I propulsori alimentati da batterie potranno mai soppiantare le unità a combustione? “Certo, purché la tecnologia venga applicata a vetture di segmento inferiore. Più cresce il peso delle auto e più in vantaggi sono risibili”. Alan Taub, direttore del reparto ricerca e sviluppo per General Motors, ha rilasciato un’intervista ad Autocar in cui illustra le strategie del gruppo americano nel settore della mobilità alternativa. A partire dal prototipo elettrico EN-V, che sarà esposto durante il salone di Shanghai. “Abbiamo disegnato la concept car per sorprendere gli automobilisti, senza alcuna intenzione di produrla. Eppure, fra vent’anni, molti veicoli saranno necessariamente simili alla EN-V in modo da ridurre traffico, ingombri ed emissioni”.
Taub ha poi ammesso che i costi di sviluppo e progettazione delle celle a combustibile sono di gran lunga più contenuti rispetto a qualche anno fa. “Abbiamo calcolato che entro 12 anni una vettura alimentata ad idrogeno sarà economica da produrre quanto un’auto tradizionale”. Questo perché “i costi per conformarsi alle future normative antinquinamento incideranno in misura sempre maggiore, ed i propulsori meno efficienti dovranno colmare uno svantaggio evidente”.
L’ingegnere ha fornito il proprio punto di vista anche per le auto con sistema di guida autonomo, senza l’intervento del conducente. “Adoro guidare. E lo adorano anche i nostri acquirenti attuali. Però, in determinate situazioni, un automobilista non ha voglia e perde la concentrazione. Basta fermarsi ad un semaforo e guardare quante persone inviano sms o chiamano senza auricolare. Questi automobilisti vivono già ora la guida come una distrazione”. In ogni caso Taub nega che General Motors stia sviluppando dispositivi per rendere non indispensabile il conducente, pur riconoscendo come “queste tecnologie potrebbero ridurre il numero dei morti sulle strade. Però è una strada lunga, da percorrere con il supporto delle istituzioni”.
Via | Autocar
General Motors ha realizzato in collaborazione con la NASA un robot umanoide destinato all’ISS, la stazione spaziale internazionale. L’androide si chiama Robonaut 2 e come vedete non ha l’equivalente delle nostre gambe, al contrario di ASIMO, il robot della Honda.
Robonaut 2, sofisticato concentrato di tecnologia dal peso di circa 140 kg, partirà verso lo spazio con la missione STS 133 dello Shuttle Discovery, in programma per il mese di settembre. Secondo GM, R2 è in grado di usare gli stessi strumenti degli astronauti, e sul lungo termine potrebbe sostituirli nelle EVA -le passeggiate spaziali- e nelle attività più delicate e rischiose.
R2 però, non è solo ricerca pura: secondo GM, tanta della sua tecnologia può avere una ricaduta in futuro sui sistemi di sicurezza e sui processi produttivi delle prossime auto prodotte dal gruppo. “La partnership tra GM e NASA in ultima analisi, aiuta dunque a rendere più sicura l’esplorazione spaziale, le auto e le attività produttive di queste ultime”, ha dichiarato Alan Taub, vice-responsabile ricerca e sviluppo GM.

I ricercatori General Motors stanno lavorando su tecnologie dalla portata rivoluzionaria per il settore auto. Secondo alcune dichiarazioni rilasciate da Alan Taub, nuovo responsabile ricerca&sviluppo del gruppo, il futuro ci riserva grosse sorprese.
Innanzi tutto, l’auto che non ha bisogno del conducente, (inquietante) miraggio che da decenni inseguono i progettisti di mezzo mondo. “Entro il 2015″ afferma Taub, “avremo pochissimi compiti da assolvere nella guida dei veicoli: l’avanzamento dei dispositivi che aiutano a mantenere la corsia e l’evoluzione del sistema di cruise control, che arriverà a fermare del tutto e a far ripartire le auto, sottrarrà agli automobilisti molti dei loro attuali compiti”.
Sottolineando che GM crede fermamente nei veicoli a fuel-cell, Taub si è poi soffermato sul Nitinol, una lega di nichel e titanio capace di tornare alla forma originaria dopo una deformazione. “A breve termine vedrete la prima applicazione reale del Nitinol su un veicolo GM”, ha dichiarato Taub. Probabilmente il primo impiego riguarderà i paraurti, che saranno così resi immuni dai piccoli tamponamenti: basta riscaldare il Nitinol per farlo tornare com’era.