BMW M1: 40 anni fa lo sbarco in ProCar e il successo di Lauda

Le lancette del tempo segnano otto lustri dal debutto in società della serie ProCar, che vide entrare in scena la mitica BMW M1.

Il tempo vola: sono passati già 40 anni dall'esordio della BMW M1 nel campionato monomarca ProCar, ovvero Production Car, organizzato dalla casa bavarese nel biennio 1979-1980. In quella serie automobilistica, la versione da gara della splendida supercar dell'elica blu, spinta da un cuore con 470 cavalli all'attivo, fu condotta in pista da grandi piloti della Formula 1, come Nelson Piquet, Elio De Angelis, Didier Pironi, Niki Lauda ed altri ancora.

A fare da cornice alla sfida, molto seguita in quella fase storica, erano i circuiti europei dove andavano in scena i Gran Premi della massima categoria del motorsport. Il legame col Circus era piuttosto forte e la gloria in ProCar ottenuta con la BMW M1 da Niki Lauda nel 1979 e da Nelson Piquet nel 1980 non fece altro che confermarlo. Oggi quelle gare mancano all'appello, per il fascino portato in dote.

Il monomarca della casa bavarese fu ideato da Jochen Neerpasch, ex pilota automobilistico tedesco e fondatore del reparto corse BMW. Insieme ai driver della Formula 1 entravano in azione nella ProCar i colleghi del Campionato Mondiale Sport Prototipi e del Campionato Europeo Turismo, in un confronto ad armi pari, reso tale dalla identicità delle vetture con cui i protagonisti scendevano in pista.

La durata delle gare, che andavano in scena il sabato pomeriggio, era di circa trenta minuti. I cinque piloti di Formula 1 più veloci durante le prove libere dei Gran Premi avevano diritto a guidare le cinque BMW M1 messe in pista direttamente dalla casa madre, scattando dalle prime posizioni in griglia. Tuttavia, non tutti i piloti del Circus disputarono la serie, per questioni di concorrenza.

La BMW M1 destinata alla ProCar non fu la più potente della storia, perché la versione biturbo pensata per il Gruppo 5 raggiungeva i 950 cavalli, ma rimane forse la più famosa, insieme alla versione stradale, che è una delle più celebri auto sportive tedesche.

BMW M1: la versione stradale


Questa granturismo a motore centrale, spinta da un melodioso 6 cilindri in linea di 3.4 litri con lubrificazione a carter secco, poteva contare nella versione "di listino" su una riserva energetica di 277 cavalli, abbinata a una coppia massima di 330 Nm a 5000 giri al minuto.

Lo stile della carrozzeria in vetroresina era bello ed avvincente, grazie all'estro creativo di Giugiaro. Difficile non farsi coinvolgere dalle forme filanti e geometriche che trasudano grinta da ogni prospettiva di osservazione. Il telaio a traliccio tubolare con rinforzi in lamiera ricalcava quello dei bolidi da corsa e garantiva un'ottima robustezza strutturale.

Le sospensioni a quattro ruote indipendenti con quadrilateri deformabili esaltavano la precisione di guida, resa ancora migliore dalla distribuzione delle masse e dal baricentro basso, che limitava i fenomeni di rollio e beccheggio. Il differenziale autobloccante al 40% dava una mano alle sue dinamiche, nel rispetto di un'indole prettamente sportiva.

Congrua la scelta dei freni a disco sulle quattro ruote, chiamati a rallentare l'azione di un'auto il cui peso a vuoto era di 1300 chilogrammi. Sul fronte prestazionale bastano due dati per capire la sua consistenza: 262 km/h di velocità di punta e 5,6 secondi nell'accelerazione da 0 a 100 km/h.

L'esordio di questo gioiello Bmw avvenne al Salone di Parigi del 1978, mentre l'assemblaggio ebbe luogo in Italia. Per assolvere la missione si pensò inizialmente alla Lamborghini, ma la crisi finanziaria che aggredì la casa del "Toro" spinse a dirottare il compito verso la Italdesign di Moncalieri, dove lo chassis veniva unito alla carrozzeria proveniente da un'azienda specializzata di Modena.

Le scocche migravano poi alla Baur di Stoccarda, per essere completate ed equipaggiate con gli organi meccanici. Gli esemplari prodotti furono 456, cinquantasei dei quali in versione da gara. Oggi per accaparrarsi una di queste granturismo dal profumo italiano occorre investire cifre importanti.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail