
Sarà un 1° maggio amaro per i dipendenti dell’impianto Fiat di Termini Imerese, destinato a chiudere nel 2012, come annunciato più volte da Sergio Marchionne ed evidenziato nel Piano Industriale presentato lo scorso 21 aprile. I riflettori sullo stabilimento siciliano fortunatamente non sono spenti, ma le varie indiscrezioni che si susseguono non portano tranquillità ai lavoratori che assemblano la Lancia Ypsilon. Una cosa è certa: la comunità di Termini Imerese vorrebbe ancora avere una voce nel capitolo automobili. D’altra parte, il Lingotto ha garantito che contribuirà a trovare una soluzione che sia meno drastica della chiusura. E se a Termini Imerese rinascesse Autobianchi?
Non si tratta di una provocazione, ma di una nostra proposta. Essendo sempre costantemente alla ricerca di news sull’automotive, osserviamo bene l’evolversi del mondo dell’auto. Senza trovare soluzioni estreme, all’impianto di Termini Imerese potrebbe essere garantita la sopravvivenza continuando a produrre la Lancia Ypsilon. In questo caso, il ruolo di Fiat nella ricerca di una soluzione sarebbe più importante, perché cederebbe l’impianto a costo zero ad una eventuale nuova proprietà, assieme alle licenze per la produzione della vettura, all’utilizzo del marchio Autobianchi e della sigla Y10.
In pratica, l’attuale Lancia Ypsilon si ricolleberebbe alla storia della Casa di Desio diventando la nuova Autobianchi Y10. Nel 2011 debutterà la nuova generazione della Ypsilon, con una struttura totalmente differente perché realizzata sulla piattaforma della Fiat Panda e non della Punto e caratterizzata dalla carrozzeria a 5 porte. Fiat abbandonerà un segmento di mercato, quello delle utilitarie chic a 3 porte che nel 2009 ha fruttato alla Casa torinese più di 50.000 immatricolazioni in Italia e quasi 10.000 nel resto d’Europa. Non si tratterebbe di un episodio isolato, visto che Peugeot 206 Plus, Renault Clio Storia, Citroen C3 Classic e la stessa Fiat Punto Classic continuano ad essere vendute con un certo successo, nonostante l’arrivo delle nuove generazioni.
Continua a leggere: Termini Imerese: e se rinascesse Autobianchi?
Al Salone di Ginevra del 1985 fu presentata la Y10, l’auto che nei listini di Autobianchi e Lancia prima affinancò e poi sostituì la A112. L’Autobianchi Y10 fu progettata sulla piattaforma della Fiat Panda, nata cinque anni prima, entrambe sotto la gestione di Vittorio Ghidella, a quei tempi capo di Fiat Auto e artefice dei successi del Lingotto negli anni ‘80. La Y10 si presentò alla kermesse elvetica con una linea moderna, concepita dal Centro Stile Fiat, il cui elemento caratterizzante era la coda tronca, con il portellone in materiale plastico di colore nero, indipendente dalla tinta della carrozzeria.
La Autobianchi Y10 era una vera e propria citycar, come testimoniavano le dimensioni molto compatte. Era lunga 339 cm, larga 151 cm e alta 143 cm, mentre il passo misurava 216 cm. La vettura debuttò sul mercato nella seconda metà del 1985, accompagnata dallo spot con protagonista la donna sexy robot. Nel video, la Y10 fu soprannominata ‘Robotica’, in quanto rappresentava “La Città del futuro”, slogan scelto per la campagna del lancio commerciale. A seconda dei mercati, l’auto aveva due anime: infatti, la Y10 venne commercializzata con il brand Autobianchi solo in Italia, Francia e Giappone, mentre per tutti gli altri fu scelto il brand Lancia, più conosciuto e rinomato proprio in quel periodo.
Al momento del lancio, la gamma dell’Autobianchi Y10 era composta da tre versioni. Come entry level si poneva la Y10 fire, equipaggiata con il motore 1.0 da 45 CV. La versione intermedia era rappresentata dalla Y10 touring, mossa dal propulsore 1050 - prodotto da Fiat in Brasile - da 56 CV e caratterizzata dagli interni in Alcantara. Invece, al top di gamma si collocava la Y10 turbo che, grazie al motore 1050 sovralimentato da 84 CV, raggiungeva una velocità massima di 180 km/h, accelerando da 0 a 100 in 9,5 secondi. Tutte le motorizzazioni erano abbinate al cambio meccanico a 5 marce. Gli interni erano ben equipaggiati e più ricchi della Panda, quindi votati all’eleganza.
Continua a leggere: Autobianchi Y10: l'auto che "piace alla gente che piace" compie 25 anni
Al Salone di Torino del 1969 fu presentata la Autobianchi A112, vettura che andò a sostituire la Bianchina nella gamma della Casa di Desio. La A112 fu progettata da Dante Giacosa, già autore di diverse vetture del gruppo Fiat. Il Lingotto era entrato in possesso di Autobianchi nel ‘67 e la A112 rappresentò il secondo modello realizzato sotto la gestione della Casa torinese. Con la Autobianchi A111, la A112 condivideva lo schema tecnico “tutto avanti”, vale a dire motore e trazione sull’anteriore. La piattaforma era inedita e due anni più tardi fu utilizzata come base anche per la Fiat 127.
L’intenzione di Fiat era quella di creare una vettura che si ponesse in diretta concorrenza con la Mini, a quei tempi assemblata da Innocenti. Giacosa aveva il compito di dare vita ad un’auto che incontrasse i consensi del pubblico giovane e femminile e la grande accoglienza ricevuta dalla A112 alla kermesse torinese dette ragione alla perspicacia del management Fiat. La vettura Autobianchi fu definita subito come una piccola ammiraglia o l’auto “per le signore”. Infatti, la A112 era una vera e propria citycar, lunga 323 cm, larga 148 cm, alta 134 cm e con un passo di 204 cm. Inoltre, poteva contare su un bagagliaio di 180 litri, abbastanza capiente per l’epoca, ma soprattutto versatile dato che il divanetto posteriore aveva lo schienale abbattibile.
La commercializzazione della Autobianchi A112 partì nei primi mesi del 1970. Al momento del lancio era disponibile in unica versione, mossa dal motore 903 a quattro cilindri da 44 CV della famiglia “aste e bilancieri”. Nel 1971, la gamma della A112 si arricchì di due interessanti versioni: la A112 E, caratterizzata con un’equipaggiamento più ricco e spinta dal propulsore 903 portato a 47 CV di potenza, mentre al top di gamma si poneva la A112 Abarth. La versione allestita dall’elaboratore austriaco si contraddistingueva esteticamente per le varie caratterizzazioni sportive - come la vernice rossa e il cofano motore nero - e per il motore incrementato a 982 di cilindrata e 58 CV di potenza. La A112 si distinse nel panorama automobilistico per l’insolita configurazione a 3 porte della carrozzeria e per esser stata oggetto di ben sette aggiornamenti durante la sua lunga carriera che dettero vita ad altrettante serie della vettura.
Continua a leggere: Autobianchi A112: la piccola ammiraglia compie 40 anni

La decisione di esportare la Nano negli Stati Uniti, Ratan Tata l’ha già presa. L’iconica vettura indiana sbarcherà oltreoceano nel corso del 2011. Il prezzo a cui verrà venduta non sarà così vantaggioso come quello applicato in madrepatria, anche perché la Nano dovrà subire modifiche rilevanti nel rispetto delle stringenti norme antinquinamento e sulla sicurezza vigenti negli USA. Al di là di tutto, la piccola Tata per il mercato americano sarà pur sempre una low cost.
Tra le questioni da risolvere, c’è soprattutto la scelta del network di concessionarie attraverso cui sarà commercializzata la Nano. Scartata l’ipotesi di vendere l’auto negli show room Land Rover e Jaguar, Tata potrebbe accordarsi con la nuova società nata dall’accordo tra Fiat e Chrysler e far distribuire la vettura attraverso la rete che verrà messa in piedi dalle due Case.
Questa soluzione appare molto reale. Infatti, Ratan Tata fa parte del cda del Lingotto e, a livello industriale, sono in atto diverse joint-venture. Inoltre, Chrysler fornirebbe alla Casa indiana la giusta consulenza ingegneristica per poter adeguare la Nano agli standard americani. Infine, visto che il brand Tata negli USA è pressocché sconosciuto, Fiat potrebbe concedere l’utilizzo del marchio italiano Autobianchi per griffare la Nano.
Continua a leggere: Fiat: con Chrysler si occuperà della vendita della Tata Nano negli USA?
La scorsa settimana, il nostro lettore Carlo Cialli ci aveva inviato una serie di immagini virtuali sulla prossima low cost Fiat, le quali, più che attendibili ricostruzioni, erano proposte liberamente scaturite dalla fantasia del giovane designer, come da lui stesso sottolineato.
Oggi vi mostriamo una nuova variante sul tema, immaginata con la trazione integrale sotto il vestito, che peraltro è stato discretamente caratterizzato in modo da sottolineare la vocazione tuttofare di questa ipotetica piccoletta.
L’idea, pure se qui viene ancora proposta con il marchio Autobianchi, la cui rinascita pare allo stato attuale assolutamente improbabile, non è affatto peregrina: in fondo la Panda prima serie, non vantava in gamma una “4×4″ di quelle toste, semplici, robuste ed economiche?
“Non è certo bellissima, ma è la mia proposta per una low-cost Fiat destinata al nostro mercato”. Questo è quanto scrive (con un pizzico di sfiducia) il nostro lettore Carlo Cialli nell’email di accompagnamento ai suoi render, dedicati alla futura Topolino, la prossima microcar di casa Fiat.
Nulla da obiettare sulla qualità (elevata: complimenti!) delle rappresentazioni, anche se ci permettiamo di avanzare qualche appunto di natura prettamente commerciale. L’ipotesi relativa al marchio Autobianchi è suggestiva e romantica, ma dalla discutibile attuazione. E poi il design, sì originale ed ispirato alla Multipla (per stessa ammissione di Carlo), ma differente rispetto a quanto visto finora. I nostri complimenti e la nostra riconoscenza, in ogni caso, non vengono sminuite da queste ultime osservazioni.

Rinasce il Maggiolino, rinasce la Mini, rinasce la Ford GT40, rinasce la Fiat 500, “sta” per rinascere l’Alfa 33 Stradale sotto le nuove spoglie dell’Alfa 8C Competizione (e perché non rinasce la 250 GTO? O la Stratos? o la Miura?)… E Marco, nostro lettore, a ragione si è chiesto: perché non può rinascere anche la mitica A112? Dopotutto, anche lei fu un’auto epocale, anche lei è stata prodotta in un numero vasto di esemplari (1.300.000 dal 1970 al 1986), potendo certamente fregiasi del titolo di “mito” dell’automobile.