E’ in continua crescita il numero delle persone che per muoversi nel caotico traffico quotidiano sceglie vetture piccole, agili e facili da posteggiare. Fra le prime auto appartenenti a questa categoria troviamo la protagonista odierna della nostra Rubrica Amarcord: l’Autobianchi A112. Come al solito, se volete partecipare anche voi a questa piccola macchina del tempo, inviateci i vostri scatti ed i vostri ricordi all’indirizzo suggerimenti@autoblog.it con oggetto email “Rubrica Amarcord”. Non importa marca o modello ma il “cuore” con il quale scriverete.
Torniamo alla nostra A112: presentata al Salone di Torino nel 1969 e commercializzata pochi mesi dopo, la citycar che evade dai classici schemi costruttivi delle utilitarie prodotte in quegli anni adotta sia la trazione sia il motore all’anteriore. Quest’ultimo, un 903 cc quattro cilindri con una potenza di 44 CV, è associato a un cambio manuale a quattro marce e raggiunge una velocità massima di circa 140 Km/h. Le sospensioni seguono lo schema a quattro ruote indipendenti, con anteriori Mc Pherson e posteriori a balestra trasversale. L’impianto frenante, privo di servofreno, è di tipo misto (dischi davanti e tamburi dietro) e adotta un freno a mano che agisce sulle ruote anteriori. Il serbatoio ha una capienza di 30 litri mentre il bagagliaio ha una capacità di 180 litri.
Il design trova nella fiancata corta e nella coda a diedro i suoi elementi caratteristici. All’interno il cruscotto è formato da due strumenti circolari: quello di sinistra ospita il tachimetro, il contachilometri totale e alcune spie, mentre quello di destra presenta il termometro del liquido di raffreddamento e l’indicatore di carburante con la spia della riserva. La dotazione di serie comprende inoltre alette parasole imbottite, vetri posteriori apribili a compasso, specchietto retrovisore con scatto antiabbagliante e schienali dei sedili anteriori regolabili.
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Al Salone di Torino del 1969 fu presentata la Autobianchi A112, vettura che andò a sostituire la Bianchina nella gamma della Casa di Desio. La A112 fu progettata da Dante Giacosa, già autore di diverse vetture del gruppo Fiat. Il Lingotto era entrato in possesso di Autobianchi nel ‘67 e la A112 rappresentò il secondo modello realizzato sotto la gestione della Casa torinese. Con la Autobianchi A111, la A112 condivideva lo schema tecnico “tutto avanti”, vale a dire motore e trazione sull’anteriore. La piattaforma era inedita e due anni più tardi fu utilizzata come base anche per la Fiat 127.
L’intenzione di Fiat era quella di creare una vettura che si ponesse in diretta concorrenza con la Mini, a quei tempi assemblata da Innocenti. Giacosa aveva il compito di dare vita ad un’auto che incontrasse i consensi del pubblico giovane e femminile e la grande accoglienza ricevuta dalla A112 alla kermesse torinese dette ragione alla perspicacia del management Fiat. La vettura Autobianchi fu definita subito come una piccola ammiraglia o l’auto “per le signore”. Infatti, la A112 era una vera e propria citycar, lunga 323 cm, larga 148 cm, alta 134 cm e con un passo di 204 cm. Inoltre, poteva contare su un bagagliaio di 180 litri, abbastanza capiente per l’epoca, ma soprattutto versatile dato che il divanetto posteriore aveva lo schienale abbattibile.
La commercializzazione della Autobianchi A112 partì nei primi mesi del 1970. Al momento del lancio era disponibile in unica versione, mossa dal motore 903 a quattro cilindri da 44 CV della famiglia “aste e bilancieri”. Nel 1971, la gamma della A112 si arricchì di due interessanti versioni: la A112 E, caratterizzata con un’equipaggiamento più ricco e spinta dal propulsore 903 portato a 47 CV di potenza, mentre al top di gamma si poneva la A112 Abarth. La versione allestita dall’elaboratore austriaco si contraddistingueva esteticamente per le varie caratterizzazioni sportive - come la vernice rossa e il cofano motore nero - e per il motore incrementato a 982 di cilindrata e 58 CV di potenza. La A112 si distinse nel panorama automobilistico per l’insolita configurazione a 3 porte della carrozzeria e per esser stata oggetto di ben sette aggiornamenti durante la sua lunga carriera che dettero vita ad altrettante serie della vettura.
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