A partire dal 2010, Fiat introdurrà l’Abarth 500 sul mercato nord-americano. E sarà il primo modello del Lingotto a debuttare oltreoceano, ripetendo la strategia di marketing già adottata, dalla dirigenza Chrysler, per il lancio della Dodge Challenger: prima il modello più performante ed esclusivo, a seguire le restanti versioni della gamma.
L’indiscrezione è riportata dal sito statunitense WardsAuto, secondo cui i concessionari Chrysler avrebbero già ricevuto la comunicazione ufficiale. La scorpioncina debutterà come Model Year 2011, con le sole modifiche tecniche imposte per rispettare le normative sulla sicurezza statunitensi. Già stabilito il target di vendita (25.000 esemplari annui), non ancora lo stabilimento in cui verrà prodotta. Infine, ci sentiamo di avanzare un’ipotesi: debutterà già con il 1.4 MultiAir?
Via | LeftLane (Ringraziamo il nostro lettore “corvettec6r” per la segnalazione)

La società di consulenza IHS Global Insight ha reso noto quali saranno i probabili piani industriali di Chrysler, Dodge e Jeep all’indomani dell’accordo con Fiat. Alcuni punti di questi piani ve li abbiamo anticipati nei giorni scorsi e, man mano che i giorni passano, prendono sempre più forma: infatti, la Fiat 500 verrà assemblata nell’impianto messicano di Toluca, mentre la tanto attesa erede dell’Alfa Romeo 166 - più volte denominata Alfa 169 - verrà realizzata sulla piattaforma LX, nello stabilimento in Ontario, Canada.
In Messico sarà prodotta anche la Fiat Panda 4×4 griffata Jeep, mentre dalle SUV Cherokee e Grand Cherokee potrebbero derivare le rispettive varianti Alfa Romeo. La nuova Grand Cherokee fornirà la piattaforma WL per la SUV Alfa Romeo di grandi dimensioni, il cui nome in codice è GTX. Entrambe le vetture saranno realizzate nell’impianto di Jefferson, in Michigan. Invece, la piattaforma C-Evo verrà utilizzata per la prossima Cherokee - venduta negli USA come Liberty - e la gemella della Casa del Biscione. Queste due SUV saranno assemblate nello stabilimento di Toledo, in Ohio.
Dopo la sigla definitiva dell’accordo che darà vita al nuovo Gruppo Fiat-Chrysler, si torna a parlare dei modelli che nasceranno da questa alleanza transoceanica ufficializzata solo ieri. Il Detroit Free Press è tornato sull’argomento ed ha svelato alcuni dei piani futuri delle due case, confermando anche anticipazioni che già vi avevamo dato in passato.
Primo debutto importante per Fiat in USA sarà quello del suo modello più rappresentativo, la 500, che arriverà al di là dell’Atlantico nel corso del 2010. Il cinquino per l’America non sarà lo stesso che circola per le nostre strade: laddove le unità europee vengono prodotte a Tychy, quelle a stelle e strisce nasceranno in Messico, a Toluca, dove oggi viene assemblata la Dodge Journey.
Non solo: il pianale Panda/500 poi, verrà fornito a Chrysler per sviluppare una propria citycar, che insieme all’utilitaria su base Grande Punto/MiTo, andrà a costituire il presidio di Auburn Hills nel basso di gamma, vale a dire dove oggi è totalmente sguarnita.
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Eccoci di nuovo a parlare dell’accordo definitivo tra Fiat e Chrysler, ufficializzato nella giornata di oggi. L’intesa ha visto nel ruolo di protagonista Sergio Marchionne, che negli ultimi mesi ha recitato il ruolo della “star” sui media di mezzo mondo. Partiamo dunque dal suo commento a caldo prima di passare in rassegna quelli degli altri protagonisti della vicenda.
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L’accordo tra Fiat e Chrysler è stato definitivamente raggiunto. Sergio Marchionne (come anticipato da tempo) sarà l’amministratore delegato del nuovo gruppo e Robert Kidder rivestirà il ruolo di presidente, come si legge in una nota congiunta delle due case. A poche ore dal via libera della Corte Suprema, che ha respinto il ricorso presentato da alcuni fondi pensione dell’Indiana, ecco dunque il disco verde finale per l’operazione.
Come previsto dall’accordo, Fiat fornirà “la tecnologia tra le più innovative e avanzate al mondo, le piattaforme e i propulsori per vetture piccole e medie. Chrysler potrà così offrire una più ampia gamma di prodotti comprese anche vetture a basso impatto ambientale, sempre più richieste dal mercato. Chrysler potrà anche trarre beneficio dall’esperienza della Fiat nelle ristrutturazioni aziendali e avrà accesso alla rete di distribuzione internazionale di Fiat, in particolare in America Latina e Russia”.
Fiat detiene oggi il 20% di Auburn Hills, e crescerà solo a patto che vengano raggiunti determinati obiettivi fondamentali. Torino poi non potrà ottenere la maggioranza di Chrysler fino a quando i debiti derivati dagli aiuti pubblici non saranno interamente rimborsati.
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La cessione è «sospesa fino a nuovo ordine». E poco importa se la Casa Bianca ha espresso il timore per le future «gravi conseguenze»: il rinvio della Corte Suprema, formalizzato dal giudice Ruth Bader Ginsburg, è inderogabile. Il tribuna statunitense ha così accolto il reclamo dei tre fondi pensionistici dell’Indiana – detengono prestiti per circa 42 milioni, su un totale di 6.9 miliardi di Dollari.
Ruth Ginsburg potrà decidere da sola oppure coinvolgere l’intero collegio di nove giudici, e non si hanno indicazioni circa il possibile evolversi della situazione. Soprattutto dal fronte Fiat: dal 15 giugno, infatti, il Lingotto avrebbe il via libera per la ritirata. Inoltre, secondo una stima del Wall Street Journail, da questa data Chrysler perderà 100 milioni di Dollari al giorno fino al termine della procedura fallimentare.
Via | La Stampa (Grazie ai numerosi lettori per la segnalazione)
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha commentato la decisione con cui oggi il giudice fallimentare Arthur Rodriguez, curatore della procedura di bancarotta controllata di Chrysler, ha dato il via libera alla vendita degli asset di Auburn Hills a Fiat. “Chrysler uscirà rafforzata da questa fase di bancarotta controllata”, ha affermato il presidente USA.
“La decisione di oggi apre la strada per la risalita della nuova Chrysler, e per la trasformazione della casa in una azienda che sarà più forte e competitiva in futuro”, ha dichiarato Obama.
La nota stampa diramata dalla Casa Bianca poi, oltre a sottolineare l’operato del governo, ha riconosciuto l’impegno dei grandi azionisti e dei sindacati nello scendere ad un compromesso che fosse accettabile per tutti. “Avevamo preannunciato che il processo sarebbe stato breve ed abbiamo mantenuto l’impegno” si legge nel comunicato. “Grazie allo straordinario sforzo di tutti, decine di migliaia di posti di lavoro americani sono stati salvati”.
Secondo quanto riporta Autoblog.com, citando fonti attendibili, venti ingegneri Fiat sarebbero sbarcati ad Auburn Hills per avviare le pratiche di federalizzazione. Il team congiunto, infatti, ha l’obiettivo di valutare le modifiche necessarie per rendere conformi le attuali vetture del Lingotto ai criteri di omologazione nord-americani. Saranno necessari 18 mesi per completare il processo.
In particolare, come illustra l’immagine, è necessario apportare le principali modifiche al paraurti anteriore, che non deve deformarsi per urti inferiori ai 3 km/h, al serbatoio,al propulsore (differenti criteri in tema di emissioni) ed agli air-bag, più robusti e “voluminosi” così da risultare efficaci anche senza le cinture di sicurezza, il cui obbligo non è previsto dal codice della strada.
Via | Autoblog.com (Grazie al nostro lettore “Ryuk Shinigami” per la segnalazione)
«Tre corridori claudicanti non possono certo realizzare il miglior tempo in una maratona. Tuttavia, sono felice quando vedo tre persone in difficoltà aiutarsi vicendevolmente». Con questa caustica battuta, Ferdinand Piech, Presidente del consiglio di controllo di Volkswagen, ha voluto esprimere il proprio punto di vista riguardo alla possibile alleanza fra Fiat, Chrysler ed Opel.
In Sardegna, giunto nel ruolo di gran cerimoniere per presentare la nuova Polo, Piech ha poi stuzzicato i cronisti, rispondendo con un’alzata di spalle ed una nuova “bordata” («Tre malati in un letto non fanno una persona sana») alle domande circa l’operato di Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat.
Via | Motori24 (Grazie al nostro lettore “derek” per la segnalazione)

Secondo quanto riferisce Automotive News, l’amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne, avrebbe proposto alla dirigenza del brand Suzuki una strategica alleanza, per entrare così nel nascituro colosso Fiat-Chrysler.
Il vero obiettivo, però, sarebbe la “presa” dello stabilimento ungherese di Esztergom, in cui vengono costruite le SX4/Sedici e Agila/Splash. Tuttavia, non viene certo sottovalutata la possibilità di avere un nuovo partner per “colonizzare” il mercato giapponese. Sergio Marchionne ha già smentito queste indiscrezioni.
Via | Autoblog.com
Oggi Sergio Marchionne riparte per gli Stati Uniti per entrare nella prima fase operativa dell’alleanza Fiat-Chrysler: insieme ai vertici di Auburn Hills, l’ad delle due case automobilistiche deciderà cosa conservare e cosa tagliare nel gruppo americano. Contestualmente Marchionne incontrerà il numero uno di General Motors Fritz Henderson, con il quale farà il punto della situazione su GM Europe, GM Latin America, e le attività sudafricane del gruppo.
Tornando a Chrysler, tra i primi provvedimenti che prenderà Marchionne in queste ore a Detroit, ci sarebbe una drastica riduzione dei concessionari sul territorio americano, che passerebbero dagli attuali 3200 a 2400-2500. Inoltre si inizierà a stabilire l’assetto interno del gruppo e le strategie di commercializzazione delle singole case: Jeep ad esempio potrebbe rimanere l’unica residua presenza ex-Chrysler sui mercati europei.
Esiste inoltre la possibilità che nel corso degli anni qualcuno dei marchi Fiat-Chrysler possa essere abbandonato: il candidato principale per questa risoluzione sembra proprio Chrysler, che rimarrebbe nella sola ragione sociale della consociata. Ad Auburn Hills inoltre, si parlerà anche di strategie industriali.
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Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat in carica, ricoprirà il medesimo ruolo anche in Chrysler. La notizia è stata appena battuta dal Detroit News, che ha riportato la dichiarazione ufficiale di un portavoce di Fiat Automobiles. Marchionne diverrà CEO di Chrysler non appena questa uscirà dalla fase di bancarotta controllata.
Si tratta di una conferma a quanto aveva anticipato il manager stesso prima di questa conferma ufficiale. Nel giro di uno o due mesi, dunque, Marchionne prenderà in carico le sorti di un altro gruppo automobilistico, profondamente diverso da quello di cui è attualmente al timone. E non si tratta che del primo risultato dei grandi movimenti di queste ultime settimane.
L’intenzione di Marchionne è quella di creare il secondo gruppo automobilistico del mondo, una mira che ha lasciato sgomenti tanti analisti internazionali. E se già qualche tedesco aveva espresso dubbi sulla fattibilità dell’operazione, gli americani non sono stati da meno: “Si tratta di qualcosa che sta succedendo troppo in fretta. Ci sarebbe stato bisogno almeno di altri due o tre anni di risultati fortemente positivi in Italia ed Europa per Fiat Automobiles prima di tentare questo salto. Sono estremamente preoccupato per queste trattative tedesche. Andrà a finire fra le lacrime” ha concluso spietato Howard Wheeldon di BGC Partners.