Brexit: le case automobilistiche temono il "no deal"

Sono molti i marchi automobilistici a temere che l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea senza un accordo tra le parti possa arrecare un serio danno all'intera industria. La Brexit è ormai questione di mesi ma un'intesa politica resta ancora molto distante

Corte Europea

A pochi mesi ormai dall'uscita ufficiale del Regno Unito dalla Comunità Europea, i timori riguardo ad un addio disordinato e caotico si fanno di ora in ora sempre più opprimenti. Due giorni fa, a gettare ulteriormente nello sconforto cittadini e istituzioni, il voto del parlamento inglese ha respinto l'accordo proposto dal governo di Theresa May, aprendo così scenari inquietanti.

Se entro il 19 Marzo Regno Unito e Unione Europea non riusciranno a elaborare un piano congiunto per la Brexit, i rapporti tra la Corona e il resto del continente tornerebbero ad essere regolati dalle convenzioni internazionali del commercio. Ciò significa barriere doganali e dazi.

L'associazione dei costruttori britannici è seriamente preoccupata, tanto da ricordare ai propri politici che l'industria dell'auto, per il Regno Unito, vale per 93 miliardi di Euro l'anno, di cui 20 miliardi finiscono direttamente nelle casse dello stato. Sono 186.000 le persone direttamente impiegate nel settore che salgono a 856.000 se consideriamo l'indotto.

Il settore automotive vale il 12,8% delle esportazioni di beni e investe ogni anno in ricerca e sviluppo un cifra pari a 4,1 miliardi di Euro. Nel Regno Unito ci sono più di 30 costruttori di automobili e vengono fabbricati ben 70 modelli di vetture, mentre 2.500 sono i fornitori di componentistica. Numeri importanti che rendono l'idea di quanto sia necessario trovare un accordo per salvare un settore strategico per l'economia del paese.


Brexit: dazi e dogane distruggono l'industria dell'auto


Regno Unito

Qualora lo scenario del "no deal" trovasse concreta realizzazione, l'industria automobilistica inglese potrebbe subire serissimi danni economici. Oltremanica, infatti, numerose case automobilistiche hanno impianti di produzione: Jaguar Land Rover, Ford, Vauxhall, BMW, Aston Martin, Honda, Toyota e Nissan, rischierebbero di vedere i propri prodotti pesantemente penalizzati dai dazi.

Con il ritorno a dazi e barriere doganali, inoltre, il rischio di paralisi della produzione è più che concreto, visto che l'industria automobilistica britannica non è autosufficiente e ha bisogno di importare pezzi necessari per assemblare i propri veicoli, che se sottoposti a nuove e pesanti tasse, rischierebbero di bloccare gli stabilimenti.

La Ford non ha usato mezzi termini e ha descritto l'eventuale "no deal" come potenzialmente catastrofico per l'intera industria automobilistica inglese. Il direttore finanziario della casa americana, Bob Shanks ha espresso le sue preoccupazione ribadendo che "Ford continua a considerare il "no deal" come una catastrofe per il settore auto in Gran Bretagna, così come per le stesse attività di Ford nel paese".

Tra le aziende sicuramente più esposte alle conseguenze di un'uscita disordinata, il gruppo Jaguar Land Rover che in una nota spiega che "siamo estremamente delusi che il parlamento non abbia votato a favore dell'accordo con Bruxelles. La priorità è ora quella di evitare che uno scenario come il "no deal" possa concretizzarsi".

Il gruppo PSA, che nel Regno Unito possiede anche il marchio Vauxhall, potrebbe prendere in seria considerazione l'idea di chiudere uno dei suoi due stabilimenti produttivi se la Gran Bretagna non dovesse trovare un accordo con l'Unione Europea al più presto.

Anche le case giapponesi, come Honda che produce la sua Civic nella città inglese di Swindon, hanno voluto esprimere la loro preoccupazione per una situazione così delicata e dai risvolti politici ed economici importanti. Il mancato accordo tra le istituzioni, metterebbe in seria discussione tutte le operazioni del gruppo nipponico nel vecchio continente, con il rischio di un rallentamento dell'intera struttura logistica se non addirittura con il suo collasso.

L'ipotesi estrema avanzata da Toyota suona invece come un ultimatum, nel quale promette che se non si dovesse trovare un accordo con Bruxelles, allora il colosso nipponico sospenderebbe immediatamente l'intera produzione di veicoli nel Regno Unito. Se i giapponesi saranno di parola, i ricavi aziendali subirebbero una flessione di circa 60 milioni di sterline.La Toyota possiede due impianti produttivi in Gran Bretagna: uno a Burnaston, dove nel 2017 sono state prodotte 144.000 Auris, di cui l'87% esportato nel continente Europeo, e uno dedicato alla realizzazione di motori a Deeside, nel Galles.

Infine, anche i gruppi tedeschi hanno voluto lanciare un monito al governo guidato da Theresa May. BMW, che nel Regno Unito ha investito somme non indifferenti, acquistando i marchi Rolls Royce e Mini, si è detta seriamente preoccupata per la situazione di estrema incertezza che si sta diffondendo nel paese e che, se non verrà trovato un accordo, è necessario prepararsi al peggio.

Anche Volkswagen ha voluto specificare che un accordo per regolare mercato e sistema doganale è fondamentale per salvaguardare l'intera industria. La German Association of Automotive Industry ha lanciato un grido d'allarme asserendo che un mancato accordo tra le parti, comporterebbe ripercussioni tragiche per l'intero settore, a cui andrebbe a pesare di conseguenza una crisi occupazionale.

Ulteriori ritardi o incertezze sulla Brexit, rischierebbero così di gettare un settore strategico per l'economia in una fase di incertezza, mettendo a rischio investimenti e soprattutto posti di lavoro di un intero comparto produttivo che occupa centinaia di migliaia di lavoratori.

 

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