Alfa Romeo: la grande berlina resta un sogno

Il piano industriale di FCA non prevede per Alfa Romeo nessuna ammiraglia o berlina di grandi dimensioni, eppure il Biscione ha una grande tradizione nel segmento E.


alfa romeo


Nella storia recente di Alfa Romeo manca, da quasi 12 anni, una berlina di segmento E. Eppure, in passato, la casa del Biscione ha prodotto diversi modelli di ammiraglia portando sul mercato anche alcune automobili che, con un termine molto in voga oggi, potremmo definire iconiche.

Ma perché Alfa non produce più grandi berline? E, soprattutto, perché non ne costruirà probabilmente mai più?

Il piano industriale Alfa Romeo presentato per lo scorso giugno dal gruppo FCA, l'ultimo di Sergio Marchionne, non comprende nessuna grande berlina, cioè un veicolo di segmento E, quasi un'ammiraglia.

Proprio le parole del grande manager poi scomparso hanno gettato ulteriormente nello sconforto i migliaia di alfisti desiderosi di una ammiraglia per il Biscione: "Nel prossimo piano non ci sarà una berlina di segmento E perché tale segmento di mercato si sta chiudendo".

Così Marchionne ha voluto ribadire la scelta di non concentrare le proprie risorse verso questo segmento, perché privo di reali possibilità di crescita e guadagno.

Per Alfa Romeo, dunque, la prospettiva è quella di vedere il proprio listino occupato da due nuovi SUV: uno di grande dimensioni e uno più simile ad un crossover. Sarà quindi difficile vedere da parte di Alfa Romeo nuovi modelli di segmento E.


Alfa Romeo: addio grande berlina, domina il SUV


Alfa Romeo Stelvio

Queste scelte, dunque, secondo i vertici di FCA, si sono rese necessarie per poter rispondere alle esigenze e tendenze del mercato dell'automobile, sempre più orientato verso SUV e crossover, e sempre più attento alle scelte di clienti esteri, soprattutto americani e cinesi.

Ad allontanare ulteriormente la possibilità che una nuova berlina di segmento E possa arricchire il listino della casa di Arese, gli ultimi risultati di vendita, che se analizzati mostrano come la berlina di segmento D, cioè l'Alfa Romeo Giulia, stia vivendo un periodo particolarmente delicato.

I clienti, infatti, sono sempre più orientati verso veicoli rialzati e comodi, relegando le berline a un mercato quasi di nicchia: inevitabile aspettarsi nei prossimi mesi che Stelvio diventi il veicolo Alfa Romeo più venduto in assoluto, con percentuali di mercato nettamente superiori a Giulia.


La crisi delle berline coinvolge, però, anche i principali competitor tedeschi di Alfa Romeo, che vedono il loro volume di vendite in aumento soprattutto grazie ai SUV presenti a listino. E, se è pur vero che le berline soffrono un momento di difficoltà in tutto il mondo, i grandi gruppi della Germania possono vantare nella propria gamma, delle segmento E di tutto valore e prestigio in grado comunque di attirare una certa clientela più attenta alla sportività piuttosto che alla moda.

Lasciare Alfa Romeo priva di un veicolo così strategico, potrebbe comunque allontanare ancora di più lo storico marchio di Arese dai suoi diretti concorrenti.

Il progetto di una nuova ammiraglia per Alfa Romeo sembrava poter prendere piede dopo il 2023, a piano quinquiennale scaduto, ma se il mercato e i vertici di FCA non dovessero cambiare le proprie prospettive, allora la tanto sognata e attesa berlina di rappresentanza potrebbe non vedere mai la luce.


Alfa Romeo storia: le ammiraglie del passato


La gloriosa storia di Alfa Romeo può vantare, nella sua gamma, diverse berline che oggi definiremmo di segmento E. Alcune più valide di altre, con alcuni modelli nati già vecchi e che hanno avuto uno sviluppo sofferto e superficiale. Molte di queste sono ancora visibili presso l'Alfa Romeo Museum di Arese.

La caratteristica principale di ogni auto del Biscione era, comunque, l'attenzione riservata alle prestazioni e alla dinamica di guida: erano proprio queste due caratteristiche a orientare gli automobilisti verso l'acquisto di una Alfa Romeo.

Auto in grado di entusiasmare chi si metteva alla guida grazie a motori potenti e coinvolgenti, che permettevano di portare in giro la propria famiglia con praticità, senza rinunciare alle prestazioni.

La prima vera berlina di grande dimensioni prodotta dalla casa milanese è la storica Alfa Romeo 6C: prodotta a partire dal 1925, era equipaggiata con un motore a 6 cilindri, da qui il nome, in grado di offrire al veicolo prestazioni di tutto rispetto per l'epoca.

A partire dal 1950, il testimone è passato invece alla Alfa Romeo 1900: dotata di scocca portante, il vero fiore all'occhiello del veicolo è comunque il motore, potente ed entusiasmante.

Nel 1958 arriva la Alfa 2000, che eredita dalla precedente 1900 quasi tutta la meccanica ma ottiene un gradimento di pubblico piuttosto limitato: meno di 7.000 esemplari venduti.

Nel 1962, invece, subentra l'Alfa Romeo 2600 che ottiene ben 11.000 ordini ma che si discosta dallo stile della casa. Nel 1968 arriva poi la 1750, ottime doti stradali e dinamiche ma pessima affidabilità, con auto spesso soggette a ruggine e con diversi problemi meccanici.

L'Alfa 6 doveva debuttare nel 1973, ma in seguito alla crisi petrolifera, il suo arrivo sul mercato avviene solo nel 1979. Nata già vecchia e con un design discutibile, l'unica nota positiva di questa vettura è data dall'eccezionale V6 da 2.5 litri montato sotto il cofano.

Al Salone di Francoforte del 1987 viene presentata la Alfa Romeo 164: auto da alfisti veri con motori benzina TwinSpark da 4 cilindri e V6 da 2.0 e 3.0 litri aspirato e il Disel 2.5 prodotto dalla VM. Il successo del veicolo è stato certificato dalle oltre 300.000 unità vendute.

Nel 2007, con l'uscita dal listino Alfa Romeo della 166, si chiude la gloriosa tradizione delle berline di segmento E del Biscione. Tecnicamente l'Alfa Romeo 166 poteva vantare il meglio del know how della casa automobilistica milanese, con sospensioni raffinatissime e un comportamento stradale strepitoso.

Le 166 vendute sono state in totale poco meno di 100.000, poche, ma che racchiudono il meglio e il peggio del grande marchio Alfa Romeo: una capacità unica e straordinaria di costruire automobili meccanicamente eccellenti, la scarsa attenzione per i particolari e la cattiva pianificazione aziendale.

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