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Tutti gli articoli con tag biodiesel

General Motors: compatibilità con biofuel B20 per il motore Duramax 6.6 diesel

pubblicato da Lorenzo Corsani

Ford Duramax 6,6

General Motors ha annunciato la compatibilità con il biodiesel B20 per il motore V8 6,6 litri turbodiesel Duramax da 370 Cv. Il B20 è il risultato di una miscela del 20% di biodiesel ed 80% di gasolio standard, abbassando così le emissioni di NoX ed è disponibile negli Stati Uniti in molte stazioni di rifornimento. Il propulsore Duramax è stato rivisto a fondo per l’occasione, con nuove guarnizioni, nuovo filtro gasolio ed un sistema per riscaldare il carburante ; il filtro antiparticolato prevede un iniettore dedicato e l’elettronica di gestione è stata rivista. La precedente versione del propulsore riusciva ad utilizzare solo Biodiesel B5.

Il nuovo propulsore Duramax compatibile con biodiesel B20 debutterà sui Model Year 2011 di Chevrolet Silverado e GMC Sierra pickup ed anche sui SUV Chevrolet Express e GMC Savana. General Motors ha sempre posto molta attenzione all’utilizzo di biocarburanti, come dimostra l’impegno profuso nella diffusione delle versioni benzina con compatibilità per il bioetanolo E85, vendute già in 4 milioni di esemplari.

Dall'America studi per riciclare il polistirolo nel biodiesel

pubblicato da Lorenzo Corsani

Polistirolo bio-diesel

I ricercatori dell’Iowa State University hanno pubblicati i risulati di alcune ricerche, volte al riciclaggio di polistirolo per ottenere una miscela di biodiesel. Con una concentrazione di materiale plastico non superiore al 5% si ha un aumento di potenza ed un abbassamento dell’emissione di NOx, anche se questo comporta un controllo accurato dei tempi di iniezione ed ancora qualche problema da risolvere sull’emissione di altre sostanze.

Gli apprezzabili risultati sono particolarmente interessanti se prendiamo in considerazione le quantità di rifiuti generati ogni anno negli Stati Uniti: ogni anno le plastiche ammontano a circa 29,5 milioni di tonnellate, pari all’11,7% dei rifiuti totali. Gli esperimenti sono stati condotti sciogliendo le plastiche a temperatura ambiente nel carburante, ma non è esclusa anche la possibilità di creare un solvente in modo da facilitarne l’utilizzo.

Via | Greencarcongress

Norvegia: dal 2015 stop alle auto a benzina, gasolio e gas

pubblicato da Dr. Pianale

Green Car

La sensibilità ambientale Norvegese, e in generale delle nazioni nordeuropee, è da sempre al di sopra di ogni sospetto. Ma questa volta forse siamo veramente di fronte a una svolta nel settore automobilistico che potremmo definire storica e se diventerà realtà non potrà non avere un impatto a livello mondiale: a partire dal 2015 nel paese dei fiordi sarà vietata la vendita di tutte le auto a benzina, a gasolio e a gas.

Questa drastica limitazione non è frutto utopico degli ambientalisti locali, ma una concreta proposta di legge del Ministro delle Finanze norvegese Kristin Halvorsen che parte da una considerazione assolutamente reale. Quando l’attuale momento di crisi finanziaria finirà, si dovrà cominciare a pensare seriamente a come risolvere la “crisi climatica” e questo potrà avvenire solo se si immatricoleranno unicamente veicoli ibridi, elettrici, biodiesel o a idrogeno.

Ovviamente, dato il basso numero di immatricolazioni Norvegesi solo fino a qualche mese fa sarebbe stato impossibile prevedere che ci sarebbero stati abbastanza costruttori in grado di soddisfare dei requisiti così rigidi e limitanti. Ma ora il momento è propizio, proprio perché a causa della crisi la prossima generazione di vetture sarà più moderna ed ecologica a livello globale, a prescindere dal ridottissimo peso commerciale della piccola Norvegia, paese che non fa neppure parte dell’Unione Europea e quindi può decidere in assoluta libertà e senza troppi vincoli “lobbistici” dell’industria automobilistica che, ovviamente, ha tutto l’interesse che questo primo passo non diventi realtà così a breve termine.

Via | ilSole24ore.com

Biodiesel: si può produrre dai resti del caffè

pubblicato da Lorenzo Corsani

Lamborghini caffè Dai colleghi di Ecoblog.it giunge notizia di un interessante studio dell’Università del Nevada-Reno, pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry, relativo alla produzione di Biodiesel dai resti del caffè. Questo materiale, infatti, contiene già dal 10% al 15% di olio vegetale, che, combinato con alcuni solventi riciclabili, permetterebbe di ricavare circa 1,2 milardi di litri dalle circa 7 miliardi di tonnellate di caffè consumate ogni anno negli Stati Uniti.

L’esperimento è stato condotto sui residui della catena Starbucks, che già oggi trasforma il caffè in composit da utilizzare per il terreno o come pellet per le stufe. La prospettiva in Italia è interessante, visto che ogni anno vengono importate circa 420 mila tonnellate di caffè, lavorate poi dalle 750 torrefazioni nazionali.

Via | Ecoblog.it

Allarme inglese sui biocarburanti

pubblicato da Fabio Gemelli

biocarburanti - coltivazioniDa questa settimana entrano in vigore nel Regno Unito le nuove norme sulle percentuali obbligatorie di biocarburanti nei combustibili per autotrazione e già scattano i primi allarmi ambientali.

Alcune associazioni ambientaliste e organizzazioni non governative come Oxfam e Greenpeace sostengono che la produzione di questi biocarburanti causerà l’emissione di una quantità di anidride carbonica superiore a quella risparmiata rispetto alla combustione di carburanti derivati dal petrolio.

La legge in questione, denominata “Renewable Transport Fuel Obligation”, impone alle case petrolifere di vendere nei loro distributori inglesi carburanti che contengano il 2,5 % di biocarburanti, percentuale destinata a salire al 5% entro il 2010.

Secondo il dipartimento dei trasporti l’iniziativa ridurrà di 2,5 milioni di tonnellate la quantità di CO2 immessa nell’atmosfera ogni anno; il calcolo deriva dalla considerazione che le piantagioni vegetali utilizzate per la produzione dei biocarburanti assorbono la stessa quantità di anidride carbonica di quanta ne emettono nella combustione.

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Etanolo e riscaldamento globale: peggio del previsto

pubblicato da Fabio Sciarra

Gli automobilisti con un briciolo di coscienza ambientale, quelli che prendono i mezzi pubblici o la bicicletta per andare a lavorare, quelli che pensano all’auto come ad una passione, ad una compagna di gite o track-days e niente più, hanno perso la bussola, e pure la pazienza se ne sta andando. L’ibrido, i carburanti alternativi: secondo alcuni sono l’uovo di Colombo, per altri, solo panzane. Dove sta la verità? Facciamo un po’ di chiarezza.

I nostri colleghi di ecoblog hanno pubblicato stamane la notizia di un nuovo studio americano che getta una sinistra ombra sull’etanolo e i biocarburanti di origine vegetale: la produzione di gas serra nel giro di 30 anni sarebbe addirittura doppia rispetto a quella dei motori alimentati a benzina, e gli effetti positivi in termini di riduzione di monossido di carbonio si farebbero avvertire fra 167 anni. Verrebbe da ridere, se non fosse che non sappiamo a chi dar retta.

Mike O’Hare, voce autorevole che da sempre sostiene l’uso di (alcuni) biocarburanti è sostanzialmente sulla stessa linea. Lo studioso sottolinea la veridicità della ricerca: non possiamo fare finta che prima della coltivazione delle piantagioni destinate a produrre biofuel non ci sia una deforestazione o una riconversione di terreni agricoli o vergini. Deforestazione (con conseguente combustione delle piante, ma soprattutto assottigliamento del “polmone verde”) e riconversione sono operazioni molto “costose” per l’equilibrio della composizione atmosferica, e verrebbero riequilibrate solamente nel lunghissimo lasso di tempo di cui sopra. Prigionieri del petrolio e dei petrolieri dunque? Non è detto.

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La Francia cambia strada sui biocarburanti

pubblicato da Fabio Sciarra

Cambio di rotta in vista sui biocarburanti: la Francia, capofila in Europa insieme alla Svezia nell’adozione dei combustibili alternativi, a seguito del parere espresso dall’ADEME (l’agenzia per l’energia e l’ambiente d’oltralpe) cambierà la sua politica, puntando sui cosiddetti biocarburanti di seconda generazione, quelli derivati dagli scarti di fabbrica. Per la cronaca, i “prima generazione” sono quelli di origine vegetale.

La Francia è in anticipo di due anni sugli obiettivi posti dall’UE in materia di penetrazione dei biocarburanti sul mercato: grazie alla fiscalità agevolata, i traguardi del 7% nel 2010 e del 10% nel 2015 sembrano assolutamente realistici, anche in virtù del fatto che molti investitori stanno subendo l’attrazione di questo nuovo mercato, e svariati impianti di raffinazione di etanolo e biodiesel sono in costruzione.

Ancora non è chiaro però se questi biocarburanti siano la soluzione giusta per tagliare i gas serra: molti studiosi infatti avanzano dubbi in proposito. Senza contare che le Nazioni Unite hanno suonato un campanello d’allarme per i prezzi dei generi alimentari, che potrebbero salire soprattutto nei paesi meno sviluppati.

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Daimler AG: allo studio il biodiesel derivato dalla jatropha curcas

pubblicato da Fabio Sciarra

Daimler AG sta studiando in collaborazione con Archer Daniels Midland e Bayer CropScience le possibilità di utilizzo nella propulsione automobilistica del biodiesel derivato dalla jatropha curcas, una pianta tropicale nota anche come noce delle Barbados.

Ognuna delle tre compagnie ha il suo ruolo nella ricerca, aderente ai rispettivi settori di competenza: la ADM possiede varie raffinerie di biodiesel nel mondo che metterebbe a disposizione per ottenere il biodiesel, la Bayer sta creando un insetticida specifico per le piantagioni di jatropha da cui proverrà l’olio e Daimler dal canto suo ha appena completato un progetto di ricerca durato cinque anni, durante il quale sono stati condotti numerosi collaudi su auto di serie per testare gli effetti del biocarburante sulla meccanica.

Uno dei vantaggi della jatropha è che la pianta è selvatica e può crescere su terreni aridi: ciò comporta una interferenza molto ridotta con le coltivazioni alimentari, al contrario di molte altre piante fornitrici di biodiesel. Grazie alla grande versatilità inoltre, si stima che la jatropha può essere coltivata su ben 30 milioni di ettari, divisi tra Sudamerica, Africa, Cina e Sud-Est asiatico. Altro punto di forza è l’alto contenuto specifico di olio nei semi, che va oltre il 30%. Ciò chiaramente si traduce in un ottima resa per unità di superficie, a tutto beneficio di chi sfrutterà questa fonte di energia alternativa.

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Neste Oil: a Singapore un impianto per la produzione di biodiesel

pubblicato da Fabio Sciarra

Neste Oil sta per investire 550 milioni di Euro nella realizzazione a Singapore di un moderno impianto dove produrre il suo diesel NExBTL. La raffineria, una volta a pieno regime sarà in grado di produrre 800.000 tonnellate all’anno del suddetto biocarburante, diventando l’impianto di produzione di biodiesel più grande del globo.

Lo stabilimento funzionerà con la tecnologia NExBTL, brevettata dalla compagnia, che consiste nel trattamento ad altissima pressione degli acidi grassi (un processo di produzione definito di “seconda generazione”) il cui risultato è un idrocarburo puro.

Da dove provengono gli acidi grassi impiegati? Uno degli atout della tecnologia NExBTL, sta proprio nella notevole flessibilità in materia di fonti sfruttabili: si va dagli oli vegetali fino ai grassi di provenienza animale, ed il prodotto finale (un idrocarburo liquido, per l’appunto) è chimicamente molto simile a quello risultante dal processo di Fischer-Tropsch, che sfrutta in luogo degli acidi grassi, una mistura di idrogeno e monossido di carbonio.

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Dacia Logan Eco2 Concept

pubblicato da Lorenzo Corsani

Dacia Logan Eco2 Concept

Renault ha realizzato una versione ecologica della vettura più economica disponibile nei propri concessionari, studiata per partecipare al prossimo Challenge Bibendum a Shanghai, in Cina, tradizionale sfida all’ultima goccia di carburante per le case costruttrici. La Dacia Logan Eco2 Concept è equipaggiata con il motore 1.5 DCi da 85Cv, funzionante con carburante biodiesel, permette di raggiungere emissioni di soli 97 g/km di CO2.

Pistoni ed iniettori sono stati modificati, i rapporti del cambio sono stati allungati, è stato montato un sistema elettronico per suggerire le cambiate ottimali ed una nuova veste aerodinamica, completa di spoiler e copricerchi, ha permesso di ridurre il coefficiente di penetrazione aerodinamica da 0,36 a 0,29. Gli speciali pneumatici Michelin Pure185/65 R15 sono studiati per offrire la minima resistenza possibile e contribuiscono ad un consumo medio di soli 3.8 l/100km.

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BioConcept Mustang GT RTD

pubblicato da Fabio Gemelli

BioConcept Mustang GT RTD

Il prototipo BioConcept Mustang GT RTD è di quelli veramente strani: un elaboratore europeo di nome FourMotor (di cui non sappiamo molto…) si è dedicato alla realizzazione di una Mustang speciale, dimezzando il numero dei classici 8 cilindri americani a soli quattro e utilizzando per di più biodiesel al 100%. Oltre ad essere uno studio di fattibilità, questa BioConcept Mustang ha già gareggiato alla 24 Ore del Nürburgring con al volante l’ex pilota DTM Thomas von Löwis ed è già pronta per scendere ancora in pista.
Il quattro cilindri di due litri da 280 CV e 500 Nm è alimentato esclusivamente con biodiesel e, grazie anche alla leggerissima carrozzeria in plastica di origine vegetale, la velocità massima è di 245 km/h.

Via | Motor Authority