Dakar 2019, Al Attiyah al terzo trionfo

A favore di Al-Attiyah e del navigatore Matthieu Baumel, un mezzo eccezionalmente regolare, una guida priva di errori e soprattutto una incredibile sequenza di problemi che ha penalizzato tutti gli avversari.

Dopo quattro anni dall’ultima affermazione il qatariota Nasser Al-Attiyah torna a vincere la Dakar. Al volante del Toyota Hilux della squadra ufficiale Gazoo Racing, l’arabo ottiene il terzo trionfo nella massacrante gara che da oltre un decennio ha “casa” in Sudamerica.

A favore di Al-Attiyah e del navigatore Matthieu Baumel, un mezzo eccezionalmente regolare, una guida priva di errori e soprattutto una incredibile sequenza di problemi che ha penalizzato tutti gli avversari. A cominciare da Carlos Sainz, che con la Mini JCW Dakar appariva lanciato verso il “tris” e che invece è precipitato in classifica per le conseguenze di un cedimento alla sospensione anteriore sinistra.

Il tentativo dell’iberico di risalire nella Top Ten è stato poi frustrato da ulteriori problemi occorsi prima della nona e penultima tappa. Con Sainz virtualmente eliminato sono saliti in cattedra gli ex-motociclisti Nani Roma e Stephane Peterhansel, ma quest’ultimo è stato costretto al ritiro nella penultima tappa per problemi alla schiena occorsi al navigatore David Castera dopo un salto.

Così Roma ha avuto via libera per il secondo posto con la propria Mini JCW Dakar, davanti ad un altro sfortunato protagonista della corsa sudamericana. Stiamo parlando dell’alsaziano Sebastien Loeb che puntava ad un clamoroso “bis” tra Dakar e Rally di Montecarlo.

La Peugeot 3008 Dakar dell’alsaziano, sempre affiancato da Daniel Elena, ha però palesato molti problemi tecnici: dapprima un cedimento alla ruota posteriore sinistra, poi nella penultima tappa Loeb è stato costretto a fermarsi ad un centinaio di chilometri dalla conclusione, perdendo tempo prezioso e dovendo “rassegnarsi” ad un terzo posto assoluto che comunque non è da buttare via.

Al quarto posto troviamo il sorprendente polacco Jakub Przygonski su Mini JCW Dakar, autore di una gara magistrale ed assolutamente priva di errori. Il “rame” assoluto gli è stato consegnato dall’ex-motociclista francese Cyril Despres che, nella “fatale” penultima tappa, è incappato in un incidente con la sua Mini perdendo tempo prezioso prima di ripartire e dovendosi accontentare del quinto posto assoluto finale.

Un altro pilota dell’Est Europeo che è andato molto in alto è stato Martin Prokop, ex-protagonista del Mondiale Rally, sesto con un Ford Raptor della MP Sports davanti a ben due Mini JCW Dakar della X-Raid. Yazeed Al-Rajhi aveva cominciato molto bene occupando anche il secondo posto ma alla fine per vari problemi è retrocesso fino alla settima piazza finale, mentre Boris Garafulic si è inerpicato in ottava posizione “in extremis” grazie agli ottimi tempi staccati nella nona e nella decima tappa.

Il cileno è il migliore della folta pattuglia sudamericana. Nono posto con tanti rimpianti per il sudafricano Giniel De Villiers con il Toyota Hilux della Gazoo Racing. Già nella prima metà di gara De Villiers ha dovuto rinunciare ai sogni di vittoria ed è stato costretto ad una rimonta forsennata che gli ha permesso quantomeno di rientrare nella Top Ten nelle battute finali.

Il decimo posto va in extremis ad un binomio francese a bordo di un Toyota privato, formato da Ronan Chabot e Gilles Pillot, riusciti in extremis ad avere la meglio sul lituano Benediktas Vanagas.

Per quanto riguarda la pattuglia italiana, il bilancio è medio con due equipaggi al traguardo e due ritirati. Fuori gioco fin dalle prime battute Giampaolo Bedin con il Buggy Raitech, mentre nelle ultime battute ha gettato la spugna l’equipaggio formato dal qatariota Al-Kuwari e dal nostro Angelo Montico su Yamaha YXZ della CAT Racing.

Su un altro Yamaha YXZ si è messa invece in mostra Camelia Liparoti che con Rosa Romero Font è arrivata addirittura trentottesima, precedendo tra gli altri il protagonista del Mondiale Rally Dani Sola, i gemelli Tom e Tim Coronel e lo statunitense Robby Gordon.

Nonostante una infinità di problemi, al traguardo il Ford Raptor R Team dei romagnoli Andrea Schiumarini, Andrea Succi e Massimo Salvatore. Per questo insolito “trinomio” la Dakar si è chiusa con un decoroso cinquantaquattresimo posto.

Un cenno poi per la graduatoria dei Camion. La Kamaz ha fatto il bello ed il cattivo tempo e sembrava dovesse addirittura monopolizzare il podio. Poi dopo metà gara sono rimasti in gara solo i “bestioni” di Nikolaev e di Sotnikov con quest’ultimo che nelle battute finali riusciva anche brevemente a portarsi al comando.

Eduard Nikolaev, Evgenii Iakovlev e Vladimir Rybakov sono però tornati in testa nella fatidica nona tappa involandosi verso la vittoria. Per Dmitry Sotnikov, Dmitrii Nikitin e Ilnur Mustafin un secondo posto comunque lodevole.

A completare il podio un po’ di Italia visto che la terza posizione la conquista un Iveco Petronas, con al volante l’olandese Gerard De Rooy. Affiancato dal polacco Darek Rodewald e dall’iberico Moises Torrallardona, il figlio del leggendario Jan De Rooy è sopravvissuto a numerosi problemi così come il compagno di team Federico Villagra che ha terminato quarto.

Purtroppo poca gloria per il DAF Italtrans di Bellina, Minelli e Gotti costretto al ritiro verso la fine della gara. E nella graduatoria SxS, trionfo dopo numerosi avvicendamenti al comando per i cileni Francisco Lopez Contardo e Alvaro Juan Leon Quintanilla su South Racing Can Am. Nonostante le sole dieci tappe, tutte corse in territorio peruviano, la Dakar 2019 si è confermata davvero massacrante. Su 101 auto al via solo 56 hanno completato la corsa, cui si aggiungono 14 camion e 20 SxS.

di N.M.B.

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