Nella pubblicità del Superbowl della Chevrolet Volt alcuni alieni arrivano sulla terra per capire tutti i segreti della berlina elettrica della casa americana. Lo sfortunato proprietario si vede per l’ennesima volta svegliato nel cuore della notte e scende a rimproverare i “visitatori” spiegandogli nuovamente il funzionamento della elettrica EREV.
La berlina media del marchio americano cerca con lo spot nel Superbowl di risollevare la propria immagine, dopo alcuni episodi di autocombustione delle batterie. La Volt è proposta in Italia al prezzo di 43.350 euro ed è mossa da un motore elettrico da 150 cavalli, supportato da un 1.4 Ecotec da 86 cavalli utilizzato come range extender. L’autonomia è di circa 500 km ed il consumo è di soli 1.2 litri ogni 100 km. Dopo il salto il secondo video pubblicitario della Chevrolet Volt.
Secondo un articolo pubblicato ieri da Automotive News, molti concessionari Chevrolet degli Stati Uniti stanno esprimendo perplessità sulle previsioni di vendita formulate da General Motors in merito alla Volt. Venduta in 7671 esemplari nel suo primo anno di commercializzazione, la EREV di Detroit non ha centrato l’obiettivo delle 10.000 unità. Ora i dealer GM, dove i potenziali acquirenti della Volt continuano a latitare, stanno drasticamente rallentando le acquisizioni del modello dalla casa madre.
Per l’area di New York, GM aveva allocato lo scorso mese un totale di 104 esemplari, da distribuire su 14 dealer. Di questo stock, i concessionari hanno acquisito solamente 31 unità, la percentuale più bassa di tutta la gamma Chevrolet nel mese di dicembre. Nella stessa area di New York, per avere un termine di paragone, i dealer hanno acquistato in media il 90% degli esemplari di altri modelli messi a disposizione dal costruttore.
Le cose non vanno diversamente in California, dove la rete di ricarica e la cultura dell’auto ecologica sono più capillarmente diffuse: un noto concessionario del Golden State, che nel 2011 ha venduto dieci esemplari della Volt, non ha acquistato nessuna delle sei unità che GM gli ha proposto per dicembre e gennaio. Il titolare, che ha affermato di aver sempre comprato quasi tutte le auto allocate dalla casa madre, ha definito “una pazzia” l’idea di vendere quel pur piccolo stock in sei mesi: “Non siamo mai andati oltre le due unità in un mese”, ha osservato.
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Arriva oggi dall’NHTSA (l’ente americano che si occupa di sicurezza stradale) una buona notizia per General Motors: l’indagine sul rischio d’incendio dovuto alle batterie della Chevrolet Volt è stata archiviata ufficialmente. Il caso era emerso dopo una serie di episodi che hanno interessato alcuni esemplari coinvolti in prove di crash test.
Dopo otto settimane di inchiesta e a seguito dell’annuncio di General Motors in cui è stato chiarito il modo in cui la casa supererà il problema, l’ente ha riconosciuto che non esistono per la Volt né per altre vetture elettriche rischi di incendio più elevati rispetto a quelli che riguardano una normale vettura a benzina. L’NHTSA aveva avviato l’indagine lo scorso 28 novembre, dopo che alcune Volt sottoposte a crash test avevano sviluppato incendi o emesso fumo o scintille nelle settimane successive all’impatto.
Il 5 gennaio GM ha annunciato che il problema riguardava l’involucro protettivo del sistema di raffreddamento delle batterie, che danneggiandosi in un eventuale incidente poteva dar luogo a fuoriuscite del liquido, il quale a sua volta raggiungendo un circuito stampato poteva causare un corto. General Motors ha comunicato che sostituirà la plastica protettiva con una più resistente agli urti e introdurrà una sensore nel serbatoietto del refrigerante che avvertirà di eventuali fuoriuscite. Finora, va sottolineato, nessuna Volt immatricolata ha preso fuoco su strada in seguito ad incidenti.
Via | CarScoop

Le 8.800 Chevrolet Volt già su strada e le restanti 4.000 in fase di consegna verranno sottoposte ad un intervento per rendere più sicuro ed affidabile il pacco batterie, oggetto di recenti critiche in seguito ad alcuni episodi di autocombustione riscontrati dai tecnici dell’NHTSA. General Motors precisa tuttavia che non si tratta di un richiamo ma di un’azione volontaria per aumentare la soddisfazione dei clienti. Dietro questa arzigogolata perifrasi si nasconde il tentativo di rendere meno imbarazzante e spiacevole una figuraccia dai contorni inattesi, che renderà obbligatoria una spesa aggiuntiva di 9 milioni di dollari (1.000 dollari a vettura) ed un fermo macchina quantificato in 2-3 ore.
Le Chevrolet Volt già uscite di fabbrica saranno equipaggiate con un sistema di raffreddamento più efficace e verranno rinforzate nella struttura che protegge le batterie, così da rendere più omogenea la distribuzione della forza nel qual caso si verifichi un impatto laterale. Proprio lo scontro laterale creò ben più di un grattacapo all’esemplare sottoposto a crash test, che prese fuoco in maniera spontanea alcune settimane dopo l’impatto ed invitò i tecnici dell’NHTSA a chiedere ulteriori garanzie circa l’effettiva affidabilità degli accumulatori agli ioni di litio, usciti indenni dagli ultimi quattro crash test effettuati dopo l’introduzione delle modifiche. Le quasi 13.000 vetture saranno aggiornate entro il termine di febbraio. Queste modifiche saranno ovviamente destinate anche alla Opel Ampera.
General Motors potrebbe ridisegnare le batterie della Chevrolet Volt, così da risolvere i malfunzionamenti riscontrati dai tecnici dell’NHTSA e scongiurare le possibili conseguenze dell’inchiesta cui è stata sottoposta. “Vogliamo garantire la sicurezza dei nostri clienti, di chi ha già comprato la vettura - ha spiegato il presidente e amministratore delegato GM Dan Akerson nel corso di un’intervista ad Autonews -. Ci prenderemo quindi un po’ di tempo per riflettere e valutare l’opportunità di ridisegnare il pacco batterie”. Questo imprevisto produrrà delle conseguenze anche per noi europei, visto che i vertici GM hanno deciso di bloccare la commercializzazione dell’Opel Ampera finché non verranno risolti tutti i problemi.
Inoltre, secondo quanto scrive Carscoop, lo stesso gruppo statunitense è già corso ai ripari proponendo ai circa 6.000 proprietari della Volt una serie di facilitazioni e vantaggi. Il Volt Advisor è forse la più pittoresca, dato che un assistente personale risponde a tutti i dubbi ed a tutte le incertezze, ma i più ansiosi possono addirittura restituire la Volt in loro possesso oppure beneficiare di una qualsiasi vettura General Motors in comodato d’uso. Corvette compresa…
Al Salone di Detroit del gennaio 2009, Cadillac presentò una concept car chiamata Converj. Il prototipo di coupé nascondeva sotto la sua carrozzeria tutta spigoli e tagli netti, la stessa meccanica di Chevrolet Volt e Opel Ampera, comprensiva del powertrain di tipo EREV e dello stesso pacco batterie agli ioni di litio integrato in senso longitudinale nel pianale.
Lo scorso agosto, dopo una lunga serie di conferme e smentite, la casa americana ha reso ufficiale che nel 2013 la Converj avrà un futuro di produzione e che il modello di serie da lei derivato si chiamerà ELR. Se finora si dava per scontato che la piattaforma non avrebbe subito cambiamenti nella trasposizione da Chevrolet a Cadillac, oggi l’autorevole Automotive News si fa promotore di un importante dubbio: e se la ELR dovesse sostituire la trazione anteriore della Volt con una meccanica a trazione posteriore?
L’ipotesi scaturisce da una serie di considerazioni. Sappiamo prima di tutto che il modello Cadillac in arrivo fra meno di due anni sarà proposto ad un prezzo di listino molto più alto rispetto alla extended range marchiata Chevy. A giustificare l’ampia forchetta prevista, sostiene la testata, non basteranno una carrozzeria dedicata e interni più rifiniti, ma ci vorrà ben altro.
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L’ente nazionale per la sicurezza stradale statunitense (NHTSA) ha effettuato tre ulteriori crash-test per valutare l’effettivo standard di sicurezza delle batterie agli ioni di litio utilizzate da General Motors per la Chevrolet Volt, che presero fuoco dopo un test condotto lo scorso 12 maggio. Gli scorsi 16, 17 e 18 novembre i tecnici dell’NHTSA - con l’aiuto dei colleghi del Dipartimento dell’Energia e del Dipartimento dell’Interno - hanno dunque sostenuto nuovi e più specifici collaudi per determinare quanto siano affidabili gli accumulatori “sospetti”.
I tecnici General Motors hanno partecipato ai test e collaborato in forma attiva alla buona riuscita dell’esperimento, nonostante un portavoce del marchio statunitense avesse accusato i tecnici dell’ente per non aver rispettato le dovute (e consigliate) misure di sicurezza in seguito al crash-test del 12 maggio. I risultati dell’ultima sessione confermano le perplessità emerse. Nulla da segnalare al termine della prova inaugurale, sostenuta il 16 novembre, mentre i crash-test successivi hanno creato qualche grattacapo in più: i tecnici hanno riscontrato un anomalo aumento delle temperature durante la prova del 17 novembre e rilevato scintille e fumosità il 18 novembre, anche se in quest’ultimo caso la batterie è stata ruotata di 180° qualche ora dopo il “botto”.
L’NHTSA ha poi annunciato che le batterie utilizzate per il secondo crash-test hanno preso fuoco il 24 novembre, quando la Volt era ancora in custodia. I tecnici dell’ente hanno quindi aperto un’indagine - eventuali campagne di richiamo saranno organizzate in futuro - ma allo stesso tempo hanno tranquillizzato gli acquirenti, precisando come al momento non vi siano segnalazioni di anomalie durante l’utilizzo su strada. General Motors si è difesa sostenendo che “la Volt è un’automobile sicura” ed ha promesso di sostenere l’agenzia nella sua indagine.
Via | Carscoop
Non solo la Volt: presto Chevrolet potrebbe avere una seconda ambasciatrice per la sua battaglia ai consumi e alle emissioni. Secondo alcune notizie emerse nella giornata di oggi, General Motors starebbe concretamente valutando una variante ibrida plug-in per ampliare la gamma della Cruze.
Il modello si distanzierà dalla Volt prima di tutto in termini di prezzo: la Cruze plug-in hybrid costerà certamente meno della sorella, che come recentemente annunciato sarà proposta in Italia a 43.350 euro. A parlare di questa nuova ibrida è stato Jim Federico, che in GM ricopre il ruolo di chief engineer per le compatte e le auto elettriche, e che in un’intervista rilasciata agli australiani di GoAuto, ha rivelato che la Cruze ibrida avrà un powertrain diverso e meno complesso rispetto a quello della Volt.
La variante plug-in della tre volumi Chevrolet nasce infatti per insidiare sul suo stesso mercato la futura Toyota Prius Plug-in Hybrid, che avrà prezzi più contenuti rispetto alla già citata volt. Sulla Cruze è dunque scontata la presenza di una meccanica collaudata per questo tipo di veicoli, che prevede la presenza di un motore elettrico, uno a benzina e un pacco batterie agli ioni di litio. L’autonomia elettrica del futuro modello dovrebbe aggirarsi su valori analoghi a quelli della concorrente giapponese che ha nel mirino.
Chevrolet ha confermato la disponibilità in Italia della Volt a partire da Febbraio 2012. La elettrica EREV Americana, prodotta a Detroit, sarà proposta al prezzo di 43.350 Euro chiavi in mano, cifra al quale potranno essere eventualmente sottratti gli incentivi statali. La Volt, cugina della Opel Ampera con cui condivide molti componenti ed offerta ad un prezzo molto simile, è dotata di un motore elettrico da 150 Cv con batterie al litio, mentre il 1.4 Ecotec 86 Cv viene utilizzato come Range Extender per una autonomia totale di 500 km e consumi nel ciclo misto di appena 1,2 l/100 km.
La Volt sarà offerta in Italia in allestimento unico completo di 8 airbag, ESP, sedili in pelle, climatizzatore automatico e cerchi in lega da 17″. Con il pacchetto Premium sarà possibile aggiungere in opzione Navigatore satellitare con lettore DVD, impianto audio Bose, hard disk con 30 Gb di spazio per file musicali, retrocamera posteriore e sensori di parcheggio.
L’ente nazionale per la sicurezza stradale statunitense (NHTSA) ha interpellato le case automobilistiche nelle cui gamme sono presenti vetture con batterie agli ioni di litio, chiedendo loro di svolgere ulteriori controlli circa l’affidabilità degli stessi accumulatori. General Motors, Ford, Nissan e nel prossimo futuro Toyota dovranno quindi fornire nuove garanzie e sostenere la validità di una tecnologia che ha rimpiazzato la meno efficace soluzione nichel-metallo. Tanta premura è causata da un episodio quantomeno sospetto. Ad inizio giugno una Chevrolet Volt ha preso fuoco spontaneamente, 3 settimane dopo un crash test laterale condotto dai tecnici dell’NHTSA. L’episodio assume ancor più rilevanza sapendo che la sfortunata Volt è andata in fiamme proprio nel parcheggio dell’ente, generando così un polverone dalle prevedibili conseguenze.
General Motors, allarmata, si è difesa ripetendo quanto affermato già in passato. “La Volt è un’automobile sicura - recita un comunicato a firma Jim Federico, responsabile GM per i veicoli elettrici -. Stiamo collaborando con i tecnici dell’NHTSA per chiarire l’avvenuto. In ogni caso l’NHTSA ha già riconosciuto che la Volt non è più pericolosa di un’automobile tradizionale”.
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Chevrolet ha messo in luce la propria esperienza nel campo Eco in un impianto pilota a Wixom, un sobborgo di Detroit, dove ha creato un motore elettrico da 85 kW (114 CV) che debutterà nel 2013 sulla Spark EV. La casa americana inoltre è in anticipo rispetto all’inizio della produzione nazionale di motori elettrici presso lo stabilimento della GM a White Marsh (nei pressi di Baltimora).
Larry Nitz, GM executive director of Vehicle Electrification Engineering ha dichiarato: “Per rispondere alle esigenze dei nostri clienti in tutto il mondo dobbiamo incrementare lo sviluppo e la produzione di veicoli con motori elettrici”.
Attualmente sono già molti i modelli GM che adottano un motore elettrico per la propulsione: Chevrolet Volt, Chevrolet Malibu Eco, Chevrolet Silverado Hybrid, Buick Lacrosse eAssist, Buick Regal eAssist, GMC Sierra Hybrid, GMC Yukon and Yukon Denali Hybrid, and Cadillac Escalade Hybrid.

A partire dal terzo trimestre 2011 la Chevrolet Volt traccerà le abitudini al volante dei suoi conducenti, monitorando le abitudini ed i comportamenti quand’è il momento di ricaricare le batterie. I dati raccolti verranno poi inviati a General Motors ed all’azienda OnStar. Questo programma di studio, inserito nel più ampio progetto ATOMS (Advanced Operations Management System), sfrutta la presenza del sistema telematico presente nell’auto per inviare alcune informazioni chiave alla rete elettrica, così da ottimizzare l’approvvigionamento di energia.
“Attraverso questo progetto sperimentale - commenta Nick Pudar, vice-responsabile pianificazione e sviluppo per OnStar -, valuteremo quanto una gestione intelligente dell’energia possa rendere più efficaci le soste per ricaricare le batterie e diminuire i costi sostenuti dagli automobilisti”. Il monitoraggio sarà attivo - come detto - dal terzo trimestre 2011, ma in esclusiva per le migliaia di Volt noleggiate da General Electric. Una volta che il progetto verrà poi esteso ai privati, questi riceveranno indicazioni sul momento più opportuno per “rifornire”.
Via | Carscoop