
Secondo quanto riportato da “Auto, Motor und Sport“, Alfa Romeo starebbe lavorando sull’erede della 166, di cui vi mostriamo una nuova ricostruzione grafica. La nuova berlina di segmento E del Biscione dovrebbe nascere sulla piattaforma LX a trazione posteriore delle nuove Chrysler 300C e Dodge Charger. Proprio con quest’ultima, la nuova ammiraglia Alfa dovrebbe condividere gran parte dei componenti, ma non si tratterà certamente di un’operazione di re-badging, come accadrà invece per l’erede della Lancia Thesis che deriverà dalla nuova 300C.
Infatti, la vettura dovrebbe avere la carrozzeria a 4 porte con forme da coupé, mentre la lunghezza dovrebbe superare i 5 metri. Oltre a rappresentare l’alternativa alle solite berline tedesche per la borghesia italiana, l’erede dell’Alfa 166 rappresenterebbe la concorrente ideale della Jaguar XF. Sempre secondo il mensile tedesco, la berlina del Biscione dovrebbe essere equipaggiata con l’inedito motore 3.0 V8 TB MultiAir biturbo da oltre 400 CV di potenza, destinato soprattutto al mercato USA. Se queste indiscrezioni dovessero essere confermate, l’erede dell’Alfa Romeo 166 dovrebbe essere prodotta a Mirafiori e adotterebbe la storica denominazione Alfetta.

Ieri ci siamo occupati della Prima Parte delle immagini e dei commenti relativi all’apertura del Museo Cozzi, di Legnano, dedicato all’Alfa Romeo. In questa seconda parte l’attenzione è rivolta ai modelli dagli anni ‘70 fino al 1999. Un periodo particolare per l’Alfa che,, inutile nasconderlo, ha vissuto questi ultimi 3 decenni fra (pochi) alti e (molti) bassi.
Le auto, più recenti dal punto di vista anagrafico e apparentemente più comuni, nascondono però delle chicche nelle motorizzazioni o allestimenti. Modelli quasi seminascosti nelle pieghe del listino, non di sicuro i più venduti e diffusi, ma sicuramente acquistati non da clienti acquisiti o occasionali, ma da Alfisti con l’Alfa Romeo nel cuore e, probabilmente, ritirati dalla Concessionaria con l’occhio attento e appassionato di chi vede già prima del tempo le potenzialità evocativa e collezionistica in un’apparentemente insignificante quadrifoglio messo sul cruscotto, una scritta semisconosciuta sul cofano posteriore, di un piccolo dettaglio estetico o di finitura che solo quell’auto ha fra 1000 (apparentemente) tutte uguali.
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