Lo scheletro in alluminio Space Frame pesa 216 chili, 6 più della coupé. Altri 42 chili rappresentano la zavorra del soft-top. Gli inserti in carbonio non mancano, certo, ed il motore FSI mette a disposizione tutto il suo vigore. Ma l’Audi R8 V10 Spyder deve comunque portare a spasso 1.720 chili. Troppi per una sportiva da pista; giusti, invece, per una granturismo da lungomare. Il costruttore tedesco ha comunicato i prezzi della sua spider a motore centrale, disponibile per il mercato italiano a partire dal mese corrente nelle versioni con trasmissione manuale a sei rapporti e R-Tronic. Rispettivamente, le due R8 sono proposte a 157.500 e 164.950 euro.
Dicevamo della sua natura, compromessa dal peso. Eppure, la sportivona di Ingolstadt offre comunque un’accessoristica da videogame per placare i fremiti del piede destro: launch control (solo con il cambio R-Tronic), cronometro per misurare tempi parziali e totali e ammortizzatori Magnetic Ride, “malleabili” nell’adattarsi a condizioni di guida e stato del manto stradale. Non può mancare la trazione integrale quattro con giunto viscoso centrale e differenziale autobloccante al retrotreno, che assicura una ripartizione della coppia motrice compresa fra il 15:85 standard ed il 30:70 in caso di necessità.
L’Audi R8 V10 Spyder è equipaggiata con il V10 FSI 5.2 a carter secco da 525 cavalli e 530Nm di coppia, che garantisce uno spunto nello 0-100 km/h pari a 4.1 secondi per una velocità massima di 313 km/h. Così, l’unica attenzione da prestare quando si preme il piede destro è nel ricordarsi di sollevare la capote. Fino a 50 km/h il movimento viene portato a termine (in 19 secondi) con la sola pressione di un pulsante. Oltrepassati, il solo tessuto del frangivento preserva la vostra pettinatura.
L’Audi A5 alleggerita mostra le aree d’intervento in cui il costruttore di Ingolstadt agirà, negli anni a venire, per ridurre il peso delle proprie vetture. Nel dettaglio, il prototipo-laboratorio si rivela 110 chili più leggero rispetto alla vettura di serie, passando da 1.420 a 1.310 chili. Gran parte del merito va attribuita alla tecnologia Audi Space Frame (ASF), forma mentis con cui ridurre del 40% il peso del corpo vettura.
Nulla di trascendentale, ma solo la presenza di alluminio (per il telaio) e carbonio (cofano motore e bagagliaio) nei punti giusti; e nemmeno una novità assoluta, perché l’acronimo venne coniato nel 1982. E poi riproposto tre anni dopo, quando uno studio su base Audi 100 mostrò al grande pubblico le virtù del prezioso metallo, che guadagnò la catena produttiva a partire dal 1994. Da allora, oltre 550.000 Audi ne hanno beneficiato.
Equipaggiata con il 2.0 FSI da 211 cavalli, inoltre, nel rapporto peso/potenza l’A5 ASF paga un dazio contenuto rispetto alla versione V6, spinta dal 3.2 FSI da 265 “equini” – 1.540 chili –: i 160 cavalli/tonnellata della prima non sfigurano affatto nel confronto con i 172 della sei cilindri. Molte delle soluzioni adottate, promette il comunicato, verranno riprese dalle prossime vetture di serie.
Per festeggiare il centennale del marchio, Audi ha creato una scultura da 35 metri d’altezza e 40 tonnellate. Posta davanti alla Goodwood House, luogo d’avvio del XVI “Festival of Speed”. Il costruttore di Ingoldastd ha poi disseminato la campagna del West Sussex con numerose altre creazioni, tutte raffiguranti modelli cardine, fra cui l’Auto Union Type-B, l’Avus ed i primi modelli dotati di trazione integrale, propulsore TDI e telaio in alluminio Space Frame.
Il designer indiano Gerry Judah ha descritto la propria opera come una “celebrazione iconica, in grado di esaltare le caratteristiche di sportività, prestigio e progresso del marchio. Ho avuto una ventina di pensate differenti, ma nessuna è riuscita a soddisfarmi; fino al baffo finale, vera illuminazione”.
Nel lontano 1994 debuttò l’Audi A8. L’ammiraglia della Casa di Ingolstadt debuttò ufficialmente al Salone di Ginevra e fu presentata come sostituta della poco fortunata Audi V8. Sin da subito, la nuova nata della Casa degli anelli si fece ambasciatrice di due interessanti novità divenute poi caratteristiche peculiari del DNA Audi: la nuova nomenclatura e l’Audi Space Frame, la tecnologia con cui vengono realizzate le vetture totalmente in alluminio.
Proprio con la nuova ammiraglia debuttarono le nuove denominazioni composte dalla lettera “A” (come Audi) e da un numero. La scelta del nome A8 fu legata al motore installato sotto al cofano, vale a dire il 4.2 V8 da 299 CV. Anche i nomi A6 e A4 si ricollegavano ai propulsori V6 e 4 cilindri che equipaggiavano le rispettive sostitute di Audi 100 e 80. L’Audi A8 derivava dal prototipo Audi ASF presentato alcuni mesi prima al Salone di Francoforte del 1993 e come questa presentava l’innovativa carrozzeria realizzata in alluminio. Inoltre, la A8 portò al debutto il cambio sequenziale Tiptronic nella gamma Audi.
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