Marcello Gandini, il "genio nascosto" in mostra al MAUTO di Torino

Al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino la mostra dedicata a Marcello Gandini, il geniale designer dell'auto coetaneo di Giorgetto Giugiaro.

E’ considerato uno dei car designer più rivoluzionari della storia: Marcello Gandini, firma di modelli rimasti nell’immaginario collettivo come Lancia Stratos, Lamborghini Miura e Countach, e Alfa Romeo Montreal, ma anche di utilitarie come la Renault Supercinque o la Citroen Bx, che precorrevano i tempi alla ricerca di funzionalità compatta ed affidabile.

A Marcello Gandini, che ad agosto ha celebrato il suo ottantesimo compleanno, il MAUTO - Museo Nazionale dell’Automobile di Torino dedica la mostra “Marcello Gandini. Genio Nascosto”. Ed è una incredibile coincidenza che anche l’altro simbolo del car design più innovativo e geniale, Giorgetto Giugiaro, sia nato nello stesso anno, il 1938, e nello stesso mese (ma sotto il segno del Leone il 7 agosto), e sempre piemontese doc.

La mostra curata da Giosuè Boetto Cohen segue proprio le esposizioni dedicate a Giorgetto Giugiaro e Leonardo Fioravanti, “ma la figura di Marcello Gandini è la più complessa per quel mondo del design da sempre alla ricerca di esempi di pensiero autonomo e rivoluzionario”- spiega Benedetto Camerana, Presidente del Museo Nazionale dell’Automobile di Torino. “ In Marcello Gandini- dice Camerana- la cultura internazionale del design riconosce la capacità di proporre prodotti iconici innovatori in chiave meccanica, che irrompono al di fuori dei confini tematici del car design, dialogando con la pop art, il fashion design, e la mitologia della conquista dello spazio ”.

Un carattere schivo, quello del “genio nascosto” nato e cresciuto con la passione per la meccanica e i motori, nonostante gli studi classici. Barattava libri di latino con volumi di ingegneria, e si narra che “Motori endotermici” di Dante Giacosa sia stato il primo oggetto di questo scambio. “A cinque anni mi regalarono un modellino di Cabriolet e la prima scatola di Meccano - racconta Gandini- da lì è nata la mia passione”. Una carriera iniziata disegnando di tutto, dall’arredo di scuole per l’infanzia ai locali notturni torinesi (uno su tutti il famoso Crazy Club), fino all’inizio ufficiale in Bertone nel 1965 come Direttore dello Stile.

“ A Bertone erano piaciuti i miei disegni - racconta Gandini- lì si facevano le cose più azzardate ed era il posto adatto a realizzare ciò che avevo in mente”. Gandini è l’espressione di quella scuola torinese che si riflette anche nelle scelte aziendali di Nuccio Bertone, e la mostra racconta le tante sfaccettature del designer attraverso alcune delle sue opere più importanti: auto, show car, camion, moto, per arrivare all’ elicottero ultraleggero, accanto ai suoi progetti sulla riorganizzazione della fabbrica e della produzione.

Una parata di stelle che si accendono nelle sale del museo con la Stratos Zero presentata al Salone di Torino del 1970, il prototipo Lamborghini Marzal, il mito sportivo della Lancia Stratos HF e le one-off e modelli di studio provenienti dall’ ex Collezione Bertone e oggi di proprietà ASI. Il capitolo dedicato alle Alfa Romeo espone due vetture arrivate dal museo della Casa di Arese: il prototipo della Montreal realizzato nel 1967 per l’Expo internazionale del Canada, eletto a rappresentare “la massima aspirazione dell’uomo d’oggi in fatto di automobili”, ma diventato così popolare da andare in produzione tre anni dopo, e la concept Carabo del 1968, sviluppata da uno dei telai della leggendaria 33 Stradale con porte ad apertura verticale, vetri dorati a specchio in VHR, e uno stile sofisticato e lineare che rivoluzionò per sempre l’idea della berlinetta a motore centrale.

Gandini fu un sovversivo nel mondo delle vetture sportive, prima con la Miura e poi con gli studi per la Stratos Zero e la Countach. Dopo aver spostato il motore in posizione centrale, spinse avanti l’abitacolo e accorciò il cofano, col risultato di un’architettura e un disegno completamente nuovi. Un design capace di resistere alle mode, come dimostra anche la collaborazione meno nota tra Gandini e la Innocenti di Milano che portò alla metà degli anni settanta alla presentazione delle nuove Mini 90/120 in diverse evoluzioni meccaniche rimaste in produzione per 19 anni.

Finita l’era Bertone, con la Clama Srl aperta assieme alla moglie Claudia, gli anni 80 segnano una collaborazione con Renault, e l’inizio di una ricerca approfondita su materiali plastici , innovazione di interni , e semplificazione dell’oggetto automobile . Progetti che si rincorrono all’insegna dell’innovazione con marchi come Lamborghini, Maserati, Toyota, Mitsubishi, fino al 2000, periodo in cui l’attività di ricerca ingegneristica e tecnologica si fa sempre più intensa, con consulenze ad alcune delle maggiori aziende automobilistiche, sviluppo di prototipi e cessione di brevetti per l’innovazione del prodotto e degli stabilimenti.

E gli amanti delle rosse di Maranello studiando la storia di Marcello Gandini non rimarranno delusi, perché in anni in cui Pininfarina era il “sarto “ufficiale di Maranello, Gandini venne chiamato a disegnare una coupè che avesse l’abitabilità per quattro persone e il motore posteriore centrale: nacque la Ferrari Dino 308 GT4, prima ed unica Ferrari di serie a portare la firma di Bertone.

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