
Il presidente Simon Saunders l’ha definita “interesting”. Perché il nuovo modello Ariel sarà figlio di inediti compromessi. «Evolverà la nostra concezione di auto sportiva» commenta. Aprendo ad interessanti scenari: intervistato da Piston Heads, il manager ha riconosciuto nell’alimentazione elettrica e fuel cell il futuro dell’automobilismo.
Purtroppo è ancora prematuro vedere queste tecnologie su un’auto con telaio turbolare. E pertanto si rimale fedeli alla tradizione, con propulsore in posizione centrale del propulsore e serie limitata. A fine “colloquio”, Saunders si lascia sfuggire due ghiotti retroscena: è in fase di sviluppo un’Atom con motore V8 2.4 da 500 cavalli; non ha superato la gestazione un bolide con propulsore da 12 (dodici!) litri di cilindrata e potenza compresa fra 600 ed 800 equini.
Via | Piston Heads
In una pista così andremmo a girarci persino in bicicletta. Figurarsi poi con una di queste superlight, determinate a scodare anche mentre si parcheggia. Il video girato dalla rivista Evo, con protagoniste la Caterham R400 e l’Ariel Atom, mostra con quanta determinazione (concentrazione, predisposizione e chi più ne ha più ne metta…) si debba coordinare i movimenti di braccia e piedi.

La risposta al quesito “l’ecologia si sposa con la sportività?” vede svanire la risposta affermativa: ora siamo costretti ai soli “mah”, “vedremo nel futuro”, “speriamo”. Il piccolo costruttore californiano Wrightspeed ha infatti comunicato di aver cessato lo sviluppo della X1, libidinosa vettura elettrica basata sulla stessa piattaforma della Ariel Atom.
Ian Wright, ideatore e progettista di questa simile eco-follia, ha però deciso di proseguire con lo sviluppo dei particolari “secondari” – batterie, software e motore elettrico – sperando possa, un giorno, riprendere in mano il progetto; anche perché le prestazioni erano decisamente interessanti: 3,07 secondi per raggiungere i 100 all’ora, 6,87 per sfondare il muro delle 100 miglia (160 km/h) e soli 11,2 secondi per il classico passaggio 0-160-0.
Via | Motorauthority
Questa sfida tra le più gustose track day car inglesi del momento è davvero interessante. Lotus 2-Eleven, Catheram R500 Superlight ed Ariel Atom sono caratterizzate da scelte tecniche assai diverse, ma sono tutte posizionate su un simile livello di mercato, con un prezzo di poco inferiore alle 40.000 Sterline, al cambio attuale circa 60.000 €.
La Atom propone l’ultima versione del V-TEC Honda con compressore volumetrico da 300Cv ed un peso di 520kg, Catheram risponde con 263Cv, cambio sequenziale ed un peso piuma di appena 506 kg, mentre Lotus propone una anoressica super Elise da 255 Cv e 670kg. Nel seguito la seconda parte della prova.
In realtà la domanda nel titolo una risposta ce l’ha, ed è: “per allargare il bacino d’utenza”. La Ariel Atom è piaciuta davvero molto, ed è riuscita a sedurre appassionati che mai avrebbero pensato di potersi interessare ad una lightweight inglese.
Ora però, questa fascia di pubblico, non ha gli stessi gusti degli incalliti fans della guida senza compromessi, o meglio, non disdegna qualche -minima- comodità. Come appunto può essere un parabrezza. Come biasimarli?
L’optional è realizzato con tutti i crismi del caso, che tradotto in parole povere, vuol dire fondamentalmente che è molto leggero e che può essere smontato con estrema facilità. La sua semplicità non ha intaccato però la presenza di attributi fondamentali come un tergicristallo e gli ugelli di lavaggio.
Ariel Atom: debutta il parabrezza
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Caterham ha provocato, stuzzicato, si è fatta addirittura spalleggiare dalla RS Performance: mostrare il petto le è servito, tanto da riuscire ad impossessarsi del prestigioso titolo di “leggera e dannata”. Soltanto per pochi giorni però. L’Ariel Atom, nemica di bilancia, non è stata ad applaudire, organizzando le contromosse con un semplice schiocco di dita.
La sportiva tutto-tubi ha infatti beneficiato di un nuovo motore V8 2.4, progettato dalla Russell Savory e accreditato di una potenza massima di 500 cavalli a 10,000 giri, da cui il nome Atom 500. L’ulteriore chicca viene offerta dal cambio, un Sadev sequenziale a sei rapporti: la sua spiccata “intelligenza” permette al guidatore di effettuare cambi di rapporto senza alzare il piede dall’acceleratore.
Sommando questa “piccola” primizia al peso di 500 kg, viene spontaneo ringraziare Ariel per non aver diffuso i dati di accelerazione: Caterham potrebbe offendersi.
Via | Motorauthority (grazie a Reggiani per la segnalazione)
I nostro lettore Reggiani, ci ha segnalato l’ennesimo clone cinese. Ci hanno abituato a tutto ormai, e ora i figli della Muraglia, sfondano il muro del plagio sulle lightweight artigianali. La sfortunata vittima del copia-incolla questa volta è la Ariel Atom, sottoposta ad un trattamento restringente sia a livello estetico che motoristico.
Infatti questo clone, che risponde al nome di Yongkang City Feiya Vehicle Company “Go-Kart”, ha dimensioni di circa 1/3 inferiori rispetto alla Atom e lo si nota proprio perchè, pur ricalcandone le proporzioni in modo fedele, dà una sensazione di grosso kart (nome azzeccato quindi). La lunghezza totale è addirittura 56 cm inferiore a quella della vera Atom (che misura 3410mm).
Sotto la risicata carrozzeria non batte il 4 cilindri Honda da 240CV, bensì un pacato e non impegnativo motore bicilindrico di orgine motociclistica. 650cc e 58CV di potenza massima bastano a rendere il plagio non solo oltragioso ma anche del tutto inutile.
Unire un motore 2.0 VTEC con compressore volumetrico da 300Cv ed il peso piuma della Ariel Atom consente di ottenere risultati incredibili. Le prestazioni della Ariel sono degne delle migliori supercar e l’effetto è più quello di una maxi moto che non di una classica auto sportiva. Il video è eloquente, sopratutto quando si realizza che il contachilometri ha scala principale in miglia orarie ! Nel seguito non potevamo esimerci dal riproporre uno dei video più famosi che ritrae assieme una Ariel Atom e l’esilarante Jeremy Clarkson: video ormai cliccatissimo, ma sempre stupendo !

La prova su strada della Ariel Atom è stato uno dei momenti indimenticabili di Top Gear, la celeberrima trasmissione britannica dedicata alle quattro ruote che tutti conoscerete. Oggi, quel concentrato di fibra muscolare che fece impazzire Clarkson in pista si rinnova, dando vita alla terza generazione, chiamata appunto Atom 3.
Certo che identificare le differenze estetiche su un “vestito” striminzito come quello della Atom non è impresa facile, ma qualche cosa è cambiato. Vediamo nel dettaglio.
Il telaio tubolare a vista ha ora dei nuovi tralicci laterali, che sono lievemente più inclinati indietro rispetto alla versione precedente ed anche i rari pannelli della carrozzeria sono leggermente diversi. La larghezza complessiva del veicolo è cresciuta di 60 mm e lo spazio in senso laterale per gli occupanti, che ora siedono ancora più in basso, è aumentato di addirittura 100 mm. Grazie all’abbassamento del piano di seduta poi, anche il baricentro è stato spostato più vicino al livello stradale, rendendo quest’arma da pista ancora meno sensibile al rollio.
Il quadro tecnico è completato in maniera più che adeguata dall’ultima versione del motore della Honda Civic Type-R e dagli ammortizzatori specifici della Bilstein regolabili su 10 diverse gradazioni che già erano montati sulla vecchia Atom.
Via | Autoblog.com