Beijing Auto avrebbe presentato a General Motors un’offerta “formidabile” per assicurarsi Opel. Secondo quanto riporta l’edizione on-line del Wall Street Journal, la proposta cinese prevede un esborso pari a 920 milioni di Dollari (660 milioni di Euro), evitando la chiusura di stabilimenti in Germania. Inoltre, al Governo Tedesco verranno chiesti aiuti per “soli” 2.64 miliardi di Euro (contro i 4.5 di Magna).
«General Motors ha apprezzato la serietà dei dirigenti Beijing – commenta un fonte anonima, vicina al gruppo statunitense –, e l’abilità nel trovare soluzioni alternative». La posizione di vantaggio acquisita dal gruppo austro-canaedese viene così ridiscussa.
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Le nuove richieste vengono definite “inaccettabili”. E così Magna minaccia di ritirarsi dalla corsa per l’acquisizione di Opel. Secondo quanto riporta l’edizione on-line della Bild, i vertici del gruppo austro-canaedese, impegnati da questa mattina alle sei nell’hotel Adlon di Berlino, starebbero per gettare la spugna: impossibile rispettare le condizioni economiche imposte da General Motors.
Questo inaspettato colpo di coda priva di significato il vertice di questo pomeriggio, occasione forse definitiva per concludere le trattative. «Era nostro obiettivo discutere i risultati delle trattative», commenta Thomas Steg, portavoce del Governo. Che poi precisa: «Non siamo disposti a concedere un prestito-ponte superiore al miliardo e mezzo di Euro».
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«L’accordo con Opel è ormai prossimo: le trattative per raggiungere l’intesa sono nella fase terminale». Secondo il cancelliere tedesco Angela Merkel, intervistata ieri da una trasmissione televisiva tedesca, si è quindi arrivati alla stretta finale. Anche perché dopo domani sarà il termine ultimo per presentare al governo i piani di salvataggio.
E così, l’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne, impegnato nei colloqui con il premier del NordReno Westfalia, Juerger Ruettgers, avrebbe fornito rassicurazioni alla Bild circa il mantenimento di tutti gli impianti in Germania, compreso il tanto discusso stabilimento di Bochum. Inoltre, una fonte definitasi vicina all’ad, avrebbe illustrato uno scenario alquanto bizzarro: chiusura di Lancia; Saab fusa con Chrysler per produrre auto sportive e cabrio; Alfa Romeo impiega soluzioni tecniche Opel per migliorare la sua immagine (!).
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«Stiamo per raggiungere l’intesa con Opel: manca poco per formalizzare l’accordo». Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, presente nella giornata odierna alla Fiera del Libro di Torino, ha così preannunciato la definitiva conclusione delle trattative con il gruppo tedesco: il piano per rendere effettiva la partnership verrà presentato il 20 maggio.
«Nascerà una Fiat molto più solida» ha spiegato Marchionne, commentando con un esaustivo «ci stiamo ammazzando per farlo» l’apertura verso gli Stati Uniti. In riferimento alla situazione economica e societaria di Opel, l’ad ha poi sottolineato: «Se va in amministrazione controllata non è certo la fine del mondo».
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Secondo il giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, dopo Magna e Fiat, General Motors ha un nuovo acquirente per Opel: il fondo Ripplewood. Si tratta di una società di private equity americana che attraverso la divisione europea RHJ International ha partecipazioni nella Honsel, fornitrice di parti in alluminio.
Nel frattempo Magna dovrà presentare entro breve un piano maggiormente dettagliato: in caso di successo di questa trattativa, la russa Gaz avrebbe il 30,1 %, Magna il 19,9 %, mentre il 40 % rimarrebbe nella mani di GM. I vantaggi sarebbero legati all’apertura dei mercati russi e l’uso degli stabilimenti di Nizhni Novgorod: del resto il progetto dell’auto low cost con marchio Wartburg era già nell’aria indipendentemente dall’accordo. Fiat nel frattempo, forte della sua dettagliata proposta, aspetta l’esito degli eventi e smentisce per voce del responsabile delle attività brasiliane Cledorvino Belini, qualunque interessamento alle attività sud americane di GM.
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«Stiamo esaminando con estrema attenzione il piano presentato da Fiat». Con questa precisazione, per bocca di un dipendente, il Ministero dell’Economia tedesco ha voluto rendere pubblico l’evolversi delle trattative per la cessione del brand Opel. Con buona pace di politici e sindacalisti.
Inoltre, secondo la stessa fonte, il Governo di Berlino «non ha richiesto un memorandum più dettagliato, perché quello attuale si è rivelato sufficiente». A differenza della bozza proposta da Magna, definita «non precisa». Prima di trarre conclusioni, parlando anche di data, sarà necessario attendere la nuova stesura dell’offerta austro-canadese.
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Per rilevare Opel, Magna starebbe valutando la possibilità di organizzare una cordata con Gaz ed alcune banche russe. Lo sostiene Vladimir Putin, Primo Ministro Russo, durante un’intervista rilasciata all’agenzia Bloomberg.
«Sono questioni commerciali» ha commentato Putin , ribadendo poi «la massima attenzione del governo» che, pur non coinvolto, «segue ogni sviluppo». Proprio ieri, l’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne, è tornato a definire «soluzione giusta, per noi e per loro» l’eventuale fusione con Opel.
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Secondo quanto riporta l’edizione odierna del Sueddeutsche Zeitung (SZ), principale quotidiano tedesco, per salvaguardare il proprio futuro Opel non avrebbe soluzione migliore che allearsi con Fiat. È altresì sufficiente leggere il titolo dell’editoriale (“Meglio Fiat che niente”) per valutare il tono delle riflessioni.
Il giornale di Monaco definisce “inappropriato, forse addirittura pericoloso” l’atteggiamento dei sindacati, spalleggiati da un classe dirigente “colposa […] perché finora non hanno mostrato interesse investitori altrettanto seri”. Inoltre, il mondo politico ed i dipendenti “dovrebbero adottare un atteggiamento costruttivo, di collaborazione […], perché è inutile pensare che non verranno chiuse fabbriche né ridotto il personale”.
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Dopo la precedente dichiarazione rilasciata da Frank Stronach, fondatore di Magna International («Non abbiamo alcuna intenzione nell’acquisire Opel»), vi sarebbe la possibilità che Fiat e la società austriaca possano stringere un accordo per rilevare da General Motors il costruttore di Rüsselsheim.
Fino a domani, quando l’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne sarà a colloquio con i ministri competenti, vi sarà spazio e tempo per le ipotesi. Poi si dovrà agire con concretezza. Usando l’oratoria e mettendo da parte i pregiudizi: l’ex cancelliere Gerhard Schroeder, a favore del “no”, avrebbe addirittura caldeggiato l’ipotesi Gaz. Ma anche Armin Schild, responsabile per Francoforte del sindacato IG Metall, si è sbilanciato definendo «senza successo» un possibile accordo con il Lingotto.
Che si è quindi avvicinata a Magna, sì disposta a cospicui investimenti (già promessi 5 miliardi di dollari), ma incapace di fornire supporto tecnico e progettuale. Sarà tuttavia Gm a dover gestire le trattative. Con buona pace dei tedeschi.
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Cara Opel, se vuoi sopravvivere raggiungi un accordo con Fiat. In estrema sintesi, il messaggio diffuso dal tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung suona così: per superare senza traumi debilitanti il divorzio da General Motors, sarebbe opportuno presentarsi a Torino.
“Nonostante i due marchi abbiano seguito dal 2005 strade divergenti – riporta il prestigioso quotidiano conservatore –, poche case automobilistiche si conoscono così bene”. Per suffragare la propria tesi, il Faz ricorda la costruttiva parentela fra Grande Punto e Corsa, nate dalla stessa piattaforma e con i medesimi propulsori diesel.
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