
Oggi i metalmeccanici Fiat hanno protestato contro la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese -in programma per la fine del 2011- con uno sciopero di quattro ore che ha coinvolto tutte le fabbriche italiane del gruppo.
I sindacati di settore che hanno organizzato la mobilitazione, parlano di percentuali di adesione vicine all’80% a Termini e tra il 50 e il 70% negli altri stabilimenti. Secondo l’azienda le adesioni si sono attestate invece al 14%. Il leader della FIOM Gianni Rinaldini ha dichiarato: “Termini non può chiudere: in Italia non esiste sovracapacità, anzi il nostro Paese è l’unico in Europa Occidentale a comprare più auto di quante non ne produca”.
Rinaldini ha inoltre contestato gli atteggiamenti contraddittori di Sergio Marchionne: “Fino a qualche mese fa prevedeva investimenti e nuova occupazione a Termini Imerese, poi dopo l’accordo con Chrysler ha deciso che la fabbrica deve chiudere, ma non esiste un motivo reale se non quello che l’azienda sta spostando il suo business agli Stati Uniti”. Rinaldini ha infine chiosato definendo “arroganti” alcune recenti dichiarazioni dell’ad sulla fabbrica siciliana.
Simone Cimino, imprenditore interessato all’acquisizione di Termini Imerese ha confermato oggi che presto sarà reso pubblico un protocollo d’intesa con l’indiana Reva per presentare un’offerta congiunta per lo stabilimento Fiat: la firma del memorandum avverrà “entro il 29 gennaio”, come ha precisato Cimino, intervistato da Dow Jones Newswires.
Il progetto di Cimino e del suo partner indiano è quello di portare la produzione delle piccole auto elettriche di Reva nella fabbrica siciliana. Cimino si è detto ottimista sulla possibilità di firmare il memorandum prima dell’incontro convocato per il 29 gennaio dal Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola per discutere con le parti sociali il destino dello stabilimento.
Tutto pronto dunque? Non esattamente. Il vicepresidente di Reva Chetah Maini ha dichiarato che l’azienda indiana non ha nessun piano per acquisire l’impianto Fiat sottolineato come con Cimino “non c’è nessuna lettera d’intenti formale” ma solo dei colloqui preliminari. Il manager ha comunque confermato che Reva punta a portare una parte della sua produzione in Europa.

La CGIL ha annunciato lo sciopero generale nazionale per contestare il piano industriale Fiat che prevede lo stop della produzione di auto a Termini Imerese a partire dal 2012. Ancora non è stata presa una decisione definitiva sulla data della giornata di protesta, ma il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini, ha parlato comunque di tempi rapidi, probabilmente entro un mese.
Giovedì prossimo le tre sigle Fiom, Fim e Uilm si riuniranno per definire le modalità della protesta, ma a quanto pare si tratterà di uno sciopero di 8 ore. Rinaldini ha parlato della chiusura di Termini Imerese come di una decisione “inaccettabile” e di “un problema nazionale”.
La Fiom ha anche bocciato l’ipotesi Cimino, presentata dall’imprenditore di origini siciliane che aveva annunciato la sua volontà di acquisire lo stabilimento per produrvi auto ecologiche. La cordata suddetta è stata bocciata anche dall’UGL Metalmeccanici che, come dichiarato dal segretario nazionale Giovanni Centrella preferisce “tentare tutte le strade possibili per convincere il Lingotto a continuare a produrre auto a Termini prima di sondare ipotesi alternative”.
Via | SiciliaToday
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Torniamo ad occuparci del piano presentato da Fiat al Governo e ai sindacati martedì scorso e veniamo a focalizzare l’attenzione sui futuri modelli che ha in serbo Marchionne per il prossimo biennio. Oltre ad aver ufficializzato lo stop alla produzione di auto a Termini Imerese, il manager ha esposto un interessantissimo piano prodotti, menzionando una lunga serie di novità.
Tra le maggiori -che avrete certamente notato ieri nelle slide ufficiali da noi pubblicate- figurano i due modelli di alta gamma destinati allo stabilimento ex-Bertone di Grugliasco, la sostituta della Fiat Idea, che sarà proposta anche in variante sette posti, un SUV Fiat su meccanica Jeep (probabilmente Wrangler) ed infine le tre proposte Lancia su base Chrysler più attese: una segmento D prevista nel 2011 anche in una variante cabriolet, ed una segmento E, l’erede della Thesis.
Non solo: nel 2010, oltre all’Alfa Romeo Giulietta e al nuovo Doblò arriveranno i tre modelli Abarth di cui dicevamo ieri, la 500 TC, la 500C e la Punto Evo. A parte le nuove Panda e Ypsilon poi, ci saranno nel 2011 un crossover Fiat su base Chrysler e l’erede della Phedra per quanto riguarda Lancia: si tratterà ovviamente di un grande monovolume su base Grand Voyager.
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Il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha annunciato oggi un nuovo tavolo di confronto sul futuro di Termini Imerese con Fiat, Regione Sicilia e sindacati. L’incontro verrà convocato a gennaio, come riportato da Reuters. Scajola ha chiarito che “a favore del polo di Termini Imerese ci sono risorse di Regione e Governo”.
“Termini Imerese non può chiudere. A gennaio convocherò un tavolo di confronto con la Regione Sicilia, la Fiat e le forze sociali perché il polo possa avere un futuro industriale. Mi auguro ancora con l’auto, in modo conveniente”, ha detto il Ministro.
“Ci sono risorse che possono essere messe a disposizione come Governo e come Regione Sicilia, e se non riuscissimo a dare un futuro con l’auto, che comunque è la prima opzione, non lasceremo soli i lavoratori e proporremo soluzioni alternative che possano dare uno sviluppo ed un percorso di crescita a quel territorio”, ha aggiunto Scajola. L’annuncio arriva all’indomani dell’incontro tra Fiat e Governo, in cui Sergio Marchionne ha reso noto che Termini smetterà di produrre auto a fine 2011.

Prime notizie dall’incontro odierno a Palazzo Chigi tra Fiat, il Governo e le parti sociali: Sergio Marchionne ha annunciato un piano che prevede per il nostro paese investimenti pari a 8 miliardi di euro. La cifra sarà erogata nel corso del biennio 2010-2011, come ha spiegato l’ad.
Marchionne ha evidenziato come il piano Fiat sia ambizioso “soprattutto per quanto riguarda l’Italia”. Il numero uno di Torino ha puntualizzato che la casa non intende sacrificare completamente “la sua responsabilità sociale” sull’altare del “puro calcolo economico dei costi industriali”, allo scopo di evitare le facilmente immaginabili ripercussioni in termini di occupazione. D’altro canto è anche vero secondo Marchionne, che la sola attenzione alle tematiche sociali “condurrebbe alla scomparsa dell’azienda”.
Il manager ha poi dichiarato che il mercato dell’auto nel 2010 si confermerà sui livelli del 2009 ed ha ribadito la bontà dell’accordo con Chrysler, definito addirittura “fondamentale” per la futura crescita di Fiat. Le cattive notizie sono tutte per Termini Imerese: la fabbrica siciliana non produrrà più auto da fine 2011 perché “lo stabilimento è in perdita e Fiat non può più permettersi di tenerlo aperto”. Marchionne ha infine affermato che la casa è disposta a trattare una riconversione della fabbrica con la Regione Sicilia ed eventuali investitori interessati alla sua acquisizione.
La Francia, la Germania ed altre nazioni europee hanno “drogato” il settore dell’auto con dei sussidi che hanno determinato un fenomeno di sovraproduzione da cui è necessario uscire quanto prima. Questo, in sostanza il pensiero espresso lunedì da Sergio Marchionne. Secondo il CEO di Fiat-Chrysler, “bisognerebbe seguire l’esempio americano”.
Marchionne ha parlato in termini positivi del processo di bancarotta controllata in cui, sotto l’amministrazione Obama, sono state condotte General Motors e Chrysler. Secondo il manager le due compagnie ne sono uscite “depurate” e gli USA hanno dimostrato il loro coraggio nell’affrontare un cambiamento così strutturale.
Il numero uno del costruttore italo-americano ha poi ribadito la propria disapprovazione nei confronti del mega-aiuto di stato con cui la Francia quest’anno ha iniettato miliardi di euro nelle casse di Renault e PSA Peugeot-Citroën, con un prestito a basso interesse.

Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat, ha confermato che il piano per le strategie industriali del Lingotto verrà «condiviso con il ministro» dello sviluppo economico, Claudio Scajola. Al termine dell’incontro, l’ad ha poi dato appuntamento alla riunione con governo e parti sociali, in programma il 21 o 22 dicembre, data in cui verrà perfezionato il programma.
Marchionne si è poi soffermato sul futuro dello stabilimento di Termini Imerese: «Siamo stati molto chiari: dal 2011 non produrrà più auto. Nessuno ha parlato di chiusura, dovrà produrre cose diverse», come ad esempio componentistica. In disaccordo Scajola («Valuteremo se si faranno ancora auto»),anche se il ministro auspica la nascita di un «polo industriale efficiente» nel comune palermitano.
«Portare la produzione auto di Fiat, in Italia, attorno alle 900mila vetture annue non è un pensiero con numeri astronomici». Il manager ha così ribattuto alla richiesta del governo sul perché non venga aumentata la produzione di autovetture in Italia, precisando poi che il target definitivo verrà stabilito nell’incontro del 21 o 22 dicembre.
Via | Repubblica
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Raffaele Bonanni, segreto nazionale della Cisl, ritiene che il Governo italiano non debba pagare «neanche un Euro» a Fiat qualora il Lingotto chiuderà stabilimenti o non investirà in attività di ricerca. «Ogni Euro che viene dato dallo stato deve servire per l’innovazione e la ricerca – ha spiegato il sindacalista, a margine dell’iniziativa promossa dalla Cisl per chiedere una minor pressione fiscale per anziani e lavoratori, rinfocolando così la polemica intercorsa fra l’amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne, ed il ministro Scajola –. Fiat deve dimostrare di investire nello sviluppo di motori elettrici e a idrogeno».
Bonanni ha poi concluso sostenendo come «nessun impianto debba essere chiuso perché lo stato si priva di proprie risorse di questi tempi e questo deve servire a mantenere l’occupazione». Anche Guglielmo Epifani, segretario della Cigl, ha mostrato il proprio malcontento per la posizione di passività assunta dal Governo., auspicando che l’incontro del primo dicembre sia un’occasione di dialogo vera «perché non possiamo permetterci la chiusura di uno stabilimento a sud che dà lavoro a migliaia di persone».
«Per non chiudere Termini Imerese – ha proseguito Epifani – è necessario avere una politica industriale che porti allo sviluppo di nuovi modelli, ma Fiat non deve avere troppo la testa negli Stati Uniti. Deve pensare all’Italia invece, al nostro lavoro, al nostro indotto, ai nostri fornitori».
Via | Repubblica
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Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, ha voluto rispondere al ministro Scajola (“Chiudere lo stabilimento di Termini Imerese sarebbe una follia”) passando al contrattacco, di stiletto: «Per esperienza mia personale, prima di usare un linguaggio pesante come “follia” uno dovrebbe capire i dati» a cui si riferisce.
Poi, «se uno li capisce, magari tira conclusioni diverse», ha chiosato il manager. Marchionne, parlando a margine dell’udienza del processo sull’equity swap Ifil-Exor, ha concluso guardando con fiducia agli incontri del 1 (con Scajola ed il premer Silvio Berlusconi) e 21 dicembre, con le parti sociali.
Via | Corriere
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Il ministro per lo sviluppo economico, Claudio Scajola, ritiene che sia «folle far morire un polo industriale come Termine Imerese, su cui nel tempo sono stati fatti investimenti importanti e dove tutti mi dicono che la qualità del lavoro è molto buona». Potete vedere il video di TeleVideoHimera qui sopra.
Il ministro, presente alla fiera Big Five, replica così all’amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne, secondo cui è impossibile mantenere aperti tutti gli stabilimenti italiani.
«Noi chiediamo a Fiat che venga aumentata la produzione industriale in Italia, dove immatricoliamo più auto di quante ne produciamo», prosegue Scajola, precisando che «tutto il settore dell’auto deve essere ristrutturato profondamente, ma questo non significa che in Spagna si possa produrre quasi il doppio delle auto che si producono in Italia».
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Sergio Marchionne ha confermato le sue perplessità circa il futuro di Termini Imerese. L’ad di Fiat ha dichiarato che “a Termini Imerese non c’è indotto: è un luogo stranissimo dove non c’è niente intorno. Noi non stampiamo a Termini e lì i costi di logistica sono enormi». Inoltre, Marchionne ha fatto sapere che la decisione non verrà cambiata anche se la Sicilia dovesse decidere di migliorare le infrastrutture: “Il problema è la collocazione geografica. Termini non ha ragione di esistere. D’altronde se faccio un centro di stampaggio in centro Italia posso fornire 4 stabilimenti”.
L’ad del Lingotto ha anche chiarito la situazione riguardante i due stabilimenti CNH a San Mauro (Torino) e Lecce: “Per il momento non vedo nessun rischio di chiusura per San Mauro e Lecce perché riordinando la produzione nello stabilimento di Imola in questi due dovremmo assicurarne il futuro». Tornando al discorso auto e su quello di Termini Imerese, Marchionne ha aggiunto: “Siamo in un mercato spietato dove se la vettura non c’è, perdo il cliente e poi la cosa si ripercuote sui ricambi; alla luce di ciò faccio un invito ai sindacati di assumere una posizione molto piu ragionevole».
“Le dichiarazioni dell’amministratore delegato Sergio Marchionne su Termini Imerese in primis e CNH poi, sono gravi. Speriamo si tratti di un incidente di percorso”, ha dichiarato invece il segretario nazionale dell’UGL Metalmeccanici Giovanni Centrella. Nei prossimi giorni, Marchionne dovrebbe incontrare anche Raffaele Lombardo, Presidente della Regione Sicilia.
Via | ilSole24Ore (Grazie a giulio503 per la segnalazione)
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