
Indietro tutta. O quasi. Sull’emendamento che voleva tutelare gli autisti di auto blu, c’è stata una retromarcia. Parziale, ovviamente. In pratica, viene istituita una doppia patente per chi svolge questo mestiere: una sarà per uso privato ed una per l’utilizzo professionale. Non cambia molto nella sostanza delle cose: se ci ha fatto arrabbiare che gli autisti di certe vetture di rappresentanza venissero sostanzialmente esentati dal rispetto del Codice della Strada, ora sappiamo che lo saranno solamente mentre svolgono il loro lavoro. Magra, anzi magrissima, consolazione.
Il sistema (anche se dobbiamo attendere che il testo arrivi nella sua riscrittura definitiva) dovrebbe funzionare esattamente come per altre categorie professionali (ad esempio nell’ambito dell’autotrasporto): con una patente “valida” durante l’esercizio della professione e sottoposta alla decurtazione dei punti in caso di infrazione che lo preveda ed una, invece, che viene decurtata quando si commetta un’infrazione circolando per motivi personali. Attualmente la misura interessa circa 300 autisti: quelli alla guida di veicoli di alte cariche di organi costituzionali (Quirinale, Camera, Senato e Corte costituzionale) e istituzionali (presidenti di regioni, province e sindaci dei comuni capoluogo di provincia).
La svolta c’è stata - pare - per le tante proteste, sia dell’opposizione sia delle associazioni dei consumatori, oltre che quelle di tutti noi automobilisti che attraverso i megafoni che abbiamo potuto utilizzare (compresi tutti i vostri commenti indignati) abbiamo potuto dire la nostra e, una volta tanto, intervenire nelle scelte che ci piovono dall’alto.

Niente da fare, la ragione (o la decenza) non ha vinto sui privilegi. Passato in Senato l’emendamento che tutela gli autisti di ministri, presidenti di Regione e le altre cariche interessate. Significa che nel momento in cui sarà approvato il nuovo Codice della Strada troveremo all’interno anche questa norma. Il senatore Cosimo Gallo che ha proposto l’emendamento immaginiamo sarà soddisfatto di aver introdotto un concetto di impunità sulle nostre strade.
Nei vostri commenti al post precedente, in molti avete proposto una soluzione, rispetto al problema posto dal sen. Gallo: il politico costringe l’autista a correre? Che i punti vengano tolti a lui. Per quanto mi riguarda non ho molte parole da aggiungere. Spero solamente che ora anche gli agenti di commercio, i camionisti, i taxisti e tutte le categorie che lavorano dietro ad un volante chiedano - anzi, pretendano - la stessa esenzione dalla patente a punti. E poi, via al far west!

Siete pronti per arrabbiarvi? Un emendamento in discussione al Senato vorrebbe rendere esenti dalla perdita dei punti patente gli autisti di auto blu. Quella che sembra una proposta completamente assurda, viene sostenuta a gran voce dal suo proponente, il senatore Cosimo Gallo (PDL): “Ma che casta e casta! Spesso è il politico a chiedere all’autista di accelerare, magari perché l’aereo è arrivato in ritardo e c’è un appuntamento importante. Non è giusto che la fretta del datore di lavoro ricada sull’autista”.
Giustamente gli autisti dei mezzi di soccorso mentre svolgono il loro mestiere devono essere sollevati dal rispetto del Codice della Strada, ma che il politico in auto blu possa passare con il rosso perchè in ritardo, non trova giustificazioni. Sia dal punto di vista della sicurezza stradale (motivo per cui è stata ideata la patente a punti), sia perchè già di per sé stesse le auto blu suscitano polemica. Da più parti si chiede a gran voce di eliminarle o ridurrne il numero? E cosa arriva come risposta? L’ipotesi di rendere gli autisti in blu esenti dalla patente a punti? Mah.
Leggiamo su Polisblog i conti che il Corriere della Sera di oggi mette su carta a proposito di quante auto verrebbero interessate dal provvedimento:
Nella prima versione si parlava genericamente degli «autisti addetti ad organi istituzionali». Praticamente tutti, compresi quelli delle comunità montane (sì, ci sono) o del piccolo comune di provincia. Davvero troppo, pure in Senato l’hanno capito. Limatura, allora: solo gli autisti dei ministri. Ma dopo le proteste del sindacato di categoria, si è arrivati alla mediazione. Dentro ci sono gli autisti delle «alte cariche costituzionali» e poi dei presidenti di Regione, Provincia e dei Comuni capoluogo di provincia. In tutto 1.500.
Continua a leggere: Codice della strada: niente decurtazione dei punti per le auto blu
Salgono a 624.330 le auto blu italiane; un incremento del 2.7% negli ultimi 6 mesi. Una crescita che non conosce soste di nessun genere. Basti pensare che nel dicembre del 2008, le auto blu erano 607.918, contro le 574.215 dell’anno precedente. Il dato tiene conto delle auto di proprietà delle amministrazioni che quelle in leasing, in noleggio operativo e noleggio lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, municipalità, Asl, comunità montane, enti pubblici, enti pubblici non economici, società misto pubblico-private e società per azioni a totale partecipazione pubblica.
Quasi superfluo ricordare che, con questi numeri, l’italia (in questa occasione volutamente scritto in minuscolo) si conferma leader mondiale incontrastata per numero di “auto di servizio”. Roba da repubblica delle banane insomma. Cifre che fanno riflettere soprattutto se paragonate a quelle degli altri paesi. Basti pensare che negli USA, secondo paese del mondo per numero di auto blu, queste ultime sono “appena” 72.000 (contro le 75mila del dicembre 2008). I nostri cugini francesi si fermano a 63.000 (rispetto alle 64.000 di fine 2008). Al quarto posto il Regno Unito con 56.000, la Germania con 55.000, la Turchia con 51.000, la Spagna con 42.000 (nessuna variazione rispetto al 2008), il Giappone, con 30.000 (1000 in meno rispetto al 2008), la Grecia con 30.000. Ultimo in classifica il Portogallo, con 22.000 auto blu (- 1000 rispetto all’anno precedente).
L’Italia ha conquistato un nuovo -e poco invidiabile- record mondiale per il proprio parco di “auto blu”, che ha raggiunto la cifra ridicola di 607.918 unità. È quanto emerge dallo studio condotto da Contribuenti.it, che ha conteggiato sia le auto proprie che quelle in leasing, in noleggio operativo ed in noleggio a lungo termine, presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, le Municipalità, le Asl, le Comunità montane, gli enti pubblici non economici, le società misto pubblico-private e le società per azioni a totale partecipazione pubblica.
In soli due anni, in Italia, si è passati da 574.215 a 607.918 auto blu, un aumento del 6%. Dopo la legge del 1991 che limitava l’uso esclusivo delle auto blu ai soli Ministri, Sottosegretari e ad alcuni Direttori generali, si sono sempre proposte regolamentazioni e tagli, mai effettuati.
Gli USA con 75.000 unità si classificano a distanza siderale al secondo posto, seguiti da Francia (64.000), Regno Unito (55.000), Germania (53.000), Turchia (52.000), Spagna (42.000), Giappone, (31.000), Grecia (30.000) e Portogallo (23.000). “In Italia gli amministratori pubblici hanno superato ogni limite” sostiene Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it. “Basterebbe una norma che stabilisse il limite di cilindrata delle auto blu per ridurre drasticamente il parco auto, sostenere le industrie automobilistiche italiane e incrementare l’utilizzo di utilitarie italiane come la Grande Punto”.
Via | IlSole24Ore (Ringraziamo il nostro lettore “Luigi” per la segnalazione)

Contribuenti.it è un’associazione che tutela gli interessi dei contribuenti italiani. L’ente ha condotto uno studio volto all’analisi della flotta di auto con conducente a disposizione dei dipendenti di Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private.
Il risultato dell’indagine è un per nulla invidiabile record mondiale per l’Italia, risultato il Paese con il più elevato numero di auto blu al mondo: 574.215 automobili.
Al secondo posto ci sono gli Stati Uniti d’America: 73.000 (!), Francia 65.000, Gran Bretagna 58.000, Germania 54.000, Turchia 51.000, Spagna 44.000, Giappone 35.000, Grecia 34. 000 e Portogallo 23.000.
Il problema non sembra avere soluzione: dal 2001 al 2006, alla voce «noleggio di automezzi» nel bilancio delle spese che gravano sulle casse dello Stato si è verificata una vera impennata; i costi sono cresciuti da 28 a 140 milioni di euro, pari a un aumento reale del 357%.
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