spider, la sorella americana della Mercedes SLK viene pensionata; dopo aver interrotto la produzione della gamma sportiva SRT-6, entro questa estate Chrysler metterà la parola fine al progetto Crossfire, i cui risultati di vendita non hanno mai soddisfatto. Si tratta probabilmente di una fine annunciata, visto che il contratto stipulato con la carrozzeria Karmann prevedeva già dall’inizio un periodo produttivo di 5 anni, ma la realtà è che la Crossfire ha sempre sofferto la concorrenza della SLK, in particolare la seconda serie.
A noi la poderosa SRT-6 mancherà un po’, perché aveva uno splendido V6 3.2 con compressore volumetrico da 343 Cv, trazione posteriore, una linea molto originale… e la sua velocità non era autolimitata!
Via | MotorAuthority

Le incredibili hot-rod americane sono quasi sempre minacciosi mostri da accelerazione o invivibili esagerazioni claustrofobiche da parata; a volte però qualcuno decide di metterle in produzione di serie, anche piccola. Un caso eclatante è stato quello della Plymouth Prowler, l’originale vettura a ruote scoperte prodotta in più di 11.000 esemplari fra il 1997 e il 2002 dal gruppo Chrysler.
Ora è la volta dello specialista americano Chip Foose proporre la sua hot-rod “Hemisfear” Coupé, prevista in 50 pezzi al prezzo di 295.000 dollari.
Lo “spaventoso” motore Chrysler Hemi (da cui il nome) di 6.4 litri da 540 CV è installato centralmente su un telaio d’acciaio e coperto da una carrozzeria in fibra di carbonio realizzata dagli specialisti californiani della MetalCrafters, abbinato a un cambio transaxle ZF, manuale a cinque marce.